Il ruolo dei nonni nell’educazione dei minori

Il ruolo dei nonni nell’educazione dei minori

 

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Chi sono i nonni? Sono delle persone che, nel pieno della loro maturit?, ma oggi spesso decisamente anziani, offrono la loro casa, aprano la loro vita, propongono i loro pensieri, la propria esperienza, la propria saggezza, il loro amore, alla parte pi? fragile, pi? bisognosa e tenera dell’umanit?: a bambini con cui vi ? un intenso legame d’amore, ai loro nipotini. Essi hanno, nell’educazione dei bambini, un ruolo diverso anche se complementare a quello dei genitori.

La persona matura si distingue nettamente dal giovane in quanto ? capace di riscoprire e vivere alcuni valori e realt? che quest’ultimo tende a sottovalutare. Ad esempio, il valore dell’essere pi? che dell’avere. Il valore della persona pi? che dell’oggetto. Dell’amicizia e del dialogo finalizzato allo stare bene insieme, piuttosto che un rapporto finalizzato ad obiettivi economici e di potere.

Il giovane impegnato a costruire il suo futuro, quello dei suoi cari e della societ?, tende ad essere proiettato all’avere: una casa, dei soldi, una famiglia, degli amici influenti e potenti. Questi sono spesso i suoi obiettivi, i suoi crucci, le sue gioie pi? intense. La persona matura riscopre l’importanza della parte pi? intima dell’essere umano e dello spirito che l’anima.  Riscopre il piacere dell’armonia con il proprio Io interiore, con la natura e con il mondo. 

Scopre, nel rapporto con i bambini, che non sono cos? importanti gli oggetti quanto il modo di vivere un rapporto, una realt?. Per cui i discorsi, le favole, i racconti del passato, le esperienze, i consigli, diventano i suoi doni pi? belli e preziosi.

Nel rapporto con gli adulti scopre che ? bello sorridere e ricevere un sorriso, pi? che avere qualcosa e ricevere qualcosa. Scopre che gli altri non sono dei concorrenti, dei rivali, ma possono essere degli amici con cui fare lunghe chiacchierate, appassionate partite a carte o a bocce. Scopre che l’amore e la sessualit? sono fatti soprattutto di sentimenti ed emozioni.

Per il giovane il tempo ? qualcosa da utilizzare affannosamente per ottenere denaro, per godere, per correre, per cercare, per arraffare. Per la persona matura, il tempo diventa qualcosa da vivere. Vivere la luce e il tepore del sole quando d’inverno fa capolino tra le nubi minacciose. Vivere un’alba o un tramonto. Vivere le amicizie, gli affetti, un viaggio.

Il tempo diventa una realt? da donare: “ Faccio questo per i miei figli perch? loro non hanno tempo.” La spesa, la cura dei nipoti, andare dal medico, all’ufficio postale, diventano un dono fatto per qualcuno che si ama. Il tempo diventa qualcosa da assaporare, da gustare lentamente per evitare che fugga troppo presto, che troppo presto svanisca. I viaggi e le gite, in quanto apportatori di nuove esperienze ed amicizie, rallentano il trascorrere del tempo e lo riportano ad una condizione in cui ? possibile goderlo pienamente.

Anche lo spazio ? vissuto in maniera diversa nell’et? matura.

 I bambini, poich? lo scoprono per la prima volta, vi danno caratteristiche e valore particolare. Per la loro fantasia anche un piccolo anonimo spazio pu? racchiudere tutto un mondo. Un angolo della loro stanzetta, del cortile o del balcone di casa pu? diventare un palazzo, un giardino immenso, un castello, una foresta incantata, un luogo in cui trovano posto e si muovono mille personaggi e splendide avventure.

Per il giovane lo spazio ? un nemico da eliminare, da cancellare, da conquistare, in quanto contrasta con la sua sete d’azione, di movimento, di presenza immediata, nei vari luoghi in cui vorrebbe contemporaneamente e freneticamente trovarsi.

La persona matura lo riscopre nella sua giusta dimensione. Lo spazio diventa qualcosa da percorrere lentamente per osservare, per scoprire angoli dimenticati, per rinverdire e assaporare ricordi.

Tutto ci? rende gli anziani particolarmente preziosi per degli esseri in formazione come i bambini, gli adolescenti ed i giovani, in quanto i nonni permettono loro di vedere ci? che non riescono ancora a vedere; di scoprire ci? che non riescono ancora a scoprire; di conoscere ci? che ancora non conoscono.

I nonni non hanno bisogno di imporre con la forza le loro idee, la loro volont? e autorit?.  L’autorevolezza ? scavata nei loro occhi profondi e nelle rughe del volto, ? nella voce serena che ha la capacit? di scolpire nei cuori immagini, riflessioni, ricordi, testimonianze, pensieri.

Con i nipotini sono pi? tolleranti di quanto non lo siano i genitori; questo non significa viziarli ma permettere loro di vivere una dimensione diversa; significa dare loro una valvola di sfogo che suscettibile di migliorare il rapporto con i genitori. 

Dicevamo che oggi, purtroppo, i nonni spesso sono decisamente anziani a causa del ritardo nell’acquisizione del ruolo genitoriale, che porta inevitabilmente ad essere nonno ad un’et? pi? matura. Le conseguenze di ci? sono evidenti. Spesso i nonni vengono a mancare troppo presto, oppure la tarda et? affievolisce le loro potenzialit? e possibilit?, mentre d’altra parte accentua gli aspetti negativi dell’et? senile, come l’irritabilit?, la depressione e la scarsa lucidit?. I nipoti si ritrovano quindi accanto non delle persone mature, ricche di doti culturali e umane che possono dare loro qualcosa di unico e prezioso, ma delle persone anziane che presto avranno bisogno di tutto. Lo scambio generazionale s’interrompe rapidamente o non avviene per niente.

C’? un’altra caratteristica che, nella nostra societ?, rende complesso e spesso vanifica il ruolo educativo di queste figure ed ? la loro utilizzazione impropria. I genitori tendono ad utilizzare per un tempo eccessivo ed in modo improprio queste figure, in quanto “costretti” dagli orari di lavoro e dagli “impegni improrogabili”, ad affidare i figli ai nonni sempre pi? frequentemente e per un tempo sempre pi? lungo.

Il compito di questi diventa simile a quello di genitori sussidiari, di baby-sitter gratuite. La loro casa viene trasformata in un asilo nido, in una mensa scolastica, in un baby-parking.  

Ci? ? poco utile al bambino e rende penose le giornate degli anziani. E’ poco utile ai bambini in quanto viene frustrato il loro bisogno di restare nella loro casa, con i loro giocattoli, con i genitori, i compagnetti ed i fratelli.

I bambini, come abbiamo detto, hanno bisogno di instaurare con i genitori un legame profondo, particolare ed unico. Se il nipotino ? costretto a vivere con i nonni momenti importanti come il pranzo, la cena, il sonno, se da loro avverte cure, atteggiamenti, presenza, educazione di tipo materno e paterno, la sua affettivit? rimane confusa: “A chi devo volere pi? bene: ai miei nonni che mi cambiano, mi assistono, mi danno da mangiare, dialogano con me, e con amore mi cullano e con cui spesso dormo, oppure ai miei genitori che in fretta e spesso sgarbatamente mi strappano dal mio lettino, mi avvolgono in una coperta e mi trasportano in un’altra stanza, in un’altra casa, lontano dal mio ambiente e dai miei giocattoli e mi abbandonano per diverse ore? “

La risposta pi? facile a questa domanda potrebbe essere: “ Io voglio pi? bene ai miei nonni.” Purtroppo questa scelta non ? esente da conflittualit? interiore, in quanto, com’? naturale ed istintivo per tutti i bambini, l’amore speciale dovrebbe essere rivolto ai propri genitori e non ai nonni.

Nel caso in cui la scelta ricada sui genitori le cose non vanno per niente meglio, in quanto possono emergere pensieri come questo: “ Non ? giusto ed ? ingrato questo mio sentimento, in quanto i nonni fanno continuamente mille sacrifici per me ed io non li ricambio in modo adeguato.” Il bambino quindi non ha scelta. Dovunque il suo affetto speciale si rivolga ? in agguato il senso di colpa e d’indegnit?.

Dalla parte dei nonni la realt? attuale ? vissuta in maniera conflittuale. Poich? non hanno pi? le capacit? di sopportazione dei giovani essi sono lieti, anzi felici di stare con i bambini ma solo per poche ore al giorno. Un tempo eccessivo li snerva, li stanca, e quindi non riescono a dare il meglio di s?.

Essi non hanno, non possono e non vogliono avere eccessive responsabilit?. I contrasti con i loro nipotini li deprimono, in quanto sopportano male il dire di “no”, il far soffrire, anche se per il loro bene i piccoli che sono loro affidati. Costretti in questo ruolo genitoriale non fisiologico, rinunziano alla loro passeggiatina con gli amici, ai loro interessi. Soffrono in silenzio ma non riescono ad essere sereni e ricchi nel loro apporto educativo. 

Inoltre se, per un certo verso, i nonni si costringono ad essere disponibili per i figli, in quanto spesso questo ? l’unico modo per vedere questi ed i nipotini, e quindi per ricevere le loro attenzioni, dall’altra sono pi? o meno coinvolti in un ruolo non proprio cui non riescono a dare risposte adeguate. Com’?, infatti, possibile essere soltanto nonni quando i bambini ti chiedono e hanno bisogno di figure genitoriali? D’altra parte come si fa ad essere genitori  a tempo parziale? E poi, ? giusto esserlo?

Le cose si complicano notevolmente quando, come succede sempre pi? spesso, a causa di separazioni, diverbi coniugali, divorzi, il figlio o la figlia ritornano nella famiglia d’origine, per cui i nonni diventano per i bambini, privati di uno o di entrambi i genitori, volenti o nolenti, padri e/o madri. Abbiano detto non a caso, di uno o entrambi i genitori, in quanto, molto spesso nella separazione, il genitore cui sono affidati i bambini non solo non riesce a sussidiare la mancanza del coniuge da cui si ? separato, ma spesso perde anche lui il proprio ruolo coinvolgendosi in maniera eccessiva nel lavoro, nelle amicizie, in nuovi amori e nuove relazioni.

Bisogna tenere presente inoltre che, spesso, i nonni devono fare da parafulmine alle conseguenze psicologiche che un rapporto scarso o patologico dei genitori provoca nei bambini. Quelli a loro affidati per un tempo eccessivo, non sono spesso bambini sereni, allegri e affettuosi in quanto hanno gi? delle stigmate di patologie, sofferenza o disagio psicologico che non ? facile affrontare.  

Abbiamo parlato del rapporto dei nonni in generale. In realt? questi nonni dovrebbero essere chiamati  “nonni di prima generazione.” Si tratta di nonni che hanno vissuto intensamente il senso della famiglia, che sono stati molto vicini ai figli e li hanno educati trasmettendo i valori fondamentali del vivere civile. Ci sono poi i nonni che potremmo chiamare di “seconda generazione.” Sono quei nonni che si sono “realizzati” nelle fabbriche, negli uffici, nei servizi, ma che non avevano molto tempo, n? voglia da dedicare alla prole. Questi, spesso, ? come se avessero perduto l’istinto primordiale di cura, il piacere del rapporto con dei bambini piccoli, la gioia dell’incontro con un cucciolo d’uomo che si affaccia alla vita. Questi nonni, chiamati spesso anche “nonni rampanti”, in quanto impegnati tra palestra, teatro, cinema, cene con gli amici e con i nuovi amori, poco e male hanno dato ai figli, poco o nulla intendono dare ai nipoti.

Quando la madre del nuovo rampollo timidamente accenna ad un aiuto, sono veloci nell’indicarle un asilo nido od una baby–parking a buon mercato, difendendosi con un elenco sconfinato di impegni irrinunciabili; e quando questo non basta, allegano malattie ed acciacchi che farebbero battere in ritirata anche la figlia pi? ostinata.  Per questi nonni il massimo dell’impegno consiste nel mettere mano al portafoglio sia per fare grossi regali a figli e nipotini, sia per invitarli a cena nei giorni canonici: Pasqua e Natale in un “ristorantino molto intimo.”

Tratto dal libro di Emidio Tribulato “L’educazione negata Edizioni E.D.A.S.

 

Dopo i genitori sono i nonni gli attori pi? importanti del mondo affettivo.[1]

Con essi il bambino entra in contatto quasi immediatamente. Intanto, durante tutta la gravidanza, ? quasi sempre la nonna materna che segue, passo dopo passo, la figlia in questa sua nuova splendida esperienza. E’ a lei, forse prima che al marito, che viene confidato un sospetto ritardo delle mestruazioni. E’ lei che d? i primi consigli su come affrontare la nuova gravidanza: cosa mangiare, come muoversi, come vestire, quali attivit? sono consigliate e quali no e che peso dare ai disturbi che si presentano durante l’attesa. Nel fare ci? la nonna materna utilizza la sua personale esperienza e quella di tutte le altre donne della famiglia con le quali negli anni ha dialogato e scambiato informazioni preziose, ma utilizza anche le esperienze femminili delle donne del passato.

Non ? raro che sia proprio una nonna, in genere la nonna materna, quella che assister? la figlia durante il parto e che far? il primo bagnetto al nipotino.

Il suo aiuto, il suo supporto psicologico, la sua esperienza, ? inoltre preziosa nelle prime settimane e nei primi mesi di vita del bambino. E’ lei, o quando questa dovesse mancare, ? la suocera che insegna alla neomamma come allattarlo, come addormentarlo, come pulirlo, come vestirlo, come gestire i vari eventi che si dovessero presentare: insonnia, pianto, malattie o disturbi organici, segnali di disagio psicologico. E’ lei che d? la chiave per interpretare correttamente le esigenze del bambino espresse in modo non verbale.

Dopo il padre e la madre sono i nonni che il bambino inserisce nel suo animo come figure di riferimento importanti quando mancano i genitori. Essi, dopo i genitori, sono le persone delle quali i cuccioli dell’uomo possono maggiormente fidarsi. Dei nonni amano i racconti del passato, interessanti come favole vere. A loro danno con piacere e chiedono il bacio della buona notte. A loro permettono gesti molto intimi come essere imboccati o puliti.

Da loro apprendono un modo diverso di vivere e vedere il mondo. Apprendono il valore dell’amicizia, con loro scoprono l’anima della cose.

S? perch? ogni cosa ha un’anima. Hanno un’anima le pietruzze raccolte sulla riva del mare, sulle quali forse un giorno lontano il pirata Barbarossa ha lanciato il suo grido di battaglia mentre invadeva l’isola. Hanno un’anima gentile i fiori gialli con i quali ? possibile intrecciare una collana, da regalare alla mamma, come fanno le donne indiane. Hanno un’anima le piante di papiro dei giardinetti, che sono pronte a raccontare le loro avventure nella casa del grande Faraone, posta proprio accanto al Nilo. Hanno molto da raccontare le ochette del parco che, volando dai paesi lontani sopra mille terre e mille luoghi hanno visto con i loro occhi sbocciare il fiore pi? grande del mondo, sotto il quale si pu? anche mangiare, dormire e che ci pu? riparare dalle piogge.

Con i nonni, che non hanno bisogno di correre di qua e di l? come i genitori, il tempo riacquista la sua normale fisionomia. Con le persone anziane anche lo spazio, normalmente calpestato da piedi frettolosi che corrono per andare chiss? dove e chiss? perch?, viene meglio conosciuto, scoperto e goduto centimetro dopo centimetro. Con i nonni i bambini scoprono che il dialogo non ? affannarsi a dire quello che si ? fatto a scuola. Il dialogo ? quella cosa che avvicina due persone. E’ quella cosa che ti fa ridere, sognare o fantasticare mentre ti fa stare bene insieme.

Con i nonni i bambini scoprono che i migliori giochi ed i migliori giocattoli, sono quelli che non si comprano. Sono le nostre mani, il nostro corpo, sono i giocattoli costruiti da milioni di bambini e di nonni utilizzando gli oggetti pi? poveri: la carta, le foglie, il legno, il fil di ferro, i chiodi, il martello.

Ma vi ? un modo fisiologico di utilizzare i nonni e un modo patologico.

Il modo fisiologico vuole che il bambino scelga e desideri di andare dai nonni per qualche ora e non vi sia trascinato a forza. Il modo fisiologico vuole che il bambino possa andar via dai nonni e ritornare dai suoi genitori, o almeno da uno di essi, quando ne ha voglia, e non aspetti invece, lottando contro il sonno, che pap? e mamma tornino dal lavoro per ritornare nella sua casa, tra le sue cose, tra le loro braccia. Il modo fisiologico vuole che il bambino, se ? stato proprio bravo e ubbidiente, abbia la possibilit? di dormire qualche volta, ma solo qualche volta, nella vecchia casa dei nonni e non vi sia, invece, costretto, tutte le volte che pap? e mamma vogliono andare con gli amici a prendersi la pizza o “fare quattro salti in discoteca”. Insomma, il modo fisiologico di vivere i nonni ? permettere loro di fare appunto i nonni e non i genitori o le baby-sitter. Cos? come sarebbe bene che la casa dei nonni continuasse ad essere la casa dove il pap? o la mamma vivevano quando erano piccoli e non un altro asilo nido, un’altra mensa scolastica o baby-parking[2]gratuito.

 

 


[1] E. TRIBULATO, L’educazione negata, p.224.

 

[2] Vengono curati dai nonni 43 bambini su 100 sotto i 2 anni, 42 su 100 tra i tre ed i cinque anni, 34 su 100 tra i 6 e i 10 anni, 22 su 100 tra gli 11 ed i 13 anni. R. Maderna, in Famiglia Cristiana, n° 21/ 2002.

L’impegno richiesto ai nonni ? molto intenso. Il 31,5% dei bambini trascorre dalle 20 alle 29 ore settimanali con i nonni, il 26,1% dalle 30 alle 39 ore e un altro 25,5% dalle 40 alle 50 ore.