
26 Mar La famiglie e le leggi inadeguate
In ogni societ? civile, fondata cio? sul diritto ( ubi societas ibi jus) laddove c? una societ?, c? un ordinamento giuridico, sono necessari leggi, regolamenti e varie altre norme fra cui quelle riunite e codificate in Testi Unici, Codici, che regolino, in particolare i rapporti fra i consociati: persone, gruppi, istituzioni, Stato, costituendone lordinamento giuridico. Queste norme, per loro natura, dovrebbero tendere a migliorare e a rendere pi? solidi e stabili i rapporti tra le varie componenti della societ?. Purtroppo non sempre ci? accade. Sempre pi? spesso, a causa di pressioni provenienti da vari gruppi di potere o da interessi specifici, vengono emanate, ad esempio, leggi che non solo non migliorano i rapporti fra le persone o fra i gruppi sociali, ma spesso accentuano i contrasti, li esaltano e li inseriscono in una spirale perversa di instabilit? e distruttivit?.
Anche per quanto riguarda la famiglia, le norme dovrebbero avere lo scopo di rendere pi? funzionale questo istituto naturale che ? alla base della societ?, come dovrebbero riuscire a rendere propositivo e ricco il rapporto fra i suoi componenti, fra questi e le istituzioni, fra cui lo Stato.
Quando ci? non avviene, e tutte le statistiche stanno l? a dimostrarlo, siamo in presenza di disposizioni non funzionali e non adeguate al loro compito.
Una norma dovrebbe essere giudicata dagli effetti a breve, media e lunga scadenza che determina e non dallideologia che la informa o per la quale ? nata.
La famiglia ? unistituzione primaria, in quanto nasce naturalmente e storicamente prima di ogni altra istituzione: ? dallessenza e dallesistenza della famiglia, proto cellula di ogni societ?, che nascono da una parte lo Stato, come ordinamento, con leggi che lo governano e con cui esso, a sua volta, le impone allosservanza di tutti i consociati, e dallaltra, la o le Chiese che affiancano lo Stato, e non viceversa. Conseguentemente, le leggi che riguardano la famiglia, questo pilastro fondamentale dello Stato, dovrebbero essere poche e chiare ma, soprattutto, dovrebbero essere attente a proteggerne lautonomia, lintegrit?, la stabilit? e il buon funzionamento,
Sicuramente non dovrebbero essere varate delle leggi che inseriscono meccanismi perversi nei rapporti tra i sessi, tra i coniugi, tra questi ed i loro figli, tra la famiglia e le altre istituzioni.
Negli ultimi decenni invece si ? voluto imbrigliare le famiglie in un gran numero di leggi e di sentenze che pretendono di dirigere, limitare, organizzare e gestire ci? che invece dovrebbe essere di esclusiva competenza delle famiglie stesse.
Intanto non dovrebbe essere di competenza legislativa stabilire i ruoli o la mancanza di ruoli che i due coniugi devono avere tra loro.
Come fa, ad esempio, a funzionare unistituzione cos? complessa e difficile da gestire come una famiglia, nella quale ogni giorno si intrecciano necessit?, bisogni e scottanti problemi affettivi, economici, relazionali e sociali se per legge, al contrario di tutte le altre istituzioni, al suo interno non vi devono essere responsabilit? diversificate n? un unico coordinamento?
Quando vi sono dei ruoli e delle competenze diverse, come quando il marito ? responsabile del mondo delleconomia, del lavoro e dei servizi, mentre la moglie ? responsabile del mondo affettivo relazionale, la sovrapposizione di competenze ? ridotta al minimo. Essendo poi gi? definito chi ? il responsabile ultimo della famiglia, anche quando vi sono delle idee differenti su determinati, argomenti il sapere e laffidarsi per queste decisioni allunica figura che ne ha la titolarit?, allenta molto la tensione e sopisce laggressivit? reciproca.
Cosa facciamo, infatti, tutti noi, ogni giorno ed in migliaia di uffici o istituzioni, quando nel lavoro abbiamo idee diverse rispetto al nostro capo,(e tutti abbiamo un capo!)? Esponiamo, anche con foga le nostre idee e le nostre riflessioni cercando di convincerlo, con gli argomenti migliori della nostra tesi ma poi, se abbiamo il dovuto rispetto per i vari ruoli, lasciamo la scelta definitiva alla sua responsabilit? e torniamo serenamente o al massimo con qualche mugugno, al nostro solito lavoro. Soprattutto, e questo ? importante, non ci sentiamo minimamente offesi perch? lui non ha accettato le nostre idee, n? nutriamo propositi di vendetta nei suoi riguardi.
Non era difficile prevedere quanto sarebbe successo nel momento in cui, con la riforma del diritto di famiglia, sulla spinta di un equalitarismo e liberalismo sessantottino, e per accontentare insieme sia le spinte femministe, sia quelle del mondo economico, si volle di fatto eliminare il ruolo di capo famiglia. Mettere, infatti, per legge, al vertice di questa fondamentale istituzione due persone: il padre e la madre, il marito e la moglie, con potest? genitoriale dando cio? ad entrambi pari funzioni, pari peso nelle decisioni familiari, pari responsabilit?, ha significato praticamente non mettere nessuno a capo della famiglia.
Daltra parte, perch? non provare a mettere, per legge, a capo di ognuna delle istituzioni pubbliche o private che siano, un uomo ed una donna con pari responsabilit? e pari funzioni, in modo tale che vi siano due Capi dello Stato , due Presidenti del Consiglio, ma anche due presidenti della Banca dItalia e cos? via fino a due Direttori dirigenti in ogni scuola, o due Parroci in ogni parrocchia? Il motivo per il quale non viene attuata questa riforma democratica ? molto semplice: le istituzioni, dalla pi? grande alla pi? piccola, non potrebbero in alcun modo funzionare.
Il vertice, per sua definizione ? definito da un punto e non da due, e cos? il concetto di capo e responsabile rimanda ad una sola persona e non a due. Per Mills 1953 e Strodtbeck 1954 citati da Lidz, infatti, I piccoli gruppi, anche formati da tre persone, tendono a dividersi in diadi che escludono altri da rapporti e accordi significativi, e indeboliscono e disgregano lunit? del gruppo. Per ridurre al minimo queste tendenze disgregatrici ? necessaria lesistenza di strutture, di norme, e di una leadership.
Nelle famiglie che non hanno una leadership avviene quanto descritto. Il conflitto provoca delle alleanze: un genitore si allea con tutti i figli contro laltro genitore; un genitore con i figli dello stesso sesso, contro il genitore ed i figli dellaltro sesso; o al contrario nascono alleanze con il genere opposto, il padre con le figlie femmine, contro la madre alleata con i figli maschi. Ma le alleanze possono coinvolgere amici e parenti delluno e dellaltro in un gioco al massacro.
Tra laltro la responsabilit? condivisa viene erroneamente esaltata come sistema democratico allinterno della famiglia, mentre la situazione precedente era bollata come sistema autoritario o tirannico. E noto che il concetto di democrazia (governo del popolo) non stabilisce affatto che tutte le norme debbano essere accettate e rese esecutive dopo che tutti i cittadini si siano pienamente convinti della loro bont?. Anche nelle pi? antiche democrazie assembleari dei piccoli villaggi valeva il concetto di maggioranza delle decisioni e non di unanimit? dei consensi. Daltra parte, quale maggioranza vi pu? essere quando le persone a cui si rimandano le decisioni sono solo due che, tra laltro, hanno per loro natura modi notevolmente diversi di vedere e vivere problemi, realt? ed esperienze?
Famiglia democratica non significa mettere ai voti le decisioni o instaurare un sistema permissivo di libert? caotica, ma significa assumersi delle responsabilit? nei confronti dei bisogni di ogni persona presente al suo interno, ma anche responsabilit? nei confronti della funzionalit? dellistituzione stessa. E questo naturalmente esige limiti e sacrifici individuali nella prospettiva del bene comune.
Una legge che imponga, coma sopra si ? detto, una titolarit? paritaria di potest?, sembra fatta apposta per alimentare nelle coppie una conflittualit? permanente che nel tempo diventa sempre pi? grave, con evidenti ripercussioni nei confronti delle singole persone, della famiglia e quindi della societ?.
Per affrontare i problemi che quotidianamente si presentano e per risolverli, viene quasi sempre esaltata limportanza del dialogo. Attraverso il dialogo la coppia dovrebbe riuscire a prendere tutte le decisioni che sono utili alla vita familiare. Senza negare limportanza del dialogo e del sereno confronto, se non vi sono diversi settori di competenza e se non vi ? un capo che alla fine prenda su di s? la responsabilit? delle decisioni pi? importanti ed incisive, giacch? tra due persone non ? possibile un sistema a maggioranza, si ? costretti a utilizzare almeno una delle seguenti metodologie decisionali.
La decisione viene attuata alternativamente dai due coniugi.
Una decisione la prendo io, una la prendi tu. Questo modo di operare non diminuisce il conflitto e la confusione nella vita di famiglia. Non tutte le decisioni, infatti, sono di uguale importanza o hanno le stesse conseguenze per leconomia della famiglia o della coppia. Che senso ha che tu faccia decidere oggi a me se, per uscire di casa, ? bene che nostro figlio metta il cappottino o la giacchetta, dal momento che tu la volta precedente hai deciso, cosa molto pi? importante per la vita affettiva del bambino, che era meglio iscriverlo allasilo nido, decisione che io disapprovavo e continuo a disapprovare? Che senso ha che io debba decidere se comprare un aspirapolvere oppure no mentre tu hai deciso se comprare o non una nuova auto? Questa metodologia decisionale rischia di portare la dissociazione di tipo schizofrenico nellambito della gestione familiare. Se c? da decidere se il figlio debba o non andare alla gita scolastica ed ? il turno della madre, questa decider? per il s?, quando poi anche la figlia chieder? di andare alla gita scolastica ed ? il turno del padre di decidere, questi, contrario per principio alle gite scolastiche decider?, ad esempio, per il no, creando tra i figli disparit? e sconcerto. Se poi, piuttosto che a discutere in famiglia vi immaginate in unauto e le decisioni su quale strada prendere nei vari incroci viene presa alternativamente dalluno o dallaltro coniuge, non ? difficile pensare in quale direzione e quale tragitto percorrer? o, meglio, dove andr? a finire questa povera auto con tutti i suoi sfortunati occupanti.
Unaltra possibilit? operativa ? quella di trovare per ogni decisione una via di mezzo tra la visione delluno e quella dellaltro.
Per quanto riguarda questa modalit?, quale sicurezza vi ? che la decisione intermedia sia la migliore che poteva prendere la coppia? Immaginate, e non ? difficile farlo, due genitori che non trovano un accordo sullorario di rientro serale dei figli: il padre, moderno, comprensivo e aperto, preferirebbe che fosse il figlio, ormai diciottenne, a decidere quando ritornare e casa. Quindi preferisce accettare che di solito egli si ritiri verso le cinque- sei del mattino, quando hanno chiuso le ultime discoteche e sono stati appena sfornati i cornetti caldi alla crema, necessari per fare colazione prima di rientrare a casa.
La madre, molto pi? attenta ai rischi materiali e morali ai quali un figlio pu? essere esposto durante le ore notturne, ? invece dellidea che questi debba tornare presto in famiglia, non pi? tardi delle nove di sera. Se si attua la metodologia di cui sopra, si dir? al figlio che pu? tornare tranquillamente alluna di notte. In questo modo resteranno sicuramente scontenti il figlio, il padre e la madre. Ma poi, siamo certi che questa sia la decisione migliore?
Tra laltro, se la coppia accetta questa regola della scelta mediana, il marito, la moglie o entrambi, si faranno rapidamente furbi, cercando di partire da posizioni molto distanti per potere trovare poi una via di mezzo, pi? vicina ai propri desideri.
Unaltra modalit? potrebbe prevedere che tutte le decisioni del giorno vengano prese alternativamente dai due coniugi.
Come dire: Un giorno decidi tu, un giorno decido io. Questa modalit? pu? tradursi in pratica in Un giorno decido io di comprare unauto di grossa cilindrata, il giorno dopo decidi tu di vendere la stessa auto perch? pensi che non ce lo possiamo permettere. Questa metodologia ? la stessa utilizzata in politica quando il governo formato da una determinata maggioranza prende le sue decisioni in pieno contrasto con lopposizione. Molti, se non tutti i provvedimenti adottati da questo governo saranno revocati o stravolti, dopo le elezioni successive, quando al governo si sar? insediata una nuova maggioranza.
Unaltra modalit? potrebbe essere quella di attuare la decisione solo quando entrambi si sono convinti della bont? di una scelta.
Con questa modalit? il rischio ? che le decisioni saranno il frutto della capacit? di un coniuge di riuscire a logorare laltro fino al punto di fargli dire di s?. Nelle guerre di logoramento vince non chi ha la soluzione migliore o pi? opportuna del problema, ma chi resiste ed insiste di pi?.
Nel caso in cui entrambi i coniugi avessero le stesse capacit? di tener testa luno allaltro con grinta e determinazione, insorgerebbe un rischio, ancora pi? grave, che ? quello dellimmobilismo. Con questa metodologia ogni decisione verrebbe presa dopo chiss? quanto tempo, mentre contemporaneamente salirebbe alle stelle laggressivit? reciproca.
In ogni famiglia, ogni giorno, vengono prese decine di decisioni delle quali alcune molto importanti. Com? possibile gestire queste decisioni quando, per ognuna di questa, i tempi si potrebbero allungare allinfinito?
E adesso chiediamoci: Chi ? pi? portato a vincere in questo braccio di ferro dialettico? E poi: Quale pu? essere il vissuto ed il comportamento di chi perde?
Intanto ? pi? facile che la vittoria nelle dispute linguistiche sia di chi ha una dialettica migliore. Vi ? poi unaltra categoria di persone che non riesce a recedere e ha bisogno di avere sempre lultima parola: si tratta di uomini e donne con tratti ossessivi compulsivi nella loro personalit?. Queste persone, proprio perch? molto rigide, sono in grado di tener testa per giorni e giorni allinterlocutore, ripetendo fino allinfinito la loro idea ed il loro pensiero, giusti o sbagliati che siano.
Adesso chiediamoci cosa succede nellanimo e quali reazioni mette in essere chi ? costretto, suo malgrado a cedere, pur sapendo di essere nel giusto. Intanto vi ? un montare del risentimento e dellaggressivit? accompagnati da una svalutazione verso chi lo ha messo alle corde. Aggressivit? che pu?, in seguito, sfociare in atteggiamenti e comportamenti che, in qualche modo, possono far soffrire o limitare laltro, anche in campi e per tematiche molto lontani dalla materia del contendere.
La persona costretta a cedere si sentir? in diritto, ad esempio, di negarsi sessualmente, di umiliare laltro o di approfittare di qualsiasi altra occasione, per boicottare ogni iniziativa del coniuge. Cercher? inoltre, in tutti i modi, di attuare la sua ritorsione costruendo e poi attuando piani per delegittimare agli occhi dei figli, degli amici e dei parenti, chi gli ha fatto violenza. Potr? vendicarsi con il tradimento, visto in questi casi come un mezzo per umiliare laltro, oppure potr? attuare una parziale o totale fuga dagli impegni familiari.
In questo caso, a volte lentamente ma inesorabilmente, altre volte repentinamente, si allontaner? prima dalla comunione di coppia e poi dalla famiglia, per cercare altrove quelle gratificazioni, quella comprensione, quellaccoglienza che non trova pi? nella sua casa. I campi dove potr? trovare gratificazione sono tanti: si potr? impegnare fino allo spasimo nel lavoro, in modo tale da riservare allaltro coniuge e alla famiglia il minimo indispensabile di tempo ed energie, oppure potr? maggiormente dedicarsi alle amicizie, agli hobby, alle avventure a sfondo sessuale, oppure andr? in cerca di un nuovo amore che sostituisca il primo.
Il giudice di famiglia.
Il legislatore, poi, prevedendo linsanabilit? di molti conflitti decisionali, ha inserito come ultimo arbitro il giudice di famiglia al quale i coniugi che non sono daccordo possono rivolgersi. Per fortuna pochi conoscono e utilizzano questa norma che servirebbe soltanto ad allungare indefinitamente i tempi delle decisioni, aumentando nel contempo i gi? numerosi motivi per i quali viene adita lAutorit? Giudiziaria. Lasciare che altri: avvocati, giudici, tribunali, decidano, non si sa su quali parametri, sulla vita familiare di milioni di famiglie, ci sembra un modo veramente ingenuo per affrontare questi problemi. Su quali parametri infatti pu? decidere un giudice? Quanto peso ha la bravura dellavvocato nel trovare tutti gli appigli legali a favore del proprio assistito? Quali i tempi biblici per ogni decisione?
La verit? ? che questa norma della responsabilit? condivisa, presente nel nuovo diritto di famiglia, a parte le belle e pompose parole con la quale ? stata salutata ed accompagnata, rende ingovernabili le famiglie, creando un perenne, grave regime di conflittualit? tra i coniugi e quel che ? peggio, tra il genere maschile e quello femminile.
Questo ? quanto ? avvenuto. Sono ormai decenni che i mass media amano confrontare e sottolineare le maggiori o minori qualit? dei due generi. Ma soprattutto amano mettere in evidenza le conquiste e le migliori qualit? del genere femminile, rispetto a quello maschile: Le donne sono pi? intelligenti, pi? brave a scuola, pi? intraprendenti, pi? impegnate in famiglia, pi? disponibili; mentre gli uomini Studiano meno, si impegnano poco nei lavori di casa, sessualmente sono costretti a difendersi e vengono messi in difficolt? dalla intraprendenza femminile, sono violenti, stupratori, pedofili e cos? via. Nel contempo vengono emanate leggi e fondate associazioni per difendere le donne dalla violenza degli uomini.
Non ci si rende sicuramente conto che mettendo le donne contro gli uomini si danneggiano entrambi i sessi, in quanto viene minata alla base la fiducia, la stima e quindi linteresse e lapertura delluno nei confronti dellaltro. Si viene a creare quella che Ris? chiama unottica di genere. Ora lottica di genere, guardando allinteresse di ognuno dei due coniugi come qualcosa di diverso da quello dellaltro, mina proprio questa coesione e questa solidariet?, questa visione della famiglia come un tutto, nella quale o vincono tutti o perdono tutti assieme, perch? ? la famiglia stessa a venire negata, e tutti i suoi componenti a essere indeboliti da questa negazione.
Se questa legge ? stata fatta in buona fede per ottenere quanto dichiarato, e cio? maggior democrazia e migliore distribuzione del potere tra uomini e donne, sarebbe sicuramente la legge pi? ingenua presente nel nostro ordinamento giuridico, in quanto il legislatore, nellapprontare questa norma, sembra aver completamente dimenticato le elementari caratteristiche della psicologia umana, specie le leggi riguardanti la psicologia dei gruppi e quelle riguardanti la psicologia dei generi sessuali. Avrebbe inoltre ignorato le esperienze di tutte le altre istituzioni pubbliche o private al cui vertice mai vengono inserite due persone che abbiano le stesse prerogative, le stesse responsabilit?, le stesse funzioni. Avrebbe ignorato inoltre le esperienze delle famiglie del passato, e quelle del mondo animale, dove il responsabile del gruppo ? quasi sempre o un maschio o una femmina.
Il sospetto.
A questo punto nasce il sospetto che lintento legislativo non fosse affatto quello di rendere pi? democratico il sistema famiglia o di dare pi? potere alle donne ma un altro. Il sospetto ? che lo Stato , dietro la spinta del mondo economico, mirasse, mediante le sue istituzioni, a diventare molto pi? forte e che, per ottenere ci?, avesse la necessit? di indebolire le altre forze presenti al suo interno, in questo caso la forza delle famiglie.
Molti dati sembrano confermare questo sospetto.
Intanto la tecnica del divide et impera ? molto antica. E stata abbondantemente sfruttata da tutti i conquistatori. Viene sistematicamente utilizzata nelle industrie, nelle universit?, e in tutte le istituzioni statali e private. Quando si vuole indebolire, senza far molto rumore, il potere di un capo e/o anche della struttura che egli coordina, basta mettergli accanto unaltra persona con le stesse prerogative, le stesse funzioni e gli stessi poteri. Lo scontato, consequenziale conflitto e scontro, diminuir? fin quasi ad annullarla non solo lautorit? di quel responsabile ma il peso stesso di quella struttura, aumentando nel contempo il potere di chi si trova nella parte immediatamente superiore della piramide gestionale, ma aumenter? anche il peso delle altre divisioni o servizi. Lo Stato a questo punto ? come se dicesse: Sono veramente addolorato che voi mariti e mogli litighiate e non riusciate a mettervi daccordo su tanti problemi, ma niente paura, per fortuna ci sono qua io. Per vostra fortuna potete tranquillamente rivolgervi a me, che potr? prendere la decisioni pi? giuste al vostro posto.
Utilizzando la tecnica del divide et impera sono, infatti, gli stessi contendenti che si consegnano nelle mani di colui che li vuole assoggettare!
Esautorando il padre di famiglia con la divisione del potere con la madre, si ? ottenuto lo scopo di diminuire molto il potere reale delle famiglie. Inserendo poi lultimo codicillo della legge che permette di rivolgersi ai giudici dello Stato per risolvere le controversie sulla gestione della famiglia, nella sostanza lo Stato ha assunto su di s? e sui suoi organi giudicanti la responsabilit? ultima delle scelte e della funzionalit? delle famiglie.
Lo Stato patriarca.
Che il potere dello Stato rispetto a quello delle famiglie sia notevolmente aumentato lo si coglie appieno con gli interventi dei giudici nelle separazioni e nei divorzi.
I genitori, anche se sono separati o divorziati, sono responsabili delleducazione e delle cure dei figli, ma poi decidono i giudici in quali giorni e in quali ore ognuno di essi pu? svolgere il compito educativo e fino a che et? il figlio pu? stare a bighellonare, senza impegnarsi nel lavoro, mantenuto di regola dal padre.
Decidono i giudici quanto un coniuge deve dare di mantenimento allaltro, anche se questo potrebbe lavorare e convive con un’altra persona che lo potrebbe mantenere. E cos? via.
Luso dellistituto del divorzio ? molto antico. Esso per? ? stato sempre molto controllato e limitato, in tutte le societ? del passato, perch? mette a rischio la funzionalit? della famiglia e leducazione e formazione della prole.
Si pu? essere favorevoli o contrari alla rottura del patto coniugale, ma le modalit? con le quali ? stato attuato in Italia ed in molti Stati del mondo occidentale fa pensare che, o non si ? riflettuto minimamente sulle conseguenze pi? perverse o lo scopo era esattamente quello che si ? ottenuto: avere delle famiglie sempre pi? piccole, fragili e deboli, ma anche pi? povere, tutte dipendenti da uno Stato patriarca.
Intanto non viene prevista alcuna penale per chi viola le varie norme del contratto o per chi chiede lo scioglimento del contratto matrimoniale. Pu? accadere allora, ed accade, che uno dei coniugi pu? tranquillamente farsi beffe delle promesse matrimoniali, tradire il coniuge, chiedere il divorzio e farsi poi mantenere dallaltro per tutta la vita. E, se lavvocato ? particolarmente bravo, pu?, con i soldi passatigli dallex, mantenere anche lamante ed il suo cane!
In tutti i contratti civili vi ? quasi sempre qualche norma per chi viola il contratto o per chi ne chiede lo scioglimento anticipato. Il motivo ? semplice. I contratti, tutti i contratti fra due o pi? persone o fra due o pi? societ?, vanno difesi. Difendere un contratto significa dare maggiore seriet? e garanzia allo stesso, ma significa anche dare maggiore garanzia di stabilit? alla societ? civile e uniniezione di fiducia ai contraenti. Laltro non potr? trattare o flirtare con la concorrenza contro la propria ditta; laltro non potr? considerare il contratto alla stregua di carta straccia e buttare in aria i pezzettini dellaccordo come fossero coriandoli carnevaleschi. Laltro, se vorr? fare questo, dovr? pagare un pesante indennizzo. Tanto pi? alto ? lindennizzo, tanto pi? sar? costretto a riflettere nel trattare con troppa faciloneria gli impegni presi.
Che lo Stato assuma sempre pi? poteri, sottraendoli alla famiglia, ? abbastanza evidente anche in molti altri campi.
E lo Stato che, con il pretesto del possibile sfruttamento del minore, stabilisce a priori mediante listruzione obbligatoria fino a quale et? i figli devono frequentare la scuola senza lavorare, annullando in questo modo ogni potere decisionale delle famiglie. Queste vengono trattate come fossero tutte pronte a sfruttare i propri figli, ma anche come fossero tutte uguali per censo, scelte di vita, valori ecc.. Mentre invece sappiamo benissimo che vi sono famiglie ricche, famiglie povere e famiglie poverissime; famiglie che scelgono di dare pi? spazio alla vita affettivo relazionale, piuttosto che a quella economica o culturale. Vi sono dei figli che trovano la loro gratificazione e realizzazione nello studio e altri che la trovano nellimpegno lavorativo. Per alcuni genitori lideale proposto ai figli ? quello di una scuola che arrivi fino ai pi? alti gradi della formazione universitaria e al master, per altri lideale ? una precoce occupazione che permetta di rendersi indipendenti e di responsabilizzarsi presto, aiutando la famiglia di origine o formando una propria famiglia.
E lo Stato , e non la famiglia, che decide a quale et? i minori possono convolare a giuste nozze, anche se la maturit? per intraprendere un cammino matrimoniale potrebbe molto meglio essere giudicata da chi conosce questi giovani fin dalla nascita.
E lo Stato con suoi consultori e con il giudice tutelare dei minori che decide se una minorenne pu? abortire oppure no, e non le famiglie dei due giovani che molto meglio conoscono persone e situazioni.
E lo Stato , mediante i suoi consultori, i suoi servizi sanitari, insieme alla donna interessata, che stabilisce se questa pu? abortire escludendo luomo, gli altri figli e familiari. Escludendo, quindi, la famiglia nella quale questa donna vive e di cui ? componente essenziale.
E lo Stato che decide mediante listituto delladozione speciale, che dovrebbe essere di tutela dellinteresse del minore che si trova in situazione di abbandono materiale e morale, se sottrarre o non per darli in gestione agli istituti o ad altre famiglie, i figli presenti in famiglie povere o indigenti, impossibilitate a dare la necessaria scolarizzazione e formazione professionale, mentre sarebbero capaci di dare lascolto, il calore e laffetto necessario per la loro crescita e formazione umana.
E lo Stato che si occupa di scegliere a quali famiglie o istituzione affidare i minori quando i genitori di questi, per qualunque motivo non sono in grado, momentaneamente, di dare ai minori le cure e lassistenza necessarie. Anche in questo caso senza tener conto che accanto ad ogni famiglia vi ? una rete amicale ed affettiva che potrebbe molto meglio dello Stato aiutare la famiglia in difficolt?.
E lo Stato che decide quali sono i mezzi di correzione e le punizioni da applicare o da non applicare nei confronti dei figli.
Addirittura decide lo Stato se, quando e come, una ragazza di diciassette anni pu? frequentare un giovane, e a quale ora dovr? ritirarsi a casa dopo essere stata con il suo moroso. E veramente illuminante a questo riguardo il decreto del 13 maggio 1972 con il quale il tribunale per i minorenni di Bologna ordin? ai genitori di consentire che la figlia diciassettenne potesse frequentare il ragazzo al quale era affettivamente legata.
…Omissis… Preso atto che nella famiglia di P. U. si ? determinato un grave stato di tensione nei rapporti tra i genitori e la figlia M., di anni diciassette, in considerazione del fatto che alla stessa ? drasticamente impedito di potere vedere D. U., al quale essa ? da lungo tempo affettivamente legata; considerato che sul conto del D. U. non emergono elementi oggettivamente idonei a giustificare simile preclusione, che appare collegata a risentimenti strettamente soggettivi; visto che( omissis…)
decreta:
P. U. e la moglie L. M., devono consentire alla figlia minore, M., di vedere, dove essa crede, D. U. almeno unora al giorno;
I medesimi devono consentire alla figlia di uscire col D. tutte le domeniche pomeriggio e almeno due sere alla settimana.
P. M. curer?, in tali sere, di non rientrare dopo le ore ventiquattro; (sic)
Decide sempre lo Stato , attraverso i suoi servizi e i suoi tecnici e organi giudicanti, anche se sappiamo benissimo che non ha n? le informazioni, n? la preparazione, n? la duttilit?, n? lindipendenza di giudizio necessarie per rendere credibili ed accettabili tante sue decisioni.
E noto il potere di un buon avvocato, che ? poi quello che chiede le parcelle pi? alte, nel piegare le leggi ed i regolamenti a favore del proprio cliente, rispetto ad un modesto avvocato, che ? quello che si possono permettere solo i poveracci. Come sono note le ideologie e gli stereotipi di cui sono vittime operatori e specialisti del settore.
E noto che vi sono giudici onesti e giudici poco onesti. Giudici attenti e responsabili e giudici disattenti e superficiali. Tecnici e professionisti preparati e responsabili ed altri poco preparati e superficiali.
Linserirsi in maniera pesante e intrusiva nei rapporti tra i coniugi e tra questi ed i loro figli e gli altri familiari non solo limita leffettiva libert? delle famiglie, ma pretende di gestire i loro rapporti e quelli con i figli.
Questo comportamento mi fa pensare a quando io, come tutti i bambini, ero interessato ed incuriosito dai fiori, ma anche dal potere che liberamente potevo esprimere. Quando prendevo in mano un fiore, era eccitante pensare che potevo impunemente staccare un suo petalo per sentirne in pieno la morbidezza, ma anche per manifestare concretamente, in questo modo, il mio potere su di lui, su questa cosa bellissima che ero libero di gestire a mio piacimento. Ricordo che era piacevole continuare a togliere un petalo dopo laltro e buttarlo per terra. Ma poi, alla fine, quando tutti i petali erano sparsi sul pavimento e tra le mani mi restava un brutto, gambo spelacchiato, mi assaliva lamarezza e la tristezza e mi sentivo un piccolo sciocco per quello che avevo fatto.
Gli Stati moderni, nei confronti dellistituto familiare, si sono comportati allo stesso modo. Legge dopo legge, sentenza dopo sentenza, utilizzando il proprio potere, hanno reso la famiglia un contenitore triste, brutto e vuoto. Vuoto nel potere, nellautonomia e nelle scelte, ma anche vuoto della sua bellezza, della sua armonia, della sua dignit?, della sua anima, del suo calore e vigore. Vuoto delle sue potenziali capacit? e possibilit?. Purtroppo per? ancora, nonostante gli Stati siano in grado di osservare i disastrosi risultati di questa riuscita operazione, dando la responsabilit? ad altri, non sono affatto propensi a correggere i propri errori e diventare, finalmente, adulti e responsabili.
Le leggi al femminile.
Vi ? poi tutta una serie di leggi o di applicazioni delle leggi al femminile. Queste, almeno sulla carta, dovrebbero tutelare il cosiddetto sesso debole, in realt? creano delle eclatanti disparit? tra uomini e donne con pesanti conseguenze sul piano della relazione tra i sessi, e con un ulteriore indebolimento della coppia e dellistituto familiare.
Pensiamo per esempio alla proposta delle quote rosa. Uomini e donne sono uguali, ma ? giusto che a dirigere la politica locale, regionale o nazionale vi sia lo stesso numero di uomini e donne, mentre non vi ? nulla di male se, nelle scuole materne, elementari e medie, la stragrande maggioranza degli insegnanti ? di sesso femminile e pertanto i bambini ed i ragazzi, durante gli anni pi? importanti della loro formazione avranno, come uniche figure di riferimento, solo donne. Nonostante che: Con un docente maschio in cattedra il 51% dei bambini della scuola primaria si comporta meglio e il 42% si impegna di pi?.
Pensiamo poi allapplicazione della legge sul divorzio, mediante la quale i figli, anche ora che ? presente laffidamento condiviso, sono quasi sempre affidati alla madre, che gode anche della casa coniugale, dei mobili, delle suppellettili e del suo mantenimento. Lapplicazione di questa legge porta a pensare che quasi sempre un matrimonio si sciolga per colpa del padre, il quale ? giusto che sia punito limitando molto il suo rapporto con i figli, condannandolo a mantenere la moglie, la quale potr? usufruire della casa coniugale, dei mobili e delle suppellettili.
Ma certamente non ? cos?. Almeno nel cinquanta per cento dei casi bisognerebbe supporre che la colpa sia dellaltro o che vi sia una responsabilit? condivisa.
Pensiamo alla legge sulle violenze in famiglia, nella quale il coniuge violento non pu? che essere il marito da mandare fuori casa se ha uno scatto di aggressivit? verso la moglie o verso i figli. Mentre la moglie, proprio in quanto donna, e quindi per definizione creatura fragile ed indifesa, difficilmente potr? mai essere accusata di aver esasperato il marito con le sue parole o con i suoi comportamenti.
Pensiamo alle leggi sul collocamento a riposo, per le quali la donna, che vive di pi?, va in pensione prima delluomo.
Pensiamo soprattutto alla legge sullinterruzione della gravidanza, la quale permette alla donna di eliminare il figlio del proprio uomo, mentre questultimo ? costretto ad accettare e mantenere per decenni ogni suo figlio nato anche fuori del matrimonio, contro la sua volont? o addirittura mediante linganno.
Giacch? vi ? sempre una tendenza naturale al bilanciamento e allequilibrio, queste leggi e la loro applicazione faziosa, lavorano poi, in definitiva contro le stesse donne, contro il matrimonio ed in definitiva contro la famiglia. Segno eclatante di questo malessere nel rapporto tra i generi ? il frequente rifiuto del matrimonio, della paternit?, ma anche di qualsiasi legame che potrebbe risolversi in un impegno non direttamente gestibile, e quindi la condanna di tante donne a vivere nella solitudine, senza il calore della famiglia e senza il supporto di un uomo. Commenta Ris? …come, infatti, constata amaramente lo psicoterapeuta, costretto a misurare langoscia di queste donne affettivamente sole, perch? prive di una sponda maschile emotivamente, e spesso cognitivamente, in grado di accompagnarle lungo un percorso di vita.
Segnale di una esasperata conflittualit? di genere ? il tragico crescente numero di atti violenti nei confronti delle donne che vengono stuprate, percosse, uccise in feroci ed efferati delitti allinterno e allesterno della famiglia.
Le leggi fiscali e la famiglia.
Vi sono poi le leggi fiscali che sono state ben analizzate dallex presidente del Forum delle famiglie Luisa Santolini , la quale ha rilevato una serie di incongruenze delle quali uno Stato civile dovrebbe vergognarsi. Ad esempio:
Una famiglia con due figli e con 25000 euro di reddito che spende 16000 euro per mantenerli, ha un beneficio fiscale di 1000 euro, mentre, se dona la stessa cifra a un partito ne trae un beneficio fiscale fino a 3000 euro.
In Italia, oggi, gli alimenti al coniuge separato possono essere detratti dalle tasse, ma se la stessa cifra la si trasferisce nella famiglia, per il fisco ? tassabile.
Linterruzione di gravidanza ? gratuita, mentre nelle ecografie di controllo sullo stato di salute dellembrione si paga il ticket .
Fino a 18 anni le ragazze non possono votare o guidare, ma dai sedici anni le ragazze possono abortire liberamente con il beneplacito del giudice tutelare.
In base alle attuali tariffe, 90 metri cubi di acqua consumati da sei persone con sei contatori, non arrivano a costare 20 Euro, ma la stessa quantit? dacqua consumata da sei persone nella stessa famiglia arriva a 70 Euro.
Se iscrivono i figli allasilo i separati hanno un punteggio superiore alle famiglie regolari, che spesso non trovano posto.
Purtroppo nel gioco della democrazia avviene quello che il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, intervistato da Giacomelli, chiama positivismo legale, per il quale Una legge ? considerata buona perch? nel gioco della democrazia si stabilisce una procedura, grazie alla quale ? la maggioranza che decide anche sui contenuti. In realt? vince chi ha pi? forza, pi? soldi o pi? potere, mentre una vera democrazia dovrebbe rispettare i diritti fondamentali e non piegarli ai pi? forti.
Se fosse vero il sospetto che lo Stato sia riuscito ad avere pi? forza a scapito delle famiglie, la vittoria, se di vittoria si potesse parlare, sarebbe una vittoria di Pirro. La forza di uno Stato ? direttamente proporzionale alle qualit? dei suoi cittadini. Se questa qualit? scade, se si diffondono il disagio e la malattia psicologica, se allignano i disvalori, se si diffondono la disonest?, la corruzione, gli atteggiamenti ed i comportamenti illeciti, laggressivit? e la bramosia del potere, lo Stato, non solo non diventa pi? forte, ma rapidamente si indebolisce e muore nel malessere dei suoi cittadini.
Tratto dal libro: “MONDO AFFETTIVO E MONDO ECONOMICO” DI Emidio Tribulato
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