03 Apr Il Gioco Libero Autogestito nell’autismo- Domande e Risposte
Autore: Emidio Tribulato
Abbiamo raccolto, in questo articolo, alcune delle domande pi? frequenti e le relative risposte che, in questi anni, ci sono state rivolte dai genitori, per quanto riguarda le caratteristiche e le modalit? con le quali utilizzare la tecnica del Gioco Libero Autogestito nei bambini che presentano sintomi di chiusura autistica.[1]
D.: Che significa Gioco Libero Autogestito?
R.: Sappiamo della grande importanza che ha il gioco nello sviluppo della personalit? e delle capacit? di tutti gli animali e, in particolar modo, la grande valenza che ha nello sviluppo dei piccoli degli esseri umani: i bambini.
Il gioco negli esseri umani ?:
Piacere. Il bambino gode di tutte le esperienze fisiche e affettive vissute durante il gioco.
Strumento di esplorazione e conoscenza. Il gioco ? esplorazione delle emozioni e dei sentimenti. ? conoscenza del proprio corpo e del corpo degli altri, degli oggetti inanimati, del mondo che lo circonda e della natura.
Stimolo allo sviluppo motorio e intellettivo. Mediante il gioco il bambino stimola e sviluppa il suo pensiero, la progettualit?, lagilit?, la forza, la memoria, la coordinazione occhio-mano, la spazialit?, e cos? via.
Veicolo privilegiato di comunicazione e socializzazione. Con il gioco il bambino allarga il contesto delle sue relazioni; apprende a comunicare pi? efficacemente con gli altri coetanei, ma anche con gli adulti. Mediante la comprensione del punto di vista di chi ha di fronte, diventa consapevole dei suoi sentimenti e dei suoi bisogni. Impara limportanza delle regole e la loro accettazione. Il gioco allarga i primi scambi sociali del bambino con gli adulti e, fino ai tre anni, ? la sua sola modalit? relazionale.
Mezzo per lo sviluppo della creativit? e della fantasia. Mediante oggetti semplicissimi: qualche legnetto, poche pietre, un po di fango, oppure mediante una matita e qualche foglio, uniti a tanta immaginazione e inventiva, il bambino riesce a costruire mille favole e infinite storie, nelle quali si muovono eroi e principesse, draghi e macchine volanti, robot e armi spaziali.
Contatto e controllo delle proprie emozioni. Giocando con gli altri il bambino riconosce la gioia della vittoria, il sapore bruciante della sconfitta, il calore dellamicizia, dellaffetto e dellamore. Impara ad affrontare i piccoli contrasti e le tensioni che si avvertono nel rapporto con s? stessi e con il prossimo. Allorch? assume la veste di gioco simbolico, drammatico, di ruolo e di finzione assolve, attraverso rituali iterativi e meccanismi di identificazione e di proiezione, ad una preziosa funzione liberatoria e terapeutica, esorcizzando paure e angosce e liquidando impulsi aggressivi, distruttivi e vissuti di ostilit?(Nobile, 1994, p. 52).
Palestra per lautonomia personale e sociale. ? anche mediante il gioco che il bambino acquista fiducia in s? stesso e negli altri e quindi impara a fare a meno dellaiuto e del supporto continuo dei genitori nei suoi bisogni quotidiani.
Occasione per la sua formazione morale e civile. Nel gioco di gruppo, governato da regole fisse e cogenti, il soggetto impara a osservare le norme, a improntare il proprio comportamento a principi di lealt?, di correttezza e di rispetto per lavversario. Apprende a testimoniare atteggiamenti di fedelt? al proprio gruppo o banda. Riconosce limportanza dellavvicendamento, della cooperazione, della distribuzione dei compiti, della turnazione. Tutte queste acquisizioni confluiscono nel pi? ampio capitolo della formazione delluomo e del cittadino.
Terapia. Il gioco consente al bambino di risolvere in forma simbolica problemi irrisolti del passato, e di far fronte simbolicamente o direttamente a problemi attuali e costituisce, inoltre, lo strumento pi? importante in suo possesso per prepararsi ai suoi compiti futuri (Bettelheim 1987 p. 214-215). I giochi che i bambini fanno spontaneamente possono davvero essere terapeutici, come quando, per esempio, si prendono cura della bambola o dellorsacchiotto di pezza, o di un animale domestico come vorrebbero che i loro genitori si curassero di loro, compensando cos?, per interposta persona, le carenze che avvertono (Bettelheim 1987 p. 213). O quando scaricano la loro aggressivit? nata dalle ingiustizie subite dagli adulti, sulle innocenti formichine o sulla bambolina disubbidiente.
Occasione per rafforzare la volont?. Molti giochi di pazienza, di costruzione, competitivi, di squadra, rafforzano la volont?, plasmano il carattere, servono anche ad instaurare un progressivo controllo sulle proprie emozioni e pulsioni.
Opportunit? per recuperare un contatto con la natura. Il rapporto diretto con la natura ? fondamentale nello sviluppo dei minori, come degli adulti. Per milioni danni lessere umano si ? sviluppato attraverso il contatto con i fiori e i frutti delle piante, con la vivacit? e lamore degli animali, con le acque dei fiumi e dei ruscelli.
Vi sono vari tipi di gioco:
Nei giochi guidati un adulto stimola e segue il bambino in un determinato gioco che pensa possa essere a lui utile.
Nei giochi liberi sono i bambini che si organizzano nel costruire e condurre il gioco, dandosi delle regole.
Nel Gioco Libero Autogestito ? il bambino stesso che decide quale gioco effettuare, chi avere come compagno di gioco, per quanto tempo fare il gioco scelto, con quale altro gioco sostituirlo. ? sempre il bambino che decide se accettare a no laiuto delladulto nel gioco o nellattivit? che egli, in quel momento, desidera effettuare. Ladulto ha il compito di collaborare, aiutare e sostenere il bambino nella sua attivit? o nel suo gioco, qualunque esso sia, tranne che non crei un pericolo immediato, reale e concreto per il bambino stesso o per altri. Naturalmente, ladulto deve fare ci? non come un compito ingrato che gli ? stato dato ma con la gioia, il coinvolgimento e lentusiasmo con il quale parteciperebbe un altro coetaneo ma anche come ? giusto che partecipi un padre o una madre che vivono come piacere e gioia il rapporto con il proprio figlio.
D.: Perch? dovrebbe essere molto utile questo tipo di gioco per i bambini che soffrono di autismo?
R.: I motivi sono essenzialmente tre:
Il primo motivo ? che i bambini con sintomi di autismo, a causa dei loro problemi , molto spesso non riescono ad inserirsi in maniera adeguata con i coetanei. Questa difficolt? li priva di uno strumento fondamentale, anzi indispensabile per la loro crescita.
Il secondo motivo ? che questi bambini, a causa del cattivo rapporto che hanno con il mondo esterno a loro, non sopportano e non accettano che gli altri, non solo scelgano il gioco o lattivit? da effettuate ma ancor pi? li guidino, senza tener conto dei loro particolari desideri e bisogni del momento. Questo comportamento degli adulti li irrita notevolmente, costringendoli a mantenere la difesa arcaica e improduttiva che essi avevano attuato, chiudendosi agli altri e al mondo fuori di loro.
Il terso motivo nasce dal bisogno, che rimane nellanimo di questi bambini di voler abbandonare la loro chiusura e difesa autistica. Essi avvertono. Infatti, che questa difesa non solo impedisce loro di crescere ma soprattutto impedisce loro di godere delle relazioni con gli altri. Tuttavia, sono inconsciamente consapevoli che gli ? possibile fare ci? soltanto se riusciranno a legarsi, in maniera piacevole, gioiosa e duratura con i loro genitori e con gli adulti che hanno cura di loro. In definitiva sono disposti ad abbattere il muro difensivo, che avevano creato in un momento di stress eccessivo, solo se riescono a trovare dei genitori capaci di instaurare con loro una relazione piacevole, solida ed efficace. Una relazione, in definitiva, capace di sostituire nella loro mente e nel loro cuore le emozioni negative che avvertono con altre emozioni che possiedono un tono nettamente positivo.
D.: Lei usa il termine sintomi di autismo, mentre ho notato che gli altri operatori usano termini diversi, come bambini con disturbo dello spettro autistico oppure bambini autistici, bambini neurodiversi. Questi operatori si riferiscono a bambini che hanno patologie diverse per qualit? o gravit??
R.: No. Parliamo tutti degli stessi bambini. Soltanto che alcuni ritengono che le cause dellautismo siano di tipo genetico e di conseguenza considerano lautismo come una variazione naturale del cervello umano, una forma alternativa della biologia umana. Pertanto, la condizione autistica non sarebbe per questi operatori una situazione da prevenire e curare, quanto piuttosto una specificit? umana da accettare cos? com?. Per tale motivo usano termini come “bambini autistici” o “bambini neurodiversi”.
Altri considerano lautismo una patologia organica da curare mediante varie terapie: logoterapie, psicomotricit?, ABA e altre terapie cognitivo comportamentali.
Noi consideriamo lautismo come un importante disturbo affettivo-relazionale che nasce da una difesa arcaica e improduttiva che ? possibile affrontare e curare, instaurando con questi bambini una particolare relazione, capace di far abbandonare loro la chiusura, che si erano imposti, a causa di un evento o una situazione particolarmente traumatica, stressante o ansiosa, avvenuta in un momento particolare della loro vita.
D.: Questa tecnica ? possibile solo nei casi di autismo lieve o anche nei casi pi? gravi?
R.: Lefficacia terapeutica del Gioco Libero Autogestito non dipende tanto dal bambino, quanto dagli adulti e in particolare dai genitori. Se questi riescono, con piacere e gioia, a mettersi in ascolto del proprio bambino, riuscendo a costruire con lui e poi a mantenere, una relazione efficace, si otterranno dei risultati ottimali. Se invece non riusciranno a fare ci?. Se continueranno a pensare di educare il proprio figlio, correggendolo per ogni suo comportamento giudicato non idoneo, se cercheranno di insegnarli a parlare o ad apprendere ci? che non sa, se il giocare con il proprio figlio sar? per loro unattivit? noiosa e gravosa alla quale, se potessero, si sottrarrebbero volentieri, lefficacia sar? minima.
Detto questo, ? logico che pi? la sintomatologia ? grave, pi? let? del bambino ? avanzata, pi? tempo ci vorr? e pi? sar? difficile ottenere una completa remissione della sintomatologia. Tuttavia, il risultato finale dipende soprattutto dallimpegno e dal coinvolgimento dei propri genitori.
D.: Al mio bambino non ? stata fatta diagnosi di autismo. Questa tecnica ? utile anche se il bambino presenta soltanto un ritardo nello sviluppo del linguaggio e qualche difficolt? nella socializzazione e nellintegrazione con i coetanei?
R.: Certamente. In questi casi, essendo le problematiche psicologiche del bambino poco gravi, il recupero del linguaggio e delle altre capacit?, non perfettamente adeguate allet?, avverr? in un tempo molto minore.
D.: Lei spesso parla di “genitori”, al plurale. ? indispensabile limpegno di entrambi i genitori.
R.: Limpegno di entrambi i genitori ? auspicabile, giacch? le persone pi? vicine ? pi? amate dal bambino sono entrambi i genitori. Pertanto, se pap? e mamma si impegnano nel Gioco Libero Autogestito la sua efficacia aumenta molto.
D.: Spesso il mio bambino va per conto suo a fare il suo gioco ripetitivo, con una macchinina che striscia avanti e indietro sul pavimento o con un martelletto che picchia a terra e non ha nessun interesse a giocare con me. Cosa devo fare in questo caso?
R.: Non bisogna mai inseguire o stimolare il bambino a giocare con noi. Deve essere lui ad accettare la nostra presenza ma anche a proporre il gioco o lattivit? da effettuare. Tuttavia, se mediante lascolto dei suoi bisogni, riusciamo a costruire ai suoi occhi unimmagine positiva di noi, abbiamo potuto constatare che questi bambini sono sempre felici di accettare ladulto come compagno di gioco. Per cui, anche se il bambino effettua delle attivit? stereotipate, come quelle che descrive, queste possono essere trasformate in dei giochi da fare in due o in tre, se ladulto o gli adulti si lasceranno coinvolgere a partecipare ai giochi semplici e banali che fa il bambino.
Nel suo caso, ad esempio, se anche lei prende una macchinina e la fa andare avanti e indietro, manifestando gioia e partecipazione a ci? che fa il suo bambino, potrebbe nascere un gioco, nel momento in cui, ad esempio, le due macchinine, si scontrano, si mettono una sullaltra, fanno una gara, e cos? via. Lo stesso se anche lei prende un martelletto e accompagna il suo piccolo battendolo a terra, pu? nascere una piacevole musica ritmica costruita insieme. Insieme questa ? una delle parole magica del Gioco Libero Autogestito. Le altre parole magiche sono piacere gioia coinvolgimento entusiasmo che dovrebbero sempre accompagnare questa relaziona che si costruisce mediante il gioco.
D.: Come si fa a costruire unimmagine positiva?
R.: ? possibile farsi accettare e poi amare se, nei fatti, e non solo con le parole, si riesce ad ascoltare e tener conto dei bisogni del proprio figlio e non dei propri. Si costruisce unimmagine positiva se si riesce a capire e soddisfare i bisogni del proprio bambino, in ogni momento della giornata, per cui ci si impegna nel far diminuire quanto pi? possibile la sua sofferenza interiore, fatta di tensione, ansia, insicurezza, paura, sfiducia. Si costruisce unimmagine positiva se si accetta che ci? di cui lui ha veramente bisogno non sono gli stimoli educativi, per cercare di migliorare questo o quel disturbo di cui soffre, questo o quel comportamento problema che ci disturba, ma ci si impegna, in tutti i modi, nel rasserenare il suo animo e la sua mente.
D.: Che senso ha, se questi bambini non sanno parlare, se non sono assolutamente autonomi, se non sanno come relazionarsi e socializzare con gli altri, limitarsi a collaborare con loro a dei giochi che, almeno per me, sono sciocchi e ripetitivi, mentre potrebbe essere per loro molto utile insegnargli a parlare e a comportarsi adeguatamente nelle varie circostanze sociali nei quali si troveranno a vivere?
R.: Questo ? lerrore pi? comune ma anche il pi? grave che si commette. Questi bambini non hanno bisogno che qualcuno insegni loro a parlare o a compiere, o a non compiere determinati comportamenti. Hanno bisogno che qualcuno, meglio se un genitore, riesca ad instaurare con loro una relazione talmente intima, profonda ed empatica che li convinca ad abbandonare la chiusura che si erano imposti per difendersi dallansia, cos? da aprirsi al mondo e agli altri. Se si ottiene ci?, la loro personalit?, che si era come congelata e rattrappita nel momento in cui avevano deciso di chiudersi al mondo, pu? riprendere a crescere e svilupparsi, cos? come avviene in tutti i bambini. Al contrario, presentarsi nei loro confronti con il ruolo di insegnanti che vogliono da loro determinati comportamenti, li spinge a rimanere nello stato di chiusura autistica, poich? non si sentono compresi nei loro bisogni pi? veri, che sono quelli di ritrovare piena fiducia nel mondo che li circonda.
D.: Il mio bambino fa delle cose senza senso, come mettere tutti i giocattoli uno sullaltro. Mi sembra un comportamento assurdo. Come mi devo comportare in questi casi?
R.: Nel mondo della tecnica del Gioco Libero Autogestito non vi sono comportamenti assurdi o senza senso. Tutti i comportamenti nascono da delle esigenze interiori che il bambino avverte in un determinato momento. Pertanto, se i giochi o le attivit? del bambino non comportano un reale e importante rischio per lui o per gli altri, questi comportamenti dovranno essere, per quanto possibile, capiti e accettati.
Anzi possono e devono diventare unoccasione di gioco. Ad esempio, in questo caso ladulto pu? mettersi accanto al bambino e partecipare al suo gioco o bisogno, dando i giocattoli che trova nella stanza al piccolo affinch? li metta uno sopra laltro. E ,se dopo aver fatto questo, al bambino piace farli cadere e sparpagliarli sul pavimento o buttarli in aria, ben venga anche questo gioco da fare, ridendo, insieme.
D.: Il nostro bambino distrugge i suoi giocattoli, tra i quali qualcuno ? pure costato molto. Cerca di strappare le varie parti con le mani, li percuote con forza luno contro laltro o addirittura li morde. Come fermarlo in questa opera distruttiva.
R.: Sappiamo che i bambini con sintomi di autismo presentano, a causa delle tante emozioni negative che avvertono nel loro animo, una grande sofferenza interiore. Sappiamo anche che la sofferenza, molto spesso si trasforma in aggressivit? verso s? stessi o verso gli altri. Per tale motivo ? indispensabili lasciare che questa emozione negativa possa essere sfogata anche con comportamenti distruttivi. Pertanto, anche in questo caso, il bambino non solo non va rimproverato, punito o bloccato, ma va assistito e aiutato a dar sfogo al suo bisogno, in maniera serena e comprensiva, standogli vicino, senza intervenire in alcun modo, e senza manifestare il nostro disappunto per questi suoi comportamenti aggressivi e distruttivi.
D..: Lei parla di sofferenza ma io non vedo che il mio bambino soffra. Anzi mi sembra sempre allegro e sorridente. Come mai?
R.: Tutti i bambini, ma questo comportamento lo ritroviamo anche gli adulti, cercano in tutti i modi di non manifestare la loro sofferenza e di apparire cos? come vorrebbero essere o come gli altri desidererebbero che fossero. Per cui non ? raro vedere dei bambini con sintomi di autismo che ridono continuamente, tuttavia, raccogliendo le loro parole nel momento in cui sono migliorati e riescono a confidare e raccontare i loro vissuti interiori, ? sempre evidente che nel loro animo vi ? tanta sofferenza, fatta di ansia incontrollabile, paure, sfiducia in se stessi e negli altri.
D.: Mia figlia non riesce a giocare con il suo fratellino. E questi, a sua volta la allontana. Come riuscire a farli giocare insieme, cos? come noi vorremmo tanto?
R.: Le capacit? di socializzare e giocare con un altro bambino, sono le pi? difficili da conseguire, anche se spesso sono molto desiderate, sia dai genitori sia dai bambini stessi. Queste capacit? si acquistano soltanto quando il bambino, che ha dei problemi, riesce gi? a giocare e a ben relazionarsi, sia con entrambi i genitori sia con gli altri adulti della sua famiglia, ad esempio con i nonni e gli zii. Solo a queste condizioni si potr? provare a far giocare per qualche minuto il proprio figlio/figlia con un solo bambino/a con il quale si ? notato che esiste una buona intesa. E, soltanto dopo, si potr? allargare larea della socializzazione, aggiungendo un altro bambino ancora.
In campo psicologico non sono ammesse scorciatoie. Solo se il bambino ha conquistato una fase evolutiva, potr? iniziare a far propria la fase successiva. Lerrore che si commette in questi casi ? di pensare che basta mettere i bambini insieme, perch? scatti in loro la capacit? di socializzare. Questo non solo non corrisponde alla realt? ma pu? accentuare, nel bambino con sintomi di autismo, il suo bisogno di chiusura. Poich? il piccolo potr? dir? a s? stesso: Ecco ho provato ad aprirmi agli altri ma non ci sono riuscito, io valgo poco ma anche gli altri che non mi accettano e sono cattivi valgono poco. ? meglio che continui a restare ben chiuso nel mio guscio.
D.: Non riusciamo a dormire da quando Giovanni ha lautismo. A volte si sveglia e parlotta tra s? a voce alta, senza che si capisca nulla di quello che dice; altre volte gridando chiede delle cose insensate, come vestirsi e uscire, oppure andare dalla nonna alle due di notte! E cos? via. Come ci dobbiamo comportare, prima che la mancanza di sonno ci distrugga?
R.: I disturbi del sonno sono direttamente collegati ai vissuti interiori e alla immaturit? affettiva di questi bambini. Nel momento in cui sarete riusciti a rendere libero il vostro bambino dalla chiusura autistica, aumenteranno le ore di sonno notturno e, soprattutto, diminuiranno, le paure, le ansie e le esigenze particolari che rendono difficile e penosa la loro notte e, di conseguenza, anche quella di voi genitori.
D.: Dato che mio figlio ha un ritardo nello sviluppo del linguaggio, gli faccio vedere molti video e programmi televisivi molto istruttivi che ho collezionato, in modo tale da stimolare e arricchire il suo vocabolario e arricchire la sua mente di nuove e utili conoscenze. Faccio bene, vero?
R.: No, non fa affatto bene. La televisione e tutti gli altri strumenti di comunicazione tendono a rendere passivo il bambino e accentuano la tensione interiore la chiusura e le difficolt? nel dialogare e relazionarsi con gli altri. Per tale motivo, fino ai tre anni ? sconsigliabile, anche per i bambini che non hanno alcun problema psicologico, luso di uno schermo qualunque, che sia quello della TV, di un tablet o di uno smartphone. Durante questo periodo tutti i bambini dovrebbero invece avere numerosi e continui contatti e dialogo con persone in carne e ossa e, soprattutto, con i loro genitori e familiari, poich? sono solo queste persone che possono aiutarli ad accrescere le loro conoscenza mentre, nel contempo, stimolano in maniera fisiologica lo sviluppo della loro personalit?. Solo queste persone sono in grado di far loro acquisire tutte le potenzialit? presenti nellessere umano, compreso il linguaggio e la comunicazione.
Al contrario gli schermi degli strumenti elettronici non aiutano affatto lo sviluppo della personalit? umana ma accentuano la loro ansia ed irritabilit? e stimolano i piccoli ad estraniarsi dalla realt?. Per tale motivo nei bambini che hanno problemi di chiusura autistica let? nella quale possono assistere a qualche programma televisivo o effettuare dei video giochi si allunga. Anzi, sarebbe bene che non assistano ad alcun programma televisivo o effettuino alcun video -gioco, fino a quando la loro chiusura autistica non sar? totalmente scomparsa.
D.: Mi ? stato consigliato di inserire mio figlio nellasilo nido, sia per aiutarlo a socializzare con i propri coetanei, che per stimolare il linguaggio e le altre sua carenti capacit?. Anche lei mi consiglia questo inserimento?
R: Le ? stato un consiglio non idoneo. Fino ai trequattro anni tutti i bambini dovrebbero sviluppare le loro capacit? relazionali, sociali e cognitive allinterno del nido familiare, nella propria casa, nella propria stanzetta che conoscono bene e li rassicura, accanto ai loro giocattoli, vicino e in dialogo con i propri genitori, fratelli, sorelle e gli altri familiari. Lasilo nido non ha, purtroppo, le caratteristiche che sono necessarie per aiutare lo sviluppo adeguato di un bambino piccolo. Ancor peggio, se questo bambino ha gi? dei problemi psicologici, questi problemi non potranno che stabilizzarsi o aggravarsi, nel momento in cui il piccolo si trover? a vivere, per tante ore al giorno, in un luogo sconosciuto, lontano dai propri genitori e dall ambiente familiare, che per lui sono l’unica fonte di calore, sicurezza e protezione.
D.: Ho letto nei suoi libri che dovrei far fare a mio figlio quello che vuole, tranne delle cose sicuramente pericolose per s? e per gli altri. Ma se si comporta male con i miei e non li guarda e non accenna neanche un saluto con la mano quando andiamo via, se, quando ci prendiamo una pizza, non fa altro che girare tra i tavoli, facendoci fare cattiva figura, lo dovrei lasciare fare? Non diventer? da grande un bambino e poi un ragazzo senza regole e ineducato?
R.: Lultimo problema che dovrebbero avere i genitori di un bambino con sintomi di autismo ? quello di cercare di educare il proprio figlio, giacch? tutta la loro attenzione dovrebbe focalizzarsi su come liberare il piccolo dalle gravi emozioni negative che attanagliano il suo animo e la sua mente e dalla chiusura autistica che blocca il suo sviluppo affettivo, emotivo e cognitivo. Per tale motivo, fino a quando il bambino non avr? eliminato questa difesa, bisogna riuscire ad avere un comportamento molto dolce e affettuoso, senza porsi mai in un ruolo educativo; poich?, ogni volta che limitiamo o proibiamo qualcosa ad un bambino che presenta questa patologia, rischiamo di alimentare o accentuare la sua sfiducia negli altri e nel mondo e quindi accentuiamo la sua chiusura. Al contrario, un comportamento molto accettante stimola il bambino ad aver fiducia negli altri e quindi ad abbandonare questa difesa che ha nei confronti degli altri e dal mondo fuori di lui. Ci? gli permetter? di sviluppare tutte le sue potenzialit? psichiche, compreso il controllo dei propri gesti e delle proprie azioni. Per cui anche i suoi comportamenti tenderanno a migliorare e saranno sempre pi? vicini a quelli dei bambini normali. A questo punto, e solo a questo punto, inseriremo, con molta dolcezza, i normali stimoli educativi, che i bravi genitori propongono, di solito, a tutti i bambini, come il salutare i nonni, il non scorrazzare per tutto il ristorante, il mangiare educatamente e cos? via.
D.: Mio figlio ha cinque anni e frequenta la scuola materna. Non dovr? mica toglierlo dalla scuola?
Mio figlio ha sette anni e frequenta la scuola elementare. Spero che non mi dica di toglierlo dalla scuola?
R.: Noi consigliamo a tutti i genitori che hanno un bambino con sintomi di autismo di fargli fare un buon anno sabatico, lontano da ogni istituzione, in modo tale che i genitori possono, durante quei dodici mesi, focalizzare tutte le proprie energie e il loro impegno nel far uscire il proprio figlio dalla chiusura autistica, utilizzando il Gioco Libero Autogestito, senza pensare ad altro.
Questo risultato potr? essere notevolmente favorito dallallontanamento da un luogo: la classe, che da questi bambini non ? affatto amato, in quanto troppo ricco di stimoli per loro molto dolorosi e disturbanti: grida, pianti, rimproveri, richiami. Altrettanto odiate sono da loro le inaccettabili, numerose norme e regole, che, tuttavia, risultano indispensabili per il buon funzionamento delle attivit? didattiche.
Soltanto se ci? non fosse fattibile, sar? necessario che la scuola si attivi per inserire il bambino con sintomi di autismo, in un ambiente tranquillo, in cui vi siano numerosi giocattoli, con la sola compagnia di un insegnante a lui dedicata che si impegner? ad effettuare con il bambino la tecnica del Gioco Libero Autogestito. Naturalmente sarebbe importante che questa insegnante possieda ottime capacit? relazionali. La docente, in base alla serenit? e alla maturit? del bambino, inserir? nel gioco un altro coetaneo. E solo quando il bambino avr? acquisito delle buone capacit? emotive e relazionali lo reinserir? nella classe di appartenenza.
D.: Attualmente mio figlio fa diverse terapie e psicoterapie che limpegnano per molte ore la settimana. Pensa che avr? tempo di fargli fare anche il Gioco Libero Autogestito?
R.: Credo proprio di s?, poich? se voi genitori vi impegnate nel gioco Libero Autogestito, vostro figlio non avr? alcuna necessit? di effettuare altre terapie. Anzi possiamo aggiungere qualcosa di pi?. Poich? le terapie che sono attualmente consigliate sono di tipo direttivo, nel senso che ? quasi sempre presente una richiesta che il bambino ? stimolato a soddisfare. Questa direttivit? si scontra inevitabilmente con i bisogni e i desideri dei bambini con sintomi di autismo che non sopportano le indicazioni e gli stimoli che provengono dallesterno. Per cui spesso rifiutano queste richieste, mentre, in altri casi, le subiscono malvolentieri, mentre dentro di loro si fa granitica la certezza di non essere capiti nei loro veri bisogni.
[1] I lettori che avvertono il bisogno di approfondire questi argomenti potranno leggere i due libri che abbiamo dedicato allautismo. Autismo e gioco libero autogestito Una nuova prospettiva per comprendere e aiutare il bambino autistico e Bambini da liberare- Una sfida allautismo.