
26 Mar Genitori autorevoli
Un buon genitore sa essere autorevole.
Per Lombardo: Per educare occorre sommare la forza della ragione a quella del cuore, perch? solo cos? si assumono i tratti dellautentica autorevolezza.
Che cosa d? sicurezza a un ragazzo, a un bambino, a un giovane ma anche allessere umano adulto?
Una cosa che d? sicurezza ? sicuramente il sentirsi amato e rispettato. D? sicurezza sentire che attorno a noi, accanto alla nostra anima, c? qualcuno che ci ama, qualcuno che ascolta i battiti del nostro cuore, i suoi bisogni e riesce a soddisfarli. Qualcuno che ci d? tenerezza, dialogo, comprensione e che sa intravedere e rispettare la nostra individualit?.
C? un altro caposaldo della sicurezza, purtroppo spesso trascurato nelle societ? permissive, ed ? quello di sentire che accanto a noi vi ? una persona autorevole.
Se lautorit? compete di diritto ad ogni educatore, uomo o donna che sia, poich?, avendo unet? maggiore delleducando ha dei doveri nei suoi confronti, lautorevolezza purtroppo non ? di tutti gli educatori, giacch? necessit? di qualit? che sono in parte innate, mentre in buona parte si sviluppano ad opera dellambiente. In ogni caso sono volute e alimentate dallindividuo stesso.
IL GENITORE AUTOREVOLE
E consapevole dei propri diritti, ma anche dei propri doveri.
Ha una grande forza interiore.
Rispetta profondamente il figlio e sa dargli unequilibrata fiducia.
Sa farsi rispettare.
Ha stima dei figli.
Sa dare il giusto spazio alla libert?.
Sa dare norme e limiti chiari.
Sa essere flessibile ma non elastico.
Incarna i valori che propone.
E una persona matura e saggia.
Non ha bisogno della violenza per farsi ubbidire o per affermare le proprie idee.
Non ha paura del figlio.
Infligge punizioni giuste, equilibrate e limitate nel tempo.
E consapevole dei propri diritti, ma sa che il diritto allautorit? ha per contraltare tutta una serie di doveri.
Ogni genitore ha diritto al rispetto e allubbidienza da parte dei suoi figli.
Ma ha anche diritto ad autonome scelte educative che non possono e non devono essere condizionate dagli interventi esterni alla famiglia se non in minima parte.
Purtroppo negli ultimi decenni il peso di questi interventi, nati per risolvere problematiche particolari e situazioni limite, si ? fatto via via sempre pi? pesante, sia sul piano dei rapporti tra i coniugi che sulla gestione familiare e sui mezzi e strumenti educativi, esautorando, di fatto, i genitori di molti diritti gestionali senza dare, ed era pura illusione pensare di poterlo fare, risposte alternative giuste ed efficaci.
Si ? creata attorno alla famiglia una babele e una selva di leggi, regolamenti e sentenze che non solo ne limitano la funzionalit? ma impediscono il sereno svolgersi della vita familiare, creando intensa conflittualit? tra i coniugi e, nellanimo dei giovani, perplessit?, incertezze, dubbi e in definitiva paura ed ansia nei confronti dellistituto matrimoniale e familiare.
Lo stesso stato e gli stessi giudici che discutono se un padre o una madre possono o no dare uno scappellotto al loro figlio ribelle non sembrano poi curarsi molto delle violenze che giorno dopo giorno, ora dopo ora si abbattono sui minori. Violenze che nascono dallinvadenza e dai condizionamenti della pubblicit?, dallazione diseducativa e lesiva dei mass media e della rete internet, dal capillare spaccio di droga, dalle carenze affettive e cos? via.
Per quanto riguarda i doveri, ogni genitore ha:
dovere di servizio nei confronti dei figli;
dovere alla linearit? e alla coerenza tra ci? che leducatore dice e ci? che fa;
dovere di intraprendere insieme alleducando un cammino comune, lento, faticoso, a volte doloroso, ma che si assume nella consapevolezza di un fine importante;
dovere di una posizione che non pu? essere allo stesso livello delleducando, giacch? la necessit? di essere ascoltati e ubbiditi gli impone comportamenti e atteggiamenti che non devono confonderlo con il figlio.
Il genitore autorevole ha grande forza interiore.
La forza interiore ? fondamentale in mille occasioni della vita: per affrontare i problemi e le mille difficolt? dogni giorno, per vincere i dubbi e le incertezze nelle scelte, per chiarire dentro di s? le istanze interiori, per superare la tristezza e il dolore. Dolore e lutto per la perdita di persone care o che rappresentavano molto per la nostra esistenza. Non ? pensabile, infatti, eliminare dalla vita la perdita delle persone care, come non ? possibile eliminare gli elementi negativi che ci fanno soffrire: la frustrazione per qualcosa a cui si ha diritto e non ci ? accordato; per qualcosa che volevamo o potevamo raggiungere e non abbiamo ottenuto. Non ? possibile, abbiamo detto, ma forse non sarebbe neanche utile. Servono le frustrazioni, per spingere pi? in alto il nostro sguardo, per stimolare le migliori capacit? delluomo, in modo tale da superare noi stessi e le miserie della vita.
Anche le ansie, sono un elemento comune e inalienabile dalla vita. Soltanto una gran forza interiore ci potr? far superare lansia dellattesa, di qualcosa che si desidera o che si vuole raggiungere. Lansia come preoccupazione per le persone che ci sono care.
Cos? come ci vuole una gran forza interiore per vincere le delusioni: per un lavoro che non riusciamo ad ottenere, per qualcosa di noi che gli altri non rispettano, per una bocciatura o per le tante ingiustizie che si incontrano in ogni piega della societ? e che spesso non si possono eliminare o allontanare, per cui bisogna soltanto saperle affrontare. Anche laggressivit? degli altri ? una realt? inalienabile. Non possiamo illuderci che il giovane e poi luomo possano vivere in un Eden fatto solo damore.
Quando i genitori hanno dentro di s? questa forza interiore, possono affrontare serenamente i mille problemi della vita quotidiana e soprattutto possono trasmetterla ai figli. Quando invece prevalgono la fragilit?, la paura, linquietudine, lemotivit?, lautosvalutazione, per cui troppo spesso si pensa di commettere degli errori o di aver fallito, allora diventa veramente difficile essere genitori ma anche trasmettere allaltro qualit? che non si possiedono, caratteristiche che non si hanno.
Il genitore autorevole rispetta profondamente il figlio e sa dargli unequilibrata fiducia
Il genitore autorevole sa rispettare, nel cammino verso la maturit? e lautonomia, la personalit? e individualit?, la libert? di giudizio del figlio. Non abusa della sua fiducia e credulit?. Lo considera importante e ha stima di lui. Ha fiducia nelle sue capacit?, possibilit? e potenzialit?.
Attenzione, per?: non ? fiducia lincoscienza. Non ? fiducia mettere la testa sotto la sabbia come lo struzzo, non vedere il pericolo, il rischio, o le gravi difficolt? in cui noi adulti lasciamo i nostri ragazzi soprattutto adolescenti. Non ? prova di fiducia, dare pi? libert? di quanto un giovane possa utilizzare in maniera corretta, possa essere in grado di gestire.
La gestione della libert? ? difficile e dipende da molti elementi: il tempo da gestire, la maturit? dellindividuo, il luogo in cui bisogna gestirla, le persone che ci aiuteranno e cos? via.
Un genitore autorevole rispetta il figlio, ma sa farsi rispettare.
Il cercare a tutti i costi di essere amici dei figli, nasconde spesso la debolezza di carattere di un genitore. Se per amicizia intendiamo confidenza, dialogo, rispetto, possibilit? di aprirsi allaltro, lamicizia con il figlio ? un bene; ma accanto a questi elementi relazionali deve permanere sempre, da parte del genitore, la funzione di guida e di sostegno morale.
E invece veramente preoccupante lamicizia quando viene a mancare lautorit?. In questi casi il genitore tende a adattarsi al figlio, vivendo le sue stesse esperienze e condividendole, venendo cos? ad assume un artefatto ruolo giovanile. Volendo imitare e conquistare il figlio, rincorre i suoi atteggiamenti pi? moderni e spregiudicati, come il farsi chiamare per nome, dimenticando che ogni et? ha la sua dimensione, la sua bellezza, i suoi doveri.
I genitori oggi esigono talmente poco rispetto per la propria persona che rischiano la stima dei figli. Se si conoscono i propri limiti ci si sente sicuri e si stima la persona che responsabilmente d? quei limiti. In caso contrario nasce linsicurezza e la disistima.
Il rispetto degli altri, soprattutto verso chi ha una funzione pedagogica e quindi di guida, ed in particolare modo dei genitori, degli insegnanti, dei leader, ? essenziale per una buona crescita educativa; quindi ? necessario fare rispettare il proprio ruolo, non ammettendo che sia canzonato o svilito. E giusto fare rispettare la maggiore et? ed esperienza, poich? stimola il minore ad accettare i propri limiti e i ruoli che sono fondamento dogni vivere civile e quindi lo spinge ad impegnarsi e prepararsi ad assumere lui stesso un giorno un ruolo con maggiori onori ma anche con maggiori responsabilit?.
Se il ruolo degli educatori ? svilito, evidentemente questobiettivo non sar? pi? presente nellanimo e nella mente del giovane. Saremo amici, uguali ad altri amici, compagni uguali ad altri compagni. Per qual motivo un ragazzo dovrebbe cercare maggiori responsabilit? ed oneri se questi non hanno alcuna contropartita? Dove pu? trovare la spinta maturativa e il desiderio di abbandonare il ruolo infantile ed adolescenziale trovando negli adulti le stesse caratteristiche degli amici?
Il genitore autorevole ha stima dei figli.
La stima di s? ? elemento indispensabile di sicurezza, gioia, forza interiore; quando qualcuno ha una buona stima di noi ci sentiamo pi? forti, pi? coraggiosi, pi? disponibili a dare e a ricevere, pi? aperti e intraprendenti, pi? ricchi. Quando invece qualcuno, soprattutto le persone a noi pi? care e pi? vicine come i nostri genitori, hanno poca stima nei nostri riguardi, la tristezza, l’inquietudine, l’insicurezza ci assale. Ci sentiamo piccoli e indifesi per cui reagiamo con la chiusura, con l’apatia, con il disinteresse, oppure con aggressivit? verso chi ci ha fatto provare questa sensazione negativa. Il risentimento pu? allargarsi anche ad altre persone, che nulla hanno a che vedere con il nostro stato d’animo ma che sono coinvolte in questa situazione di malessere.
E’ giusto e sacrosanto criticare gli atteggiamenti ed i comportamenti inadeguati o poco consoni al vivere civile, ma bisogna farlo senza “togliere la propria considerazione per il valore della dignit? altrui. In caso contrario l’altro si considerer? un poco di buono, un fallito, un incapace, un essere inutile e spregevole. Sono da evitare, inoltre, l’ironia ed il dileggio: sono molto meglio le critiche costruttive.
E giusto ed ? utile anche confermare, approvare e lodare non solo i buoni risultati ma mettere in evidenza soprattutto gli sforzi di crescita cui possono seguire esiti negativi. Quando un ragazzo simpegna pienamente nello studio o nel lavoro ma, per motivi non dipendenti dalla sua volont?, non riesce a raggiungere i risultati voluti, ? bene che trovi accanto a s?, il cuore dei suoi genitori che lo confortano e lo incoraggiano ad andare avanti, apprezzando il suo impegno e gli sforzi della sua volont?.
I genitori per? non possono limitarsi a dire: Bravo o Sono orgoglioso di te, devono anche fare in modo che lo siano veramente, con il loro impegno, aiuto e abnegazione. Purtroppo ci? spesso manca nei genitori doggi, i quali sono pronti a difendere il proprio figlio con le unghie e con i denti di fronte ad insegnanti e educatori che evidenziano in lui problemi e difficolt? ma poi fanno poco o nulla affinch? egli le superi.
Il genitore autorevole sa dare il giusto spazio alla libert?.
Poich? lautorit? non ? in contrasto con la libert?; anzi, aiuta ad acquisire quella vera, egli ama la libert? e sa che questa ? fondamentale nella crescita e nello sviluppo di qualsiasi essere vivente. Uno dei fini basilari delleducazione ? di fare del bambino un uomo libero. Cio? un individuo padrone di se stesso. Capace di effettuare scelte consapevoli e di assumersi le responsabilit? del suo stato. Libero da condizionamenti, soprattutto interiori e quindi libero da complessi, traumi, conflitti allinterno della propria coscienza e del proprio Io; libero da un eccessivo orgoglio, dalla superbia, dallegoismo; libero di realizzare i valori pi? alti dellumanit?.
Per tali motivi, ? indispensabile che il figlio apprenda a far buon uso di tale libert? operando delle scelte attente e responsabili tra i suoi molteplici desideri mentre deve riuscire a comprendere gradualmente e ad accettare i limiti della propria indipendenza sia nel personale interesse che, responsabilmente, negli interessi della societ?.
Il bambino, quindi, ha bisogno di spazio. Lo spazio fisico gli permette di muoversi, di giocare, di correre, di scoprire, di inventare, di creare; quello psicologico gli permette, mediante delle scelte libere e consapevoli, di cercare, scoprire e trovare nella vita una strada propria, da percorrere insieme a compagni di viaggio che saranno prima i suoi familiari, poi gli amici e quindi, da adulto, la persona da amare e con cui formare una famiglia.
Questo spazio psicologico pu? essere percorso e vissuto meglio e pi? facilmente approfondito se sono accettate ed osservate due condizioni di base.
1. La prima ? che sia proporzionale allet? e allo sviluppo. Un bambino piccolo pu? utilizzare bene uno spazio molto ristretto, fatto inizialmente soltanto dei suoi genitori: si perderebbe o si confonderebbe nel muoversi in uno spazio troppo ampio. Un bambino pi? grande, con pi? esperienza e maturit?, riesce a padroneggiare uno spazio maggiore nel quale fanno parte anche i suoi parenti pi? stretti e poi gli amici del cuore, senza danno, senza inquietudine e ansia. Pertanto, con molta gradualit?, il ragazzo ed il giovane potranno avvicinarsi senza molti problemi anche agli estranei.
2. La seconda ? che questo spazio abbia caratteristiche utili per leducando. E necessario, pertanto, valutare attentamente rischi e benefici dei luoghi psicologici in cui si muove il minore e delle persone che frequenta. Se egli si muove e vive in un ambiente inquinato e quindi a rischio, anche quando avr? buone capacit? di critica, la possibilit? di fare o di farsi del male sar? sempre presente e attuale. Vi sono, nella nostra societ? del benessere, oggi, molti spazi neutri. Spazi in cui non si evidenzia n? una chiara utilit? n? un preciso danno; anche questi ? giusto che siano percorsi ma in maniera molto limitata. Lassenza di finalit? educative di queste realt? e quindi la mancanza di un loro specifico apporto positivo, si traduce lo stesso, se frequentati eccessivamente, in un danno per i minori.
Il genitore autorevole sa dare norme e limiti chiari. Sa essere flessibile ma non elastico.
Poich? il concetto di libert? implica automaticamente quello di responsabilit?, compito delleducatore ? fare in modo che il bambino che sta crescendo e luomo che si sta formando siano responsabili e quindi capaci di controllare i propri istinti, desideri e bisogni senza soffrire eccessivamente per le costrizioni che il mondo reale necessariamente dar?. Un bambino ? libero quando sa utilizzare e mettere al frutto questa libert?, sa rispettare quella degli altri, sa porsi dei limiti, sa accettare i limiti che gli altri gli pongono. E’ libero quando sa chiedere ma nello stesso tempo sa limitare le richieste, sa accontentarsi, riesce a postergare la soddisfazione dei suoi bisogni.
Leducatore autorevole amando la libert? sa che per poterla vivere pienamente essa ha bisogno di limiti, regole e norme ben precise.
Le regole e le norme sono indispensabili per rispettare gli altri e se stessi. Poich? fanno parte di un progetto educativo globale, che i genitori e gli educatori vogliono far percorrere alleducando, essi variano notevolmente in base all’et?, alle qualit?, alle caratteristiche di questultimo e dellambiente che lo circonda.
Il bambino deve sapere con chiarezza e certezza, ci? che ? giusto fare e ci? che non ? giusto. Distinguere ci? che ? possibile, da ci? che non lo ?. Ci? che ? bene da ci? che ? male. Ci? che ? utile a lui, alla famiglia, ai genitori, alla societ? da ci? che non lo ?. Ci? che ? indifferente, quindi n? utile n? inutile, da ci? che ? dannoso, quanto ? dannoso e perch? ? dannoso.
Poich? ? bene che leducando sappia distinguere esattamente ci? che pu? fare da ci? che non pu? fare, ci? che gli ? utile da ci? che non lo ?, ci? che ? giusto da ci? che ? sbagliato, sono necessari dei s? chiari, precisi e definitivi ma anche dei no, altrettanto netti e chiari, anche se detti con amorevolezza e gentilezza.
Dei no, che abbiano il valore di un limite, di una norma, e quindi non si modifichino solo perch? il figlio piange o protesta energicamente ma, eventualmente, siano adattati, in base alle circostanze e alla maturit? di lui, con la giusta flessibilit?.
Bisogna invece evitare di esser elastici; cosicch? una norma possa essere interpretata in modo eccessivamente difforme o possa essere sconvolta nella sua interpretazione; quindi le regole, le norme, le indicazioni, devono essere fatte rispettare senza rigidit? eccessiva, ma anche senza troppa elasticit? che le renderebbe povere, non congruenti e ne svilirebbe il contenuto.
Se diciamo ad un figlio adolescente di ritornare a casa alle otto, ci? non significa che alle otto e un minuto, debba scattare la punizione, il rimprovero, o la reprimenda. Ma ? altrettanto utile per? stimolarlo alla puntualit? e sostanziale accettazione e rispetto della norma, per cui non ? accettabile, che il figlio si presenti mezzora o unora pi? tardi, perch? questo significherebbe stravolgere lindicazione data, non abituarsi alla puntualit?, alla lealt?, alla coerenza.
Questi no non dovrebbero essere numerosi. Ci? per permettere alleducando ampie possibilit? di scoperte, di scelte e lassunzione graduale di sempre maggiori responsabilit?.
Un sano ed equilibrato rapporto educativo ? possibile solo se, il genitore autorevole ? sostenuto e confortato dallambiente familiare e sociale che lo circonda. Quando questo non avviene, per cui laltro coniuge, gli altri educatori o lambiente sociale in cui la famiglia vive, tendono a svilire, svalutare o peggio contrastare una linea educativa autorevole, diventa estremamente difficile ottenere lubbidienza o proporre norme e limiti. Come conseguenza di ci? ritroviamo o una frattura del rapporto con i figli, con il coniuge e gli altri educatori o, quel che ? peggio, un abbandono dellimpegno educativo che si traduce in un aumento della vasta schiera dei genitori assenti o permissivi.
L’altro genitore, familiare o gli altri adulti dovrebbero fare proprie queste norme e aiutare i minori a rispettarle, in modo tale che possano tradursi in punti fermi, in paletti entro cui essi possano muoversi liberamente, sapendo di agire bene e correttamente, sia nei confronti di se stesso che verso gli altri. Quando queste circostanze si verificano i limiti e le norme potrebbero essere molto pochi ed essere necessarie soltanto nella fase iniziale del processo educativo; successivamente potrebbero scomparire quasi completamente, perch? gi? interiorizzati dal soggetto e incarnati in tutti i suoi comportamenti.
Ci? attualmente ? molto difficile da ottenere, giacch? il ventaglio degli atteggiamenti da parte dei genitori e degli educatori non solo ? troppo ampio e confuso, ma soprattutto ? spostato nettamente in senso permissivo, conseguentemente non si riesce a trovare nellambiente sociale, ma spesso anche in quello familiare, un atteggiamento educativo uniforme che giustifichi e sostenga limiti e norme.
Il no pu? e deve nascere quando la richiesta pu? comportare per il figlio una situazione di reale rischio fisico, morale o sociale. Questa condizione ? la pi? facilmente compresa e accettata dal minore. Pi? difficile da comprendere, e quindi da accettare, ? la necessit? di portare avanti un progetto formativo che sviluppi le varie capacit? e potenzialit? del minore.
Se, per esempio, diciamo ad un giovane che siamo contenti che vada ogni tanto ad una festa, difficilmente potr? capire il perch? molte feste non sono utili. Se una festa ? un bene, tante feste dovrebbero essere ancora meglio. E difficile che comprenda, e forse non ? neanche il caso di spiegarlo, che il nostro scopo ? anche quello di aiutarlo a conservare il piacere del nuovo, del diverso, delleccezionale, del bello, del meraviglioso, della scoperta, facendo in modo che non sia banalizzata la festa.
E difficile che il giovane riesca a capire che una limitazione o un ostacolo al desiderio, esalta loggetto del desiderio stesso, lo rende ancora pi? bello, pi? splendido, lo fa gustare ancora di pi?; com? difficile che riesca a capire che ci sono delle limitazioni che servono a sviluppare la sua volont?, a forgiare il suo carattere o a dare stimoli allautonomia e allindipendenza. Le limitazioni, infatti, se non sono eccessive, rafforzano e danno maggiore grinta allessere umano, lo aiutano a crescere ed a porsi su un piano di maggiore consapevolezza, liberandolo dalle dipendenze infantili.
I no vanno se possibile spiegati alleducando, pur sapendo che non sempre egli ? in grado di capire o di accettare le motivazioni. A volte non ? in grado di capire per motivi legati allet? o allimmaturit?. La differenza tra il bene e il male, tra il giusto e lingiusto, tra il bello ed il brutto, tra il vero e il falso si conquista gradualmente negli anni. Altre volte ? difficile per leducando capire in quanto si trova in una situazione ed in un ruolo in cui gli sfugge la complessit? del progetto formativo dei genitori. Dal suo punto di vista, i nostri scopi appaiono troppo lontani, indefiniti, oscuri.
In altri casi, i nostri obiettivi e valori si scontrano con quelli di una societ? che n? priva o porta avanti esigenze e bisogni opposti a quelli utili e necessari ad una sana educazione. Questincomprensione non deve limitare e bloccare il nostro agire, per tale motivo nonostante ci?, dobbiamo ugualmente porli e farli rispettare. Se io dico ad un bambino piccolo che non ha ancora avuto la dolorosa esperienza della scottatura, che il fuoco brucia e che pu? farsi del male, il bambino non capir? o capir? solo parzialmente che il fuoco ? pericoloso. Fargli fare l’esperienza del fuoco che fa male e che brucia potr? s? essere una lezione, ma questa lezione potrebbe lasciare indelebili cicatrici! Lo stesso avviene se mettiamo dei limiti al tempo libero di un adolescente. Difficilmente questi potr? capirne lo scopo, o gli scopi dell’educatore come quelli di evitare rischi inutili, aiutarlo a concentrare la sua attenzione sugli impegni e non solo sulle attivit? piacevoli, stimolare la sua crescita, responsabilit?, condurlo a valorizzare gli elementi piacevoli della vita evitando quindi di banalizzare gli incontri, le feste, lamore, il sesso.
Un genitore autorevole incarna i valori che propone.
Lautorit? educativa si evidenzia non solo nel proporre princ?pi etici, religiosi o sociali, ma anche e soprattutto nellincarnare tali valori. Ad esempio ci? che un educatore dice riguardo allonest? ? importante, ma se dimostra, anche nelle piccole occasioni dessere onesto ? molto meglio. C? sempre uno scarto tra princ?pi e valori che si propongono e quelli che si riesce a vivere concretamente, ma non vi ? dubbio che quanto pi? questo scarto ? ridotto, tanto meglio e pi? profondamente si riesce a seminarli e farli crescere nellanimo di un giovane.
Il genitore autorevole ? anche una persona matura e saggia.
Essere maturi significa aver fatto un percorso di vita, che rende possibile capire gli altri, farsi capire dagli altri, essere capaci di guida, di ascolto e di conforto, poich? si ? pervenuti ad un buon livello di crescita e d’integrazione tra le varie componenti della personalit?. La saggezza ? invece, una ricchezza interiore che ci permette di dare la nostra esperienza, il nostro sostegno, consiglio e incoraggiamento nei modi e nei tempi pi? opportuni. Queste doti facilitano i processi didentificazione, ma anche di confronto, quando ? necessario.
I nostri giovani che stanno molte ore con gli altri coetanei, con questi potranno sicuramente giocare e divertirsi, ma il confronto ? parziale e limitante, giacch? si ritrovano tra persone che hanno problemi, esigenze, livelli di maturazione molto simili. Per tale motivo, i coetanei difficilmente potranno essere guida efficace, fonte desperienza, sostegno ed identificazione. Queste qualit? si possono soltanto ritrovare in un adulto maturo, responsabile e saggio.
Un genitore autorevole non ha bisogno della violenza per farsi ubbidire e per affermare le proprie idee.
Basta poco alla persona autorevole per farsi ubbidire. Il rispetto, il fascino, la fiducia, la serenit?, lautorit? che emana, la capacit? di essere comprensive e ferme nello stesso tempo, permette a queste persone di ottenere obbedienza senza bisogno di utilizzare la violenza e limitando al massimo le punizioni, i ricatti, le minacce. Spesso esse non hanno bisogno neanche di alzare la voce per ottenere quanto richiesto.
I genitori autorevoli non hanno paura del figlio.
I genitori psicologicamente pi? labili, emotivamente pi? fragili, spesso hanno paura dei comportamenti aggressivi e distruttivi del figlio, per cui sono costretti a subire continui ricatti. Le minacce possono essere esplicite: Se non mi concedi questo vado via di casa, non ti parlo pi?, mi metto a gridare, non studio, non vado a scuola, non mangio; oppure, il pi? spesso, implicite mediante lutilizzazione di comportamenti e datteggiamenti con i quali lesperienza gli ha dimostrato che pu? ottenere quanto desiderato.
In tutti i casi cedere significa incamminarsi in una strada fatta di concessioni in seguito a continue pressioni e ricatti. Un buon genitore dovrebbe riuscire, anche con notevole sacrificio e sofferenza, a respingere ogni tentativo di questo genere.
Un genitore autorevole infligge punizioni giuste, equilibrate e limitate nel tempo.
Per quanto riguarda le punizioni ? unillusione tragica il pensare che si pu? non usarle mai nelleducazione dun bambino, dun giovane o dun adulto. In ogni caso se vi sono dei limiti e delle norme da far rispettare, ? indispensabile che chi non li rispetta nonostante li conosca e sia maturo per farlo, ne paghi le conseguenze; anche perch? la punizione, se ? giusta e non ecces-siva, ristabilisce lequilibrio e controbilanciando la mancanza; essa pertanto evita sensi di colpa e dindegnit? nei minori come negli adulti e aggressivit? repressa nelleducatore.
La persona saggia e autorevole sa per? che le punizioni sono necessarie solo se leducando
ha la consapevolezza della mancanza fatta, ed ? in grado di controllare efficacemente le proprie azioni; quindi non ha senso castigare i bambini piccoli se ancora non hanno raggiunto la consapevolezza dei loro comportamenti o se non possono averne il controllo. Se un bambino maneggia ancora in maniera maldestra gli oggetti, non ? sicuramente colpevole se lascia cadere e, quindi, rompe qualcosa che, incautamente, gli abbiamo lasciato tra le mani.
In questo caso i responsabili siamo noi e non lui; se non v? ancora il concetto di propriet?, che matura dopo i tre – quattro anni, non vi pu? essere una punizione per furto. Lo stesso vale per le bugie di un bambino negli anni della prima infanzia, periodo in cui ancora la fantasia si confonde con la realt?. In questi casi ? giusto soltanto un richiamo e un lieve rimprovero, per iniziare a far comprendere, accettare e far propri gradualmente i principi e i valori etici. N? ha senso la punizione quando il soggetto non aveva alcuna volont? di eludere la norma o la richiesta. Ad esempio quando il fatto ? avvenuto per il verificarsi di un evento occasionale. Io avevo fatto di tutto per tornare in orario ma un guasto (reale!) alla macchina me lha impedito. Come ? giusto perdonare o trattare benevolmente ununica mancanza, mentre ? corretto essere pi? severi quando la mancanza si ripete: Errare humanum est, perseverare diabolicum.
Per essere giusta ed efficace la punizione deve inserirsi in un disegno educativo sereno e lineare, non dovrebbe nascere dallo sfogo di un malumore, da un momento di collera, n? da paure o ansie immotivate delleducatore.
Le punizioni date in un momento immediatamente successivo alla colpa sono meglio collegate a questa. Se un genitore castiga troppo frequentemente o impone punizioni eccessive, quasi sicuramente troveremo qualcosa che non va nelle sue capacit? educative o nello sviluppo del bambino. Quando un genitore ? autorevole e la sua linea educativa ? chiara, precisa e ferma, questevenienza si presenter? raramente.
Se, ad esempio si ? dato un orario ben preciso, si ? spiegato il motivo per cui ? necessaria la puntualit? ed ? chiara anche leventuale punizione, il bambino, il ragazzo, il giovane ha tutti gli elementi per controllare i suoi comportamenti. Sa che cosa deve fare, perch? deve farlo e qual ? leventuale punizione. Conosce anche in positivo, laccettazione dei genitori e lo spazio che ha a disposizione. I miei genitori sono contenti che io esca, perci? ? una cosa buona uscire, ? bello parlare e divertirsi con gli amici in modo sano e costruttivo. La certezza e la chiarezza dei diritti, come delle norme, dei limiti e delle pene, fa diminuire notevolmente il numero delle infrazioni.
Ci? sanno bene i nostri amici giuristi.
Invece, il non conoscere i propri diritti o il sottostare a pene aleatorie scritte solo sui codici ma raramente applicate, fa aumentare notevolmente il numero e la gravit? dei reati e porta a comportamenti sempre pi? devianti e deviati. Per tale motivo, un rimprovero chiaro, netto o un piccolo castigo applicato senza tentennamenti o marce indietro, nel momento opportuno, evita mille rimbrotti, rimproveri e castighi notevolmente pi? gravi e numerosi in futuro.
Lultima cosa che vogliamo dire a questo riguardo ? di non utilizzare, se non raramente e in situazioni eccezionali, le armi affettive con le quali gli educatori cercano di ottenere qualcosa o di infliggere una punizione stimolando il senso di colpa. Se tu fai questo mi fai soffrire, morire, dispiacere, mi fai stare male, uccidi tua madre. Le armi affettive tendono a provocare disagio interiore, ansia, sensi di colpa che possono accentuare piuttosto che risolvere i problemi di comportamento.
Dove stanno i padri autorevoli?
Gi? da qualche anno, sempre pi? frequentemente gli psicologi, i sociologi, i pedagogisti, esprimono a gran voce, dopo ogni segno di follia giovanile, la necessit? che i genitori, soprattutto i padri, seguano i figli con autorevolezza.
A.A.A. Padri autorevoli cercasi ? lappello che viene costantemente ma invano lanciato, anche perch? sembra che di questi genitori o padri autorevoli ne sia scomparsa ogni traccia. Purtroppo se non sono evidenziate e risolte le cause che portano a questa quasi estinzione, pensiamo che lappello continuer? a cadere costantemente nel vuoto.
A.A.A. Padri autorevoli cercasi, dovrebbe trasformarsi in A.A.A. Societ? responsabile, attenta e coerente cercasi. Chi se non una societ? responsabile e attenta potrebbe dar vita a padri ed educatori autorevoli? La loro scomparsa ? stata provocata da una serie dinterventi assolutamente irresponsabili da parte di molti settori di quella stessa societ? che adesso, nei momenti in cui avverte pi? intensa la crisi delle giovani generazioni, li richiede a gran voce.
Per troppi decenni in maniera massiccia, da parte dei legislatori, dei mass – media, dei politici e degli stessi sociologi, psicologi e pedagogisti che adesso richiedono a gran voce padri autorevoli, le caratteristiche sopra descritte sono state tradotte e presentate in maniera negativa.
COME SI DISTRUGGE LAUTOREVOLEZZA
La maturit? e la saggezza sono state viste come saccenteria e vecchiaia.
Gli atteggiamenti responsabili, come interventi fuori del tempo e della storia, lontani dalla realt? del 2000.
La serenit? ? stata vista come freddezza, insipienza e noia.
La virilit? nei comportamenti come maschilismo ed oscurantismo.
La linearit? come rigido militarismo.
I limiti e le norme come offesa alla libert? e ai sacrosanti diritti individuali e collettivi. Per carit? non irreggimentiamo i nostri giovani, non li facciamo diventare come dei soldatini, ? stato per anni il ritornello degli specialisti di turno.
La coerenza e la fermezza sono state viste come autoritarismo, aggressivit?, dittatura del padre padrone; quindi, se i figli ubbidiscono, sono visti come delle marionette in mano ai loro genitori tiranni; se non lo fanno, ne hanno molti buoni motivi.
Sia che venisse dai professori, dai politici o dai genitori, ogni atteggiamento che chiedeva responsabilit?, attenzione, coerenza ? stato bollato di autoritarismo.
Le punizioni come gratuita violenza esercitata sui minori.
Sappiamo per certo invece e non da ora, ma dallinizio dei tempi, che lunire laffetto, la dolcezza, la sensibilit?, la tenerezza, alla fermezza e alla sicurezza, non ? un controsenso.
E ci? che ogni buon genitore ha fatto, ogni genitore pu? fare, deve fare. Non facciamo quindi mancare ci? che ? indispensabile: non facciamo mancare dei genitori e degli educatori autorevoli accanto ad ogni bambino, cos? come accanto ad ogni giovane.
Tratto dal libro “L’educazione negata” di Emidio Tribulato. Per richiedere questo libro clicca qui.