
01 Apr Il bambino dai tre ai cinque anni
Durante tutta let? evolutiva vi ? fame affettiva.
Questa sar? soddisfatta fino ai diciotto venti mesi prevalentemente dalla madre; successivamente le richieste affettive del bambino coinvolgono tutto il nucleo familiare: padre, zii, fratelli, cugini. A questa et? egli non ? pi? membro di una coppia, ma membro di un gruppo. Soddisfare questa sua fame affettiva ? condizione necessaria ed indispensabile per una normale crescita psicologica. Quando ci? non avviene la carenza affettiva si manifester? con i sintomi caratteristici dellet?. Ad esempio, con atteggiamenti di opposizione, ansia, insicurezza, comportamenti aggressivi, enuresi, encopresi, crisi di pavor nocturnus, isolamento ecc..
Mentre fino ai tre anni, come abbiamo detto, il rapporto con i coetanei ? modesto e poco produttivo, dal terzo anno in poi il bambino inizia a prenderli in considerazione in modo positivo e riesce a scambiare e comunicare con loro in modo efficace e sereno. Con i suoi compagni, che prima vedeva come elementi di disturbo, adesso riesce ad organizzare qualche gioco semplice. Ad essi pu?, ora, spiegare i suoi bisogni ed i suoi svaghi. Pu? raccontare quanto avviene attorno a lui, nella sua casa e nella sua famiglia. Pu? proficuamente attirare la loro attenzione.
Let? dei perch?.
? sempre a questa et? che il bambino non cerca soltanto il nome degli oggetti ma la loro funzione ed il loro uso. ? let? dei perch?. Con le domande il bambino acquisisce una miriade di informazioni, ma nel contempo ha la possibilit? di attirare lattenzione degli adulti e di dialogare con loro, cos? da trovare mediante il contatto affettivo serenit? e sicurezza. [1]
In questo periodo la madre cerca di insegnare al figlio il controllo delle feci, cos? da rimanere pulito. Il bambino, pertanto, capisce che le feci possono essere trattenute e lasciate andare. Se la madre ? buona con lui e se vi ? un buon rapporto tra i due, ? bello soddisfare i suoi desideri e ci? d? soddisfazione e orgoglio al bambino in quanto, se non si sporca, la madre lo approva ed elogia e lui si sente fiero. Ma se ci? non avviene, se la cacca gli scappa ancora nel pannolino e la madre ? costretta a pulirlo prova vergogna e umiliazione in quanto avverte la disapprovazione della madre e degli altri familiari. [2]
In questo periodo il bambino ? in grado di ricordare i divieti dei genitori ogni qualvolta sorge nella sua mente un impulso proibito. I suoi genitori e le norme e regole ad essi collegati, diventano, gradualmente, la voce della sua coscienza. Pertanto il senso di colpa diventa grande quando le norme, le direttive ed i divieti, sono eccessivi e gli atteggiamenti autoritari sono frequenti. Poich?, inoltre, per il bambino di questa et?, ogni misfatto presuppone una giusta punizione, in quanto per lui vige la legge del taglione, egli si aspetta la giusta sanzione e quando questa non viene dallesterno si autopunisce.[3]
A questa et? il suo mondo interiore comprende ora anche il futuro. Il bambino impara, pertanto, a rimandare la immediata soddisfazione dei suoi desideri. Egli ? capace di attendere: dopo, domani, quando sar? cresciuto, quando sar? grande.
I confronti.
Sempre a questa et? i bambini cominciano a confrontarsi e a confrontare. Confrontano, rispetto a quella degli altri compagnetti, la propria statura, i propri muscoli, let?, il sesso, la composizione della propria famiglia: Io sono pi? forte. Io sono pi? grande di te. Mio padre ? pi? forte del tuo. Io ho tre fratelli, tu ne hai uno solo. Nel contempo acquistano consapevolezza della propria identit? sessuale: Sono maschietto, Sono una femminuccia. Questa consapevolezza li spinge ad esplorare il proprio corpo e quello degli altri. Ad imitare il genitore dello stesso sesso e a provare verso il genitore del sesso opposto un vivo desiderio di avere con lui un rapporto esclusivo: inizia la fase edipica.
Fase edipica.
In questa fase dello sviluppo psicologico il bambino per Freud sviluppa un intenso amore nei confronti del genitore di sesso opposto. Nel caso del bambino maschietto questi, amando la madre, ? geloso del padre del quale vorrebbe la morte. Ma poich? questo suo amore ? impossibile, in quanto la madre ama e continua ad amare il padre e poich? da questultimo egli teme la violenza sul suo corpo (minaccia di castrazione), il bambino si trova costretto a rivolgere altrove i suoi desideri amorosi mentre nel contempo ? stimolato a recepire tutte le caratteristiche paterne (identificazione con il padre), per poi proporre con successo le profferte amorose al di fuori della sua famiglia.
Il processo di identificazione ? importante in quanto mediante lidentificazione il bambino prende su di s? le caratteristiche della persona adulta del suo stesso sesso e quindi assimila la dolcezza, le capacit? di cura, la tenerezza materna oppure la forza, la determinazione, la sicurezza, paterna. In ogni caso egli si sente pi? adulto e quindi pi? adeguato e capace.[4]
La fase edipica, che ha importanti risvolti positivi in quanto migliora e definisce meglio sia lidentit? sia il ruolo sessuale, mancher? delle sue funzioni se tra i genitori non vi ? larmonia e la stima dovuta e se il genitore dello stesso sesso non ha una buona accettazione della sua mascolinit? o femminilit?. Per OSTERRIETH Esistono pochi altri momenti nella vita del bambino in cui ? ugualmente importante per lui avere dei genitori affettivamente equilibrati, che formino una coppia unita: il padre veramente virile, la madre veramente femminile; entrambi sufficientemente sicuri di se stessi da accogliere, con la stessa calda serenit? la espressione dei sentimenti, a volta a volta teneri o ostili del bambino, e capaci di non fissare malaccortamente il bambino nel suo complesso edipico, accrescendo sia la sua aggressivit? sia il suo attaccamento e, in ogni modo, il suo sentimento di colpa.[5]
Tratto dal libro di Emidio Tribulato “Il bambino e l’ambiente”
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[1] Cfr. P. A. P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 91.
[2] Cfr. S. Wolff, Paure e conflitti nellinfanzia, Armando Armando Editore, Roma,1970, p. 24
[3] Cfr. S. Wolff, Paure e conflitti nellinfanzia, Armando Armando Editore, Roma,1970, p. 27.
[4] R MILITERNI, Neuropsichiatria infantile, Editore Idelson Gnocchi, Napoli, 2004, p. 98.
[5] P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 120.