Amore e intimit?

Amore e intimit?

Amore e intimit?

 

Sono stati evidenziati numerosi elementi nell’amore. Questi elementi si ? cercato di schematizzare in vario modo. Per comodit? espositiva, seguiremo lo schema proposto da Sternberg. Quest’autore simboleggia l’amore come un triangolo nel quale ogni lato rappresenta una componente fondamentale dell’amore.

 

Queste componenti egli chiama: INTIMIT? – PASSIONE – DECISIONE IMPEGNO.

A noi piace invece pensare all’amore come ad una casa che poggia su tre o pi? pilastri. Questi pilastri, come quelli d’una casa, dovrebbero essere tutti solidi e della stessa altezza. In caso contrario la costruzione che vi sta sopra rischia di essere sbilenca e quindi poco utilizzabile o peggio pu? cadere e rovinare.

Se poi questa casa non ? sostenuta da alcun pilastro ? pi? simile a una catapecchia che ad una vera casa. Una catapecchia in balia della furia degli elementi esterni, periodicamente invasa dai topi, dalle acque, come dal fango, se non abbattuta dal vento e dalle intemperie.

Intimit?

 

Intimit? dal latino intimus, che significa interno, recondito, segreto, descrive i sentimenti e le emozioni pi? personali e profonde, appunto intime. Vi sono vari tipi d’intimit?: intellettiva, visiva, tattile, affettiva, spirituale e poi ancora vi ? l’intimit? corporea, quella sessuale e infine quella genitale.

Ogni coppia e ogni persona utilizza soprattutto alcuni canali dell’intimit? e non altri. L’intimit? di cui parla Sternberg  si riferisce soprattutto all’intimit? intellettiva, affettiva e spirituale. In questo tipo d’intimit? rientrano: i sentimenti e le confidenze; la disponibilit? ed il senso d’unione; le affinit? nel rapporto e l’attaccamento; il dialogo e la comunicazione.

Se nella coppia esiste una buona intimit? ci chiederemo spesso: “Ci interessiamo alla vita di chi ci sta accanto? Portiamo rispetto e proviamo ammirazione l’uno per l’altro? Abbiamo voglia di condividere buona parte delle rispettive emozioni? Facciamo di tutto per far stare bene l’altro?”

L’intimit?, quindi, ? fatta di dialogo con l’altro, di fiducia nell’altro, di stima dell’altro, di desiderio del bene dell’altro, di cura materiale, emotiva e affettiva dell’altro, di gioia da vivere con l’altro, di comprensione con l’altro.

Tra i tanti effetti positivi presenti nell’intimit? vi ? anche quello di diminuire l’aggressivit? sia maschile che femminile. L’aggressivit? maschile, che ? legata al testosterone presente in grande quantit? nei maschi, ha la caratteristica di essere diretta e di coinvolgere la motricit?. Quella femminile ? invece pi? difensiva e verbale, pertanto nelle sue espressioni ? molto meno coinvolta la motricit?. 

Quando l’uomo si trova nell’ambito della coppia in una situazione di stabilit? e gratificazione, vi ? un calo del tasso di testosterone e questo calo fa molto diminuire i suoi comportamenti aggressivi e distruttivi. Per quanto riguarda la donna quando questa si sente coccolata ed ascoltata dal suo uomo, anche mediante delle piccole attenzioni, diventa pi? serena e disponibile. Al contrario, quando si trova in una situazione che la porta ad affrontare le difficolt? della vita in modo autonomo, senza le tenerezze e l’appoggio maschile, si accentua l’ansia, l’insicurezza e la depressione, mentre aumentano i suoi comportamenti “acidi”, nevrotici ed aggressivi, proprio per la mancanza d’una sponda maschile che l’aiuti e la sostenga dandole conforto, sicurezza e sostegno.

La societ? ha pertanto tutto l’interesse a che fra due persone, un uomo e una donna, si stabilisca un’intimit? intensa, calda, profonda e stabile, in quanto questa condizione permette una notevole diminuzione sia dei disturbi psichici sia dei comportamenti asociali.

 

I segnali dell’intimit?.

Per Sternberg  quando vi ? una buona intimit? l’individuo:

•    pu? contare sulla persona amata in caso di bisogno;

•    ha il desiderio di contribuire al benessere materiale della persona amata;

•    si sente felice con la persona amata;

•    ha una profonda stima della persona amata;

•    ? capace di dare e ricevere comprensione;

•    condivide con la persona amata il proprio mondo interiore e le risorse materiali;

•    riceve sostegno emotivo dalla persona amata;

•    d? sostegno emotivo alla persona amata;

•    comunica alla persona amata i propri pensieri intimi;

•    considera il rapporto con la persona amata come qualcosa che ha un grande valore nella propria vita;

•    ? capace di fare affidamento sul proprio partner nei momenti di necessit?.

Caratteristica dell’intimit? ? quindi, il poter contare sulla persona amata in caso di bisogno.

 

I bisogni materiali, spirituali, affettivi, sessuali

I bisogni materiali li conosciamo bene: una casa che offra calore e riparo; il cibo e l’acqua con i quali possiamo nutrirci e dissetarci; gli indumenti con i quali possiamo coprirci; gli oggetti e gli strumenti utili alle nostre attivit? giornaliere; l’aiuto d’un medico e dei farmaci quando stiamo male fisicamente.

I bisogni spirituali riguardano il nostro rapporto con la divinit?. Sono bisogni spirituali: la conoscenza e la vicinanza con Dio, la meditazione, il silenzio, la preghiera, la contemplazione.

I bisogni affettivo-relazionali includono invece il desiderio d’abbracci, di tenerezze, d’ascolto, di vicinanza. Sono inclusi nei bisogni affettivi anche la necessit? di cure e attenzioni in molti momenti della giornata.

I bisogni sessuali riguardano, infine, lo scambio reciproco di piacere.

Per appagare tutti questi bisogni abbiamo la necessit? d’essere certi che l’altro si attivi, si impegni, voglia e cerchi il nostro bene interiore, la nostra serenit?, la nostra gioia profonda.

Questi bisogni sono soddisfatti quando l’altro dimostra giorno per giorno, momento per momento, la sua stima e fiducia verso di noi; quando l’altro ci comunica soprattutto i suoi sentimenti maturi e positivi: affetto, stima, ottimismo, gioia, fiducia, coraggio, nonch? desiderio della nostra presenza.

Questi bisogni, infine, sono soddisfatti quando l’altro ha cura di noi e si attiva in ogni momento per farci stare bene interiormente.

Gli ostacoli all’intimit?

Per Frizzarin  gli ostacoli all’intimit? sono numerosi: le difficolt? ed i problemi che possono essere presenti nell’ambito sociale e professionale, l’immaturit? personale, l’incapacit? di amare in modo autentico, l’egocentrismo, la paura di non essere all’altezza, la continua ansia, la collera repressa, le doti comunicative scarsamente sviluppate. Altri ostacoli all’intimit? ritroviamo nelle coppie nelle quali sono presenti numerose o notevoli differenze dal punto di vista intellettivo, culturale e religioso, nonch? differenze riguardanti le tradizioni, le opinioni e l’ambiente d’origine.

Intimit? e complementariet?

Affinch? il rapporto d’amore tra un uomo e una donna sia ricco e intenso, ? importante e necessario riconoscere che accanto a noi c’? un altro complementare a noi. Un altro essere umano con caratteristiche diverse e con potenzialit? specifiche che per noi possono essere preziose.

Un altro per accompagnarci nelle difficolt? della vita. Un altro che pu? farci vedere lo stesso problema sotto una luce diversa. Un altro che aggiunger? forza alle nostre braccia, luce alla nostra mente, tenerezza e capacit? d’amore al nostro cuore. Un altro che, per fortuna, ha un sesso diverso e quindi, proprio per la sua diversit?, ? capace di apportare preziosi elementi specifici nella nostra vita affettiva, sessuale e sociale. Un altro capace di dare molti preziosi contributi nella costruzione d’una famiglia, come nell’educazione dei nuovi esseri umani. Un altro per ritrovare elementi importanti non pienamente presenti nel nostro corpo e nella nostra anima.

Un altro, un uomo, per affrontare la vita e le difficolt? dell’esistenza con pi? forza, sicurezza, stabilit?, determinazione e linearit?.

Un altro, una donna, per trovare e provare la ricchezza d’un dialogo pi? ricco, vario e vivo; per scoprire i particolari e le sfumature pi? lievi dei sentimenti e delle emozioni; per avvertire con intensit? e pienezza il sapore della tenerezza, il piacere della cura e dell’accoglienza.

Un altro, quindi, di cui non potremmo e non vogliamo fare a meno.

La comunione d’amore ?, infatti, tanto pi? vivificante quando fonde due vitalit? che si mostrano ricche delle proprie specifiche differenze. E’ importante allora scoprire nelle differenze non la causa dei conflitti ma una delle possibili risorse per la vita individuale, per la coppia, per i figli, per la gestione della famiglia e della casa. La complementarit? sessuale ? tanto pi? preziosa quanto pi? ? profonda, quanto pi? ? ricca di suggerimenti, quanto pi? ? cercata, accolta e accettata.

Se si tenta invece di negare, offuscare e sfumare al massimo, mediante l’uso di incongrui atteggiamenti educativi o di leggi improprie, le differenze tra i due sessi alla ricerca del massimo dell’eguaglianza anche nei comportamenti e negli atteggiamenti, se si ? diffidenti o peggio avversi a tutti i comportamenti legati alla diversit?, l’intimit?, che ? una delle fondamentali componenti dell’amore e della vita di coppia, diventa estremamente faticosa, dolorosa, spesso impossibile.

Ci? purtroppo ? quanto ? avvenuto negli ultimi decenni nel mondo occidentale, dove la parola d’ordine ? stata infatti che “bisogna essere uguali e autonomi. Mai dipendere da un altro sia economicamente che psicologicamente”. Il maschio deve saper fare tutto ci? che fa la donna e viceversa. “Dipendenza = schiavit?”.

Nella ricerca dell’autonomia e dell’indipendenza a tutti i costi, si sottovalutano molti elementi.

•    Si sottovaluta, ad esempio, che se l’altro ha qualcosa che io non ho ? piacevole stando con lui scoprire questo qualcosa, viverlo, gustarlo, assaporarlo, introitarlo. Se l’altro ? uguale a me, non solo manca la diversit? d’opinione e di scelta, ma manca anche il piacere dell’incontro di realt? diverse.

•    Se l’altro sa fare o fa meglio qualcosa che io non so fare altrettanto bene, egli sar? caro al mio cuore, lo considerer? come una persona preziosa e lo rispetter? anche a costo di limitare il mio io ed i miei istinti aggressivi e distruttivi.

•    Se invece penso o credo di saper fare tutto quello che fa l’altro e quindi d’essere capace di effettuare le stesse cose, a che pro cercare il suo aiuto? A che pro la sua compagnia e la sua presenza?

La conclusione pi? ovvia e scontata sar? che “chi fa da s? fa per tre” e che “? meglio essere soli che male accompagnati”.

Quando il rapporto di coppia ? vissuto e visto sotto questa luce deteriore, vengono amplificate le difficolt? della convivenza, come sono amplificati i difetti dell’altro, mentre nel contempo si tende a lasciare libero sfogo alla parte pi? immatura e infantile del proprio io. A quell’io bambino capriccioso, impulsivo e distruttivo che sta in ognuno di noi.

Un io immaturo che tende a chiedere pi? che a dare; tende a parlare pi? che ascoltare; tende a fare il broncio pi? che a sorridere; tende a criticare pi? che a valorizzare. “Io farei meglio”. “Io porto pi? soldi a casa di lui”. “Io so cucinare meglio di lei”. La conseguenza ? ovvia: “Se io so fare tutto quello che sa fare l’altro posso allora risparmiare tempo e pazienza e vivere per conto mio”.

Ci si dimentica che alla base di qualunque rapporto sociale vi ? lo scambio e che pi? importante, profondo e ricco ? questo scambio pi? il rapporto sar? avvertito come prezioso e vitale. Questo vale per i popoli e le nazioni, come per le persone o le famiglie. L’autarchia, sia nei beni materiali che in quelli spirituali, non ha mai arricchito nessuno, lo scambio s?.

Si dimentica, inoltre, che gli apporti dati dall’altro sono fondamentali per la tenuta d’ogni rapporto.

Noi consideriamo importanti e non siamo disposti a rinunciare alle persone che ci danno qualcosa che ? essenziale per il nostro benessere fisico, affettivo, psicologico, spirituale o per la nostra stessa esistenza.

Quanta gratitudine doveva leggersi negli occhi di uomini e donne che giornalmente potevano toccare con mano le fatiche, i sacrifici, l’impegno e la volont? messi a disposizione del coniuge per dare a questi tutto ci? che era indispensabile per la sua vita e per il suo benessere!

Procurare il cibo con la caccia significava mettere a rischio la propria vita giorno per giorno. Riuscire a mettere sulla tavola un pezzo di pane, significava arare e zappare con le proprie mani e con la forza delle braccia terreni aridi e sassosi, per poi seminare, irrigare, togliere le erbacce, mietere, battere, crivellare, macinare; e poi ancora: impastare, accendere il fuoco e finalmente cucinare. Mettere a tavola dell’acqua significava scavare un pozzo a forza di piccone e di braccia, oppure andare ad una fonte pi? o meno lontana, raccogliere l’acqua con una brocca e portarla fino a casa. Per non parlare dei rischi che ogni giorno a causa delle guerre, dei furti e delle aggressioni ognuno dei due, e soprattutto i maschi, erano disposti ad affrontare pur di difendere l’altro coniuge, i figli e la famiglia.

Oggi non sono pi? necessari tanti sacrifici, fatiche e rischi per dare ai propri cari le cose indispensabili.

Ma “se l’altro lavora per procurarmi qualcosa di utile o indispensabile alla mia vita d’ogni giorno; se l’altro mi d? assistenza, protezione, cure e difesa; se l’altro ? disponibile al dialogo, sa accogliermi ed ascoltarmi, sa capire le mie pene e sollevare il mio animo; se l’altro generosamente mi coccola e d? piacere al mio corpo; se l’altro illumina la mia vita con il suo sorriso, riscalda il mio cuore con il suo calore; se l’altro mi ? di aiuto e sostegno nelle attivit? educative, alleva i miei figli, cura la mia casa, protegge e difende la mia famiglia, mi assiste nei momenti di maggior bisogno o di necessit?: quando sono malato, debole, fragile; se l’altro, infine, riesce ad essere fondamentalmente fedele al nostro rapporto d’amore, allora egli diventa prezioso ai miei occhi, caro al mio cuore, indispensabile alla mia vita. Cosicch? ? naturale e spontaneo desiderarlo e difenderlo davanti a tutto e a tutti; ? naturale e spontaneo bramarlo, cercarlo e mantenerlo stretto a me.

Se invece l’altro mi saluta distrattamente la mattina per poi tornare solo a sera, stanco, distrutto dalla fatica e dallo stress, indifferente ai miei bisogni ed ai miei problemi; se l’apporto che d? alla famiglia ? fatto solo di denaro che serve appena per se stesso; se dialoga pi? con gli altri che con me; se ? pi? capace di sorridere e far ridere gli altri che portare un po’ di gioia nella nostra casa; se il sesso ? solo un modo per sfogare la tensione d’un momento; se mi tradisce con la stessa facilit? con la quale prende il caff? la mattina, allora, se sono fidanzato o sposato l’indifferenza nei suoi confronti crescer? sempre di pi? fino a farmi desiderare di liberarmene al pi? presto e definitivamente, nella speranza di cercare qualcosa o qualcuno che mi dia di pi? o qualcosa di diverso. Se ancora, per fortuna, non sono sposato e penso che dovrei formare una famiglia, ci penser? pi? d’una volta prima di imbarcarmi in una situazione simile”.

Gli apporti specifici

Cos? come vi sono degli apporti simili per entrambi i sessi, vi sono degli apporti specifici altrettanto importanti.

Le donne potrebbero fare ragionamenti simili a questi: “Se ? lui che provvede a tutti i bisogni materiali della mia famiglia, per cui senza di lui ci mancherebbero anche le cose pi? essenziali per la nostra vita e per il nostro benessere; se ? lui che si assume le maggiori responsabilit? nell’inserimento dei nostri figli nell’ambiente sociale; se ? lui che si assume lo sgradito compito di dire di no ai figli e di essere con loro autorevole, cos? da permettermi di essere tenera e dolce con loro; se ? lui che si carica del compito di essere forte e razionale cos? da permettermi di essere sensibilmente emotiva; se lui mi sa consolare e proteggere e mi fa sentire sicura; se sa adattarsi a fare mille lavoretti in casa per renderla sempre efficiente e funzionale; se sa mettere un limite al lavoro esterno alla famiglia in modo tale da avere la possibilit? di dialogare con me e di seguire e ascoltare con amore i suoi figli… allora lui mi sar? prezioso e non me lo far? sfuggire. Difender? la nostra unione con le unghie e con i denti. Sapr? a lui adattarmi, sapr? con  lui integrarmi”.

“Se invece lui lavora tutto il giorno e la sera, essendo troppo stanco non ha voglia di parlare n? con me n? con i nostri figli ma preferisce trascorrere le poche ore in cui ? a casa davanti al televisore, con la bottiglia di birra in mano; se lui non sa pitturare una parete, non ? capace di riparare nulla in casa e pertanto sono costretta a chiamare per ogni piccolo guasto un tecnico o un operaio; se mi lascia sistematicamente per trascorrere il suo tempo libero con gli amici a bere e giocare in un bar o al campo sportivo a correre dietro un pallone; se lui apprezza pi? la bellezza delle altre donne che la mia; se lascia a me la responsabilit? educativa dei figli; se non sa essere autorevole con i suoi figli per cui mi costringe ad essere io autorevole cos? che devo barcamenarmi nei due ruoli di padre e madre… allora perch? avere un uomo tra i piedi, in casa? Meglio non averlo, meglio provvedere solo a me stessa, meglio essere e agire da sola”.

Il ragionamento maschile potrebbe essere dello stesso tenore.

“Se lei ama i bambini ed ? capace di accoglierli e accudirli amorevolmente come io mai saprei fare; se ? capace di dare tutta la tenerezza, l’ascolto, la disponibilit? e la dolcezza che a loro serve; se lei sa accogliermi e abbracciarmi; se con me sa essere tenera, appassionata e sensuale; se non mi fa mai dubitare della sua fedelt?; se sa curare la mia casa rendendola pulita, calda e accogliente; se sa preparare con le sue mani dei piatti prelibati; se sa rapportarsi con rispetto e amore con i miei e i  suoi genitori e parenti e sa gestire ed ampliare i rapporti con le famiglie d’origine scegliendo le parole giuste per tessere i fili d’una rete affettiva viva, calda e accogliente… allora per me lei ? preziosa. Allora, se sposato, non potr? fare a meno di considerarla indispensabile e cara. Non potr? che continuare a desiderarla e cercarla lottando affinch? resti sempre con me. Se poi non sono un uomo sposato cosa c’? di pi? bello che pensare ad una donna, cercare una donna, desiderare una donna, sposare una donna, invecchiare con una donna?”

“Se invece lei sta tutto il giorno fuori casa tra lavoro, scelta di vestiti e ninnoli, palestra per la cura del corpo e chiacchiere con le amiche e gli amici; se lei parla e dialoga pi? con i suoi colleghi di lavoro che con me; se non sa o si annoia e cerca di evitare il pi? possibile di cucinare, lavare, stirare; se mi fa lavare i piatti e i pavimenti con la scusa che bisogna collaborare; se non sa cucire neanche un bottone; se poco o nulla posso chiederle perch? mi rimbecca che anche lei lavora fuori casa e che non ? n? la mia schiava, n? la mia cuoca, governante o colf; se mi costringe a fare la spesa giornaliera, mentre lei esce per negozi a spendere il suo ed il mio stipendio; se non vuole avere molti figli perch? non ha n? capacit?, n? tempo n? voglia di curarli; se cerca di mettermi contro l’unico figlio che abbiamo; se vuole avere l’ultima parola in tutto; se mi fa bisticciare con i miei perch? vuole essere indipendente e non vuole condizionamenti di sorta da parte dei miei parenti; se c’? il rischio che incontrando un altro mi lasci in mutande senza casa, senza mobili, senza figli, allora… perch? rimanere sposati e che senso ha sposarsi quando quel poco che lei mi potr? dare lo posso avere con molto meno fatica e con molti meno rischi?”

“Anch’io sono capace di mettere un po’ di pasta nell’acqua che bolle e aprire un sugo pronto. Anch’io sono capace di prendere un cibo precotto dal frigo e metterlo nel microonde a riscaldare. Anch’io so infilare la biancheria sporca nella lavatrice. D’altra parte per la mia vita sessuale ? ancora meglio: posso cambiare donna quando e come voglio, scegliendola ogni volta anche pi? giovane e bella d’una moglie che vedr? invecchiare accanto a me. No, il matrimonio non ? assolutamente conveniente”.

Come si vede chiaramente, se l’altro non si assume degli specifici compiti e ruoli che sono per noi utili, anzi indispensabili, l’interesse, la stima, la fiducia e il bisogno calano vertiginosamente, mentre si accentuano il sospetto e la diffidenza.

Le conseguenze tra uomini e donne degli irrazionali stereotipi culturali e dei provvedimenti e delle leggi presenti nel mondo occidentale sono i conflitti e le aggressioni reciproche sempre pi? gravi e ricorrenti; le invidie e le gelosie; le separazioni e i divorzi; fino ad arrivare a scelte di vita che escludono categoricamente ogni progetto a lunga e spesso anche a breve scadenza con una persona dell’altro sesso.

Nasce, cresce e si diffonde allora il popolo dei single. Aumentano i rapporti spuri, le convivenze, le amicizie particolari e le coppie omosessuali. Queste ultime sperano, molto spesso invano, che il vivere ed il sentire in modo simile il dialogo, le situazioni e i problemi eviti i conflitti o li aiuti a risolverli. In realt?, invece, la mancanza del principale legante dato dalla diversit? e complementarit?, toglie sapore e piacere all’incontro e rende molto pi? difficile una stabile convivenza.

 

Tratto da “Uomini e donne al bivio – Quali strade per l’amore?” di E. Tribulato

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