
26 Mar Affettivit? e sessualit? nei disabili
Dott. Emidio Tribulato
Le difficolt? sono il pane quotidiano e sembrano accompagnare tutta la vita di questi bambini.
Si capisce benissimo lo scoraggiamento a cui queste difficolt? possono portare, come si comprende il desiderio, a volte, di gettare la spugna non solo da parte della persona e della famiglia interessata ma anche, e questo ? molto pi? grave, da parte degli operatori e della societ?.
Tuttavia queste stesse difficolt? possono e devono essere lette anche come una sfida alla persona colpita, alla sua famiglia e anche a tutti noi. Sfida alla nostra capacit? di accettazione, alla nostra apertura mentale, alla nostra duttilit? e intelligenza; sfida inoltre, io credo, tanto pi? interessante quanto pi? difficile da affrontare e risolvere.
Ebbene, anche la sua vita affettiva e sessuale ? una sfida: al nostro buon senso, al nostro perbenismo e al nostro moralismo che si pu? e si deve combattere e vincere.
Per affrontare questo problema dobbiamo prima comprendere che cosa spinge lessere umano a un rapporto affettivo e sessuale di coppia.
Un ragazzo si avvicina a una ragazza, un uomo a una donna spinto da varie pulsioni interiori: una di queste ? la paura della solitudine.
Nessun essere vivente ? fatto per essere solo. La solitudine intristisce e fa rinsecchire e morire lentamente un uomo o una donna, cos? come un qualunque altro essere vivente, che ha bisogno dellaltro per iniziare a vivere, per aprirsi al mondo, ma anche per camminare nel mondo.
Accanto a questo elemento c? il bisogno di protezione, di aiuto, di conforto, di sicurezza. C? il bisogno di un dialogo intimo con un altro essere umano a cui aprire il nostro cuore quando capiamo che quello sapr? accoglierlo e accettarlo.
Ma ancora pi? importante ci appare il bisogno del piacere e della gioia che caratterizzano e sono cos? abbondanti nello scambio affettivo e sessuale; pulsioni che sono fondamentali per la crescita fisica e della personalit?.
Da non dimenticare, poi, il desiderio di far fiorire altre vite umane, il desiderio di costruire una nuova famiglia e di esprimere se stessi, abbandonando il ruolo filiale, per diventare marito o moglie, padre o madre.
Ma anche fattori inconsci ci spingono luno nelle braccia dellaltro. Ritroviamo questi fattori inconsci nella ricerca di quella parte di noi che non abbiamo o non conosciamo, perch? di un altro sesso, perch? assente nella nostra personalit? o perch? non accettata o rifiutata da una parte del nostro io.
Questa perdita di una parte di s? e questo bisogno di unione con quella parte inconscia e nascosta della propria anima, ? stata ben simbolizzata nella Bibbia con la perdita della costola di Adamo e con il suo bisogno di unirsi a Eva.
Da quanto abbiamo detto ci appare difficile pensare che una persona, solo perch? deficitaria in una o pi? funzioni possa fare a meno, rinunciare o cancellare da s? questi bisogni umani fondamentali.
Dobbiamo quindi, e questa ? la sfida, annotare le difficolt? allo stesso modo con cui dobbiamo studiare le possibilit?, in modo tale da diminuire le prime e rendere sempre pi? concrete le seconde, fino a far diventare attuale e concreta anche per queste persone una vita relazionale, affettiva e sessuale la pi? ricca e umana possibile.
Vi sono sicuramente dei limiti. Molti di essi derivano dalla disabilit? stessa che rende difficile un impegno cos? pieno di responsabilit?, di implicazioni e coinvolgimenti emotivi.
Altri limiti nascono dalle ridotte possibilit? di scelta che ha il disabile rispetto al giovane normale, quando sboccia in lui e si manifesta impetuoso il bisogno di amare e di essere amato.
Ma ci sono limitazioni che nascono dal legame particolare che spesso si stabilisce tra i genitori e il figlio con problemi. Molti di questi genitori, infatti, vedono il figlio come qualcuno che chiede e ha continuamente bisogno degli altri e non come qualcuno che ? capace di dare e di staccarsi pienamente dal legame affettivo con i propri genitori e la famiglia di origine per intraprendere una vita affettivo – relazionale autonoma.
Questa possibilit?, da parte dei genitori, ma anche degli operatori, non solo non viene vista come obiettivo possibile, ma anzi viene negata o rifiutata quando nasce o si manifesta.
Molte altre restrizioni provengono sicuramente dallambiente sociale. In questo, specie nelle persone cosiddette benpensanti, ? spesso presente e serpeggia un immotivato o eccessivo senso di sfiducia, ogni volta che un giovane disabile parla, sogna, si avvicina o intraprende un cammino affettivo sentimentale o peggio sessuale con unaltra persona normale o no.
C? in questa sfiducia la paura ancestrale di tutto ci? che ? diverso o che esce dai classici canoni di normalit?. Tale distruttivo e castrante atteggiamento viene giustificato con la possibilit?, che ? sicuramente reale in alcuni casi, ma non in molti altri, di conseguenze genetiche negative per la prole, oppure con la difficolt? che questi giovani riescano a gestire un rapporto cos? complesso come quello sentimentale, coniugale o familiare.
Pur tenendo conto di queste e altre limitazioni che sicuramente esistono e che non devono essere sottovalutate, i genitori, i familiari e gli educatori, devono riuscire per? a porsi come obiettivo il graduale superamento dei reali problemi presenti e la conquista da parte del minore di relazioni affettive sempre pi? valide, complete e coinvolgenti.
Essi devono inoltre impegnarsi, giorno dopo giorno, fin dallinfanzia ad educare il giovane disabile in questi aspetti cos? importanti della realt? umana, in modo da renderlo pronto ad affrontarli e viverli con pienezza nel momento in cui si presenteranno o saranno richiesti.
Nasceranno infatti sicuramente, e molto presto, sentimenti damicizia che hanno bisogno, per essere vissuti pienamente, di buone capacit? di dialogo e di ascolto, ma anche di disponibilit? al sostegno, alla comprensione e allaiuto della persona che ci ? vicina.
A questi seguiranno i rapporti sentimentali veri e propri, per i quali ? necessario aver sviluppato nel giovane o nella ragazza disabile una grande capacit? di amare e di donare. Dovr? essere inoltre maturo in questi giovani, come in tutti, il rispetto per la vita, accanto alla capacit? di sacrificio.
Infine, dovr? essere ben sviluppato il giusto senso di responsabilit?.
Responsabilit? verso se stessi e gli altri, tanto pi? grande quando si manifestano i primi impulsi sessuali, che non vanno sicuramente repressi ma educati ed indirizzati in modo tale che diventino non solo fonte di gioia e di piacere, ma anche strumento di dialogo, unione e crescita reciproca.
Per tale motivo, educare al senso di responsabilit? significa anche saper accettare dei limiti, se ci sono, oppure riuscire ad affrontarli e superarli insieme, mano nella mano, se possibile.