
01 Apr La socializzazione
La socializzazione con i coetanei, con gli insegnanti e gli estranei, crea numerose problematiche che non sempre vengono affrontate correttamente.
Ad esempio spesso non si tiene conto che la socializzazione nasce dallinterno del bambino e non dallesterno. ? nel suo animo, ? nella sua mente che stanno i presupposti affinch? lIo del bambino accolga gli altri, li accetti, li cerchi e desideri, con loro instauri un dialogo efficace.
Nei processi di socializzazione entrano in gioco varie componenti: let?, la maturit? affettiva, la situazione psicologica.
Let?
La socializzazione avviene attraverso varie tappe. La prima ? quella che permette al bambino di stare bene con se stesso e con la propria madre. Il rapporto con la madre ? il primo basilare pilastro dal quale possono partire gli altri momenti di socializzazione. Solo se il rapporto e la comunicazione con la figura materna ? stato positivo e creativo, il bambino si aprir? al padre e poi, successivamente ma gradualmente, alle altre figure: fratelli, nonni, zii, amici, compagni di scuola, insegnanti, estranei.
Se il rapporto con la madre ed il padre presuppone unet? mentale di pochi giorni, il rapporto con i nonni, i fratelli e gli zii presuppone unet? mentale di qualche mese. Quello con i cugini o amici con i quali vi ? una frequentazione molto intensa, necessita di circa due tre anni. Quello con i compagni di una scuola materna almeno tre – quattro anni. Quello con i compagni di scuola elementare almeno cinque sei anni di et? cronologica o mentale.
Non sempre questi limiti riguardanti let? vengono rispettati. Spesso viene consigliato linserimento in scuola materna a bambini che ancora avrebbero bisogno del caldo nido delle braccia materne o della protezione della loro casa. Spesso si inseriscono bambini ritardati nella scuola elementare quando ancora avrebbero bisogno di spazi liberi e gioiosi come quelli presenti nelle scuole materne. In tal modo, non solo non viene conquistato nulla sul piano della socializzazione, ma il disagio psicologico che queste situazioni comportano limita di molto anche la possibilit? di acquisire elementi cognitivi (linguaggio, autonomia, sviluppo logico e della percezione, pregrafismo ecc.), rendendo vano ogni tentativo volto allapprendimento.
La serenit? interiore.
Se let? mentale ? adeguata e lio del bambino ? maturo e sereno, egli coglier? ogni occasione per dialogare, giocare, collaborare, scambiare e legarsi affettivamente agli altri. Se lio del bambino ? immaturo, spaventato o fragile, gli altri coetanei e gli ambienti sconosciuti spesso rappresentano per lui solo minaccia, limitazione, disturbo, inquietudine ed ansia.
? indispensabile in questi casi un attento esame del minore teso a valutare limpatto con una realt? nuova e diversa, come pu? essere unaula scolastica, con figure di adulti e coetanei con cui non si ? instaurato n? un legame affettivo, n? un rapporto di fiducia.
Bisogna valutare pertanto:
1. il grado di serenit? del bambino in tutte le occasioni della vita quotidiana;
2. lavere o no conquistato lo spazio fisico e psicologico attorno a lui. Segnali positivi si hanno quando il bambino non ha paura di spostarsi non solo nella sua stanza ma da una stanza allaltra della casa, e non teme di restare nella casa dei nonni, degli zii, e degli amici o compagni di gioco, con i quali si intrattiene piacevolmente senza problemi;
3. altri segnali positivi sono dati dal superamento del legame con gli oggetti con i quali vi ? un particolare attaccamento. La sua tazza, il suo orsacchiotto, il suo vasetto, non sono pi? cose di cui non pu? fare a meno. Pu? accettare e accetta con piacere, per qualche ora altri oggetti per giocare, altri oggetti con cui alimentarsi o adempiere alle funzioni fisiologiche.
Se questi segnali non sono evidenti, linserire il bambino disabile in un ambito istituzionale: asilo nido, scuola materna o scuola elementare diventa un trauma ed una forzatura che potrebbe portarlo a regredire a stadi precedenti in alcuni o in tutti i settori evolutivi, impedendogli una normale crescita affettiva e relazionale.
I campanelli dallarme che, in queste situazioni di disagio, i bambini lanciano sono abbastanza precisi: il pianto, la chiusura, la tristezza, la malinconia, il rifiuto di andare a scuola, i sintomi somatici (cefalea, vomito, disturbi gastrointestinali). Ebbene questi campanelli dallarme devono essere prontamente riconosciuti e accolti.
Purtroppo, non sempre questo avviene, in quanto ? ampiamente sopravvalutato lapporto scolastico nei bambini disabili rispetto alla sofferenza subita. Conseguentemente si ottiene poco o nulla sul piano della crescita didattica ed intellettiva, mentre nel contempo si aggiunge allhandicap organico anche quello psicologico che fa peggiorare di molto il futuro relazionale e sociale di questi minori.