
03 Apr I disturbi del sonno nei bambini con sintomi di autismo
In molto bambini piccoli o affetti da disturbi psicologici sono spesso presenti dei disturbi del sonno. Com? logico aspettarsi, questi disturbi sono particolarmente frequenti e gravi nei bambini con sintomi di autismo, poich? il loro mondo interiore ? particolarmente turbato, sia durante il giorno sia durante il normale riposo notturno.
Intanto spesso si rileva in loro linsonnia, per cui la quantit? di sonno giornaliera di cui riescono a usufruire ? inferiore a quella che si riscontra nei bambini della loro stessa et?. Linsonnia ? dovuta alla presenza di maggiori difficolt? nelladdormentamento, al manifestarsi di un numero maggiore di risvegli notturni e a causa dei risvegli precoci. Essa pu? presentarsi in forma calma o agitata. Nellinsonnia calma il bambino resta con gli occhi spalancati nel buio, non riesce a dormire ma non manifesta insofferenza, non grida e non reclama la presenza dei genitori. Nellinsonnia agitata il bambino grida, mugugna, urla, senza potersi calmare per delle ore. ? evidente che ? la seconda tipologia dinsonnia quella che rende molto difficile la vita dei genitori, costretti spesso a restare svegli per buona parte della notte, nel tentativo di calmare e rasserenare il figlio.[1] I due tipi dinsonnia possono coesistere in bambini con la stessa diagnosi, inoltre vi possono essere dei passaggi dalluno allaltro tipo anche nello stesso bambino, in periodi e momenti diversi della sua vita.[2]
Oltre che la quantit?, anche la qualit? del sonno ? spesso compromessa, a causa degli incubi e dei sogni ansiosi o angoscianti. In questi casi il bambino, mentre dorme geme, grida e piange a causa dei sogni cattivi che lo tormentano. Ancor pi? la qualit? del sonno pu? essere alterata a causa del pavor nocturnus, (terrore notturno), per cui il bambino presenta fenomeni neurovegetativi (sudorazione) ma anche improvvise e terrificanti sensazioni che accompagnano immagini mentali fugaci. In questi casi il bambino si sveglia angosciato, con gli occhi spalancati verso qualche oggetto immaginario che vede, urla nel suo letto con gli occhi stravolti e col viso atterrito, appare confuso e disorientato, non riconosce chi gli sta intorno e sembra inaccessibile a qualsiasi ragionamento. Al risveglio non ricorda nulla.[3]
Racconta la Williams:
Erano ricominciati i terrori notturni. Mi ero alzata ed ero andata in bagno come una sonnambula. Avevo colto limmagine della luce del corridoio che brillava sotto la porta chiusa dellappartamento. Qualcosa era scattato e mi sentivo sprofondare come se avessi perso il controllo su qualsiasi senso della realt? che mi circondava ( ) Il terrore mi invase. Carponi sul pavimento piangevo come un bambino. Sentivo il freddo e la durezza delle piastrelle e fissavo le mie mani allargate su di esse. Sentivo di non riuscire a respirare. Provai la paura dellignoto che si annidava da qualche parte della stanza. Gemetti, terrorizzata, smarrita e indifesa.[4]
La Williams riporta la presenza di allucinazioni soprattutto durante la notte:
Per pura stanchezza cominciai a soffrire di allucinazioni. Sui muri si muovevano delle figure. Allinsaputa di mia madre, giacevo, immobile e silenziosa sotto il suo letto, quasi troppo impaurita per respirare.[5]
Anche Simone, un nostro bambino con autismo ad alto funzionamento, dormiva nel letto dei genitori perch? si sentiva ansioso. Il bambino raccontava della sensazione opprimente che avvertiva: Come se qualcuno mi osservasse, come se qualcosa potesse uscire fuori dal buio, pertanto dormo sempre con la coperta sopra la testa e mi sveglio con i capelli sudati. Altre volte questi bambini non riescono neanche a definire di che cosa hanno paura e dicono di avere paura e basta.
Alcuni suggerimenti
- Se ? vera la massima che una buona giornata prepara una buona nottata, ? necessario intervenire in modo attento ed efficace nei periodi di veglia, se vogliamo che migliorino sia la quantit? sia la qualit? del sonno di questi minori. Per tale motivo il primo e pi? importante intervento dovr? mirare a una maggiore tranquillit?, serenit? e gioia durante tutto il giorno. Per ottenere ci? ? necessario che i suoi genitori effettuino la tecnica del Gioco Libero Autogestito che permette al bambino di vivere con gioia e distensione il rapporto con i suoi genitori e nello stesso tempo pu? iniziare a relazionarsi con loro in modo sempre pi? piacevole e profondo, cos? da poter diminuire o eliminare del tutto la chiusura in se stesso che gli impedisce di crescere non solo dal punto di vista cognitivo ma anche e soprattutto dal punto di vista emotivo ed affettivo. E’ bene, inoltre, evitare di coinvolgere questi bambini in situazioni che non riuscirebbero ad accettare o sopportare: troppi motivi di stress, troppi rumori, troppi richiami e rimproveri, cambiamenti improvvisi delle decisioni dei genitori, imposizioni di condotte cosiddette terapeutiche che tuttavia procurano al bambino irritazione, fastidio o paura. Al contrario ? molto meglio immergersi insieme a lui, durante il giorno, in atmosfere ovattate e distensive, come passeggiare in mezzo alla natura, ascoltare della musica rilassante o ancora meglio giocare con lui accettando le sue proposte, qualunque esse siano.
- Per quanto riguarda gli interventi terapeutici di vario tipo: logoterapia, psicomotricit?, terapie comportamentali, Pet Therapy e altre, spesso queste sono attuate per anni senza mai chiedersi che tipo dimpatto emotivo hanno sul bambino. Cosa che, invece, sarebbe importante fare in maniera sistematica. Giacch? se queste e altre terapie sono avvertite come qualcosa di gradevole e piacevole, sar? facile che apportino un miglioramento del mondo interiore di questi bambini e quindi vi sar? anche un miglioramento dei sintomi dellautismo; se invece sono vissute come una serie di dolorose, frustranti, giornaliere imposizioni, anche se si otterranno degli apprendimenti voluti e desiderati dagli adulti, inevitabilmente si avr? una maggiore attivazione dei meccanismi di difesa, con conseguente cronicizzazione o peggioramento del disturbo autistico.
- Cercare di evitare per quanto possibile i trattamenti medici non strettamente indispensabili, consigliati per migliorare piccole patologie, molto comuni e frequenti nei bambini e ragazzi: come ad esempio, gli apparecchi per sistemare e allineare la dentatura o la colonna vertebrale, oppure attivit? preventive come gli esami clinici routinari e cos? via. Questi interventi terapeutici o di prevenzione, che sono gi? poco accettati dai bambini normali, per il dolore e il fastidio che provocano, sono avvertiti in modo molto pi? drammatico da questi minori, a causa della loro particolare sensibilit? ed emotivit?. Ogni volta che si presentano problemi di questo genere, sia lo specialista interessato al problema, sia i genitori, dovranno chiedersi se sia o non sia opportuno attuarli in questi particolari soggetti, cercando di bilanciare, in maniera seria e approfondita, gli eventuali benefici che da queste terapie o esami si otterrebbero, rispetto ai possibili danni psicologici che potrebbero procurare ai bambini. In definitiva, ben vengano tutti gli esami e gli interventi proposti da medici competenti ma soltanto quando siamo certi che sono assolutamente indispensabili e non possono essere posticipati o evitati.
- ? inoltre importante che lorario per andare a letto non sia rimandato eccessivamente, cos? da permettere a questi bambini un sufficiente numero di ore di sonno e di riposo. Ci? servir? molto anche ai genitori i quali possono avere un po di tempo per loro, cos? da rilassarsi e ritrovarsi come coppia, dopo una giornata sicuramente intensa e ricca dimpegni domestici, educativi e lavorativi.
- ? bene evitare di far addormentare il bambino mediante luso della tv, di qualche video gioco o di altri strumenti tecnologici, tranne che con qualche motivo musicale rilassante. Ci? in quanto tutti i bambini, ma soprattutto questi, dovrebbero provare e trovare la gioia e la distensione necessaria per lasciarsi andare tra le braccia di Morfeo non dallutilizzo di freddi e anonimi strumenti, ma attraverso la calda e tenera presenza dei propri genitori. ? da questi, ed ? con questi, che dovrebbero trovare una piacevole e tenera intesa e la necessaria tranquillit? e sicurezza che servir? a prepararli a un sonno ristoratore.
- ? sicuramente utile lasciare nel letto del bambino con sintomi di autismo il suo oggetto preferito, al quale lui attribuisce notevoli valenze, giacch? potrebbe aiutarlo ad acquisire, nei momenti di veglia e durante il sonno, una maggiore tranquillit? e sicurezza. ? inoltre utile mettere accanto al suo lettino tutto quello che gli potrebbe servire durante la notte: un fazzoletto, una piccola lucetta, un bicchiere con lacqua, e cos? via.
- ? bene accompagnare il bambino, nei momenti che precedono il sonno, mediante dei rituali, sempre uguali, da effettuare con le stesse modalit? e alla stessa ora, in modo allegro e affettuoso, come fossero dei giochi da fare insieme e non come dei tediosi e odiosi doveri da compiere. In definitiva dovremmo riuscire a far vivere al bambino con disturbi autistici, come fossero tanti giochi lo spazzolare i denti o almeno sciacquare la bocca con lacqua, landare in bagno, lindossare il pigiamino e infine lo stargli accanto (se lo desidera), in modo tale da rassicurarlo con la nostra calda e tenera presenza.
- Se ci accorgiamo che al bambino fa piacere, si pu? anche metterlo nel letto e cullarlo, cantandogli una ninna nanna, come fosse un bambino piccolo. Dopo quanto abbiamo detto, ? facile capire che non pensiamo sia accettabile la tecnica proposta da alcuni autori che prevede la sistemazione del bambino a letto e la totale noncuranza da parte dei genitori di qualsiasi disturbo si possa verificare, fino al mattino seguente.[6] Questa tecnica, oltre che crudele, ci appare controproducente, poich? ? facile che peggiori il gi? cattivo rapporto che i bambini con disturbi autistici hanno nei confronti degli esseri umani, Questa modalit? di lasciare il bambino in preda ai suoi incubi e paure, tra laltro potrebbe procurare o accentuare nei genitori dei sensi di colpa, dei quali sicuramente non hanno alcun bisogno.
- Potrebbe essere utile raccontargli una favoletta o leggergli qualche pagina del libro da lui preferito, ma solo se ci accorgiamo che ? lieto di questo tipo dintervento. Anche se il bambino non ? in grado di comprendere le parole pronunciate o lette, questo momento dintimit? lo aiuter? ad avere unimmagine positiva dei genitori e gli permetter? di acquisire una maggiore serenit? e sicurezza. Inoltre, luso di parole ed espressioni sempre diverse e nuove, utilizzate in un contesto ricco di affetto e di tenerezza, potr? arricchire il suo vocabolario. Se il bambino, com? prevedibile, desidera che i genitori gli leggano o ripetano la stessa favoletta, non bisogna tirarsi indietro, poich? ci? potrebbe essere utile sia per rassicurare il suo animo, sia per aiutarlo a scoprire e memorizzare nuove espressioni e modi di dire.
- Nel caso che il bambino si svegli in preda alle paure o peggio al terrore, ? bene che la mamma o il pap? stiano accanto a lui, cercando di calmarlo e rassicurarlo, usando un tono di voce calmo e tranquillo.
- Per quanto riguarda il letto nel quale il bambino ? bene che dorma, mentre alcuni bambini con sintomi di autismo accettano di dormire, senza affatto protestare, nel loro lettino e nella loro stanza, altri chiedono di dormire nel letto dei genitori o accanto al loro letto. A differenza dei bambini normali, non sempre laccettare di dormire lontano dai genitori ? un buon segnale. Anzi spesso sono proprio i bambini pi? gravi, per i quali ancora i genitori non sono una fonte di protezione e sicurezza, che accettano questa situazione di lontananza. Per questi, restare o non, accanto a pap? e mamma ? indifferente. Pu? darsi perci? che quando questi bambini saranno migliorati e avranno iniziato ad avere un iniziale legame con i genitori, chiedano di dormire nel lettone. In questi casi bisogna aiutarli a maturare il loro mondo affettivo-relazionale, accettando la loro richiesta.
[1] De Ajuriaguerra J., Marcelli, D., Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia Editori, 1986, p. 251.
[2] Brauner A., Brauner F. (1980, 2007), Vivere con un bambino autistico, Giunti, Firenze, p. 56.
[3] De Ajuriaguerra J., Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia Editori, p. 77.
[4] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 111.
[5] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 47.
[6] Mazzone L. (2015), Un autistico in famiglia, Mondadori, Milano, p. 64.