Disturbi dell’attenzione e ricerca dell’immutabilità e dell’ordine nei bambini con sintomi di autismo

Disturbi dell’attenzione e ricerca dell’immutabilità e dell’ordine nei bambini con sintomi di autismo

L’attenzione ? la capacit? di:

  • focalizzare il proprio pensiero su un determinato argomento o oggetto;
  • mantenere questa focalizzazione per il tempo necessario;
  • riuscire a dividere l’attenzione tra vari oggetti o argomenti e non confinarla su un unico oggetto o tema.

L’attenzione implica processi quali l’attivazione, il controllo dell’inibizione, la ricerca e l’assestamento.[1]

Dagli studi effettuati nel settore delle neuroscienze, sappiamo che questa capacit? dipende in gran parte dall’entrata in gioco della corteccia frontale. Essa ? in grado di facilitare o bloccare tutte quelle informazioni che riguardano il compito che, per quella determinata persona, ? prevalente in quel momento.[2]

In tutte le persone di ogni et? ? presente il fenomeno della mente vagante (mind wandering), che consiste nello spostare l’attenzione dall’attivit? che si sta svolgendo a sensazioni interne, pensieri e preoccupazioni personali. Questo fenomeno caratterizza il 25% – 50% dell’attivit? della nostra mente durante la veglia.[3]

Il perdersi nei propri pensieri ? ci? che fa disperare i genitori e gli insegnanti i quali vorrebbero invece che i figli e gli alunni fossero sempre presenti e attenti a ogni loro parola o richiesta.

Questo distrarsi dall’attivit? che si sta svolgendo lasciandosi coinvolgere dai pensieri e dalle emozioni interne pu? avvenire con varia intensit?, durata e a diversi livelli di profondit?. Pertanto pu? andare dai sogni ad occhi aperti, al fantasticare su eventi futuri, al fare delle considerazioni personali sul compito che si sta svolgendo, ad analizzare pi? volte lo stesso problema. Il vagare con la mente pu? riguardare realt? attuali o del passato, che sono state o sono ancora difficili da affrontare o risolvere. Realt? che possono essere molto liete ed eccitanti, come ad esempio, un innamoramento, una vittoria, una promozione, ma possono riguardare anche delle situazioni tristi e angosciose, come l’essere vittime di un lutto, un abbandono o un’offesa subita.

In questi e in tanti altri casi la mente, a volte per pochi secondi, altre volte per ore e giorni, tende a rimuginare senza sosta sugli stessi fatti, sui medesimi pensieri ed emozioni provate. ? evidente che ci? comporti il distrarsi dal compito che si sta svolgendo in quel momento. Non sempre quest’attivit? ? controllabile da parte della volont?. Anzi spesso la persona coinvolta non riesce, se non per breve tempo, a sostituire questi pensieri con altri meno ripetitivi e, alla fine penosi, se i pensieri preminenti sono tristi o angoscianti.

L’utilit? di questo vagare con la mente, quando il fenomeno non ? persistente ed eccessivo ? innegabile: la mente in quei momenti, ruminando pensieri, ricordi, emozioni e sensazioni, cerca in alcuni casi di capire i comportamenti degli altri, altre volte prova a trovare i migliori possibili rimedi e le strategie pi? opportune da mettere in campo per affrontare alcune situazioni difficili o problematiche.

Questo fenomeno ? nettamente pi? frequente nei periodi di stress e stanchezza e si manifesta maggiormente nelle persone tristi, preoccupate, ansiose o depresse,[4] pertanto lo ritroviamo in modo accentuato nelle persone con sintomi di autismo, le quali spesso non riescono a seguire il pensiero o l’attivit? del momento, sui quali viene richiamata o vorrebbero porre la loro attenzione, cos? come non riescono a seguire il pensiero e il ragionamento degli altri, poich?, nella loro mente s’inseriscono, senza dar loro tregua, continue immagini, riflessioni e pensieri parassiti, difficili da eliminare e mettere da parte, cos? da lasciare la mente libera d’impegnarsi nelle attivit? richieste o desiderate.

 

Per tale motivo, spesso ? molto difficile indurre i bambini o adulti con sintomi di autismo a porre attenzione su un determinato oggetto, argomento o azione da compiere o non compiere, anche se questa richiesta ? molto semplice e banale: ‹‹Per piacere, vuoi chiudere la porta?››; ‹‹Per cortesia, siediti nel tuo banco››; ‹‹Cosa ti piacerebbe mangiare oggi?››; ‹‹Quale vestito vuoi metterti per andare a scuola?››.

Per tali soggetti ? inoltre difficile, tra i vari stimoli che provengono dall’ambiente interno ed esterno, riuscire a selezionare quello pi? importante e utile in un determinato momento. Pertanto, ad esempio, un bambino con sintomi di autismo, che viene interrogato, s’impegna a mettere in ordine in modo meticoloso i suoi colori nel loro astuccio e sembra non ascoltare le richieste della maestra, poich? in quel momento ? predominante in lui il bisogno di sistemare ci? che ? disordinato, piuttosto che ascoltare quello che chiede l’insegnante.

I bambini con sintomi di autismo hanno difficolt? nel condividere l’attenzione con gli altri in tutte le situazioni, anche solo di gioco. ? invece spesso presente un’attenzione rigida e fissa su alcuni oggetti o su alcuni argomenti (attenzione iperselettiva), per cui la loro attenzione si attiva solo su determinati stimoli, mentre vengono trascurati tutti gli altri. Ci? facilit? molto l’apprendimento o lo studio di un determinato argomento, il che fa di alcuni di questi bambini dei particolari e settoriali geni, ma nello stesso tempo sono trascurati tanti altri settori altrettanto importanti per la loro vita scolastica, relazionale e sociale.

 La causa pi? importante dei disturbi dell’attenzione nei soggetti con sintomi di autismo va ricercata nella costante presenza di svariate e coinvolgenti emozioni interne, come le paure, le fobie, l’angoscia e la sofferenza. Queste emozioni negative costringono questi bambini a ricercare vari espedienti per ottenere, mediante la chiusura verso il mondo esterno, qualche momento di serenit? e pace. Oltre a ci? ? spesso presente un’istintiva notevole ostilit? e diffidenza verso tutte le richieste che provengono dalle altre persone, giacch? per esperienza i soggetti con sintomi di autismo sanno che queste tendono a chiedere loro di fare o non fare determinate azioni o comportamenti, di dire o non dire determinate parole o frasi, senza tenere in alcun conto i loro gravi e immediati bisogni.

Purtroppo i bambini con disturbi autistici vedono gli altri in modo negativo: spesso ogni iniziativa degli altri che in qualche modo li pu? riguardare ? vista con sospetto ed ? interpretata come dannosa, giacch? pu? cambiare lo stato di uniformit? e d’immobilit? che, per questi bambini, ? indispensabile per avere un minimo di tranquillit? e sicurezza. In tali situazioni, tutti i tentativi che gli adulti mettono in atto sia con dolcezza, sia con minacce, per attirare la loro attenzione, sono vani e tendono a peggiorare il loro mondo interiore e il gi? cattivo rapporto che essi hanno con gli esseri umani.

D’altra parte sappiamo che anche i bambini normali sono attenti alle richieste dei genitori e degli insegnanti quando questi assumono nel loro cuore delle valenze positive e hanno stabilito con loro una buona e profonda relazione, mentre non amano ascoltare e ubbidire a quei genitori o a quegli insegnanti che li rimproverano eccessivamente, li puniscono o non li fanno sentire a loro agio.

Poich? il nostro compito non sar? quello di indurli a fare o non fare determinati gesti, attivit? o comportamenti ma consister? nel lavorare giorno per giorno, momento per momento per rasserenare l’animo di questi bambini, cos? da renderli pi? sereni, forti e maturi, scopriremo presto che insieme a tutti gli altri sintomi migliorer? o scomparir? anche questa loro difficolt? nel porre attenzione e nell’accettare le richieste degli altri: adulti o coetanei che siano.

 

 

Fabio, un nostro piccolo paziente di sei anni con sindrome di Asperger, che sembrava conoscere a meraviglia le autostrade non solo della Sicilia ma anche di tutta l’Italia, delle quali riusciva a disegnare ogni entrata, ogni uscita, ma anche le stazioni di servizio conosceva anche ogni strada che la madre aveva percorso la prima volta per recarsi al nostro centro. Questo bambino, che nei nostri confronti era sempre stato sorridente, educato e gentile, un giorno divent? furioso, tanto da augurare, di fronte a noi, alla propria madre i dolori pi? lancinanti e la morte pi? violenta e disumana, solo perch? questa, venendo nel nostro centro, non solo non aveva percorso la stessa strada che faceva sempre, ma, peggio ancora, non aveva seguito le precise indicazioni che lui le aveva dato: su dove svoltare, su dove fermarsi e infine dove sostare.

 

Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “Bambini da liberare – Una sfida all’autismo”.

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[1] Silieri L., Lorenzoni L., Tasso D. (1997-1998), “Il problema dell’attenzione nella scuola media”, in Psicologia e Scuola, dicembre – gennaio, p. 9.

[2] Oliverio A, (2013), “Effetto cocktail party”, in Mente e cervello, novembre, p. 18.

[3] Zavagnini M. et De Beni R. (2016), “La mente che vaga”, in Psicologia contemporanea, maggio- giugno, p. 29.

[4] Zavagnini M. et De Beni R. (2016), “La mente che vaga”, in Psicologia contemporanea, maggio- giugno.

[5] Militerni R- Neuropsichiatria infantile, Napoli, Editore Idelson Gnocchi, 2004, p. 255.

[6] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erickson, p. 53.

[7] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 44.

[8] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 29.

[9] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 75.