
26 Mar L’integrazione scolastica dei bambini con disturbi psicologici
La presenza nella scuola di bambini con problematiche psichiche ? diventata sempre pi? frequente, sia a causa delle leggi sullintegrazione scolastica, sia per laumento reale dei disturbi psichici nellet? evolutiva. Questintegrazione non ? assolutamente semplice, per cui, se non ? ben gestita, non solo non risolve le problematiche del bambino con problemi psicologici, ma rischia di aggravarli.
Per capire e saper affrontare tali problematiche ? indispensabile considerare tutte le componenti in gioco: la scuola, gli insegnanti, gli alunni normali ed i loro familiari, il bambino con problematiche psicologiche, i suoi genitori e familiari.
La scuola
Per quanto riguarda la scuola questa istituzione ha numerose e varie esigenze da soddisfare, pena la sua inefficacia. Vi sono esigenze didattiche, educative, gestionali ed altre. Per tale motivo un bambino con problematiche psicologiche pu? comportare notevoli difficolt? ma lintegrazione di questi bambini pu? diventare una splendida sfida da affrontare e vincere. Pertanto, se questa integrazione ? ben gestita, i risultati per lalunno problematico, ma anche per la scuola nel suo complesso, possono essere considerevoli.
Gli insegnanti
Per quanto riguarda gli insegnanti questi sono spesso stretti da molteplici richieste ed esigenze che provengono da varie realt?: devono in qualche modo rendere conto ai responsabili della scuola, alle varie leggi e regolamenti, allequipe scolastiche, ai genitori del bambino con problemi, nonch? ai genitori degli altri bambini. Soprattutto gli insegnanti, poi devono rendere conto alla propria coscienza e al loro senso di responsabilit?. Inoltre i docenti, oggi sempre pi? spesso, sono costretti a subire le minacce, pi? o meno esplicite, di procedimenti legali che possono provenire sia da parte dei genitori del bambino con problemi, sia da parte dei genitori degli altri bambini presenti nella classe. Le minacce possono riguardare anche lessere esposti alla gogna mediatica. Gogna questa che, essendo sempre alla ricerca di audience, ? pronta ad attivarsi immediatamente e facilmente, ogni qual volta, nellambito scolastico, vi siano dei problemi che possano interessare dei minori, specie se disabili. Tali accuse e minacce rischiano di diminuire la serenit? delloperato degli insegnanti e rendono ancora pi? difficile il loro lavoro e la gestione serena di questi bambini. ? evidente che ? particolarmente arduo riuscire a contemperare tutte queste esigenze, a volte contrapposte, specialmente quando ? presente nella stessa classe pi? di un bambino con problemi.
Vi ? poi la difficile collaborazione tra gli insegnanti curriculari e quelli di sostegno. Se gli insegnati curriculari criticano, senza avere a volte unesatta cognizione del problema, la cattiva gestione da parte degli insegnanti di sostegno del bambino disturbato., cattiva gestione che, a loro dire, provocherebbe disagio nella classe, quasi sicuramente otterranno da parte degli insegnati di sostegno una reazione di difesa che potr? distruggere il lavoro di squadra che dovrebbe essere alla base di una corretta gestione di questi bambini.
I genitori e gli alunni normali
Non dovremmo scandalizzarci per il fatto che gli alunni senza particolari problemi psicologici, avvertendo la diversit? dellalunno con disturbi psichici, lo trattino in modo differente, rispetto ai loro coetanei esenti da tali problematiche. Luomo ? per sua natura molto sensibile a tutte le diversit?, in quanto queste possono rappresentare un rischio e un pericolo da sfuggire o contrastare. Questi due comportamenti: di esclusione del diverso o di aggressivit? per il diverso, sono insiti nella specie umana. Compito dei genitori e degli educatori dovrebbe per? essere quello di correggere e modellare questi comportamenti istintivi, per adeguarli ai valori dellaccoglienza, della fratellanza e dellamore verso le persone pi? bisognose di aiuto. Purtroppo questo tipo di educazione e formazione, non sempre viene attuato. Anzi, a volte, gli adulti, non controllando loro stessi questi istintivi moti repulsivi, danno man forte ai loro figli, in quanto hanno unirrazionale paura che il bambino diverso possa in qualche modo infettare i loro pargoletti!
I genitori dei bambini con problematiche psicologiche
Per quanto riguarda i genitori degli alunni con problematiche psicologiche, ? frequente che questi accusino la scuola e gli insegnanti sia di classe sia di sostegno, per la scarsa attenzione prestata ai loro figli. Spesso le accuse sono di questo tipo: Le maestre trascurano mio figlio e lo mettono da parte. Lo rimproverano continuamente ed eccessivamente. Non sanno capirlo, non sanno gestirlo. In un anno non ha imparato quasi nulla. Ma poich? i genitori ed i familiari di questi bambini sono coscienti dei problemi che il loro figlio pu? dare alla classe dov? inserito, il loro atteggiamento e comportamento ? altalenante, sia nei confronti del figlio con problemi, sia nei confronti degli insegnanti e delle autorit? scolastiche. In alcuni momenti ed in alcune occasioni essi appaiono disponibili e collaboranti, in altri momenti ed in altre occasioni, manifestano apertamente la loro irritazione, il loro rancore, se non la loro esplicita aggressivit?.
Per capire questi diversi atteggiamenti ? necessario comprendere i vissuti interiori di questi genitori: essi sanno che il loro figlio crea problemi nella classe o anche nella scuola, in quanto ogni giorno nella loro casa ed in tante altre occasioni, si sono scontrati con questi problemi che non riescono, nonostante tutti i loro sforzi, a risolvere. Dallaltro, proprio perch? consci delle loro difficolt? e dei loro limiti, sperano che persone pi? preparate, qualificate e con maggiore esperienza, possano affrontare meglio le problematiche dei loro figli. Confidano quindi nella scuola, in quanto istituzione che, pi? dogni altra, ? costituita da persone specializzate nelle problematiche educative.
Nei confronti dei genitori dei bambini “normali” laccusa pi? frequente, da parte degli alunni con problematiche psicologiche, riguarda la mancanza di rispetto e di accettazione dei loro figli: Gli altri bambini lo beffeggiano. Oppure: Gli altri compagnetti non lo vogliono accanto, non gli parlano neppure, lo ignorano completamente e i genitori di questi compagni non intervengono minimamente sui loro figli.
I bambini con problematiche psicoaffettive
Se riflettiamo infine sui bambini con problemi psicologici, questi non sempre hanno le capacit? di ben integrarsi nellambiente scolastico. E ci? per vari motivi:
- a causa delle loro scarse possibilit? di attenzione ? per loro difficile concentrarsi e ascoltare le spiegazioni degli insegnanti. Ci? li fa distrarre e, questa distrazione, a sua volta, comporta disturbo e disagio nella classe, nonch? continui rimproveri nei loro confronti da parte degli insegnanti;
- il fatto di stare accanto ad altri bambini non implica automaticamente un miglioramento delle capacit? di integrazione e socializzazione dei bambini con disturbi psicoaffettivi. Questa vicinanza pu? essere, in qualche caso addirittura controproducente, in quanto gli altri bambini, notando il loro diverso modo di relazionarsi, di interloquire, di comportarsi, di muoversi, di prestare attenzione, possono reagire emarginandoli dal gruppo o aggredendoli verbalmente e fisicamente. ? evidente che in tutte queste situazioni limmagine che questi minori hanno degli altri, del mondo e di se stessi peggiora notevolmente;
- la loro facile irritabilit? pu? comportare notevoli frustrazioni, nel momento in cui non sono ben accolti dai coetanei o sono costretti a subire i rimproveri, i richiami o le punizioni dei docenti;
- alcuni bambini con disturbi psichici, poich? tendono a chiudersi in se stessi, estraniandosi dal mondo che li circonda, ? come se non ascoltassero quanto avviene nella classe, e ci? impedisce loro quella sintonia indispensabile per lapprendimento e per la socializzazione;
- inoltre, poich? questi alunni particolari spesso sono sconvolti dalle paure, dai conflitti, dallansia e dallinquietudine, il loro interesse nei confronti delle materie curriculari pu? risultare minimo;
- infine, poich? alcuni bambini con disturbi psichici, soprattutto quelli che soffrono di instabilit? psicomotoria, si stancano facilmente nel mantenere la stessa posizione e si muovono continuamente, attirano le ire degli insegnanti, a causa del disturbo che arrecano alla classe.
I possibili interventi
Poich? lintegrazione dei bambini con disturbi psicoaffettivi ? particolarmente complessa, non pu? sicuramente essere delegata soltanto allinsegnante di sostegno. Accanto a questa figura, certamente basilare, devono prestare il loro impegno, il loro apporto e la loro collaborazione, molti altri professionisti e molte altre persone: il personale dei servizi di neuropsichiatria infantile presente nel territorio, gli insegnanti curriculari, i dirigenti scolastici, i genitori, i servizi sociali e di volontariato presenti nel quartiere e cos? via. ? da tutte queste figure che potr? e dovr? nascere un progetto globale, fatto su misura per il minore e per il suo ambiente di vita. Pertanto, per poter raggiungere questo obiettivo, ? indispensabile che tra tutti gli operatori si instauri un rapporto di reciproco aiuto e collaborazione.
In questo progetto globale dovranno di volta in volta essere indicati tutti i mezzi e le modalit? migliori, atti a raggiungere gli obiettivi prefissati. Inoltre, poich? le pi? adatte strategie per i bambini con problemi psicoaffettivi potrebbero essere molto diverse rispetto a quelle utilizzate con i bambini normali, in molti casi sar? necessario eliminare gli usuali obiettivi e strategie presenti di solito nelle aule scolastiche.
Facciamo qualche esempio.
Oggi nelle scuole sono sempre pi? numerosi i bambini con disturbo generalizzato dello sviluppo. Questi bambini vivono quasi costantemente una realt? interiore gravemente disturbata, fatta di ansie, fobie e conflitti, con notevole sfiducia e rifiuto nei confronti degli altri e del mondo in generale. Questi particolari alunni, che hanno una notevole difficolt? ad integrarsi con i coetanei e gli adulti, in quanto chiusi nel loro mondo angoscioso, nel momento in cui i comportamenti degli altri non sono perfettamente confacenti ai loro bisogni e desideri, avvertono quelli come dei nemici, pronti ad effettuare ulteriori violenze nei loro confronti. Pertanto, un normale ambiente di classe nel quale linsegnante spiega la lezione, interroga, chiede che ognuno faccia le sue brave esercitazioni sul quaderno e le verifiche alla lavagna, ? per loro notevolmente traumatico, oltre che assolutamente incomprensibile e inutile. ? necessario allora che la scuola, nei loro confronti, riesca a modificare sostanzialmente gli obiettivi: non lapprendimento dei contenuti delle materie curriculari, ma una loro maggiore serenit? interiore e una maggiore fiducia in se stessi e negli altri; non la classe che li spaventa perch? troppo rumorosa e con un eccesso di stimoli, ma una stanza silenziosa e tranquilla, nella quale questi bambini possano giocare liberamente, relazionandosi soltanto con un insegnante notevolmente disponibile e con particolari qualit? empatiche; non i normali libri di testo, assolutamente inutili per i loro bisogni, sempre diversi e inaspettati, ma molti giocattoli e materiali naturali, tra i quali questi bambini possano scegliere di volta in volta gli oggetti a loro pi? congeniali da utilizzare nei giochi che ritengono, in quel momento, pi? opportuni e vicini ai loro bisogni e interessi. Sar? necessario, inoltre, modificare i ruoli: non uninsegnante che guida il bambino nellattivit? che ritiene pi? utile per lui, ma uninsegnante che partecipi con gioia e grande disponibilit? allattivit? o al gioco dal minore scelto in un determinato momento (gioco libero autogestito). Pertanto ? evidente che il ruolo di questa insegnante dovr? essere totalmente diverso da quello utilizzato con i bambini normali: non una persona che insegna qualcosa ad un bambino che non sa, ma una persona amica che riesca a dimostrare verso di lui grande rispetto, disponibilit? e notevole comprensione per le gravi problematiche delle quali egli soffre. Una persona amica capace di mettere in primo piano la qualit?, la bont? e la profondit? della relazione e non le attivit? didattiche. Una persona amica che impegni il suo affetto e la sua presenza allo scopo di dare serenit? dove vi ? ansia, certezze dove vi sono insicurezze, fiducia dove vi ? sfiducia, speranze al posto delle delusioni[1] (Tribulato, 2013, p. 163).
Un altro esempio potrebbe riguardare i bambini particolarmente timidi e introversi. Poich?, anche se in modo meno drammatico rispetto ai bambini con disturbo generalizzato dello sviluppo, la visione che questi bambini hanno del mondo e degli altri ? intrisa di timore, paure e insicurezze, gli insegnanti dovranno necessariamente tener conto della fragilit? dellanimo di questi minori. Pertanto, fino a quando queste emozioni negative saranno presenti nel loro animo, gli insegnanti dovranno evitare di stimolare il bambino ad unintegrazione con tutto il gruppo dei coetanei, ma cercheranno di favorire un buon rapporto a due. Questo rapporto, da instaurare con un compagnetto o una compagnetta con la quale questi bambini potranno costruire una buona intesa, costituir? per loro come una base sicura dalla quale partire per conquistare, gradualmente, una buona crescita affettivo-relazionale. Ci? in quanto solo un rapporto a due intenso, pieno e ricco di dialogo e comprensione reciproca, pu? dare ai bambini timidi e introversi la possibilit? di aprirsi a unintegrazione pi? ampia e pi? ricca, ma anche molto pi? complessa.
Per quanto riguarda i bambini con disturbo del comportamento, poich? per questi minori le caratteristiche degli insegnanti e le modalit? con le quali questi si relazionano con loro sono molto importanti, ? necessario che siano seguiti da docenti che sappiano coniugare gli atteggiamenti di autorevolezza con una grande disponibilit? allascolto empatico. Per tale motivo, se il bambino ? stato inserito in una classe nella quale con la maggior parte degli insegnanti e di alunni ha instaurato dei rapporti molto conflittuali e poco produttivi per lui e per i coetanei, bisognerebbe avere il coraggio e la determinazione di trasferirlo in unaltra classe, con altri insegnanti e altri compagni, in modo da iniziare ex novo rapporti pi? sereni e utili per la sua crescita sociale e relazionale. Per quanto riguarda il rapporto tra il personale della scuola e i genitori, ? importante evitare di sommergere questi ultimi dei problemi che la patologia del figlio procura alla classe e alla scuola: Mario oggi ? stato particolarmente disubbidiente, aggressivo, poco collaborante, psicologicamente assente e indifferente alle attivit? didattiche e alle spiegazioni. Mario ? sempre impreparato e la sua cartella ? disordinatissima. Oggi, in classe, ha tanto disturbato che mi ha impedito di fare lezione, e cos? via. Queste lamentele da parte degli insegnanti, poich? non possono essere ben gestite dai genitori del bambino con problemi, inevitabilmente comporteranno, da parte di questi ultimi, un maggior atteggiamento svalutativo e punitivo verso il figlio, con conseguente peggioramento della sua condizione psichica e, conseguentemente dei suoi comportamenti disturbanti. Daltra parte, ? facile che le frasi che abbiamo riportato, o frasi simili, facciano emergere, nei genitori di questi bambini, atteggiamenti di aggressivit? e di rivalsa verso gli insegnanti e i responsabili dellistituto scolastico, con impossibilit? di instaurare una reale e proficua intesa e collaborazione.
Per tali motivi sarebbe bene che gli insegnanti e la scuola nel suo complesso riuscissero ad affrontare i problemi degli alunni con disturbi del comportamento, valorizzando e sottolineando agli occhi dei loro familiari le buone qualit? e capacit? dei loro figli, piuttosto che i loro limiti e difetti. Solo in un secondo momento, quando sar? stata creata una buona intesa tra la scuola e la famiglia, sar? possibile suggerire con molto tatto ai genitori, le migliori strategie con le quali questi potranno aiutare il loro figlio ad acquisire maggiore serenit? ed equilibrio, indicando anche le pi? efficaci modalit? e i migliori specialisti capaci di seguirlo e aiutarlo.
Per rendere credibile ai propri occhi e agli occhi dei genitori e dello stesso alunno questa immagine positiva, ? per? indispensabile riuscire ad avere un atteggiamento di fiducia, sia nella propria capacit? di ottenere i risultati che ci si ? proposti, sia nelle possibilit? insite in ogni bambino di potersi ben relazionare con i coetanei e gli altri, nel momento in cui il suo animo ha acquisito maggiore serenit? e gioia.
I genitori, a loro volta, dovranno comprendere e valorizzare la disponibilit?, la capacit? e la volont? da parte della scuola e dei docenti di operare per il bene del figlio. Conseguentemente ? importante che gli stessi mettano in luce agli occhi del proprio bambino, queste capacit? e disponibilit?, cos? da aiutare lo stabilirsi di un buon legame di fiducia e affetto tra lui e i suoi docenti.