Educazione e mass media

Educazione e mass media

 

 

I QUOTIDIANI
Nel giornale quotidiano troviamo, oltre alle notizie degli ultimi giorni, commenti sui problemi pi? attuali, informazione sui servizi pubblici del comune o dello stato, recensione di libri, film, teatri, spettacoli ecc..
E’ indubbia quindi l’utilit? della lettura dei quotidiani, di cui molti di noi non potrebbero fare a meno. 
Pur tuttavia, negli ultimi anni, si sono evidenziate alcune caratteristiche che devono indurre alla riflessione sia gli addetti ai lavori, giornalisti e responsabili delle testate, sia gli educatori, sulle conseguenze che nel pubblico, anche adulto, ha questo strumento. 
Innanzi tutto, per la scelta delle notizie. I giornali sono nati per informare e non per provocare, scandalizzare, o turbare il pubblico mediante storie atroci, piccanti, estreme, che, fino a qualche decennio fa, erano appannaggio soltanto del giornalismo scandalistico pi? popolare e che ora si ritrovano nei giornali e nei quotidiani pi? importanti e prestigiosi. 
Quando il livello si abbassa, forse si vender? qualche copia in pi? ma si perderanno sicuramente i migliori e pi? fedeli lettori e soprattutto si rischier? di compiere un’azione diseducativa.
Insieme alle notizie ? cambiato lo stile con il quale queste sono trattate. Gli avvenimenti pi? raccapriccianti vengono strillati mediante titoli cubitali, senza alcun ritegno per lo stomaco del lettore che si ritrova come circondato da un mondo di pedofili, assassini, stupratori, ladri, in cui la piet?, la comprensione, le mezze tinte non hanno posto. Se poi si ha il coraggio di leggere gli articoli in cui i giornalisti sembrano provare gusto a descrivere il fatto mediante i particolari pi? crudi, piccanti, violenti e volgari ci si ritrova desiderosi e pronti per la fuga in qualche eremo lontano da ogni contatto umano!  
 In realt? sta prevalendo anche nella carta stampata il gusto del sensazionalismo gi? da qualche tempo presente in TV, ed ? per questo che la notizia viene ingigantita, enfatizzata, addobbata come un albero di Natale, purch? colpisca il lettore, senza alcun rispetto per la sua sensibilit? e visione della vita e del mondo.
La presenza ormai quasi continua di regali impedisce inoltre ai giornalisti ed al direttore responsabile della testata, un controllo sul gradimento del pubblico, poich? il numero di copie vendute nella giornata non ? sempre direttamente proporzionale alla bont? del contenuto, ma pu? dipendere dal tipo di regalo fatto quel giorno ai lettori. Il rischio concreto ? che essi comprino il “regalo” e non il giornale. Si viene cos? a spezzare un dialogo tra la redazione ed i suoi lettori che ? stato in passato molto produttivo e orgoglio delle testate e dei giornalisti pi? prestigiosi.

 

I SETTIMANALI

I settimanali dovrebbero avere il compito di approfondire le notizie pi? importanti che, giorno dopo giorno hanno trovato posto nei quotidiani, mediante commenti e riflessioni; inoltre, hanno la possibilit? di arricchire e chiarire i contenuti verbali mediante immagini, disegni, documenti, cartine ecc.. 
Nei settimanali attuali per?, pi? che nei quotidiani, il fascino della carta patinata spinge le redazioni ad inserire quasi in ogni numero pi? di un articolo pruriginoso, condito da foto di donnine nude, ed ora, per par condicio, anche di uomini superfusti, poco vestiti.  Ma soprattutto ? la pubblicit? che impera, per cui le riviste diventano sempre pi? pesanti, non di idee ma di centinaia di pagine pubblicitarie con migliaia di prodotti da proporre ai lettori. Anche nei settimanali, da qualche anno a questa parte, il sensazionalismo la fa da padrone, per cui la notizia del momento viene pompata e inseguita fino alla noia. 

LA TELEVISIONE

ASPETTI POSITIVI

Molti dei mali della nostra societ? vengono attribuiti a questo mezzo d’informazione; eppure la televisione ha delle potenzialit? che non possono essere misconosciute e che anche i suoi pi? grandi detrattori, le riconoscono come ad esempio la diffusione di una lingua comune. Per l’Italia, ma anche per altre nazioni, in cui imperavano i dialetti regionali, questo straordinario mezzo, entrando in tutte le case della penisola ha portato, con immagini e suoni accattivanti, una cultura e una lingua comune e quindi ha permesso a tutta la nazione una migliore possibilit? di comunicazione e d’integrazione.

E’ innegabile inoltre che un grande patrimonio culturale, attraverso la televisione, sia riuscito ad entrare nelle case pi? povere e svantaggiate portando storie, idee, riflessioni, pensieri, fino ad allora sconosciuti. Ha permesso di vedere luoghi, di conoscere i costumi ed i personaggi di altri popoli e di altre genti, lontani dalla propria realt? regionale e nazionale. Ha potuto far avvicinare ogni sera, milioni di persone ai diversi problemi che attanagliano il mondo come l’ecologia, la politica, l’arte, la religione. Inoltre nei bambini, al di sopra dei tre – quattro anni, la ricchezza di stimoli dati da questo strumento aiuta lo sviluppo del linguaggio e la comprensione della realt? che li circonda.

Per gli anziani, per le persone malate o sole la televisione, se limitata nel tempo e se alternata da molte altre attivit? socializzanti e motorie, pu? essere apportatrice di compagnia e stimolo culturale. Anche per le normali famiglie la televisione pu? essere apportatrice di divertimento, gioia, dialogo riuscendo a far dimenticare le piccole frustrazioni della vita con i suoi giochi, con le sue storie accattivanti, con il sano umorismo dei suoi personaggi; come pu? essere, quando ben gestita, occasione di stimolo alla discussione, al dialogo, all’intesa familiare.

ASPETTI NEGATIVI

Accanto a questi innegabili aspetti positivi in questi ultimi anni, purtroppo, gli elementi negativi si sono fatti sempre pi? evidenti tanto da contribuire non poco al malessere personale, familiare e sociale.

Queste conseguenze sono legate non al mezzo in se stesso, ma alle caratteristiche che ha assunto in questa situazione contingente ed all’uso abnorme che di questo si ? fatto in alcune nazioni come la nostra. Ci? per vari motivi:

•    la presenza di un gran numero di operatori televisivi in concorrenza tra loro;

•    la massiccia invadenza della pubblicit? e degli interessi commerciali;

•    la mancanza di un ordinamento efficace che eviti abusi e prevaricazioni da parte dei soggetti economici e politici;

•    la scarsa responsabilit? educativa sia nei confronti dei minori che degli adulti da parte dello stato e di chi gestisce le emittenti.

Tutti questi fattori hanno portato ad un aumento notevole nella quantit? d’ore di trasmissione, ma anche un peggioramento complessivo nella qualit? dei contenuti.

La presenza di un gran numero d’operatori, se ha permesso una migliore conoscenza delle realt? locali e maggiore possibilit? di scelta per gli utenti, ha scatenato interessi commerciali notevoli che hanno trasformato il prodotto televisivo in un’immensa fiera telematica; e, come in tutte le fiere commerciali, l’obiettivo primario ? diventato la vendita dei prodotti collegati ai programmi, mentre tutto il resto, ha assunto il ruolo di supporto, stimolo persuasivo e contorno, a questo totem centrale. Per cui l’arte, la cultura, l’intrattenimento, sono diventati gradualmente ma inesorabilmente solo dei contenitori e dei pretesti per veicolare prodotti commerciali.

Gli attori, i presentatori, i giornalisti ed i personaggi televisivi sono stati trasformati in strumenti docili per queste operazioni, mentre le finalit? educative e formative si sono quasi completamente perdute.

Per quanto riguarda la quantit? si ? assistito ad un ampliamento notevole dell’offerta televisiva. Se si sommano le ore di trasmissione dei programmi governativi, con quelle dei privati, sia a livello nazionale che locale, e se a questi si aggiungono i programmi trasmessi via satellite e via cavo, la quantit? di immagini che arrivano ogni momento nelle nostre case ? impressionante; se questo non fosse sufficiente sono, poi, a disposizione anche i film offerti in vendita o in affitto nelle cassette o nei DVD.

Ci? crea negli educatori difficolt? spesso insuperabili sia nella scelta dei programmi ai quali i minori possono assistere, sia nel controllo di quelli utilizzati in modo autonomo mediante cassette o DVD.

Secondo alcune statistiche solo un terzo delle famiglie riesce in qualche modo a governare l’uso della televisione.

Dato il gran numero di programmi, l’adulto che volesse operare delle scelte oculate si troverebbe in gravi difficolt? giacch? spesso i quotidiani, i settimanali, ma anche le riviste specializzate, non riescono a presentare correttamente tutti i programmi, ma soprattutto non riescono ad informare sulla qualit? del contenuto degli stessi. In pratica, seduti in poltrona, ci si affida al telecomando e all’intuito personale.

Per quanto riguarda i bambini e gli altri soggetti in et? evolutiva, la presenza nella stessa casa di pi? televisori, di cassette video registrate, di computer, non permette da parte dei genitori un controllo reale e attento di quello che ? visto dai figli.

I genitori si trovano spesso in una situazione quasi non gestibile, per molti ? come cercare di tappare la falla di una diga con un dito.

E’ difficile, infatti, credere veramente che i genitori possano, in ogni momento della giornata, essere presenti accanto ai figli, per indirizzarli nelle scelte dei programmi e per discutere con loro dei contenuti, quando si sa per certo che questi, spesso, sono lontani dalla casa per lavoro e per altri mille impegni.

Una parte considerevole di genitori, pertanto, piuttosto che impegnarsi nel buon utilizzo di questo strumento tende a minimizzare il suo peso e l’invadenza e quindi delegano al minore la scelta dei programmi ed il tempo di visione. Altri, al contrario, lo vivono come uno strumento diabolico mediante il quale l’esterno, malato e depravato, entra e contamina con varie nefandezze la propria famiglia. Questo li spinge ad assumere un controllo molto rigido e severo dell’uso della televisione.

Per quanto riguarda la qualit?, come abbiamo detto tende a scadere sempre di pi? a causa di vari fattori:

 

•    le numerose ore di trasmissione da riempire;

•    la mancanza di censura esterna e interna;

•    la ricerca dell’audience a qualunque costo;

•    soprattutto nelle piccole televisioni locali, la modesta qualit? degli autori e dei conduttori;

•    lo scarso rispetto verso il pubblico, al quale ? pi? conveniente ammannire e far ingoiare rapidamente un prodotto scadente, fatto in fretta e furia, ma ben pepato e salato, piuttosto che un prodotto delicato e di qualit? che richiederebbe pi? costi e pi? attenzione nella sua preparazione.

Per quanto riguarda i bambini ed i soggetti in et? evolutiva, la cui mente ? per definizione in continuo cambiamento e quindi modellabile, si ? assistito ad uno scarso impegno educativo da parte degli addetti ai programmi televisivi e della societ? in  genere, che ha portato a conseguenze non indifferenti. I minori subiscono ogni settimana l’impatto di numerose ore di trasmissioni spesso non adatte a loro, frequentemente dannose. Per Susanna Tamaro: “Scandalizzare i bambini vuol dire presentare loro un mondo senza alcuna luce, n? gioia, n? poesia. Vuol dire spegnere in loro la speranza, la capacit? di immaginare un sentire diverso da quello che viene loro imposto. Vuol dire consegnarli a un mondo che ha gi? deciso cosa farne: dei compratori-imitatori, immmesi in un universo grigio e privo di qualsiasi orizzonte, nel quale l’unica legge che ha valore ? il piacere e il diritto personale.” 

Le conseguenze evidenziate sono numerose.

Tendenza all’imitazione.

Vi ? da parte dei minori una maggiore tendenza all’imitazione. E’ proprio del bambino imitare i grandi; quando per? il minore ? sottoposto ad immagini e situazioni scabrose, volgari, se non chiaramente pornografiche e aggressive, la tendenza a scimmiottare i grandi pu? avere delle conseguenze drammatiche, giacch?, l’effetto suggestivo ? prevalente su quello catartico, per tale motivo vi ? una maggiore prevalenza delle “pulsioni istintuali rispetto alla ragione.”  

Troviamo pertanto soggetti in et? evolutiva che utilizzano un linguaggio scurrile, che diventano violenti, assassini, rapinatori, adescatori. Per quanto riguarda poi l’adolescente, l’empatia con il film ? totale in quanto i poteri critici sono molto deboli.

La presenza dei bollini che indicano se lo spettacolo ? pi? o meno adatto a loro, ? sicuramente un piccolo passo avanti nella possibilit? di scelta. Purtroppo non tutte le televisioni utilizzano queste indicazioni, n? queste sono presenti in tutti i programmi.

Aumento della tensione, dell’ansia e della irritabilit?.

Nei bambini che vedono molta TV si nota un aumento della tensione, dell’ansia, della paura, dell’irritabilit?. Ci? ? causato sia dal contenuto, spesso troppo terrifico e ricco di tensione dei programmi, sia dall’inattivit? la quale stressa il bambino stimolandolo ad azioni incontrollate e violente. Inoltre, il piccolo schermo agisce negativamente sul loro sviluppo in quanto impedisce loro di smaltire la vivacit? istintiva ed il bisogno di movimento, mentre nel frattempo li allontana dal contatto con la vita reale e  limita loro il dialogo ed il gioco con gli altri coetanei e con i genitori.

Difficolt? nell’apprendimento del linguaggio.

Questa ? una conseguenza che si verifica specialmente quando i bambini piccoli, sotto i tre anni, sono posti spesso davanti al video. Prima di quest’et?, il bambino ha bisogno di fare molti esercizi fonatori con i suoni e le parole, mentre la televisione lo zittisce ed impedisce il rapporto con i familiari che a quest’et? dovrebbero essere molto impegnati a stimolare e costruire il suo linguaggio.

Acquisizione d’abitudini alimentari scorrette.

L’acquisizione d’abitudini alimentari scorrette ? tipica nei soggetti che assistono ai programmi televisivi. L’inattivit? stimola l’assunzione di alimenti e di bevande di cui il corpo non sentirebbe assolutamente il bisogno se fosse impegnato in attivit? costruttive e attive. Sia i bambini sia gli adulti spesso si rimpinzano di alimenti poco adatti a loro, ma che non distraggono dalla visione dei programmi. Come conseguenze di ci? si ha un aumento notevole dell’obesit? dovuta anche alla mancanza di movimento.

Alterazione nella prospettiva degli avvenimenti.

Nei programmi ai quali si assiste c’? sempre, dopo l’angoscia e la tensione, il lieto fine o l’intervento di un evento magico che risolve ogni problema. Si possono, allora, fare delle cose inverosimili come correre a perdifiato, volare, scontrarsi, resuscitare, saltare da una casa all’altra, ricevere pugni, mazzate o anche ferite senza alcun problema. Ci? pu? portare i bambini pi? piccoli o gli adolescenti con problemi, ad affrontare delle situazioni rischiose senza prevederne le conseguenze, ma soprattutto il vivere per troppo tempo in una magica realt? virtuale non riesce pi? a far gustare l’incanto presente nella realt? d’ogni giorno.

E’ difficile riuscire a percepire con realismo le conseguenze degli atti e dei comportamenti. Dopo aver assistito a migliaia di scontri, d’uccisioni, di violenze, i minori hanno difficolt? a vedere in queste situazioni le reali luttuose, tragiche conseguenze. Negli scontri con le auto, nelle ferite e anche nella morte, non riescono pi? a percepire le sequele di sofferenza, n? riescono a comprendere il dolore e l’angoscia che questi eventi portano. Avvertono soltanto il piacere di un gioco elettrizzante. Ci? pu? condurre a quella che ? stata chiamata “anestesia” o “indifferenza al dolore”; come conseguenza di ci?, la violenza, la paura e la morte diventano nei giovanissimi, piacere e stimolo all’avventura.

Influenza negativa sull’apprendimento scolastico.

Come gi? abbiamo detto la TV pu? essere, quando ? bene utilizzata uno strumento ideale per migliorare la cultura e l’apprendimento. Ma, se utilizzata in maniera impropria ed eccessiva, pu? provocare varie conseguenze sul piano dell’apprendimento.

I giovani, abituati ad una TV che semplifica eccessivamente, che propone i suoi contenuti con schemi sequenziali rigidi, ritmi eccessivamente rapidi e ricchi di tensione emotiva, si allontanano da una scuola e da una cultura che non pu?, n? deve utilizzare questi accorgimenti per attrarre. Non comprendono pi? una cultura che aiuta la riflessione pacata e l’approfondimento sereno dei concetti. Per tale motivo essi si avvicinano alla scuola con superficialit?, noia e disinteresse.

L’eccesso di immagini, di parole e situazioni all’adrenalina, impedisce inoltre la riflessione, la rielaborazione e l’integrazione dei contenuti, in quanto altre immagini e situazioni incalzano, e queste si depositano nella mente del bambino e del ragazzo creando confusione, spezzettando e confondendo anche i contenuti gi? appresi. Anche per tale motivo la televisione tende a generare una cultura di massa. Si ha pertanto una riduzione delle capacit? nel memorizzare, concettualizzare, giudicare criticamente e concentrarsi a lungo, mentre nello stesso tempo vi ? un’atrofizzazione della fantasia e dell’individualit? di pensiero. I ragazzi tendono ad uniformarsi omologandosi nelle parole, nei gesti, nei desideri e negli ideali.

LA RETE INTERNET 

Questa rete telematica che permette di collegarsi con tutti gli utilizzatori (persone, societ?, universit?, associazioni, organizzazioni internazionali e nazionali ecc.) che si trovano sparsi in tutto il mondo, ? un passo avanti considerevole nel campo dell’informazione in quanto permette di portare nella propria scrivania o nella propria casa, in pochi minuti: dati, informazioni, esperienze, pensieri, immagini, musiche proposti e messi a disposizione da milioni d’utilizzatori al costo di una telefonata urbana. Permette inoltre di instaurare con associazioni, enti, istituzioni e privati, un dialogo ed un confronto su temi diversissimi.

Le conseguenze di un uso improprio di questo mezzo sono per? numerose:

La dipendenza.

Poich? la rete permette di navigare in milioni di siti diversi in cui sono presenti tutti gli argomenti dello scibile e dell’interesse umano, le possibilit? offerte ad ogni navigatore sono praticamente infinite. Per cui c’? il rischio reale di perdersi tra i meandri di questo mare elettronico utilizzando tempo, denaro, energie che potrebbero e dovrebbero essere impiegate pi? proficuamente per altri scopi. I soggetti che ammettono una dipendenza da internet sono numerosi e come in tutte le dipendenze le conseguenze sono: l’isolamento sociale, le discordie coniugali, la perdita di vere e sane amicizie, le spese eccessive, i debiti, lo scarso rendimento nel lavoro e nelle altre attivit? familiari e sociali.

L’allontanamento dal reale.

Questa ? una conseguenza comune a tutti i mass – media. Il rischio ? quello che le immagini, i suoni, le parole, il dialogo virtuale prendano il sopravvento su quelli reali in quanto pi? accattivanti, pi? patinati, con pi? possibilit? di scelte, con scarsa fatica. Su internet la situazione ? ancora peggiore in quanto le persone contattate mediante i messaggi sono reali, quindi ? possibile un dialogo ed un confronto, ma lo schermo permette di nascondere non solo la vera identit? ma soprattutto le vere intenzioni. Si instaurano allora rapporti d’amicizia, d’amore o di affari, senza riuscire a valutare n? i rischi, n? le prospettive future.

Il contatto con realt? rischiose.

In quest’enorme fiera telematica, gli imbonitori, gli imbroglioni, i venditori di fumo, di sesso, i pervertiti, i disturbati psichici trovano spazio e possibilit? infinite d’azione.  E’ un rischio per tutte le persone, ma lo ? soprattutto per i soggetti in et? evolutiva che spesso sono adescati con gli scopi pi? vari, anche molto turpi, da siti messi a disposizione da personaggi senza scrupoli. Nel 2002 sono state segnalate all’autorit? giudiziaria 581 persone per reati perpetrati in danno di minori attraverso la rete internet, contro le 290 del 2000 (+100,3%).    La cosa pi? grave ? che questa realt? ad alto rischio entra in ogni casa, in ogni scrivania…Basta un clic affinch? il contatto avvenga.

A causa della totale liberalizzazione, la delusione per questa immensa rete telematica, dopo gli entusiasmi iniziali, ? cocente. Per molti specialisti dell’informazione pi? che una grande occasione di crescita per l’umanit? internet sta diventando una grande cloaca in cui vengono a riversarsi i peggiori rifiuti dell’umanit?.

I VIDEOGIOCHI

 Vari strumenti permettono di giocare in una realt? virtuale, utilizzando sistemi computerizzati. Le sale apposite offrono, dietro pagamento, un grande realismo nelle immagini, nelle azioni, un’ottima grafica e suoni avvolgenti con lo scopo d’attirare soprattutto i giovani adolescenti in cerca d’emozioni e avventure virtuali. Le consolle casalinghe, ed i normali computer, permettono l’utilizzazione gratuita di giochi di buona, anche se non ottima, qualit?. Vi sono infine i tascabili, piccoli, poco ingombranti, ma con modeste possibilit? sia nel video sia nel sonoro.

I giochi proposti sono numerosissimi per quantit? e qualit? e vanno da quelli di simulazione, in cui sono presenti aerei, navi, sottomarini, macchine da corsa e moto, ai giochi di carte, a quelli di lotta o di guerra contro mostri alieni o streghe o fantasiosi nemici, ai giochi di cultura e d’intelligenza.

Anche in questo caso, come per la televisione, non possiamo disconoscere le potenzialit? offerte ai giovani e anche agli adulti del duemila di uno strumento malleabile e adattabile a migliaia di usi come il computer. Anche i videogiochi possono stimolare, in maniera interattiva e coinvolgente, molte potenzialit? umane come la percezione, i riflessi, l’intelligenza, la coordinazione occhio – mano, la memoria; come possono dare un grande contributo allo sviluppo linguistico e culturale, compresa la conoscenza di altre lingue.

I problemi nascono dalla mancanza di regole e norme efficaci per la protezione dei fruitori e da un’utilizzazione eccessiva ed impropria di questi strumenti.

Per quanto riguarda l’eccessiva utilizzazione da parte sia dei giovani, che degli adulti questa nasce dal fatto che ? insito, in questo tipo di giochi, lo stimolo a ripeterlo per ottenere un punteggio maggiore, per passare ad un livello superiore, per vincere l’avversario, per ottenere il premio promesso; inoltre, l’identificazione con i personaggi, porta a non trascurarli o lasciarli, ma a continuare ad essere vicini a questi, come fossero degli amici con cui condividere la propria esperienza e la propria vita.

L’eccesso d’utilizzazione comporta alla lunga uno stress e una fatica mentale non indifferente, una perdita di tempo, una tendenza a trascurare i doveri e le occupazioni quotidiane, un distacco dalla vita reale. I sintomi da un eccessivo uso sono evidenti: malessere, vomito, ansia, apatia, problematiche nella relazione con gli altri, difficolt? nella comprensione dei testi scritti. Alcuni genitori hanno la sensazione che il figlio viva come drogato dal gioco, senza riuscire a liberarsene e, soprattutto, senza riuscire a partecipare ad altre attivit? libere e costruttive.

Per quanto riguarda la qualit?, molti videogiochi sono positivi giacch? permettono un maggior sviluppo della percezione, una migliore coordinazione visuo-motoria ed in alcuni, programmati per attivit? didattiche, anche un arricchimento culturale. Nettamente negativi appaiono quelli in cui la lotta con dei personaggi immaginari porta alla morte di questi o alla propria fine.

Questo continuo uccidere per non essere ucciso, distruggere prima di essere distrutti, porta inevitabilmente ad un atteggiamento aggressivo nei confronti degli altri, della vita, del mondo.

 Non c’? piet?, tenerezza, comprensione, giustizia, ma soprattutto non ci sono sfumature, i nemici sono nemici e basta; non hanno cuore e mente come noi, non hanno valore, o altra funzione se non quella di distruggere o essere distrutti. Tutta la complessa realt? della vita si riduce a questa rudimentale e deteriore filosofia.

A questo bisogna aggiungere anche i rischi d’epilessia, legati al tipo e alla frequenza di flash luminosi, che possono scatenare delle crisi nei soggetti predisposti.

Un uso corretto di questo strumento vorrebbe che si scegliessero solo i giochi che permettano una costruzione armonica della personalit? dell’individuo. Evitando quelli ripetitivi e quelli in cui ? presente la legge della giungla: uccidi o sarai ucciso, di cui parlavamo sopra.

Purtroppo ci? avviene molto di rado a causa degli impegni e dei problemi delle famiglie d’oggi, ma anche per l’eccessiva facilit? da parte dei ragazzi di scambiarsi i giochi all’insaputa dei genitori. Teniamo presente che il tempo trascorso in quest’attivit?, non dovrebbe superare la mezzora nella giornata per i ragazzi pi? grandetti e dovrebbe far parte di quel tempo massimo di cui diremo a proposito della TV.

USO CORRETTO DEI MEDIA

Poich? l’informazione ? utile, necessaria, e fondamentale per l’individuo come per la societ?, ? necessario avere un rapporto positivo con essa. D’altra parte ? necessario un approccio che non sia passivo ma attivo, non acritico ma critico.

Da parte della societ? ? necessario accettare il fatto che l’ambiente psichico ? una realt? come lo ? quello fisico. Pertanto se si vuole avere un minimo di rispetto per il futuro dell’umanit?, ? indispensabile imporre regole e limitazioni che non solo non mortificano la libert? individuale di parola o d’espressione artistica ma la esaltano, la indirizzano, le danno consistenza e valore.

E’ follia una libert? nelle comunicazioni di massa che vada a scapito del benessere psicologico, affettivo, relazionale, sociale di milioni di persone. L’ecologia dello spirito e della mente dovrebbe avere almeno altrettanto attenzione di quella riservata al corpo!

E’ necessario che in campo psicologico si faccia semplicemente ci? che viene, in realt?, fatto in campo alimentare.

Nessuno si sognerebbe di far vendere nei negozi d’alimentari cibi guasti o inquinati e quindi dannosi alla salute; come nessuno si sognerebbe di portare dentro le case, anzi dentro ogni stanza una marea d’alimenti: alcuni ottimi e digeribili per tutti, altri di difficile digestione e quindi non adatti ai bambini e altri ancora, chiaramente dannosi sia agli adulti sia ai minori e poi chiedere che siano gli abitanti della casa, in piena libert?, a regolarsi su quanto mangiare e cosa mangiare.

Nessuno si sognerebbe di affidare agli stessi abitanti la capacit? di saper riconoscere i vari tipi di cibi, scartare quelli avvelenati, guasti, inquinati e poi avere l’autocontrollo necessario per prendere ci? che serve per la propria et? e per la propria condizione.

Eppure questo ? ci? che ogni giorno, ogni momento ? richiesto ad ognuno di noi, dentro ogni casa, dentro ogni famiglia. E’ permessa l’entrata di centinaia di programmi e migliaia di messaggi pubblicitari: alcuni ottimi, ricchi di contenuti e di valori e quindi adatti a tutti, altri utilizzabili proficuamente solo dagli adulti ma non dai minori, altri mediocri, scialbi, inutili, altri infine chiaramente dannosi per tutti.  Nel frattempo si chiede agli abitanti di quelle case che sappiano capire, da qualche sequenza, se il contenuto ? positivo e a loro adatto oppure “no.” Si chiede che abbiano poi la capacit? di discriminare e la volont? di utilizzare solo i programmi a loro pi? utili e adatti. Lo stesso, naturalmente, si chiede di fare, per ogni messaggio pubblicitario che compare improvvisamente, interrompendo il programma che ? visionato e per ogni sito internet con il quale si entra in contatto, anche senza volerlo.

 Tutto ci? naturalmente non ? possibile per gli adulti e soprattutto non lo ? per i soggetti in et? evolutiva.  Per tale motivo la societ? avrebbe il dovere di imporre diverse precauzioni.

1.    Ogni programma dovrebbe avere la sua etichetta; come nelle scatole di alimenti ? obbligatorio descrivere il contenuto, in modo tale che i consumatori sappiano le caratteristiche degli alimenti che stanno utilizzando, anche per il cibo della mente, sarebbe indispensabile una descrizione accurata di quello che si offre in visione e soprattutto per quali spettatori ? utile, per quali ? inutile, per quali ? dannoso.

2.    Scorporare la pubblicit? dai programmi, in modo tale da non violentare e spezzettare l’opera dell’ingegno e contemporaneamente non obbligare alcuno alla visione o all’ascolto di qualcosa che non conosce, non chiede, non ? prevista nell’etichettatura.

3.    Tutti i programmi dedicati agli adulti dovrebbero essere utilizzabili solo mediante una password e non essere accessibili dal telecomando.

4.    Tutti i programmi dannosi anche agli adulti non dovrebbero essere inseriti in alcun palinsesto che entri nelle case delle famiglie.

5.    Tutti i televisori dovrebbero contenere meccanismi di programmazione, capaci di accendere e spegnere l’apparecchio ad un’ora prestabilita e solo per i programmi prestabiliti.

6.    Per quanto riguarda la rete internet una sua regolamentazione appare indispensabile. Dovrebbero essere accessibili nei computer venduti ai privati, solo i siti il cui contenuto non possa offendere o essere di rischio sia per gli adulti sia per i minori. Tutti gli altri dovrebbero essere accessibili in seguito a richiesta scritta, solo nei computer per ufficio.

A loro volta i genitori e gli educatori dovrebbero tenere vari accorgimenti.

1.    Acquistare ad inizio settimana una rivista che riporti i programmi televisivi pi? importanti con il giudizio morale e critico in modo tale da essere noi adulti, noi genitori ed educatori a selezionare gli spettacoli e le trasmissioni utili, da quelle inutili o dannose, cos? da poterci confrontare e discutere su un piano di responsabilit? e di chiarezza con i figli, aiutandoli nelle scelte. Per tale motivo il telecomando non dovrebbe essere in mano ai bambini, ma ai loro genitori.

2.    Fare in modo che il tempo che il minore trascorra davanti ad uno schermo televisivo o alla consolle di un videogioco, sia limitato a pochi minuti, per il bambino al di sotto dei tre anni, a tre quarti d’ora nel bambino inferiore ai sei, mentre non dovrebbe superare l’ora giornaliera nel ragazzo inferiore ai dodici – tredici anni e non pi? di due ore nell’adolescente e negli adulti. Un eccessivo uso di questo mezzo non aggiunge nulla alla cultura e alle conoscenze poich? viene a mancare il tempo necessario affinch? le immagini e le idee sottese ad esse siano normalmente assorbite, organizzate, criticate, in definitiva “metabolizzate .” L’eccessivo uso della TV e dei videogiochi, toglie inoltre molte possibilit? d’arricchimento personale: come il giocare, l’inventare, lo scoprire, il dialogare con gli altri coetanei e con i genitori, il piacere della lettura, lo sport e la nascita di nuovi interessi, oltre alla discussione e alla critica di quanto visto. Per tale motivo il televisore dovrebbe essere unico per tutta la famiglia ed inserito in un luogo: cucina o soggiorno, in cui la famiglia vive e si riunisce e quindi mai nella stanza dei figli.

3.    Aiutare il bambino a scegliere dei programmi piacevoli ma anche costruttivi della sua personalit? e cultura. Teniamo presente che ci? che piace non sempre equivale a ci? che ? utile. Sarebbe importante selezionare, insieme con loro, le trasmissioni con contenuti culturali e ideologici, pi? vicini alla nostra sensibilit?, ai nostri valori e alle nostre idee guida nel campo educativo e, se possibile, bisognerebbe vedere insieme questi programmi, in modo tale da commentarli “ a caldo”.

4.    Approfittare dei momenti della colazione, del pranzo e della cena in cui il televisore ? tenuto sistematicamente spento per discutere apertamente e serenamente di quanto visto, o di quanto ci si propone di vedere, in modo tale da abituare i bambini al confronto, alla critica, alla selezione e alla scelta.

5.    Abituarli, infine, a leggere tra le righe e dietro le righe di quanto letto o ascoltato, aiutandoli a sviluppare uno spirito critico che permetta loro di vagliare quanto visto, letto o ascoltato.

6.    Sviluppare con fantasia, con tenacia il gusto e l’interesse per la lettura, per i racconti dei genitori e dei nonni, favorendo inoltre il contatto con la natura, con gli animali e le attivit? all’aria aperta, creando occasioni di gioco e di socializzazione.

7.    Cercare di limitare al minimo la pubblicit? anche attraverso l’uso del videoregistratore, discutendo con i figli sulla funzione di questa, sul valore degli oggetti e su come impostare le nostre scelte.

8.    Il televisore dovrebbe essere tenuto spento in varie occasioni: quando la famiglia ? riunita per i pasti o per altre occasioni sociali, feste, compleanni ecc., quando vi sono degli ospiti, quando si svolgono i compiti o si legge un libro o si discute insieme, quando vi ? la possibilit? di giocare in compagnia, quando non ? trasmesso niente di veramente interessante. Teniamo presente che le occasioni di gioco con altri coetanei sono diventate rare quindi ? un delitto sprecarle per stare davanti ad un televisore.

Tratto dal libro “L’educazione negata” di Emidio Tribulato. Per richiedere questo libro clicca qui.