
26 Mar Violenze in famiglia – Conseguenze sui minori
Violenze in famiglia – Conseguenze sui minori
Autore: Emidio Tribulato
Per Ackerman[1]:
Il modo in cui i genitori mostrano in modo caratteristico il loro amore reciproco e verso i figli ? di grandissima importanza per determinare il clima emotivo della famiglia. Il conflitto genera una tensione ostile che, se non viene diminuita, minaccia la disorganizzazione della famiglia. Quando i genitori si amano reciprocamente, il bambino ama ambedue i genitori; quando i genitori si odiano, il bambino ? costretto a prendere posizione per luno o per laltro. Ci? suscita paura, giacch? egli deve essere preparato a perdere lamore del genitore che respinge in favore dellaltro.
Molti genitori conflittuali frequentemente non riescono a collaborare e a coordinarsi tra loro nelleducazione dei figli. Spesso neanche provano a trovare unintesa reciproca. Anzi, luno cerca di squalificare, limitare e bloccare la credibilit? dellaltro, sminuendo ogni iniziativa, e ogni frase da questi pronunciata, quasi lieto di poter mettere in discussione e contrastare ogni direttiva e regola proposta o dettata dallaltro coniuge.
I figli, quando avvertono attorno a loro chiari ed evidenti segnali di conflitti o peggio, notano comportamenti violenti tra i genitori, non possono restare indifferenti. Il mondo dei bambini, almeno nei primi anni di vita, ? limitato alla propria casa e ai propri genitori. Per tale motivo ? diverso dal mondo degli adulti che ? ampio, perch? fatto di numerosi e complessi rapporti familiari, amicali, professionali. Pertanto quel piccolo ambiente, appunto il nido degli esseri umani, affinch? permetta un sano sviluppo dei minori, ? fondamentale che sia caldo e tenero, ma anche sicuro, sereno e tranquillo.
Quando ci? non avviene, per cui i piccoli delluomo avvertono attorno a loro frequenti conflitti, freddezza e aggressivit?, tutto il loro essere ne soffre, sconvolto dalla tensione che li circonda. Ci? impedisce o altera, a volte in modo lieve, ma pi? spesso in maniera grave, il loro normale sviluppo psichico. Non ? facile, infatti, che un essere fragile, debole e insicuro, com? un bambino, possa vivere e svilupparsi correttamente in mezzo ai sospetti, ai contrasti o in una famiglia nella quale ognuno va per la sua strada, cercando il proprio tornaconto, senza che vi sia quellaccordo e quellindirizzo univoco, indispensabile ai piccoli per comprendere, adattarsi e saper affrontare le realt? interne ed esterne.
Alcuni minori pur di non ascoltare o in qualche modo sottrarsi alle urla e allatmosfera insopportabilmente violenta presente in casa, si chiudono nella loro stanza; si mettono le cuffie nelle orecchie e alzano il livello della musica, nel tentativo di proteggersi, isolandosi. Altri escono da casa o preferiscono restare con i nonni. Altri ancora, gridando a loro volta, cercano in tal modo di coprire le urla dei genitori.
Le conseguenze delle quali soffriranno i minori sottoposti ad un ambiente conflittuale e violento sono in rapporto: allet?; al sesso; alla durata e gravit? delle manifestazioni alle quali sono costretti ad assistere; alla loro maggiore o minore capacit? di comprendere le cause del conflitto, ma anche alla loro preesistente situazione psicologica. Com? facile capire, i figli pi? piccoli reagiscono peggio di quelli pi? grandi, giacch? la loro minore et? li rende pi? facilmente preda delle paure, delle ansie, delle insicurezze, ma anche dei sensi di colpa. Anche gli adolescenti reagiscono molto male ai conflitti genitoriali, poich? in questa fase evolutiva, particolarmente delicata e difficile da affrontare, tali nuove e importanti problematiche che si aggiungono nel loro percorso di crescita, gi? molto complicato, alterano il loro scarso e fragile equilibrio.
Assistere a dei modi non costruttivi di risoluzione degli scontri genitoriali pu? incrementare la possibilit? di acquisire e generare, a loro volta, metodi inefficaci di risoluzione dei conflitti, sviluppando minori abilit? sociali e credenze distorte circa la legittimit? e la normalit? dei comportamenti aggressivi. Tuttavia, quando i genitori riescono a discutere serenamente e a risolvere costruttivamente i conflitti, questo comportamento pu? aiutare i figli a imparare le adeguate strategie per la risoluzione dei problemi che si presentano nei rapporti affettivo – relazionali. Inoltre, la risoluzione costruttiva di un conflitto pu? servire alla coppia stessa per accrescere e per potenziare il proprio legame.
Oltre alla sofferenza causata del trauma di assistere agli scontri tra le persone a loro pi? care, i minori possono subire anche il danno dovuto alle carenze affettive ed educative. Il conflitto fa, infatti, diminuire la disponibilit? fisica ed emotiva, ma anche lattenzione e la cura verso i figli, poich? i genitori sono non solo occupati e impegnati in questa guerra intestina, ma sono anche psicologicamente sconvolti: pertanto non hanno il tempo, la serenit? e la disponibilit? necessaria ad occuparsi bene dei loro figli.
Inoltre, poich? spesso il loro stile educativo diventa pi? nervoso, aggressivo, severo e intollerante, aumentano i rimproveri e le punizioni nei confronti dei minori. In altri casi, al contrario, ? possibile che uno dei genitori crei delle alleanze patologiche con i figli verso i quali egli avr?, di conseguenza, una serie di comportamenti permissivi e arrendevoli. Quando poi uno dei due genitori cerca di imporre il proprio stile educativo e formativo, mettendo da parte quello dellaltro, questultimo, frustrato e stanco, si defila dai compiti formativi ed educativi, per spostare la sua attenzione, il suo affetto, la sua gratificazione ad altre attivit? o ad altre relazioni sentimentali e sessuali. In questi casi ? evidente che i figli saranno deprivati delle attenzioni, del dialogo, delle tenerezze, dellascolto, di uno dei genitori.
Di solito questo genitore ? il padre il quale, in base alle vigenti leggi, ? marginalizzato nei compiti educativi. Tuttavia in alcune particolari situazioni i figli sono privati di entrambi gli apporti genitoriali, poich? anche le madri, emotivamente scosse e stressate, hanno notevoli difficolt? a relazionarsi con i figli in maniera serena ed equilibrata.
Unaltra grave problematica riguardante i figli dei genitori conflittuali ? quella di essere costretti a scegliere il genitore da amare e quello da odiare e per tale motivo scacciare dal loro animo. Tutto ci? per? a scapito dei loro pi? profondi bisogni e desideri, conformemente ai quali essi vorrebbero, invece, avere accanto, amare e rispettare entrambi i genitori. I figli si schierano e si associano in modo istintivo a volte alla persona violenta, contro quella ritenuta colpevole e quindi degna di subire le punizioni che le sono inflitte, altre volte, invece, si alleano e nel loro animo cercano di difendere, la vittima. In altri casi ancora, non sapendo per chi parteggiare e chi appoggiare e proteggere, preferiscono allontanarsi fisicamente o almeno psicologicamente da entrambi i genitori, pur di non essere coinvolti in una situazione che non riescono a definire, capire e tantomeno gestire.
Vi sono per fortuna dei genitori che cercano di non bisticciare davanti ai loro figli, in modo tale da proteggerli dallesposizione al conflitto. Questaccorgimento ? senza dubbio positivo ed ? un segnale di grande responsabilit?, tuttavia non sempre ? efficace, a causa delle capacit? istintive che i minori hanno di comprendere con facilit? le emozioni, anche se queste non sono espresse apertamente.
Sappiamo che i conflitti molto intensi e violenti portano frequentemente alla separazione della coppia. Tuttavia questa soluzione non sempre ? efficace, poich? dopo circa un anno e mezzo dalla separazione, almeno un terzo delle coppie esaminate continua a scontrarsi e un quarto dei soggetti continua a farlo anche nei quattro anni successivi. Per tale motivo sia quando i genitori sono in regime di separazione o di divorzio, sia quando riescono a coabitare, nonostante i conflitti, ? frequente che i figli subiscano delle notevoli sofferenze[2].
Queste sofferenze si possono manifestare in svariati modi.
- Minori capacit? nella gestione dei conflitti con facili esplosioni di rabbia.
- Maggiore sensibilit? ai conflitti stessi.
- Minore capacit? di autoregolazione nei rapporti con se stessi e con gli altri, con conseguente scarso adattamento sociale e difficolt? anche gravi nel campo relazionale.
- Sintomi regressivi, con un ritorno a fasi di sviluppo superate.
- Presenza di numerose e gravi paure: del buio, degli animali, della morte o della perdita di uno o di entrambi i genitori e cos? via.
- Presenza dincubi notturni, disturbi alimentari, insicurezza emotiva.
- Credenze distorte circa la legittimit? e la normalit? dei comportamenti aggressivi.
- Presenza di disturbi depressivi che si possono manifestare con apatia, abulia, sensazione dindifferenza e distacco, chiusura, sensi di colpa e di indegnit?.
- Minore benessere psicofisico globale.
- Disturbi del comportamento: diffidenza, irritabilit?, aggressivit?, facili accessi di rabbia, comportamenti oppositivi provocatori, abuso di alcool e/o droghe, promiscuit? sessuale.
- Disturbi nellarea cognitiva: difficolt? nellapprendimento, nellattenzione e nella memorizzazione, minori capacit? nellelaborazione di quanto letto o ascoltato, ma anche minori capacit? nel ragionamento logico.
Queste alterazioni affettive ed emotive dei figli, se non sono rapidamente e prontamente risolte, tenderanno a perdurare nel tempo, trasformandosi in disturbi psicologici delladulto. Questi disturbi, a loro volta, con facilit? si trasferiranno alle nuove generazioni, accentuando il disagio sociale. Molti genitori cercano di difendersi dai sensi di colpa rifiutando daccettare che le problematiche dei figli siano dovute ai loro comportamenti conflittuali. Pertanto in tutti i modi cercano di attribuire i sintomi di disagio dei figli a fattori congeniti o a una loro congenita cattiveria. Di conseguenza tenderanno ad allontanarsi ancor pi? da essi, lasciando allaltro coniuge ogni responsabilit?[3].
Se la sofferenza subita ? uguale in entrami i sessi, si possono tuttavia avere modi diversi di viverla: nei figli maschi sono maggiormente presenti i comportamenti esternalizzanti. Cio? comportamenti in cui il disagio del bambino si riversa verso lesterno, provocando disturbo nellambiente circostante. Ad esempio, il bambino insiste fino allo sfinimento per avere quanto desidera, ha degli atteggiamenti oppositivi nei confronti delle richieste degli adulti, aggredisce gli altri per avere ci? che desidera. Nelle bambine, invece, sono pi? frequenti i comportamenti internalizzanti. Cio? comportamenti nei quali le femminucce tendono a mantenere dentro di s? i loro stati emotivi, senza manifestarli apertamente, specialmente quando temono di essere in qualche modo responsabili dei conflitti dei genitori. In questi casi le bambine possono manifestare ansia, depressione, ritiro sociale e disturbi psicosomatici.
Tuttavia, cos? come i figli sono sensibili al conflitto presente nei genitori, allo stesso modo la relazione tra i genitori pu? essere influenzata negativamente del comportamento dei figli. Per cui: Lidentit? psicologica della coppia coniugale modella il bambino, ma anche il bambino, secondo i suoi bisogni, modella la coppia coniugale[4].
In questi casi si pu? instaurare un circolo vizioso: i problemi e i conflitti dei genitori possono provocare delle problematiche psicologiche nei figli, con sintomi di tipo comportamentale e oppositivo provocatorio; tali sintomi, a loro volta, possono accentuare i conflitti nella coppia, sia per laumentato stress, sia a causa del nascere di accuse reciproche: ? colpa tua: non hai saputo educare bene nostro figlio, sei stata troppo permissiva. Oppure: Sei stato troppo severo; Lavori troppo, non sei mai presente; Non ti occupi mai di lui. O ancora: Il tuo caratteraccio si ? trasferito in nostro figlio.
Tratto dal libro di Emidio Tribulato: Ti odio!- Conflitto e aggressivit? e violenza tra i sessi.
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[1] Ackerman N.W., (1968), Psicodinamica della vita familiare, Torino, Bollati Boringhieri, p. 32.
[2] Ahrons C. (1981), The continuing coparental relationship between divorced spouses, in American Journal Orthopsychiatry, p. 51.
[3] Ackerman N. W., (1968), Psicodinamica della vita familiare, Boringhieri, Torino, p. 226 227.
[4] Ackerman N. W., (1968), Psicodinamica della vita familiare, Boringhieri, Torino, p. 34.