
03 Apr I disturbi della socializzazione e del gioco
Linterazione sociale, cio? la capacit? di entrare in relazione con laltro, richiede dei vissuti interiori adeguati. Laltro non mi deve creare n? disagio, n? paura, anzi, laltro, lo devo avvertire come amico, vicino, disponibile, attento e accettante. Ci? mi spinger? ad aprirmi a lui. Ci? mi stimoler? a cercare con lui un confronto ed un dialogo. Se ci? non avviene, se laltro ? avvertito come distante e freddo, se laltro viene ravvisato come apportatore di ansie, paure, insicurezze e frustrazioni, linterazione sociale sar? deficitaria o non avverr? affatto.
Il bambino acquista la possibilit? di socializzare con gli estranei, solo se ha vissuto in maniera serena e soddisfacente il rapporto con le figure familiari. ? solo la bont? di questo rapporto ed ? la serenit? dellambiente di vita nel quale ? vissuto, che gli permetteranno di aprire il proprio animo, il proprio interesse e la propria attenzione costruttiva anche agli estranei. Le capacit? di interazione sociale possono essere ottime, buone, normali, modeste o scarse e, quindi, patologiche.
Avremo, ad un estremo i bambini che socializzano facilmente con tutti, mentre nella parte opposta troveremo i bambini affetti da gravi forme di autismo, i quali non comunicano o hanno gravi difficolt? a comunicare. I bambini pi? vicini alla norma sono quelli che si aprono agli altri, quando e solo se sono certi di potersi fidare. Vi sono poi i bambini che interagiscono, ma con continui reciproci scontri, ripicche e aggressivit?. Seguono quelli che riescono ad interagire, in modo pieno e costruttivo, solo con un compagnetto che ha caratteristiche di personalit? molto vicine o complementari alle proprie. Vi sono poi bambini che riescono a dialogare interagire solo con un adulto: di solito la madre, il padre, una zia o un nonno. I bambini pi? gravemente disturbati avranno difficolt? a comunicare anche con la propria madre o con il proprio padre.
Le difficolt? nella socializzazione si possono manifestare con inibizione o con disinibizione,
Forme con inibizione
In queste forma la mimica appare poco vivace, la postura ? eccessivamente stabile, il bambino non aderisce alle consegne, o, se lo fa, le attua in maniera passiva; non prende liniziativa nello scambio; si limita a rispondere alle domande che gli vengono poste; il linguaggio ? coartato e povero sul piano narrativo .[1] Troviamo queste forme di difficolt? nella socializzazione le nel bambino timido, inibito, nella fobia sociale, nei disturbi dansia e dellumore, nel mutismo selettivo, nel disturbo oppositivo provocatorio, quando ? presente una scarsa autostima per inadeguatezza o per malformazioni o disabilit? e, naturalmente, nei disturbi pervasivi dello sviluppo.
Forme con disinibizione
In queste forme vi sono elevati livelli di attivit? motoria. Il bambino familiarizza in maniera eccessiva anche con gli estranei, appare particolarmente curioso, ma distraibile. Risponde alle domane che gli sono poste arricchendo le risposte con frasi poco aderenti al contesto. Fa continui quesiti senza interessarsi alle risposte. Anche in questa forma, se la quantit? della socializzazione ? buona, lo stesso non si pu? dire per la qualit? della relazione, in quanto ? compromesso il normale fluire degli scambi interpersonali. Questa forma con disinibizione ? presente soprattutto nei disturbi dellumore di tipo maniacale, nei disturbi della condotta e nel disturbo da deficit dellattenzione con iperattivit? e in alcuni casi anche in soggetti con autismo che cercano in tutti i modi di comportarsi cos? come gli altri li vogliono. Spesso indossando una maschera per provare a soddisfare le richieste provenienti dal loro ambiente di vita.
Le difficolt? durante il gioco
? noto come il gioco abbia varie finalit? e sia un elemento centrale nella vita del bambino. Il piccolo essere umano, mediante questo basilare strumento di crescita, sviluppa tutte le potenzialit? umane: lintelligenza, lemotivit?, la socialit?, laffettivit?, le capacit? motorie, quelle sensoriali ecc.
Poich? il gioco gli ? indispensabile per esplorare e conoscere il mondo materiale, affettivo, relazionale e sociale che lo circonda, ? attraverso il gioco che egli impara a conoscere, comunicare e socializzare con gli altri. Il bambino, controllando e modulando le proprie emozioni e i propri impulsi, si rende gradualmente autonomo dai genitori e dagli adulti, rafforza la sua volont?, scopre la necessit? delle regole e le modalit? con le quali le pu? utilizzare al meglio, entra in contatto con se stesso e con il mondo della natura.
Il gioco ? anche un ottimo strumento per capire le dinamiche relative al mondo interiore del bambino.[2] Mediante il gioco comprendiamo: la quantit? e la qualit? dei suoi bisogni; le sue capacit? immaginative; le necessit? pi? o meno normali o accentuate di ordine, di metodo, di pulizia; larmonia o la disarmonia interiore; le sue abilit? psicomotorie; la sua tolleranza o intolleranza alle frustrazioni; il maggiore o minore bisogno di comunicare con gli altri, e cos? via. Mediante il gioco si rendono evidenti la sua disinibizione o la sua inibizione; la sua serenit? interiore o il suo stato di tensione e di eccitamento; il suo stato di benessere e gioia o il suo stato di tristezza e apatia; la sua maggiore o minore reattivit?; le sue tendenza allaggressivit? e alla distruttivit?. In definitiva la variet?, la ricchezza e la qualit? dei giochi del bambino ci permettono di osservare il suo mondo interiore e di conoscere la maggiore o minore gravit? delle sue eventuali problematiche psicoaffettive.
Quando osserviamo un bambino che gioca, se le sue attivit? sono ricche e varie, se effettua dei giochi costruttivi e se riesce a giocare sia da solo che con gli adulti ed i suoi coetanei, possiamo essere abbastanza tranquilli che il suo mondo interiore non ? molto disturbato.
Al contrario, sono segnali di una realt? interiore alterata:
- quando il piccolino, durante il primo anno di vita, non partecipa ai giochi semplici, proposti dalla madre e quando, pi? grandetto, non riesce a giocare, o gioca molto poco, con i suoi genitori o con altri adulti, con i quali si ? stabilito un legame affettivo e di fiducia;
- quando verso i tre-quattro anni non riesce ad accettare anche i giochi e le regole proposte dagli altri, per cui prevalgono nettamente nella giornata i giochi solitari rispetto a quelli fatti in due o in gruppo;
- ? un segnale negativo anche la situazione opposta, nella quale il bambino riesce ad effettuare solo giochi di gruppo, ma non riesce e non accetta di giocare, anche per breve tempo, da solo;
- quando il bambino non utilizza o impiega in maniera impropria e distruttiva i giocattoli adatti alla sua et? o adopera solo pochi giochi ed in modo ripetitivo;
- quando nel gioco solitario, a due o di gruppo, prevalgono nettamente e costantemente attivit? e fantasie aggressive, distruttive o regressive;
- quando il gioco o i giochi sono troppo instabili, mutevoli e caotici;
La pi? grave alterazione la ritroviamo nei bambini con disturbo autistico, i cui giochi sono molto scarsi, ripetitivi, anomali. In questi minori spesso mancano i giochi di immaginazione, simulazione e imitazione sociale. Essi amano soprattutto i giochi solitari, in quanto spesso si rifiutano di partecipare a quelli proposti dagli altri e non rispettano alcuna regola. Si ? notato per? che questi stessi bambini accettano con piacere di effettuare il Gioco Libero Autogestito, in quanto, con questa modalit?, si sentono perfettamente liberi.
Non ? da sottovalutare, infine, che le terapie che utilizzano il gioco sono tra le pi? efficaci e diffuse.
Tratto dal libro di Emidio Tribulato “Il bambino e l’ambiente” -Volume unico
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