
26 Mar Il dialogo genitori – figli
Un buon genitore ? capace di instaurare un dialogo efficace.
La comunicazione ? elemento fondamentale per lo sviluppo e la vita relazionale di moltissimi animali, ma soprattutto delluomo. Possiamo tranquillamente affermare che la nostra umanit? genetica avr? il suo naturale sviluppo e acquister? completezza, solo e in quanto qualcuno avr? comunicato con noi in modo efficace.
Per le madri pi? sensibili, pi? disponibili, pi? attente, pi? rilassate, pi? disposte alla relazione, la comunicazione con il proprio piccolo nasce gi? durante la gravidanza.
La presenza del figlio nellutero materno, avvertita ancor prima dei movimenti del bambino stesso, come presenza di un altro, di altro da s?, ma connesso intimamente con il s? materno, porta istintivamente al dialogo, alla comunicazione, allintesa e al rapporto tra la madre ed il bambino. Rapporto, intesa e comunicazione che si perfezionano e si completano nel momento in cui il nuovo essere umano fa sentire la sua presenza, con i movimenti del corpo. Molte mamme e padri reagiscono a queste sollecitazioni del figlio con toccamenti e carezze dati al bambino attraverso laddome. In tal modo comunicano le loro emozioni: la gioia nellavvertire la sua presenza, il piacere di quellintesa e attesa.
Ma questa comunicazione si completa e diventa molto pi? intensa, dopo la nascita. Attraverso le espressioni emozionali del viso, con significato di piacere, gioia, rabbia, dolore, disappunto, desiderio, ricerca, il bambino comunica alla madre i suoi bisogni, e non solo.
I bisogni di base del bambino li conosciamo molto bene: pulizia, cibo, calore, affetto, attenzione. Ma vi sono dei bisogni che dovrebbero essere altrettanto evidenti, ma che purtroppo, a volte, dimentichiamo: bisogno di dialogo, serenit?, equilibrio, protezione; e ancora stimoli per lo sviluppo: stimoli per il linguaggio, per la motilit?, laffettivit?, la volont?, ecc..
Il bambino non chiede soltanto, ma cerca di soddisfare i bisogni dei genitori o di chi si prende cura di lui con amore. Per tale motivo d? generosamente amore, piacere, dialogo ed altre forme di gratificazioni. Fa ci? attraverso la modulazione delle espressioni del viso come il sorriso; attraverso le sue mani: le carezze i toccamenti i gesti; con la sua bocca, mediante i baci e le espressioni verbali.
In tal modo si ristabilisce un equilibrio tra ci? che si chiede e ci? che si d? e lo scambio diventa paritario. Come conseguenza di ci? vi ? un benessere e un attaccamento reciproco, ed un vincolo emotivo stabile nel tempo.
Quando questo non avviene, quando lintesa non si manifesta e lo scambio non si attua, pu? succedere quanto descritto da diversi autori: vi ? un evitamento degli sguardi, ma anche dei toccamenti, degli abbracci dei sorrisi, con conseguente allontanamento e disagio reciproco. Disagio che pu? sfociare nella madre in ansia, depressione o aggressivit? manifesta verso il piccolo.
Il bambino supera il trauma iniziale della nascita, la paura nei confronti del mondo e degli altri, la tentazione a chiudersi in se stesso, attraverso il dialogo. Sono, infatti, le persone che laccolgono al mondo, soprattutto i suoi genitori e gli altri familiari che, con le loro attenzioni, con le carezze e con i baci, gli fanno avvertire di essere bene accolto. Gli fanno sentire con il loro amore che il mondo gli vuole bene, che il mondo ? una cosa buona perch? ricco di calore e di disponibilit? nei suoi confronti. Quando i genitori, infatti, non riescono a comunicare al bambino attraverso i gesti e le parole il senso caldo dellaccoglienza, dellaffetto, della disponibilit?, hanno il sopravvento la tristezza e la paura iniziale che lo possono spingere verso la chiusura e la depressione.
In un secondo tempo, sar? sempre il dialogo che permetter? al bambino di crescere e maturare sia nel linguaggio sia nelle capacit? intellettive e cognitive. Sar? mediante un continuo scambio di esperienze e di valori che in lui si svilupper? il senso morale.
Quindi laprirsi alla vita, la sua crescita e maturazione verr? solo se avr? accanto a s? dei genitori o in ogni caso esseri umani che si pongono nei suoi confronti in un rapporto dialogico stabile e continuo di maternit? o paternit?. Pur tuttavia, oltre che dei genitori avr? bisogno, per la sua crescita, di altre figure che gradualmente si aggiungeranno, ma non potranno sostituire le prime: i nonni, i fratelli, gli zii, i parenti e poi gli amici, gli insegnanti e infine i conoscenti. Tutti si dovranno rapportare con lui mediante un dialogo efficace.
LA COMUNICAZIONE MATERNA
La comunicazione ? efficace solo se avviene in un certo momento e con certe caratteristiche. Non pu? essere postergato ci? che deve avvenire in una certa fase della sua vita. Alla nascita, ad esempio, ? fondamentale un rapporto empatico tra madre e figlio. Un rapporto fatto pi? demozioni che di parole, da parte di una donna capace di non farsi trascinare dalla fretta e dalla convulsa vita moderna, ma in grado di mettersi in ascolto delle sensazioni, dei pensieri, delle emozioni dellanimo del bambino. Una donna, quindi, capace di mettere il proprio cuore accanto a quello del figlio, per capirlo e amarlo prima di tutto, dando delle risposte verbali e non verbali, affettivamente e razionalmente valide. Il bambino come tutti i cuccioli ha un gran bisogno della presenza della madre che lo coccoli, labbracci, lo culli, lo rassicuri, lo tenga vicino, come ha bisogno che qualcuno comunichi con lui, gli parli, laiuti ad allontanare con la sua confortevole realt? la paura del buio e del mistero.
La comunicazione materna dovrebbe essere calda, dolce, ricca di sentimenti amorosi e di vezzeggiamenti affettuosi, in modo tale da dare al bambino il senso della tenerezza, della sicurezza e dellaccoglienza. Dovrebbe inoltre poter sviluppare nel figlio quel ventaglio di sentimenti e di emozioni che ci rendono sensibili alle sofferenze altrui, partecipi delle difficolt? e dei problemi di chi ci circonda, disponibili allaiuto a al sostegno reciproco.
La comunicazione materna inoltre cos? ricca delementi verbali dovrebbe poter trasmettere ai figli i bisogni, la storia, i valori e la cultura delle generazioni che ci hanno preceduto.
Il pianto ? il primo mezzo di comunicazione del bambino, vi saranno poi altri strumenti di comunicazione pi? efficaci come i gesti, le espressioni del viso, le parole.
Attraverso il pianto il bambino comunica la fame o la sete, la sofferenza fisica e quella psicologica. La comunicazione che sottost? al pianto dovrebbe essere decodificata abbastanza facilmente da una madre capace e serena. In genere una buona madre capisce il suo bambino anche perch? ? gi? da vari mesi, molto prima che nasca, in comunicazione con lui.
Una madre attenta e consapevole, infatti, sa entrare in empatia con il suo bambino, regredisce e comprende come se fosse lei stessa piccola come lui, per cui la risposta pu? essere la migliore possibile, la pi? pronta, la pi? efficace e coerente.
Eppure nella nostra civilt? della comunicazione molte madri non sembrano capire i bisogni del loro bambino, neanche quando questi bisogni sono espressi in modo chiaro ed esplicito, perci? le risposte sono spesso non coerenti con le richieste, contrastanti, molteplici, ricche dansia, ed in definitiva poco consone al problema e quindi poco produttive. Queste madri si comportano come quei cacciatori che sparano a tutto ci? che si muove senza colpire mai il bersaglio giusto.
Perch? una madre pu? non capire?
Limmaturit?.
Non aver raggiunto la maturit? per essere madre, pu? essere un motivo. Limmaturit? pu? essere causata da uneccessiva giovinezza, da problemi psicoaffettivi che bloccano o fanno tardare lo sviluppo psicologico, da mancanza di esperienze e conoscenze dellanimo dei piccoli; anche nel mondo degli animali la femmina che diventa madre troppo giovane, o che non ha avuto le indispensabili esperienze e conoscenze da parte dei genitori e o degli altri animali del branco, spesso non riesce ad essere una buona madre, e quindi non riesce a capire e soddisfare i bisogni della prole.
Non avere la serenit? necessaria per mettersi in ascolto e per entrare in empatia.
Anche questo dato si pu? ricavare dallo studio del comportamento animale. Quelli di loro, che subiscono notevoli stress perch? catturati, che vivono in gabbia o sono inseriti al di fuori del loro ambiente naturale, non sono nelle condizioni migliori per allevare i loro cuccioli.
La mancanza di serenit? negli esseri umani, pu? nascere da problematiche inconsce
non risolte, da carenze affettive, da esperienze infantili traumatizzanti o da problemi relazionali attuali che possono riconoscere come causa i dissidi o le difficolt? di intesa con il coniuge, i figli, gli altri parenti, i vicini.
I problemi o le necessit? lavorative.
Un eccesso di problemi e dimpegni pu? causare nella madre difficolt? nella comunicazione con i figli, a causa della focalizzazione del pensiero e dellattenzione sulle attivit? e problemi connessi con il mondo del lavoro: contrasti con il datore di lavoro o con i colleghi, doveri cui far fronte, rendimento, qualit? e quantit? del lavoro da garantire, paura del licenziamento.
Scarsit? di aiuto esterno nellallevamento dei figli.
La scarsit? o la mancanza di sostegni esterni, che dovrebbero proteggere e aiutare la madre che ha partorito e che affronta, soprattutto per le prime volte, il rapporto con un bambino piccolo, pu? portare a difficolt? nella relazione. Gli apporti esterni di tipo affettivo e culturale, sono indispensabili alla giovane madre in quanto la rendono capace, disponibile e pronta alla comunione e allintesa, con il proprio bambino. Questi apporti dovrebbero venire da parte di un marito comprensivo, affettuoso, ma anche sereno e sicuro di se; cos? come anche da parte dei genitori, specie della propria madre, ci si aspetterebbe una presenza rassicurante, una guida serena, uno scambio prezioso di esperienze.
Nella nostra societ?, che vive convulsamente anche i rapporti pi? basilari e teneri, manca spesso lapporto del marito a causa degli orari di lavoro rigidi o prolungati, come ? carente il sostegno dei genitori dorigine, reso problematico a causa della loro lontananza fisica: spesso ciascuna delle due famiglie abita nella parte opposta della citt? o in una citt? diversa.
Si assiste, inoltre, al progressivo deterioramento dellintesa e dellaiuto tra le varie generazioni, che sarebbero invece importanti nella famiglia umana. Cos? come i giovani snobbano e rimangono lontani ed indifferenti nei confronti dei genitori per anni, a loro volta questi non si sentono coinvolti, come avveniva nelle famiglie molto unite, nellaiuto e nel sostegno alle giovani coppie. Se poco si d?, poco si ha.
Mancanza o scarsa abitudine allascolto profondo.
Ci?, nella nostra civilt?, ? spesso dovuto alla quantit? e qualit? di informazioni cui fin dalla pi? tenera et? le giovani generazioni vengono sottoposte. Molto spesso le informazioni, numericamente eccessive, si sovrappongono luna allaltra nella coscienza senza che lascoltatore abbia il tempo di analizzarle e sottoporle a critica efficace. Inoltre, troppo intense, grossolane e superficiali nella loro qualit?, non sono in grado di sviluppare le capacit? di ascolto e di comunicazione delicate, sottili e profonde, necessarie per lascolto emozionale di un bambino piccolo.
Le conseguenze del mancato ascolto.
Le conseguenze che si hanno quando un bambino piccolo non viene ascoltato o non si risponde in maniera corretta ai suoi bisogni ed esigenze, sono numerose.
Si va da una maggiore irritabilit? e quindi un aumento del pianto e delle manifestazioni di insofferenza, alla chiusura, alla depressione, allapatia o a disturbi psicologici di varia natura e gravit?. Come hanno dimostrato varie ricerche, anche i cuccioli degli animali, se non capiti dalla madre, rifiutano il cibo, diventano irritabili, aggressivi o nei casi pi? gravi si lasciano morire. Lattaccamento ed il dialogo profondo madre – bambino ? pertanto essenziale alla crescita sana e vigorosa di ogni essere complesso che si affaccia alla vita.
LA COMUNICAZIONE PATERNA
Accanto alla comunicazione materna ? da sottolineare quella paterna molto spesso misconosciuta, ma ricca di grandi valenze educative.
La comunicazione paterna ? diversa nello stile: pi? asciutta, lineare, sostanziale, va diritta allo scopo. E diversa nellutilizzazione degli strumenti: luso del linguaggio ? pi? scarno, meno ricco e variegato, rispetto a quello della madre, ma pi? sostanziale. I messaggi sono spesso trasmessi mediante luso di gesti, comportamenti, esempi da imitare.
E diversa negli scopi e negli obiettivi. Il padre stimola soprattutto allazione, allintraprendenza, alle attivit? competitive. Guida nella ricerca dellessenzialit? sia nellesame dei problemi che delle situazioni. Cerca di sviluppare nei figli il coraggio, la lealt?, la coerenza, la determinazione, il senso dellonore. Stimola il figlio alla necessit? di ubbidire alle regole e norme sociali e familiari.
Il padre, inoltre, vuol far partecipe il figlio di necessit? fondamentali per un essere umano, come il controllo delle emozioni, attraverso luso della razionalit? e la necessit? del sacrificio; amplia la sua visione ristretta ai bisogni attuali con la comprensione delle esperienze del passato e le necessit? future; infine lo allena e gli d? gli strumenti necessari per raggiungere quella forza interiore indispensabile ad affrontare le frustrazioni e le difficolt? della vita.
La persona che comunica.
La persona che comunica ? fondamentale, per lefficacia della comunicazione stessa. Nei primi anni del suo sviluppo, una richiesta e uno stimolo proposti dalla mamma e dal pap? avranno una valenza diversa rispetto a quello di altre persone, sia pure di altri familiari come i nonni, gli zii o altri parenti. Sicuramente molto diversa da quelle proposte da una persona estranea o da altri operatori.
E fondamentale, infatti, nellacquisizione di un comportamento il legame affettivo sottostante e la continuit? del rapporto stabilito con il bambino.
Gli strumenti utilizzati per la comunicazione sono diversi.
Lessere umano accetta e ama tutti i mezzi di comunicazione: le parole, i gesti, i comportamenti, ma, a seconda del suo sviluppo, avr? pi? bisogno di un certo tipo di comunicazione rispetto ad un altro; quindi nel tempo cambiano gli attori primari della comunicazione o se naggiungono altri. Cambiano i mezzi di dialogo o altri se naggiungeranno. Cambiano i contenuti e gli obiettivi.
Tratto dal libro “L’educazione negata” di Emidio Tribulato. Per richiedere questo libro clicca qui.