
26 Mar Educare alla responsabilit?
Qualunque sia la nostra et?, qualunque sia la cultura o la condizione sociale, abbiamo sempre delle responsabilit?, dei doveri e degli impegni nei confronti di noi stessi ma anche degli altri, specialmente nei confronti delle persone che ci stanno pi? vicine: i nostri familiari.
Il permettere che i minori si sottraggano a questi obblighi, non significa farli felici o permettere loro una vita pi? gioiosa, ma, al contrario, equivale a privarli dal piacere di dare, oltre che di ricevere. Significa non insegnare loro gli elementi basilari del vivere civile.
Per molti figli, ma anche purtroppo per molti genitori, i doveri di un minore sembra che si esauriscono nellandare a scuola e svolgere, anche se di malavoglia, i compiti assegnati dagli insegnanti.
Ci? ? molto limitativo sia pensando allaspetto formativo che ai bisogni riguardanti lo scambio generazionale. Se i piccoli e i giovani hanno il diritto di richiedere mille attenzioni ed impegni da parte degli adulti, hanno il dovere di contraccambiare, per quanto ? loro possibile.
Lo studio dovrebbe essere soltanto uno dei doveri di un figlio.
Impegnarsi in altre attivit? pu? permettere numerose esperienze formative e gratificanti sia per il minore sia per gli adulti. Lavorare insieme, collaborare con i genitori, ? unesperienza che aiuta a rinsaldare il legame familiare e tra le generazioni.
E importante, inoltre, per un figlio poter avere la gratificazione di fare qualcosa dutile per la sua famiglia e quindi di contraccambiare, almeno in parte, quanto i genitori e gli altri familiari fanno o hanno fatto per lui e nello stesso tempo effettuare un fondamentale tirocinio in preparazione al futuro ruolo di genitore.
Impegnandosi direttamente, egli si abitua a considerare la famiglia e la societ? non come una rudimentale realt? in cui il dovere di ognuno si esaurisce in un solo compito, ma come un organismo complesso che necessita di numerosi e vari contributi di lavoro, di affetti, di dialogo, di scambio e di donazione.
Naturalmente i doveri cui dovr? far fronte un bambino piccolo saranno molto limitati ma, a mano a mano che questi cresce, devono aumentare gli impegni e le responsabilit?. Deve, sempre di pi?, imparare a dare, pi? che a ricevere.
Si cercher?, naturalmente, di adattare i doveri e gli impegni oltre che allet? del minore, alle sue possibilit? fisiche ed intellettive, tenendo conto delle specifiche qualit? individuali e sessuali.
Dare gli stessi impegni ad un maschietto e ad una femminuccia significa, da una parte perdere loccasione per migliorare l’identit? ed il ruolo di genere, mentre daltra parte si rischia di lanciare un messaggio fuorviante: Maschi e femmine sono uguali non solo nella dignit? ma anche nella loro realt? fisica, psicologica e nei ruoli nei confronti della famiglia e della societ?, quindi hanno il dovere di assumersi gli stessi impegni.
Ci? porta ad una scarsa assunzione dei compiti e dei ruoli maggiormente legati alla propria realt? sessuale e ad una scarsa e confusa identit?. E pi? utile pertanto dare compiti diversi anche se dimpegno uguale, che, in qualche modo, possono richiamare i differenti ruoli e le diverse responsabilit? che ognuno dovr? assumersi nella futura conduzione familiare e sociale.
Accanto allaiuto materiale c? quello relazionale ed affettivo. I genitori e gli altri familiari hanno bisogno di essere contraccambiati per i sacrifici e per l’impegno che mettono nella cura dei minori, anche mediante atteggiamenti e comportamenti ricchi di rispetto e affetto. Soprattutto i familiari pi? anziani: nonni, zii, che hanno dato per anni il loro impegno materiale ed affettivo a favore dei figli e dei nipoti, hanno acquisito dei diritti inalienabili allassistenza, alla cura e alla compagnia.
Sappiamo che non c? niente di pi? utile per un anziano della compagnia di un bambino o di un giovane; la gioia, lentusiasmo, il piacere di vivere di questi li allieta e lenisce le loro malinconie e i malanni. Il loro cuore si rinnova e si apre alla gioia, solo nel momento in cui stanno accanto ai giovani.
Gli anziani hanno quindi diritto alla loro compagnia, ai loro sorrisi, ai loro scherzi. Hanno diritto allassistenza e allaiuto nellesplicare le tante piccole attivit? che non sono pi? in grado di compiere.
Questo servizio allanziano ? fondamentale per leducazione dei minori: insegner? loro ad avere rapporti di donazione e di scambio. Li arricchir? di pensieri, esperienze ed elementi culturali difficilmente presenti nei rapporti con i coetanei. Li aiuter? a limitare quelle componenti egoistiche, presenti nellanimo umano, che portano i giovani pi? a chiedere che a dare.
L’aiuto nei confronti della famiglia dovrebbe essere in proporzione all’et?. Se al bambino di cinque – sei anni si chiederanno piccole cose: preparare la tavola, sparecchiarla, sistemare i suoi libri; al ragazzo pi? grande si potranno chiedere attivit? pi? impegnative, come quelle di fare la spesa, di pagare le bollette che affliggono ogni famiglia (luce, gas, telefono) o potr? essere impegnato ad aiutare il pap? e la mamma nei tanti lavori di casa.
Nelle discussioni che molto spesso coinvolgono i genitori ed i figli adolescenti, let? ? spesso tirata in ballo: Adesso non sono pi? piccolo e quindi ho il diritto di ritirarmi pi? tardi, di fare le mie scelte amicali e sentimentali, di scegliere i regali e gli oggetti che voglio tenere per me, di andare alle feste.
Queste richieste si fanno pi? pressanti e diventano pi? aggressive ed impertinenti dopo i diciotto anni: Adesso che ho diciotto anni sono un adulto e quindi ho il diritto di . Che ha diciotto anni si sia adulti, dal punto di vista giuridico, non c? dubbio almeno per la legge italiana; che un giovane o una ragazza lo sia, oggi, dal punto di vista psicologico, avviene sempre pi? raramente; che quelladolescente sia diventato un adulto nelle sue responsabilit?, nellimpegno che offre ai genitori e alla famiglia, ? una cosa tutta da dimostrare.
Essere adulti non significa avere solo pi? diritti, ma essere pi? responsabili, pi? impegnati, pi? coinvolti, nei doveri e negli impegni e nellaiuto alla famiglia.
La maggiore libert?, deve quindi essere controbilanciata da un maggiore e pi? completo impegno.
Questa semplice linea di condotta sembra dimenticata. La crescita di un figlio si misura oggi non dalle sue attivit?, n? delle sue responsabilit? ma dai diritti sempre maggiori, dai regali sempre pi? costosi, dal tempo libero sempre pi? lungo, dai divertimenti sempre pi? a rischio. Il messaggio deleterio che spesso i genitori accettano dai figli ? diventato questo: Pi? si ? grandi, pi? diritti si hanno, pi? cose si devono avere, pi? la vita deve diventare piacevole. In definitiva, come dice P. Lombardo: Una parte delle nuove generazioni, sembra impostare la vita sul principio del piacere, del tutto e subito, della comodit? e della pigrizia.
Tratto dal libro “L’educazione negata” di Emidio Tribulato. Per richiedere questo libro clicca qui.