
01 Apr La molteplicit? dei ruoli
Ognuno di noi pu? avere, e spesso ha, pi? ruoli: si pu? essere contemporaneamente padre, zio, nonno, fratello, marito, responsabile aziendale, scrittore, sindacalista, volontario ecc. Per gli adulti avere pi? di un ruolo ? la norma e non leccezione. Ed ? forse per tale motivo che cercare di assumere molti e diversi ruoli e poterli cambiare a volont?, ci appare non solo naturale ma anche molto facile e desiderabile: Perch? essere soltanto madre o padre e non anche insegnante, politico, scrittore e quantaltro?
Sicuramente questa disponibilit? a cambiare ruolo o ad assumerne molti altri ci appare interessante, stuzzicante, moderna e in linea con i tempi: Che noia fare sempre le stesse cose, Che bello cambiare e rimettersi in gioco. Tuttavia non sempre ? facile e conveniente cambiare il proprio ruolo o assumerne uno nuovo o peggio, aspirare a uneccessiva pluralit? di ruoli, a volte tra loro contrastanti. E ci? per vari motivi:
- Lavere un eccessivo numero di ruoli spesso non aggiunge nulla alla persona che lo esercita, e alla comunit? per la quale questo viene esercitato. Pu? succedere infatti che gli apporti offerti, alla resa dei conti, siano modesti o insufficienti, sia per qualit? sia per quantit?. Il motivo ? semplice, per ogni ruolo assunto che si aggiunge ai precedenti, aumentano gli oneri, gli impegni, le responsabilit? e i sacrifici necessari per assolverli tutti e bene e ci? comporta un notevole dispendio di tempo ed energie fisiche e psichiche che non sempre sono a nostra disposizione. Tutto ci? si traduce per la persona in maggiore stress, ansia e disagio. Il buon senso vorrebbe allora che assumessimo i ruoli per i quali siamo ben preparati e che siamo in grado di sostenere, assolvere bene e correttamente e non tutti quelli che lentusiasmo e le mode del momento ci suggeriscono o che ci sono offerti.
- Spesso anche un ruolo apparentemente semplice ha bisogno di una lunga e attenta preparazione. Ci? ? soprattutto vero oggi, giacch? per ogni compito che le moderne societ?, notevolmente complesse e articolate richiedono, sono necessari lunghi studi, master e tirocini i quali, a volte, si possono protrarre anche per decine danni. Per tale motivo il dispendio di tempo e di energie necessarie per assumere un ruolo, difficilmente potr? essere replicato e attivato per molti altri. In questi casi il rischio ? di affrontare alcuni compiti essenziali per la famiglia e la societ?, senza la necessaria preparazione, rischiando di far male ogni cosa, con conseguenze anche sul piano dellautostima personale.
- Quando decidiamo di affrontare mansioni troppo diverse e contrastanti e non riusciamo a compierle bene, siamo coinvolti dallansia e dai dubbi: Faccio bene o faccio male? E corretto quello che faccio oppure no? Se cerchiamo di uscire da questa inquietudine interiore, trascurando alcuni ruoli, a favore di altri, ? evidente che deluderemo innanzitutto noi, ma anche le persone o le istituzioni che si aspettavano molto di pi?, rispetto a quanto, in realt?, siamo stati in grado di offrire.
- Nellaffrontare i vari ruoli ci sfugge la considerazione che sono qualcosa di pi? di momentanei compiti. Ogni ruolo tende a incidere e penetrare in profondit? nel nostro essere, segnando e modificando, anche profondamente, la nostra realt? interiore oltre che la nostra vita. Limmagine del s? ? formata da molti elementi che appartengono per lo pi? alla sfera dellinconscio. LIo del soggetto ? composto dal proprio corpo, dalla propria mente, ma anche dalle esperienze e dalle emozioni vissute durante la propria vita. Pertanto i compiti e i ruoli, che di volta in volta ci sono affidati o scegliamo di eseguire, influenzano il nostro essere. Ci accorgiamo di questa realt? quando notiamo che ad un cambiamento di ruolo si associa anche un nostro diverso atteggiamento interiore ed una modifica nei nostri comportamenti. Pertanto se a volte un certo tipo di personalit? ha bisogno di esprimersi in una certa mansione, altre volte al contrario ? la mansione assunta che plasma e modifica la personalit? del soggetto. Se ad esempio, una persona precisina ama applicarsi in lavori, come quello dellorologiaio, nel quale queste sue caratteristiche possono essere valorizzate, pu? avvenire anche il contrario, e cio? che il lavoro effettuato modifichi alcuni aspetti della sua personalit?. Un altro esempio, fra i tanti che potremmo fare, ? quello di un militare di carriera il quale, volente o nolente, a causa della lunga preparazione e dellintensa disciplina alla quale ? costretto a sottostare pur di eseguire correttamente il suo compito, assume ben presto le classiche caratteristiche presenti in un buon militare: grinta, rigidit?, aggressivit?, impeto, dinamismo, resistenza, obbedienza e tanto amore per la disciplina. Tuttavia, queste caratteristiche non sempre sono confacenti con altri ruoli nei quali lo stile militaresco non solo non ? necessario, ma ? addirittura controproducente. In generale possiamo dire che lo stile che si acquisisce nel mondo economico e dei servizi pu? risultare scarsamente adeguato e poco confacente, quando ? necessario affrontare dei rapporti affettivi, educativi e relazionali. Ci? perch?, nelle attivit? manageriali e professionali hanno notevole valore la grinta e il dinamismo; lintraprendenza e la determinazione; la precisione nei comportamenti e la razionalit?; la capacit? di cambiare ed aggiornarsi. Al contrario nel mondo degli affetti e delle relazioni sono importanti la serenit? e la distensione; la dolcezza e la tenerezza; la disponibilit? e laccoglienza; le capacit? di ascolto e di cura; listintualit? e il sacrificio ma, soprattutto, sono fondamentali la stabilit? e la continuit? nei comportamenti. I cambiamenti che riguardano i ruoli sessuali, sono sicuramente quelli che provocano, pi? degli altri, conseguenze notevoli e spesso impreviste. Quando si cerca di vivere, sentire, amare, lavorare come laltro sesso, non cambia soltanto un ruolo, ma tende a modificarsi anche lidentit? di genere, con conseguenze notevoli sul proprio vissuto pi? intimo e profondo. Molto spesso per?, in questi casi, sia nelle donne sia negli uomini, pi? che un vero ribaltamento o cambiamento di genere, si ottiene un effetto caricaturale. Non potendo, infatti, vivere fino in fondo laltro genere sessuale, si ? costretti ad imitare i suoi eccessi o gli elementi pi? superficiali ed eclatanti di una personalit? non propria. Si ottiene in definita una strana, modesta imitazione dei lati peggiori e pi? superficiali dellaltro sesso, il che porta a uno stato dinsoddisfazione e di tensione notevole, che finisce per irritare, amareggiare e irrigidire la persona coinvolta.
I ruoli tradizionali
Per quanto riguarda gli uomini, nei ruoli tradizionali, frettolosamente accantonati, la gratificazione e la soddisfazione personale nascevano da vari elementi.
- Dallorgoglio di provvedere alle necessit? materiali dei propri familiari.
- Dal sentirsi responsabili della protezione, della coesione e del buon funzionamento della famiglia ad essi affidata.
- Dallessere garanti dellequilibrio, della stabilit? e del benessere di ogni membro, non solo della loro famiglia, ma anche della comunit?, nella quale questa famiglia si trovava inserita.
- Dalla possibilit? che gli uomini avevano dinfondere, a ogni persona del gruppo familiare, quegli indirizzi, quelle norme e regole comuni, indispensabili nella costruzione delle relazioni interpersonali, nonch? fondamentali allo sviluppo di famiglie sane, funzionali e adeguate al vivere civile.
Nello svolgimento del loro difficile, responsabile e faticoso ruolo, la determinazione, la forza, la coerenza e sicurezza degli uomini nascevano dallessere sostenuti, aiutati e stimolati dalle loro compagne di vita, dalla comunit? nella quale vivevano, nonch? dalle leggi dello stato.
Per quanto riguarda le donne, le loro gratificazioni e soddisfazioni personali nascevano dal riconoscere, nel loro ruolo, molti compiti fondamentali.
- Intanto avevano coscienza di costruire, con il loro amore, con la loro tenerezza, con le loro cure, oltre che il corpo di ogni piccolo essere umano che si affacciava alla vita e al mondo, anche e soprattutto i componenti fondamentali dellIo di ognuno di essi. Come dice Slepoj [1]: In realt?, nei bambini di entrambi i sessi, ? proprio lidentificazione primaria con la madre, come colei che cura e sostiene, che elabora le angosce e rassicura, a favorire lo sviluppo di un nucleo saldo della personalit? che, a seconda degli autori, viene definito s? profondo o fiducia di base. Soltanto questa identificazione, infatti, permette al bambino di costruire dentro di s? quelle capacit? materne di elaborazione dellangoscia e di cura di se stesso che gli daranno la sicurezza per diventare autenticamente autonomo.
- Le madri erano altres? consapevoli di essere indispensabili protagoniste nello sviluppo delle pi? importanti caratteristiche umane dei loro piccoli.
- Erano loro, le donne, a iniziare i figli al linguaggio verbale e non verbale, nonch? alle capacit? di comprensione e ascolto.
- Erano soprattutto loro, le donne, che badavano a sviluppare le capacit? affettivo relazionali del futuro dellumanit?.
- Erano soprattutto loro, le donne, che con le loro attenzioni riuscivano a far gustare ai loro piccoli il piacere e la gioia della condivisione, ma anche limportanza di offrire agli altri, specie ai pi? bisognosi, agli anziani e ai disabili, gli splendidi doni che nascono nellanimo quando si offre generosamente la propria disponibilit?, cura, vicinanza e calore affettivo.
- Erano consce, le donne, di essere le protagoniste nel difficile compito di arricchire lanimo delle nuove generazioni dinnumerevoli qualit? fondamentali: quali le capacit? comunicative e di ascolto, la sensibilit? e la tenerezza, la relazione e laccoglienza, lamore e il perdono.
- Erano fiere, le donne, di essere indispensabili nel costruire con le loro parole e i loro gesti damore, il benessere fisico e psicologico dei loro compagni di vita. Sapevano che con i loro comportamenti sarebbero riuscite ad accogliere, gratificare, sostenere, confortare, i loro uomini, cos? da renderli ancora pi? forti e sicuri di s?, ancora pi? disponibili allimpegno in loro favore, ma anche verso i figli, la famiglia e le istituzioni sociali.
- Infine le donne erano ben consapevoli di essere protagoniste nel tessere e mantenere vivi, efficienti e produttivi i legami con la propria rete familiare e con quella del loro uomo. Reti e legami indispensabili a garantire una buona armonia e benessere, sia per la coppia, sia per le famiglie che iniziavano il loro difficile cammino sulla scena del mondo.
I ruoli attuali
Quando per i due sessi questi ruoli, ben definiti, stabili e aderenti alle richieste della societ? e alle loro specifiche caratteristiche, sono stati messi, prima in discussione e poi criticati, biasimati, per essere infine cancellati quasi del tutto, per sostituirli con altri, scarsamente chiari, se non nettamente confusi, poco aderenti alle caratteristiche dei due generi, assolutamente insoddisfacenti nel creare benessere per loro e per i loro figli, poich? indirizzati e finalizzati quasi esclusivamente a soddisfare i bisogni della finanza, della produzione, dellacquisizione e della distribuzione di beni e servizi, qualcosa di fondamentale non ha pi? funzionato nel rapporto uomo donna; qualcosa di molto importante ? entrato in una crisi irreversibile; qualcosa si ? spezzato e, di conseguenza, qualcosa di deleterio ha snaturato buona parte del sistema sociale, relazionale e familiare.
Questa crisi ? diventata negli anni sempre pi? grave e distruttiva, innescando una spirale perversa, fatta di scarso dialogo, incomprensione, conflittualit? e aggressivit?, che si ? diffusa e allargata dentro e fuori dalle coppie e dalle famiglie, dentro e fuori dallagone politico, nei singoli come nelle comunit?.
I motivi di questa crisi e di questa perversa spirale sono diversi.
- 1. La distribuzione del potere e dei ruoli tra uomini e donne.
Le critiche e il biasimo distruttivo nei confronti dei tradizionali ruoli, hanno dimenticato che: La distribuzione del potere tra uomo e donna, non ? stata operata una volta per tutte allorigine dellumanit? da un deus ex machina o da un creatore soprannaturale, ma ? il frutto di unopzione culturale di lungo periodo, diremmo oggi di un contratto sociale, di una negoziazione in base alla quale ciascuno occupa un determinato posto allinterno della comunit?[2].
Inoltre la storia ci ha sempre confermato che questa millenaria distribuzione dei ruoli non ? nata in seguito a una guerra tra uomini e donne, per cui, dopo la vittoria dei primi, laltro sesso era stato sopraffatto, ma ha avuto origine dalle necessit? di affrontare, nel miglior modo possibile, i complessi e ineludibili bisogni educativi presenti nello sviluppo di ogni essere umano. Questi bisogni educativi, oggi spesso sottovalutati, richiedono notevoli impegni formativi che devono necessariamente essere esplicati nei tempi e nei modi opportuni, da altri esseri umani che, con i minori, hanno avuto la possibilit? di instaurare degli stabili, profondi, caldi e teneri legami affettivi e relazionali.
Da tutto ci? ? nato, ed ? ancora attivo in moltissimi paesi del mondo, quel patto sociale nella distribuzione dei ruoli, la cui validit? ? stata ampiamente dimostrata durante le millenarie esperienze del passato.
- 2. La competizione tra ruoli simili o uguali
Nei rapporti di coppia, che non mancano certo di complessit? e difficolt?, se ogni sesso simpegna, si attiva ed ? protagonista, in un campo diverso e specifico, agli occhi e al cuore dellaltro questo suo impegno assume un grande valore ed ? giudicato e vissuto come un elemento importante, caro e prezioso del quale essere enormemente grati. Conseguentemente, proprio per una visione positiva dellaltro, considerato importante, anzi fondamentale e indispensabile, per lapporto specifico che ogni giorno ? capace di offrire al coniuge, ai figli e alla famiglia, verso di questi si mobiliter? linteresse e la cura, al fine di migliorare il suo benessere. Inoltre, limpegno in campi diversi e complementari, permetter? la nascita di unalleanza e una fiducia reciproca, che sono fondamentali per allontanare o diminuire i possibili conflitti.
Se invece entrambi i sessi si attivano sullo stesso piano e sono impegnati negli stessi ambiti, con molta pi? facilit? si corre il rischio di avvertire laltro, in molti momenti della vita a due, come uno sleale concorrente o, in altri casi, come un pigro e inaffidabile compagno, che non simpegna sufficientemente e non offre alle necessit? del partner e della famiglia quanto dovrebbe e potrebbe. Se ad esempio, entrambi si attivano e simpegnano nel campo professionale, ? facile che luno guardi laltro con sospetto e invidia, nel momento in cui i guadagni, la visibilit? e la fama delluno saranno superiori a quelli dellaltro.
Ci? ? ancora pi? evidente e grave quando lambito nel quale uno dei due partner simpegna, non ? tradizionalmente appannaggio del proprio genere sessuale. Se ad esempio, la donna guadagna pi? delluomo o ha pi? successo di lui nel campo economico e professionale, cosicch? ottiene dallambiente sociale una pi? alta valutazione e rispetto, vi ? il concreto rischio che il partner avverta tutto questo come una minaccia alla propria reputazione e alla propria immagine di uomo e ci? potr? fare insorgere in lui gelosia, irritabilit? e aggressivit? nei confronti della compagna.
Ackerman[3] descrive molto bene le conseguenze presenti nella coppia competitiva. In questi casi: Ognuno dei due genitori compete con laltro e teme di essere superato. Nessuno dei due ? sicuro, anche se ha la pretesa di una maggiore competenza. Paradossalmente ognuno passa la parola allaltro quando si tratta di prendere decisioni responsabili. La lotta per la competizione riduce la simpatia affettiva, distorce la comunicazione, indebolisce la reciprocit? del sostegno, e della corresponsabilit? e diminuisce il soddisfacimento dei bisogni personali.
Lo stesso pu? avvenire se ? luomo ad avere pi? successo in un campo tradizionalmente legato al genere femminile, come quello affettivo relazionale e di cura. Se ad esempio, il marito o compagno riesce ad avere nel rapporto con i figli un maggiore e miglior dialogo e confidenza, una maggiore e migliore intesa e comunione, un ascolto pi? intimo e profondo, ? facile che la donna, sentendosi meno considerata, cercata e amata dai figli, si senta relegata a un ruolo subalterno. Ci? la potr? spingere a lottare per strappare alluomo la sua supremazia, anche usando larma della delegittimazione.
In definitiva quando i ruoli non sono ben chiari e definiti si corre il rischio che ognuno dei due, piuttosto che impegnarsi a valorizzare limpegno dellaltro, tenda a considerare, come una personale perdita, gli apporti di questi, cosicch?, per reazione, cercher? in tutti i modi di sminuire laltro, gioendo pi? degli insuccessi che dei successi di lui. Da questa situazione di disagio potr? con facilit? mettersi in atto una competizione, tanto pi? insidiosa quanto pi? sotterranea, irrazionale e istintiva, che pu? facilmente sfociare in un rapporto conflittuale, che si manifester? mediante evidenti comportamenti irritanti, aggressivi e collerici, attuati nelle occasioni pi? strane e inusuali.
A causa della scarsa soddisfazione, pu? succedere anche che uomini pieni di livore e umiliazione, di fronte a donne meglio inserite nel campo lavorativo, che guadagnano pi? di loro, lascino il loro piccolo, insoddisfacente lavoro e si dedichino soltanto ai loro hobby, cos? come pu? succedere che donne, piene di rancore nei confronti dei loro compagni, rinuncino quasi totalmente al loro ruolo affettivo relazionale e di cura, nel momento in cui avvertono che questo ruolo ? stato sottratto dai loro uomini, i quali sono riusciti ad instaurare con i loro figli dei migliori e pi? profondi legami affettivi.
Spesso alla fine di questa guerra concorrenziale, raramente dichiarata, ma anzi il pi? delle volte tenuta ben celata, entrambi si ritrovano ad aver perduto il piacere dellimpegno e ci? li potr? spingere a chiudersi in un bozzolo di apatia e fuga. Come dire a se stessi e al mondo: Se il mio ruolo, le mie capacit? e il mio impegno, non sono valorizzati io, volontariamente e con rabbia le autolimito, pur di vendicarmi della castrazione che su di me ? stata effettuata. Oppure, al contrario, la frustrazione potr? spingere uomini e donne ad atteggiamenti e comportamenti di auto ed etero aggressivit? e distruttivit?.
- 3. Laffidamento dei ruoli
Vi ? infine un altro problema del quale si parla poco. Se un certo ruolo ? affidato solo a una persona questa, sentendosi pienamente responsabile del risultato, simpegner? a svolgerlo bene e correttamente, dando il massimo di s?, se non altro per soddisfare il suo orgoglio e la sua autostima, ma se lo stesso ruolo ? affidato a due o pi? persone limpegno sar? sicuramente molto pi? modesto, perch? pi? scarsa sar? la gratificazione. Inoltre, in caso di fallimento, ? facile che la responsabilit? sia data allaltro:… che non ha collaborato, che non si ? impegnato abbastanza, che ha sbagliato, che si ? comportato in maniera pigra o da incapace, e cos? via.
Ancora una volta un importante esempio labbiamo nelle nostre famiglie. Laver affidato lo stesso ruolo agli uomini e alle donne ha comportato un disinvestimento negli impegni e nelle responsabilit? familiari, specie nelle responsabilit? educative e di cura. Poich? se qualcosa non funziona, e purtroppo sono tante le cose che non funzionano in questi ambiti, ? sicuramente colpa dellaltro. Se invece qualcosa va bene, ? sicuramente merito nostro.
In definitiva, laver affidato ad entrambi i coniugi gli stessi compiti e le medesime funzioni e ruoli si ? rivelato – e non era difficile prevederlo- il modo migliore per mettere uomini e donne gli uni contro gli altri e rendere stabilmente e perennemente conflittuale il rapporto tra i sessi.
- 4. Gli effetti deleteri della supremazia
Quando sincitano le donne a lottare contro gli uomini, accusandoli delle peggiori nefandezze, si sottovaluta che uomini e donne sono, e non potrebbe essere diversamente, intimamente legati tra loro nei bisogni, nelle aspirazioni, negli obiettivi. Pertanto, come dice la Slepoj [4] ? indispensabile avere la consapevolezza che il maschile ? una categoria di relazione, pertanto se muore o va in crisi il maschile, muore e va in crisi anche il femminile.
Inoltre il lottare per sopraffare, allontanare, colpevolizzare, biasimare o peggio escludere uno dei due sessi dal proprio animo o dalla propria vita ? come lottare per sopraffare, allontanare, colpevolizzare, biasimare ed escludere se stessi. In definitiva: La tensione per la conquista di una totale supremazia ha come ultimo effetto un senso di solitudine e di carenza emotiva[5].
- 5. La responsabilit? condivisa
Spesso sinsiste su una crisi del maschile che si manifesta con tristezza e disappunto, dovuta al fatto che limmagine delluomo che provvede alla famiglia ? stata sminuita e svilita. Crisi che spiegherebbe laggressivit? e violenza nei confronti delle donne, ree di aver sottratto ai maschi una condizione di privilegio. Tuttavia questa lettura trascura il fatto incontestabile che tutti i ruoli di responsabilit? e autorit? comportano non solo onori ma anche molti oneri, e che spesso questi ultimi superano di molto le gratificazioni dovute agli onori.
Questa realt? spiega molto bene ci? che ? avvenuto. Quando la legge sulla famiglia ha sottratto lautorit? di capo famiglia al marito affidandolo ad entrambi e poi in ultima istanza alla magistratura, molti uomini non solo non si sono strappati i capelli e non sono scesi in piazza per protestare e lottare con le unghie e con i denti contro questa legge ma, come si direbbe oggi, non hanno fatto una piega e hanno subito accettato e approfittato di questa nuova situazione per tirare i remi in barca. Hanno cio? accolto di buon grado questa perdita del ruolo di capo famiglia ma, in compenso, hanno ceduto ben volentieri la responsabilit?, la fatica, limpegno e tutti i sacrifici che questo ruolo comportava. E poich? la responsabilit? condivisa si ? trasformata rapidamente in una comune irresponsabilit?, ogni componente della coppia, non essendo investito formalmente di questo specifico e preciso ruolo, ha pensato bene di scrollarsi di dosso ogni obbligo e impegno, scaricando sullaltro o su altri le carenze che a mano a mano si venivano a creare in seno alla famiglia.
Le carenze pi? evidenti le ritroviamo soprattutto sul piano educativo, formativo, affettivo e di guida efficace nei confronti dei pi? piccoli, ma anche degli adolescenti e giovani. Queste carenze, da quel momento in poi, hanno cominciato ad essere attribuite allaltro: che non si impegna; che non collabora; che se ninfischia delle necessit? della famiglia; che ? troppo permissivo o troppo rigido e autoritario. Allaltro: che sicuramente non capisce, non si adegua ai tempi moderni, perch? troppo immaturo, incapace e forse anche disturbato.
Le leggi che hanno promosso e imposto una comune e condivisa responsabilit? nelle decisioni che riguardano landamento familiare non hanno, inoltre, tenuto conto e non hanno previsto che quando ogni decisione per legge deve essere presa di comune accordo, i conflitti che nascono da un modo diverso di vedere e affrontare i problemi e le necessit? della famiglia si moltiplicano e si aggravano notevolmente, poich? entrambi i coniugi si sentono autorizzati e stimolati ad interminabili, estenuanti ed in definitiva fallimentari e sterili discussioni e trattative su ogni argomento e su ogni decisione da prendere, piccola o grande che sia.
Queste leggi, inoltre, non hanno previsto che le infinite e sterili discussioni e trattative spesso, alla fine, sfociano nelle peggiori delle conclusioni: non decidere nulla per non darla vinta allaltro, oppure lasciare allaltro tutte le decisioni e smarcarsi il pi? possibile, a volte gradualmente altre volte rapidamente da ogni responsabilit? familiare e godersi in pace il proprio tempo libero e gli amati hobby!
Le conseguenze per gli uomini
Per luomo, la donna rappresentava una realt? notevolmente ricca e importante.
- Era laltra parte di s?. Era il simbolo della tenerezza e della fragilit?; della delicatezza e della calda emotivit?. Tutte realt? che alluomo mancavano e con le quali desiderava unirsi. Dice Harding [6]: Un uomo senza anima non ? che un mezzo uomo, perci? quando la sua anima ? proiettata su di un altro essere, ? come se met? di lui sia in quellessere. Di qui lenorme importanza e lattrattiva della donna, il desiderio di entrare in rapporto con lei per entrare cos? in rapporto con lanima che altrimenti ? perduta per lui.
- Era la donna loggetto damore pi? importante.
- 3. Era lessere che gli avrebbe permesso di prolungare la sua esistenza, al di l? della vita terrena, mettendo al mondo e poi educando i suoi figli.
- 4. Era la persona con la quale costruire una famiglia, cio? la cellula base di ogni societ? umana.
- 5. Era quellessere speciale che avrebbe avuto cura di lui, che sarebbe stata a lui vicina in ogni giorno e in tutte le difficolt? della vita.
- 6. Era, la donna, lunica persona che poteva dare significato al suo lavoro ai suoi sacrifici e ai suoi impegni.
- 7. Con la sua presenza calda, affettuosa e operosa avrebbe curato la loro casa e soprattutto i suoi abitanti.
- 8. Era la persona capace di creare e tenere viva e funzionale la rete familiare e amicale.
Pertanto ? stata molto intensa e dolorosa la delusione, quando luomo si ? accorto che lanima femminile aveva perduto molte delle caratteristiche che lo interessavano, anzi lo affascinavano. Non ritrovava pi? in quel nuovo essere la riservatezza, il pudore e la delicatezza che sognava e cercava. Ora la sentiva lontana, spesso insicura, critica e insoddisfatta di tutto e di tutti, soprattutto di lui. Scopriva di non avere accanto a s? una donna che fosse porto sicuro, caldo, accogliente e amorevole. Non trovava pi? accanto a s? una donna che avesse nei suoi confronti ammirazione, rispetto e accoglienza.
Quando poi egli cercava di costruire una famiglia, sana e funzionale, non scorgeva, nelle ragazze e nelle donne facilmente disponibile allavventura di una notte e a rapporti sessuali privi di sentimenti profondi, quella seriet? nellaffrontare la relazione e il rapporto che egli cercava.
? stato amaro per luomo constatare che la donna non era pi? a lui complementare, ma spesso la sentiva rivale: nel lavoro, nella famiglia, nella vita sociale e in quella politica. Ora era costretto ad accostarsi a lei quasi con timore, sentendola disposta a tutto e a mettere da parte tutto, pur di far carriera e acquisire sempre maggiore potere.
E poi come credere che la donna incontrata avrebbe mai potuto essere la madre dei suoi figli, quando notava che era pi? interessata al fare, che al prendersi cura; pi? capace professionalmente, che sul piano educativo. Spesso assente, maldestra e inaffidabile nella cura dei figli, tanto da delegare sempre pi? la sua funzione educativa e formativa agli altri: nonni, baby sitter, asilo nido, insegnanti di scuola e doposcuola, con risultati molto spesso disastrosi sul piano psicologico.
Ora luomo sente il rapporto con questa nuova donna notevolmente rischioso, non solo per laumento della sua disponibilit? al tradimento e allabbandono, ma soprattutto a causa delle facili accuse e denunce che egli, in un qualunque momento, avrebbe potuto subire. Accuse di maltrattamenti, molestie sessuali, violenze, stalking, ecc. Accuse e denunce a volte pretestuose, altre volte chiaramente false o costruite ad arte, alle quali poteva far seguito lallontanamento dalla casa coniugale, la privazione dei suoi beni, ma anche dellamore, della stima e anche della stessa presenza e vicinanza dei suoi figli.
Le conseguenze
Le conseguenze di tutto ci? sono state numerose:
- Il rapporto delluomo nei confronti delle donne si ? modificato profondamente e in maniera sostanziale. Questo rapporto ? diventato notevolmente pi? guardingo, irriguardoso, sospettoso, labile, incostante, con unaccentuazione delle componenti difensive e, consequenzialmente, con una scarsa o assente disponibilit? alla fiducia, allabbandono e allamore incondizionato.
- Spogliatosi dalle responsabilit? del ruolo di capofamiglia ora luomo non sente pi? il dovere di provvedere con responsabilit?, al mantenimento della stessa. Cos? come non si sente pi? in dovere di preservarne lunit? e la stabilit?.
- Volendo trovare un minimo di gratificazione e calore, ha iniziato a rapportarsi con i figli in modo eccessivamente tenero e permissivo, cancellando e rinunciando al suo ruolo di guida autorevole, sicura, lineare e ferma [7]. Essendo ora luomo pi? insicuro ed emotivamente pi? fragile ha perso la sua capacit? di condurre con linearit?, fermezza e responsabilit? leducazione dei figli ma anche la conduzione della famiglia.
- Anche la sua sessualit? ne risente, diventando pi? rara, difficile e problematica.
- Inoltre, cosa ancora pi? grave, con lallontanamento dei maschi dai loro tradizionali compiti ? avvenuto qualcosaltro, che Slepoj [8] sintetizza con queste parole:
Sono in molti a sottolineare come il progressivo indebolimento dellautorit? paterna, porti con s? effetti devastanti. Nella societ? postpatriarcale si registra infatti un diffuso venire meno della trasmissione culturale forte, con il conseguente dissolvimento di concetti come autorit?, verit?, limite, morale, che nella cultura patriarcale venivano tramandati dal padre. Con la sparizione del padre che educa, che impone dei limiti, che insegna il bene e il male, secondo alcuni autori verrebbero meno i cardini della convivenza civile, con la conseguente perdita di orientamento nei giovani, privi di coordinate etico-sociali entro cui muoversi. Ecco perch? molti pensatori sostengono che la morte del padre significa anche la morte dei figli, condannati a vivere in una sfera di incertezza esistenziale, che fa pesare sul singolo la difficolt? di scelte e di decisioni che prima erano stabilite dalla collettivit? e in modo condiviso.
Oltre agli elementi come lautorit?, i limiti e le componenti morali del vivere civile, ai quali si riferisce Slepoj, la mancata funzione educativa dei padri ha comportato anche la perdita, nelleducazione dei minori, di elementi essenziali della componente umana: come la determinazione e la forza, la linearit? e il coraggio, la sicurezza e la fermezza. Qualit? queste che caratterizzavano gli apporti paterni e che servivano ad arricchire e rendere pi? valide sul piano personale e sociale le nuove generazioni. Come conseguenza di ci?, lassunzione di responsabilit? da parte dei figli di entrambi i sessi, ? nettamente diminuita, prolungando, in molti casi indefinitamente, il passaggio dalladolescenza allet? adulta.
In questo periodo storico possiamo constatare che questa condizione innaturale, ma soprattutto poco chiara e definita, di quello che almeno nelle intenzioni doveva essere un sistema basato sulla piena e totale cooperazione e collaborazione, non solo non ha dato i frutti sperati, ma anzi ? risultata, nei fatti, una condizione deleteria per entrambi i sessi, favorendo e provocando, oltre che lallontanamento dai compiti genitoriali, intensi conflitti e sistematici scontri allinterno delle famiglie.
In definitiva il fatto che i maschi avessero accettato, senza battere ciglio, compiti e ruoli diversi, pur di evitare di essere stigmatizzati dalla societ?, come uomini fuori dalla storia. che si opponevano allemancipazione femminile, non ha comportato la vittoria del femminile sul maschile, n? possiamo onestamente affermare che vi sia stata la vittoria della societ? pi? avanzata, su quella patriarcale. Per la verit?, a ben guardare, ? stata una grave sconfitta per tutti, poich? tutti hanno sofferto e soffrono per le carenze degli apporti squisitamente maschili nella conduzione dellistituto familiare.
Le conseguenze per le donne
Liniziale entusiasmo
Le prime conseguenze, dopo il cambiamento dei ruoli nellambito delle famiglie e della societ?, sono state nettamente positive per il genere femminile. La consapevolezza di essere ora protagoniste, oltre che della vita familiare, anche di quella professionale, economica, lavorativa, sociale e politica, ha permesso di vivere questa nuova realt? con entusiasmo e gioia. Non essendo stato difficile conquistare compiti e ruoli una volta appannaggio quasi esclusivo degli uomini, sono rapidamente aumentati di numero i mestieri e le professioni che hanno visto protagonista il genere femminile. Lapporto delle donne si ? diffuso a valanga in tutti i campi sociali e professionali: donne docenti in tutte le scuole, donne impiegate, donne operaie, poliziotto, soldato, aviatrici, manager, astronaute, ministro ecc. Inoltre, il rapporto economico pi? paritario con luomo ha fatto aumentare molto il loro potere contrattuale, sia nei confronti delle altre donne, sia nei rapporti con i loro compagni e la societ? in genere.
Lo stress e la stanchezza
Tuttavia, abbastanza presto molti elementi hanno contribuito a smorzare lentusiasmo iniziale. La prima difficolt? che le donne hanno dovuto affrontare e anche subire, ? stata la maggiore stanchezza e stress causati dal notevole impegno e tempo necessario per affrontare i diversi e svariati compiti che ora sono costrette ad affrontare: seguire attentamente landamento della famiglia, leducazione dei figli, la preparazione e lo studio necessari per affrontare giorno dopo giorno le varie attivit? lavorative. Oggigiorno le espressioni pi? usate dalle donne sono: Corro sempre; Devo fare tutto di corsa; Corro per preparare qualcosa da mangiare prima di uscire per il lavoro; Corro per portare i figli a scuola o dai nonni; per andare in ufficio e strisciare sul badge allorario previsto; Corro per riprendere i figli, per farli mangiare, per far fare i compiti, per pulire la casa, per fare la spesa
Questo continuo rincorrere le tante, molteplici attivit?, ? diventato anche un correre delle donne contro se stesse, essendo impossibilitate a godere serenamente i piccoli piaceri della vita, soprattutto quelli familiari: le gioie della maternit?, il piacere di un rapporto intimo con i figli, il piacere di un tenero dialogo con il marito.
Linsicurezza
Lo stress e la stanchezza spesso sono accompagnati anche dallansia, dallirritabilit? e dallinsicurezza, causate dal fatto che le nuove donne, pur condividendo con i partner gli importanti investimenti affettivi nella conduzione della famiglia, hanno di fatto spostato buona parte dei propri interessi allesterno dellambiente familiare. Il cambiamento nelle idee, nei ritmi di vita, nei comportamenti e negli obiettivi ? diventato talmente profondo e incisivo che molte donne non si riconoscono pi?. Non riconoscono pi? qual ? il loro ruolo; non sanno pi? chi sono; non sanno pi? cosa ? bene e cosa ? male; non sanno pi? cosa devono fare e come devono comportarsi e agire.
Ackerman, (1968, p. 152) descrive bene questa sensazione dinsicurezza:
La madre. A sua volta, pretende di avere una forza e una sicurezza che ? ben lungi dal possedere. Dato che non si pu? sentire sicura della forza del marito, assume su di s? il compito di organizzare la vita familiare. Dimostra il suo valore imitando lo stereotipo della forza maschile. Cerca di essere onnipotente ma riesce soltanto a essere distaccata, impersonale e alienata dagli spontanei sentimenti materni. Si sforza ardentemente di agire nel modo giusto con i bambini, ma si tormenta per la paura di commettere errori. Ci? nonostante pretende di saperci fare, recita la parte della persona forte, superiore, autosufficiente, e spesso con questa facciata, riesce a ingannare il marito. Ma fondamentalmente rimane insicura e dipendente, bisognosa di essere vezzeggiata, pur aborrendo di confessarlo.
Questo stato dinsicurezza si accentua nel momento in cui la donna avverte il disagio dei figli e anche il suo, insieme alla sgradevole sensazione di non sentirsi veramente realizzata, sia come donna sia come madre, giacch? i risultati ottenuti sono spesso modesti in entrambi i campi. In alcuni casi cerca di eliminare il problema, negandolo: Non c? alcun problema, i miei figli stanno bene, la mia famiglia procede come tutte le altre, il mio lavoro non ha alcuna influenza negativa su di essa. Non faccio mancare loro nulla. Tutto ? come dovrebbe essere.
In molte altre situazioni invece, nascono in lei degli interrogativi angosciosi ai quali non riesce a dare delle coerenti e decisive risposte: E giusto o no, quello che faccio? Mi comporto bene o male? Continuamente trascinata e a volte travolta dal dubbio e dalla perplessit?, si chiede: Ho il diritto di fare quello che sto facendo? Quello che faccio, lo faccio per me o per la mia famiglia? La mia famiglia ne ha veramente bisogno?
La schizofrenia interiore
Il problema della doppia presenza: in famiglia e in un lavoro impegnativo, porta inoltre ad una schizofrenia interiore difficilmente risolvibile ed affrontabile. Limpegno familiare ? nettamente diverso da quello lavorativo. Il primo richiede grandi capacit? dascolto, intuito, tenerezza, affetto, disponibilit? e donazione verso laltro, e soprattutto dei tempi lenti, elastici e fluidi. Limpegno lavorativo richiede invece una persona scattante, efficiente, razionale, grintosa, precisa e metodica. Vivere bene entrambe le realt?: familiare e lavorativa, ? praticamente impossibile, provarci richiede un grande dispendio di energie.
Il conflitto non ha fatto altro che aumentare lemotivit?, lansia ed i sensi di colpa, accentuando le paure e le indecisioni nei comportamenti. La fuga dai sensi di colpa, dalle difficolt? interiori, dalla tensione, si ? tradotta in una rinuncia alla maternit? vera, per cercare altri tipi di maternit? sostitutive, meno responsabilizzanti e con meno implicazioni emotive, come la cura di uno o pi? animali, gli impegni di volontariato, ladozione a distanza ecc.
La frustrazione e linsoddisfazione
Questi due sentimenti sono sgorgati nellanimo femminile quando le donne hanno avvertito che mentre si spendevano nelle mille occupazioni e nei mille compiti che la societ?, pretende da loro, non erano pi? in grado di impegnarsi, cos? da ottenere dei buoni risultati nelle funzioni che le loro madri e nonne sapevano svolgere benissimo: far crescere sereni, sani e forti i loro figli, cos? da far maturare in loro le pi? importanti qualit? presenti in un normale essere umano.
Ora molte madri avvertono in modo acuto la sofferenza di essere costrette a trascorrere con i figli solo dei ritagli di tempo, il che -comprendono benissimo- lede, a volte in maniera lieve, altre volte in modo grave, lo sviluppo affettivo- relazionale dei minori, ma anche il forte e profondo legame che avrebbe dovuto instaurarsi con loro.
Poich? le madri non riescono pi? a dare lascolto necessario ai loro piccoli nei momenti pi? importanti e delicati del loro sviluppo, si accorgono che diminuiscono in molte circostanze le capacit? di percepire e poi soddisfare i loro bisogni pi? veri e profondi. Cosicch? la frettolosa e irritata comunicazione che con fatica riescono a instaurare non ? adatta a comprenderli e a farsi comprendere. Tanto che i figli, sentendosi deprivati della presenza, delle cure e delle attenzioni a cui avevano diritto e che si aspettavano, durante ladolescenza, ma spesso anche prima, si rivolgono contro di loro con parole offensive e acide. Le accusano di non aver mai tempo per lascolto vero e profondo, di non aver mai tempo per giocare con loro, di non aver mai tempo per le coccole o per ridere e scherzare insieme, di non aver mai tempo per permettere loro di giocare con i compagnetti. Gli stessi figli fanno notare che la sera, dopo una giornata convulsa e stressante loro, le madri, sono sempre troppo stanche, per raccontare le favole della buona notte e se lo fanno, leggendo in fretta e furia qualche pagina di un libro illustrato, queste favole non hanno sapore. Cos? come non hanno sapore i cibi gi? cotti o precotti che sono costretti frequentemente a trangugiare.
Laltro motivo dinsoddisfazione delle donne riguarda lincapacit? di costruire e poi mantenere attive quelle reti affettive familiari che le loro madri e nonne del passato sapevano tessere e costruire attorno alla loro famiglia, poich? non hanno n? il tempo, n? la voglia e la serenit? necessaria per gestire questo delicatissimo e importante compito.
Numerosi autori, soprattutto donne, hanno nei loro scritti ben evidenziato queste intime frustrazioni e sofferenze presenti oggi nel genere femminile.
Per Harding [9], limmaginario inconscio della donna soffre di questi cambiamenti. Esso si contrappone al pensiero razionale che invece ? conscio, perci? voluto, indirizzato e coordinato dalla ragione e dal pensiero concreto. Limmaginario inconscio della donna ? legato indissolubilmente alla sua femminilit? e maternit? per cui le chiede di essere madre inappuntabile, moglie fedele, regina di un ambiente, la casa che lei vorrebbe fosse un nido caldo e accogliente, ricco di elementi affettivi e di cura. Il suo inconscio la spinge ad avere un legame profondo e complementare con luomo. Essere lanima del marito, integrarsi con lui, con lui camminare insieme nella vita, ? il suo pi? profondo desiderio.
Quando questimmaginario ? frustrato, sovvertito, violentato da un pensiero razionale che vuole una donna contrapposta e concorrente alluomo, niente affatto desiderosa di porsi in modo complementare allanima di lui, poco disposta ad un ruolo prevalente allinterno della famiglia, della casa e degli affetti, poco incline a un rapporto educativo, vi ? un intimo scontro che ha delle conseguenze notevoli. La frustrazione e linsoddisfazione nascono soprattutto quando le donne si accorgono che il loro modo di porgersi con continua critica, irritabilit?, sfiducia e arrogante spavalderia verso gli uomini, rende questi assolutamente insoddisfatti, cosicch? li vedono allontanarsi da loro, spaventati, perplessi ma anche profondamente delusi.
Daltra parte leducazione occidentale cerca di sradicare, per quanto possibile, ogni manifestazione dellistintualit? femminile legata alla maternit?, alla riproduzione e alla cura, cosicch? queste qualit?, nella maggior parte delle donne restano sopite e trascurate. In cambio quel tipo di educazione offre loro gli aspetti intellettuali e razionali presenti nella vita lavorativa e professionale, che non riescono a soddisfarle pienamente[10]. Ma per poter emergere nel mondo del lavoro le donne devono necessariamente far affiorare e sviluppare tutte quelle qualit? maschili che ordinariamente sono in loro latenti. Per conseguenza molte donne che esercitano mestieri e professioni, sono caratterizzate, qual pi? qual meno, da tratti e abitudini maschili che testimoniano il loro mutato atteggiamento psicologico[11].Per cui la donna: Anzich? essere gentile e condiscendente e lasciarsi portare dai suoi sentimenti, in altri termini, invece di agire come essere femminile, essa comincia a perseguire un fine, n? pi? n? meno delluomo, e il pi? delle volte diventa aggressiva, autoritaria e testarda. Le sue qualit? maschili non sviluppate e non disciplinate nel fondo della sua psiche prendono il controllo della sua personalit?[12].
Tuttavia le conseguenze di questa castrazione delle attitudini femminile sono particolarmente traumatiche e dolorose: Un oscuro e profondo senso di inferiorit? e incompiutezza perseguita in genere la donna che, preoccupata della sua professione non ha dato amore a nessun essere umano. Essa cercher? di trovare compenso a questo senso di insufficienza nel mondo esterno, con la speranza che il riconoscimento dei suoi meriti sociali prender? il posto lasciato vuoto dallamore[13].
Per Bonanate[14]:
C? tanta infelicit? nelle donne di oggi. C? quella disarmonia con se stesse che crea nevrosi, un uso aggressivo del proprio corpo, una perdita didentit?. Sul lavoro, nellambiente sociale, nella vita quotidiana, il mondo femminile si ? appiattito sui modelli maschilisti che hanno consacrato una societ? basata sulla prepotenza del pi? forte e del pi? furbo, sulla onnipotenza del denaro, sul successo a qualsiasi prezzo, sul potere come strumento di dominio e di esclusione. Le donne hanno finito in questo modo per rafforzare proprio quel maschilismo spesso spietato e crudele che volevano combattere, uscendone con le ossa rotte, e spesso in una bara. Il pianeta femminile sta perdendo un fondamentale appuntamento con luomo per completarsi e aiutarsi a vicenda non in competitivit?, ma in collaborazione e integrazione, nel rispetto reciproco. In questo vuoto gli istinti peggiori del pi? forte si abbattono come una mannaia sul pi? debole, con rabbia, crudelt?, con follia. E il femminicidio registra capitoli sempre pi? spietati).
E ancora la stessa autrice Bonanate[15]:
il rischio di sprecare questa nuova primavera delle donne, esiste. Ed ? quello di non interrogarsi, fuori a ogni ideologia di parte, sul perch? la donna ? diventata spesso nemica a se stessa. Tradisce le virt? femminili pi? autentiche, come la tenerezza, la capacit? illimitata di condivisione, la sua creativit?, il rispetto per il proprio corpo, per lasciarsi plagiare dai media della societ? dei consumi, dalla tirannia del denaro, del successo, del potere, da una libert? illimitata che diventa schiavit?. Per adottare qual maschilismo che proprio il femminismo ha combattuto, pur di raggiungere posti di potere, far carriera, ottenere a tutti i costi una visibilit? che si risolve spesso in aggressivit? e sopraffazione di chi incontriamo.
E cos?, mentre luomo costretto in compiti che non gli si addicono, soffre giacch? non si sente pienamente realizzato nel suo ruolo naturale, altrettanto avviene nelle donne le quali, dopo aver assunto molti dei compiti maschili, si sono accorte di aver barattato, per questi, gli elementi pi? preziosi, belli, importanti e caratteristici della loro femminilit?.
Per Morandi [16]: La parit? si rileva un falso scopo inteso ad adulterare il rapporto di coppia attraverso quella che viene chiamata liberalizzazione dei sessi e che in realt? si rileva, come ampiamente vediamo, una perdita di identit?.
Per Magna[17]: Negli ultimi decenni abbiamo assistito a notevoli mutamenti nella relazione uomo – donna: la condizione della donna ? molto cambiata, ma questa liberazione sul piano dellagire sembra non aver risolto i suoi problemi profondi. Credendo di doversi liberare dal dominio delluomo, ha assunto schemi maschili a scapito della propria femminilit?, contraddicendo la sua natura profonda.
Anche per Ackerman[18]: Oggi le donne sono pi? libere, spesso pi? sicure di s?, ma competono come uomini, cos? facendo si allontanano dalla femminilit?.
Diminuisce limpegno nei confronti dellattivit? educativa in generale, e soprattutto diminuisce lattivit? educativa volta a sviluppare le capacit? e la cultura favorevoli al matrimonio e alla famiglia. Tutto ci? porta le donne ad aumentare linvestimento su se stesse, spendendo sempre pi? per il piacere di sentirsi belle e desiderabili, ma anche mediante la ricerca di gioie e piaceri effimeri e banali per cercare di superare i conflitti interiori e trovare, con questi espedienti, la gioia interiore perduta. Le avventure extraconiugali diventano un mezzo per sentirsi vive, desiderate ed accettate, un mezzo per far sopire, almeno momentaneamente, ansie ed intime contraddizioni.
Il rapporto con luomo
Questi cambiamenti nei ruoli e nei comportamenti avvenuti in un tempo abbastanza breve hanno stravolto le regole presenti nei rapporti di coppia e le possibilit? di capirsi e incontrarsi con il genere maschile. Con laumento della reattivit? nei confronti delluomo sono diventate sempre pi? facili le accuse e le minacce, le richieste e i ricatti. Luomo assunto perennemente al ruolo di capro espiatorio dello stress, dellinsicurezza e delle frustrazioni femminili, nello stesso tempo ? diventato una controparte alla quale chiedere e dalla quale pretendere sempre di pi? e sempre con maggiore veemenza e arroganza. Accuse e richieste non solo sono aumentate allinfinito ma spesso sono anche contraddittorie, se non proprio pretestuose, giacch? molte volte nascono da evidenti conflitti, insoddisfazioni e contraddizioni interiori.
Le conseguenze per entrambi i sessi
Per entrambi i sessi una delle conseguenze pi? gravi ? stato lestraniamento. Nonostante in tutte le scuole di ogni ordine e grado, a partite dallasilo nido, fino alluniversit? e al dottorato di ricerca, uomini e donne stiano insieme, uno accanto allaltra, per meglio socializzare e capirsi, viene affermato con sicurezza dagli insegnanti, mai come oggi i due sessi si sentono divisi da un abisso, fatto di incomunicabilit?, incomprensione, sospetto, diffidenza, paura e rancore reciproco.
Anche se il nostro desiderio di amore ci porterebbe ad una situazione dattaccamento e legame con laltro, il nostro esagerato ed esasperato orgoglio creato dalla nuova condizione e dai nuovi ruoli ci fa sentire, questo lasciarsi andare tra le braccia dellaltro, come rischioso, pericoloso e lesivo della nostra autonomia e dignit?. Questambivalenza ci blocca e ci rende incapaci di accogliere pienamente e senza timore laltro nella nostra vita.
Insomma in questo periodo storico ? veramente difficile, agli occhi e al cuore degli uomini, trovare una donna che abbia, se non tutte, almeno qualcuna delle caratteristiche femminili indispensabili per creare una buona famiglia: una donna quindi capace di tenerezza e dolcezza, una donna capace di cura e accoglienza. Allo stesso modo agli occhi delle giovani sembrano scomparsi gli uomini capaci di assumersi le responsabilit? di una famiglia e quindi, sicuri di s?, forti, decisi e fedeli, ma anche capaci di sapersi relazionare bene con le loro compagne. Oltre a ci?, ogni membro della coppia non sa pi? come rapportarsi con laltro, in quanto non vi sono pi? dei metri di giudizio che indichino quali virt? dovrebbe avere una brava ragazza o come dovrebbe essere un buon ragazzo. Tutto ? diventato confuso, disordinato, ambiguo e instabile.
Per tali motivi una grossa fetta dei due sessi, ormai rifugge dallidea di un rapporto stabile e duraturo, serio e costruttivo non dico di una famiglia, ma anche soltanto di una parvenza di stabile convivenza, preferendo, a questi rapporti, un continuo alternarsi di piccole, insignificanti storie sentimentali e sessuali, senza alcun costrutto, senza alcuna prospettiva futura, senza alcuna programmazione di vita. ? come se ogni sesso, agli occhi e al cuore dellaltro, avesse perduto le caratteristiche pi? importanti e utili per creare ununione di coppia stabile e quindi una nuova, funzionale famiglia.
Tratto dal libro di Emidio Tribulato: Ti odio!- Conflitto e aggressivit? e violenza tra i sessi.
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[1] Slepoj V. (2005), (Milano), Le ferite degli uomini, Arnaldo Mondadori Editore, p. 151.
[2] Slepoj V. (2005), (Milano), Le ferite degli uomini, Arnaldo Mondadori Editore, p. 134.
[3] Ackerman N.W., (1968), Psicodinamica della vita familiare, Torino, Bollati Boringhieri. P. 150.
[4] Slepoj V. (2005), (Milano), Le ferite degli uomini, Arnaldo Mondadori Editore, p. 140.
[5] Ackerman N.W., (1968), Psicodinamica della vita familiare, Torino, Bollati Boringhieri, p. 152.
[6] Harding E., (1951), La strada della donna, Roma, Astrolabio, p. 25.
[7] Slepoj V. (2005), (Milano), Le ferite degli uomini, Arnaldo Mondadori Editore, p. 210.
[8] Slepoj V. (2005), (Milano), Le ferite degli uomini, Arnaldo Mondadori Editore, p. 137.
[9] Harding E., (1951), La strada della donna, Roma, Astrolabio.
[10] Harding E., (1951), La strada della donna, Roma, Astrolabio, p. 92.
[11] Harding E., (1951), La strada della donna, Roma, Astrolabio, p. 84.
[12] Harding E. (1951), La strada della donna, Roma, Astrolabio, p. 86.
[13] Harding E. (1951), La strada della donna, Roma, Astrolabio, p. 242.
[14] Bonanate M. Le nonne parlano alle donne di oggi,Madre, novembre 2011, p. 47.
[15] Bonanate M. Le nonne parlano alle donne di oggi, Madre, novembre 2011, p.21.
[16] Morandi F. (1994), Lidentit? del femminile: per una nuova storia della donna, La famiglia, anno XXVIII, Maggio Giugno p.23.
[17] Magna P. (2004) Alla ricerca di un rapporto riconciliato uomo donna e marito e moglie Tredimensioni 1, 59-76
[18] Ackerman N.W., (1968), Psicodinamica della vita familiare, Torino, Bollati Boringhieri, 104.