
26 Mar L’educazione nell’uomo
Leducazione umana
Leducazione umana ? sicuramente la pi? lunga e complessa che conosciamo. Possiamo facilmente comprendere la durata della fase educativa se pensiamo alla gran quantit? di tempo durante il quale il cucciolo delluomo ha bisogno di essere seguito, assistito, curato educato dai genitori e dalla societ?. Non si tratta n? di pochi giorni, come negli uccelli, n? di pochi mesi, come in molti mammiferi, ma di molti anni.
La complessit? nasce dalla grandi potenzialit? umane che, per essere adeguatamente stimolate e sviluppate, necessitano di numerosissimi stimoli di tipo percettivo, motorio, linguistico, affettivo, sociale, spirituale, culturale. Questo significa che non ? possibile un fisiologico e completo sviluppo umano senza numerosi anni dimpegno costante e massiccio.
Leducazione umana ha, fondamentalmente, tre scopi:
1. il primo ? di fare in modo che il cucciolo duomo che si presenta nudo alla nascita, inerme, bisognoso di tutto, ma con grandi potenzialit? iscritte nel proprio codice genetico, possa agevolmente sviluppare, accrescere e far diventare realt? vive e palpitanti queste capacit? di base;
2. il secondo ? di stimolare ed aiutare quel bambino che sta crescendo, affinch? diventi una persona adulta, matura e responsabile.
Che significa persona adulta e matura?
La persona adulta non ? solo quellindividuo umano che ha raggiunto una certa et?. La maturit? anagrafica non sempre purtroppo corrisponde alla maturit? psicologica.
La persona adulta e matura ? quella che:
- · ha sviluppato in s? tutte le capacit? che le possono permettere di vivere in maniera autonoma, responsabile, non dipendente nellambito della societ? e quindi ? capace di procurare per s? e per la propria famiglia, se ne ha una, cibo e mezzi di sostentamento necessari;
- · ha una solida fiducia di base che le permette di vedere se stessa, il mondo e gli altri, come cosa buona, come qualcosa di positivo; quindi si accetta, sa sdrammatizzare i suoi insuccessi e valorizzare le cose che fa;[1]
- · ha conquistato la libert? interiore che le permette di controbattere validamente le sollecitazioni negative che provengono dalla societ?;
- · ? capace di analizzare con oggettivit? la realt?, in modo tale da risolvere i problemi che si dovessero presentare, nel modo pi? efficace possibile;
- · sa fare valere i propri diritti ma sa riconoscere e accettare quelli altrui. Non accetta soprusi ma non li fa agli altri;
- · sa rispettare ogni persona, per quella parte di umanit? che porta con s?, per le sue caratteristiche sessuali, individuali, per il ruolo che ricopre, per le funzioni che assume nellambito della famiglia, nella coppia e nella societ?;
- · sa cogliere lessenza delle cose e il loro valore senza lasciarsi fuorviare da immagini edulcorate e fondamentalmente false della realt?;
- · evita gli eccessi, gli sbandamenti e la collera irrazionale;
- · ha una mentalit? elastica che le permette di adattarsi alle varie realt? e ai cambiamenti sociali, ma tiene in gran conto tutti i preziosi elementi della cultura tradizionale;
- · sa essere creativa, cio? in grado di trovare delle soluzioni ai problemi che si dovessero presentare, sia nella sua vita sociale che familiare;[2]
- · ? sicura di s?. Riesce a vivere serenamente con se stesso e con gli altri, non ? turbata da ansie, paure immotivate, da nevrosi o, peggio, da psicosi;
- · ammette i propri sbagli, ma non per questo si delegittima;[3]
- · ? capace di una coscienza matura. E capace cio? di vedere chiaramente il confine tra il bene ed il male, tra il giusto e lingiusto, tra il buono e il cattivo, il bello ed il brutto, la verit? e la falsit?;[4]
- · sa sviluppare dentro di s? lamore per se stessa, per i propri familiari, per gli altri esseri umani, per il mondo in cui vive e per tutte le altre creature. Sviluppare lamore significa anche scoprire la propria coscienza, acquistare responsabilit?, aprirsi agli altri, generosamente;
- · ? capace di coraggio. E capace, cio?, di affrontare le responsabilit? caratteristiche della propria condizione: le responsabilit? di uomo o di donna, di madre o di padre; quelle insite nel tessuto sociale in cui ? inserita; le responsabilit? lavorative, politiche e professionali;
- · sar? a sua volta capace di educare, e quindi sar? capace di trasmettere alle future generazioni i principi e i valori umani fondamentali;
- · ? libera e sa capire i limiti della libert?. Per P. Le Moine: Il vero educatore ? colui che aiuta il minore ad aprirsi con gioia agli altri; a prendere coscienza della sua condizione umana; a diventare, insomma, un individuo libero, in grado di comportarsi secondo coscienza, di capire quali siano i limiti della libert? individuale nellinteresse del singolo e della collettivit?, accettandone con serenit? i relativi doveri.[5]
3. Il terzo scopo delleducazione ? quello di aiutare ladulto che si ? formato, ad integrarsi ed impegnarsi in maniera armonica, attiva, critica, solidale, nella societ? e nellambiente in cui vive.
Si pu? fare a meno delleducazione?
Certamente si pu? fare a meno delleducazione, ma il risultato non solo non sar? garantito, ma quasi certamente sar? disastroso, sia sul piano fisico che, soprattutto, sul piano affettivo, psicologico e sociale. Ci? perch? gli elementi genetici, anche se nettamente positivi e le scelte autonome individuali, non sono capaci, da soli, di portare un essere umano ad un completo sviluppo intellettivo, fisico, affettivo, morale e psicologico. Ci? potr? avvenire solo se avr?, accanto a se, degli adulti, maturi, responsabili, attenti, impegnati nel campo educativo che riescono a seguirlo in maniera costante e corretta e se, lambiente sociale in cui vivr?, sar? capace di completare, ampliare ed assecondare il compito degli educatori: genitori, familiari ed insegnanti.
[1] P. Lombardo, Educare ai valori, Edizioni Vita Nuova, 1997, p. 156
[2] P. Lombardo, Educare ai valori, Edizioni Vita Nuova, 1997, p. 157
[3] P. Lombardo, Educare ai valori, Edizioni Vita Nuova, 1997, p. 158.
[4] P. Lombardo, Educare ai valori, Edizioni Vita Nuova, 1997, p. 148.
[5] P. Le Moine, Educare il grande mestiere, San Paolo, 1995, p. 28.
Tratto dal libro “L’educazione negata” di Emidio Tribulato. Per richiedere questo libro clicca qui.