
03 Apr Emozioni e sentimenti nell’autismo
La prima e pi? importante conseguenza del chiudersi in se stessi, nel proprio mondo interiore, estraniandosi in tutto o solo in parte, dalla realt? esterna, riguarda il difficile controllo e la corretta gestione delle emozioni e dei sentimenti.
Quando si parla di bambini con autismo, raramente si parla del loro sentire ma anche del sentire di quelli che stanno accanto e vicino a loro: genitori, familiari, baby sitter, insegnanti e altri operatori. Eppure sono proprio le emozioni e i sentimenti degli uni e degli altri, gli elementi essenziali che condizionano, limitano o alterano i pensieri, le azioni e i comportamenti di questi soggetti o al contrario possono migliorare la loro condizione.
Pertanto se vogliamo capire, per poi aiutare questi bambini a sviluppare adeguatamente tutte le loro potenzialit? intellettive, affettive e relazionali, cosicch? possano meglio interagire, comunicare e capire, ? fondamentale riuscire a comprendere le loro emozioni e i loro sentimenti. Allo stesso modo ? necessario analizzare e capire le emozioni e i sentimenti delle persone vicine a loro o che hanno cura di loro, al fine di aiutarle a modificare i loro comportamenti e atteggiamenti, in modo tale che siano adeguati ai reali bisogni dei minori.
Le emozioni sono fenomeni complessi, profondamente connessi a ogni aspetto dellesperienza umana, poich? sono presenti in ogni atto o comportamento da noi effettuato, cos? come sono presenti in ogni pensiero elaborato dalla nostra mente. La nostra vita quotidiana ? intrisa di sentimenti ed emozioni che influenzano i nostri comportamenti, i nostri pensieri e ogni nostra azione.[1] Le emozioni sono anche dei sistemi di comunicazione interpersonale, come risposta a precisi comportamenti da parte degli altri e servono alla sopravvivenza e alla riproduzione della specie.[2] Esse sono regolate al fine di permetterci di rispondere in maniera equilibrata, flessibile e socialmente adeguata, alle richieste che pervengono dalle persone, dalle istituzioni e dai gruppi con i quali ci relazioniamo.[3]
Fanno parte delle emozioni la gioia, linteresse, la sorpresa, la passione, linnamoramento, la compassione ma anche la paura, lansia, langoscia, il disprezzo, la rabbia, la collera, laggressivit?, il disgusto, lirritazione, la vergogna, la colpa e cos? via. Le emozioni sono fondamentali per avvertire pienamente ogni evento della nostra vita, tanto che, senza di esse, anche possedendo unacuta intelligenza, non riuscendo ad entrare in sintonia con le altre persone. somiglieremmo a degli zombie viventi.[4] Inoltre sono essenziali per la memorizzazione e per lattenzione, nei processi decisionali, pertanto sono preziose nei processi dapprendimento e nel selezionare le scelte pi? giuste per noi e per gli altri.[5]
Come scrive Oliverio:
“Ci? che oggi sappiamo sui rapporti tra emozione e ragione, ci dice che affetti ed emozioni sono parte integrante del processo di apprendimento e formazione: laffettivit?, infatti, pu? facilitare o inibire, accelerare o ritardare la funzione cognitiva e fare in modo che lattivit? di conoscenza sia uno strumento per affrontare e risolvere i problemi di comunicazione con gli altri. Lapprendimento non dipende soltanto da acquisizioni legate al mondo esterno, ma ? mediato dal mondo interiore di chi apprende, dalle sue emozioni e affetti”.[6]
In definitiva, sia i bambini sia gli adulti, per apprendere e memorizzare in modo efficace, devono aver sviluppato alcune capacit? fondamentali: una buona fiducia in se stessi, unidonea conoscenza dei propri sentimenti e una padronanza degli stati emotivi. In definitiva, hanno bisogno di possedere un buon equilibrio interiore.[7]
Le emozioni possono essere attivate da stimoli reali, ai quali lindividuo reagisce mediante un processo cosciente oppure da ricordi di eventi del passato, sia coscienti sia sepolti nellinconscio, i quali vengono elaborati dal soggetto.[8] Le risposte dellindividuo nascono da una presa di coscienza del proprio stato emotivo che permette di avviare la valutazione dellevento, al fine di determinarne la natura e ci? allo scopo di regolare la qualit? e lintensit? della reazione emotiva pi? appropriata e adeguata. Contemporaneamente si attiver? il sistema nervoso autonomo, con delle reazioni corporee che consentiranno allorganismo di reagire rapidamente e bene, cos? da affrontare la situazione che si ? determinata. Affinch? la risposta sia adeguata, si modificher? anche lespressione facciale, posturale e il tono della voce, in modo tale che alle persone con le quali ci si relaziona arrivino una serie di adeguati messaggi comunicativi verbali e non verbali.[9]
Si pensava che larea interessata alle emozioni fosse lamigdala, ma in seguito si ? visto che partecipano alle regolazioni delle emozioni diverse regioni corticali, le quali formano come una grande rete cerebrale che si attiva e collabora agli eventi emozionali, dando ognuna il proprio contributo.
Per quanto riguarda i sentimenti, questi sono delle risonanze affettive meno intense ma molto pi? durature delle passioni. Mediante i sentimenti il soggetto vive i propri stati soggettivi e gli aspetti del mondo esterno.[10] Sono sentimenti lodio e lamore, il piacere e il dolore; il senso di pienezza o di vuoto interiore; la contentezza e la tristezza; la speranza e la disperazione; la diffidenza e il risentimento.
La regolazione delle emozioni
La mente emozionale ? un potente sistema di conoscenza. Il monitoraggio e la regolazione degli stati emotivi, al fine di attivarli, sopprimerli o adeguarli, sono fondamentali per la comprensione globale di se stessi e degli altri, per il nostro benessere, ma soprattutto per saper regolare ogni momento della nostra vita sociale, affettiva e relazionale. La nostra mente, se non particolarmente alterata, riesce a eseguire questi controlli e a modulare correttamente le emozioni e le esperienze interne che viviamo, in modo tale da permettere un buon adattamento nei confronti delle varie situazioni che ? necessario affrontare nella vita.[11]
Le emozioni e i sentimenti, cos? come possono sostenere, regolare e aiutare gli individui nei loro rapporti interpersonali, permettendo loro di avere delle reazioni spontanee e adeguate nei confronti degli altri, se non sono in buon equilibrio possono contrastare, limitare, alterare, rallentare ma anche bloccare, i pensieri, le azioni e i comportamenti. La conseguenza di ci? ? che i sentimenti estremi, le emozioni che diventano troppo intense o durano troppo a lungo, minano la nostra stabilit? e la nostra capacit? sociale e relazionale.[12]
Per Ayan:
“Il nostro modo di reagire a determinati impulsi e le strategie che scegliamo per la regolazione delle emozioni, non sono tanto frutto della forza di volont?, quanto il risultato di modelli e abitudini appresi nellinfanzia e nelle circostanze momentanee”.[13]
La regolazione degli stati emotivi ? unattivit? molto complessa e delicata, tanto che pu? essere disturbata facilmente dalle situazioni e dagli eventi stressanti o traumatici che subiamo, o abbiamo subito in passato. La cosiddetta intelligenza emotiva si riferisce proprio allabilit? di controllare i sentimenti e le emozioni proprie e degli altri, di distinguerle tra di loro e di usare tali informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni.[14] Quando questa attivit? di regolazione non avviene o avviene in modo abnorme, la disregolazione emotiva che ne consegue pu? alterare gravemente sia la vita interiore dellindividuo sia le interazioni sociali che egli cerca di affrontare.
La disregolazione emotiva avviene quando uno stato di tensione generalizzata si amplifica a tal punto, che le funzioni auto-regolatrici ne risultano compromesse. Pertanto il pensiero razionale diventa poco accessibile, con la conseguenza che prevalgono le reazioni automatiche e riflesse.[15]
Le emozioni nellautismo
? evidente la presenza di una disregolazione emotiva in tutti i minori e adulti che presentano e soffrono di disturbi psicologici. In questi ritroviamo spesso incoerenza tra le reazioni, gli obiettivi, le modalit? espressive e le richieste dellambiente sociale.[16] Questalterazione ? molto pi? grave nei bambini e negli adulti con disturbi autistici, nei quali si manifesta lungo un continuum di fenomeni dai pi? lievi ai pi? intensi. Pertanto si pu? passare da lievi variazioni dellumore, a comportamenti esplosivi dovuti a un sovraccarico emotivo, cognitivo e sensoriale. Sono possibili le crisi di collera furiosa, il panico improvviso, leccitazione fuori controllo, le manifestazioni auto ed etero aggressive, le urla, gli atteggiamenti scomposti e anche le fughe.
Queste e altre reazioni emotive abnormi si presentano per motivi che, ad un osservatore esterno, possono sembrare molto banali, ma non ? affatto cos?.[17] In realt? nei soggetti con disturbi dello spettro autistico, il sistema nervoso ? costantemente messo alla prova, a causa del bombardamento continuo di stimoli sensoriali, emotivi, cognitivi, sociali, che hanno il potenziale effetto di disorganizzarlo ed ? da questa disorganizzazione interna che nascono queste manifestazioni strane ed eccessive.
Anche se tutti noi abbiamo certamente vissuto pi? di una volta nella nostra vita, sia le emozioni sia i sentimenti, ci? che caratterizza le emozioni dei soggetti con disturbi autistici non ? la qualit? delle emozioni ma la loro intensit? e gravit?. Essi mostrano una notevole sensibilit? di fronte a ogni esperienza emotiva, ma si presentano chiusi ad ogni ragionamento logico.[18] Queste persone, quando riescono a riferirle, raccontano, ad esempio, di unintensa e incontenibile rabbia, anche se di breve durata, come quella presente nei bambini piccoli.
Essi parlano di un mondo che avvertono insicuro e minaccioso, che provoca loro numerosi momenti di angoscia e terrore. Riferiscono dintensi stimoli dolorosi che non riescono a dominare, di odori opprimenti, di caos e confusione nella loro mente, ma anche di frequenti episodi di estraniamento dalla realt?. Ricorda De Rosa: Ero molto angosciato, arrabbiatissimo, spesso in preda a una grande ansia che non riuscivo a comunicare. [19]
Per Franciosi:
Le persone con autismo vivono intensamente il livello presente. Il loro paesaggio interiore ? connotato da amplificazioni: paure intense, tristezze infinite, collere furiose, pensieri assorbenti, eccitamenti fuori misura. Sono costantemente esposti ad alti livelli di tensione interna, che si manifestano in molte forme: reattivit? alle piccole frustrazioni, resistenza al cambiamento, ossessivit?, comportamenti compulsivi, pensiero rigido e inflessibile, tendenza alla perseverazione, adesione rigida ai rituali, crisi acute di angoscia provocate dagli imprevisti, inquietudine manifestata di fronte allimpossibilit? di riportare immediatamente le cose al loro ordine. La paura, in certo casi, si trasforma in terrore fobico, dando luogo a improvvise e frequenti oscillazioni del tono dellumore.[20]
La disregolazione, nei soggetti con sintomi di autismo ? evidente dalla mancanza di gradualit?, che caratterizza le risposte emotive di queste persone.[21]
I deficit nei processi di regolazione emotiva possono condurre a comportamenti apparentemente senza scopo, disorganizzati, disorientati ma anche a condotte di evitamento, fuga, comportamenti oppositivi, variazioni improvvise di tonalit? affettiva, instabilit? dellumore, risposte inappropriate, difficolt? a mantenere una risposta emotiva stabile, rigidit? espressiva, iperattivit? motoria, tensione muscolare, cambiamenti posturali e vocali ma anche aumento di azioni ripetitive.[22]
Da Giuseppe, un ragazzo quasi adolescente con sindrome di Asperger, che abbiamo seguito nel tempo, questo mondo intimo e personale nel quale egli cercava di sopravvivere con grandi sforzi, era descritto come linferno. Alla nostra richiesta di chiarirci meglio che cosa intendesse affermare con questa terribile parola, ha aggiunto soltanto che era meglio per noi e per il nostro equilibrio mentale, evitare di spiegarci il termine che aveva usato.
Purtroppo la documentazione che abbiamo su questo inferno da parte di altri bambini e adulti con la stessa sindrome, ? notevolmente corposa e gli d? ragione. Queste emozioni negative spesso sconvolgenti e intense, che sono presenti nei soggetti con sintomi di autismo, si notano facilmente dai loro disegni e racconti, i quali evidenziano un mondo interiore gravemente confuso e disordinato, instabile e pauroso, truce e crudele. Un mondo che in certi momenti riesce a sconvolgere i pensieri, le azioni e i desideri di questi bambini. Un mondo che rende notevolmente dolorosi e penosi molti momenti della loro vita.
La Williams afferma di essere certa di avere e vivere emozioni e sentimenti, ma nota la sua difficolt? a comunicarli correttamente agli altri. [23]Per la stessa autrice ci? che caratterizza lautismo ? proprio la disregolazione emotiva.
Lautrice scrive:
“Credo che lautismo sia la condizione in cui ci? che non funziona adeguatamente ? un tipo di meccanismo che controlla lemotivit?, cos? che un cervello normale, in un corpo relativamente normale, non riesce ad esprimere se stesso con la profondit? di cui sarebbe altrimenti capace”.[24]
La Grandin, unaltra donna con autismo ad alto funzionamento, cos? descrive le proprie emozioni: “Alcuni ritengono che le persone con autismo non abbiano emozioni. Io ne ho, eccome, ma sono pi? simili alle emozioni di un bambino che a quelle di un adulto”. [25]
E poi aggiunge:
“Le mie emozioni sono pi? semplici di quelle della maggior parte delle persone. Non so cosa siano le emozioni complesse in una relazione umana. Io capisco soltanto le emozioni semplici, come la paura, la rabbia, la gioia, la tristezza”.[26]
Sullo stesso argomento lautrice afferma: “Nei bambini autistici la tendenza a rapidi mutamenti emozionali ? piuttosto frequente a unet? successiva, in cui a volte presentano gli schemi emozionali di un bambino piccolo”.[27]
Le emozioni in questi soggetti sono molto vicine a quelli di un bambino piccolo, proprio perch? il loro sviluppo psichico e affettivo non ha avuto la possibilit? di evolversi normalmente. Tuttavia nel momento in cui il loro mondo interiore migliora, la loro maturit? emotiva ed affettiva cresce rapidamente, tanto che essi si rivelano desiderosi di affetto, attenzione e vicinanza che manifestano mediante degli espliciti comportamenti teneri e delicati ma anche mediante parole di gratitudine, verso chi ? disponibile a capirli e ascoltarli e dimostra con i fatti e non certo solo con le parole, di rispettare i loro bisogni emotivi.
Lesempio pi? evidente labbiamo avuto proprio da Giuseppe, il quale, nel momento in cui ? migliorata la sua grave ansia e tensione interiore, quasi in ogni seduta, pur di continuare a provare la gioia di parlare ed essere ascoltato, prospettava a me e ai suoi genitori il desiderio di avermi a casa sua: in occasione del suo onomastico, del compleanno o anche soltanto per una semplice passeggiata.
Lo stesso ragazzo fece un commovente racconto nel quale evidenziava il suo bisogno e desiderio di avere il suo vecchio dottore che egli chiamava Doc sempre con s?:
Un vecchio cellulare per amico
“Cera una volta un vecchio cellulare di nome Doc. Aveva problemi ad accendersi perch? la batteria era malandata. Un ragazzo di 20-25 anni lo trov? ed inizi? a ripararlo e poi inizi? a programmarlo. Solo che poi il ragazzo scord? dove lo aveva messo. Non lo trov?, ma alla fine lo trov?, ma non era pi? funzionante perch? la carica era finita. Visto che era lultimo telefono al mondo di quel tipo e tutti i caricabatteria erano distrutti, ad un certo punto ricord? ci? che gli aveva insegnato un suo caro amico, prima di essere esiliato, ovvero, che poteva recuperare cpu e ram da un altro telefono. Quel telefono si risvegli? ed era pi? veloce e disse: Cosa mi hai fatto? e lui: Ti ho modificato per salvarti la vita. Ed il telefono rispose: Grazie mille finalmente. E vissero per sempre felici e contenti”.
Linterpretazione di questo racconto non ? difficile. Il ragazzo avverte il vecchio medico che lo segue come una delle poche persone che lo comprendono e lo mettono a proprio agio. Pertanto per lui questa persona ? diventata importante, tanto importante che egli vorrebbe ringiovanirla per farla vivere di pi?, cos? come si potrebbe fare con un vecchio cellulare, aggiornando le sue componenti essenziali!
Nei disegni effettuati nei soggetti con autismo, non ritroviamo quasi mai i classici elementi presenti nei disegni dei bambini normali: casette con balconi fioriti, soli splendenti, alberi, altalene e bimbi che giocano in mezzo al prato. Quando non riescono a controllare le loro gravi pulsioni interiori, sono presenti soltanto dei caotici scarabocchi, ma se il loro mondo intimo ? un po pi? sereno e controllato, losservatore riesce facilmente a scorgere nei loro disegni una realt? interna deformata e alterata a causa delle intense pulsioni emotive presenti nella loro psiche. Una realt? nella quale predominano la confusione e langoscia, il terrore e laggressivit?, le paure e la violenza.
Scarabocchio caotico di un bambino con sintomi di autismo.
Disegno disordinato e caotico di un bambino con sintomi di autismo.
Figura umana con aspetto aggressivo e violento
Altro disegno di bambino con sintomi di autismo: il cielo si trova sotto l’albero!
Disegno dell’albero molto inconsueto.
Pertanto sono presenti elementi stereotipati con contenuti tragici: navi che sinabissano con tutti i loro occupanti, robot e mostri assassini, bambini spinti dai draghi nel burrone, sangue, mutilazioni, escrementi, morte e atti di crudelt? immotivata. Lo stesso avviene nei loro racconti i quali, oltre ai contenuti violenti e tragici, appaiono spesso spezzati e confusi e, in alcuni casi, inintelligibili. Tuttavia quando questi bambini riescono ad acquisire una buona serenit? interiore, i loro racconti, pur essendo sempre intrisi di situazioni strane e drammatiche o di pensieri paralizzanti e terrifici, diventano pi? comprensibili, lineari e con qualche elemento di ottimismo.
Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “Bambini da liberare – Una sfida all’autismo”.
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[1] Cerulo M. (2014), Quel connubio inscindibile, in Famiglia oggi, n° 3. p. 68.
[2] Decety J. (2012), La forza dellempatia, in Mente e Cervello, n. 89, p. 29.
[3] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 37.
[4] Zattoni M. e Gillini G. (2014), Aiutare i bambini a controllarsi, in Famiglia oggi, n.3, p.47.
[5] Sander D, (2014), Che cos? lemozione, in Mente e cervello, n.109, gennaio, p. 101.
[6] Oliverio A. (2014), Il contributo delle neuroscienze, in Famiglia oggi, n.3, p. 23.
[7] Oliverio A. (2014), Tra ragione e sentimento, in Mente e Cervello n. 113, maggio, p. 18.
[8] Tronconi A. (2014), Una contrapposizione inesistente, in Famiglia oggi, n.3, p. 41.
[9] Sander D, (2014), Che cos? lemozione, in Mente e cervello, n.109, gennaio, p. 96.
[10] Galimberti U. (2006), Dizionario di psicologia, Roma, Gruppo editoriale LEspresso, Vol. 3, p, 445.
[11] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 36.
[12] Oliverio A. (2014), Tra ragione e sentimento, in Mente e Cervello n. 113, maggio, p. 18.
[13] Ayan S. (2016), Emozioni in equilibrio, in Mente e Cervello, n. 133, maggio, p. 85.
[14] Oliverio A. (2014), Il contributo delle neuroscienze, Famiglia oggi, n.3, p. 24.
[15] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 45.
[16] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 37.
[17] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 22.
[18] Brauner A., Brauner F. (2007), Vivere con un bambino autistico, Firenze, Giunti, p. 36.
[19] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 24
[20] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 20.
[21] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 121.
[22] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 23.
[23] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 46.
[24] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 174.
[25] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erickson, p. 96.
[26] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erickson, p. 98.
[27] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erikson, p. 100.