
03 Apr Il gioco nel bambino con Disturbo Autistico
Il gioco nel bambino con Disturbo Autistico
? noto che il gioco ha varie finalit? ed ? un elemento centrale nella vita del bambino il quale, mediante il gioco, sviluppa tutte le sue capacit?: intellettive, emotive, motorie, sensoriali. Mediante il gioco esplora, conosce, comunica, socializza, controlla e modula le proprie emozioni ed i propri impulsi, si rende gradualmente autonomo dai genitori e dagli adulti in genere, rafforza la sua volont?, scopre la necessit? delle regole e le utilizza, entra in contatto con il mondo della natura. La variet?, la ricchezza e la qualit? dei giochi di un bambino ci possono far capire la struttura del suo mondo interiore e la presenza o lassenza, nonch? la gravit? di eventuali problematiche psicoaffettive.
Pi? il suo gioco ? ricco, vario, costruttivo, pi? sana ed equilibrata sar? la sua realt? interiore. Ad esempio, un bambino sereno di almeno quattro anni riesce a giocare bene in un clima di intesa e collaborazione reciproca da solo, con i coetanei e con gli altri minori anche se non sono della stessa et?. Riesce, inoltre, a giocare con gli adulti che conosce e con i quali si ? stabilito un rapporto di fiducia.
Al contrario. ? segnale di una realt? interiore disturbata:
quando durante il primo anno di vita non partecipa ai giochi semplici proposti dalla madre e non utilizza o utilizza in maniera impropria e distruttiva i giocattoli adatti alla sua et?;
quando dopo i tre quattro anni prevalgono nettamente nella sua vita di ogni giorno i giochi solitari rispetto a quelli fatti in due o in gruppo. ? un segnale negativo anche la situazione opposta: cio? quando il bambino riesce ad effettuare solo giochi di gruppo, ma non riesce e non accetta di giocare anche per breve tempo da solo;
quando il bambino non riesce a giocare o gioca molto poco con i suoi genitori o con altri adulti con i quali si ? stabilito un legame affettivo e di fiducia;
quando nel gioco solitario, a due o di gruppo prevalgono nettamente e costantemente fantasie aggressive, distruttive o regressive;
quando il gioco o i giochi sono troppo instabili, mutevoli e caotici, in quanto un gioco calmo, tranquillo e riflessivo esige che il bambino riesca a tenere a freno le sue pulsioni;[1]
quando utilizza solo pochi giochi rifiutando tutti gli altri;
quando non riesce ad accettare anche i giochi e le regole proposte dagli altri.
Naturalmente il bambino deve avere let? adeguata e deve essere data a lui la possibilit? di giocare liberamente. Se la giornata di un bambino ? fatta solo di scuola e di compiti, per cui non ha sufficiente spazio fisico e psicologico da utilizzare, se non ha la possibilit? di giocare con i coetanei o con gli adulti, n? pu? scegliere i vari tipi di gioco, il problema non ? suo ma della famiglia e/o della societ?.
Nei bambini con Disturbo Autistico
In questi bambini gli autori hanno notato una notevole alterazione sia nella quantit? sia nella qualit? del gioco.
1. Intanto il gioco sociale, sia con gli adulti sia con gli altri bambini appare assente o anomalo.
2. Nella loro attivit? spesso sono presenti giochi interminabili. Nel senso che tendono ad effettuare sempre lo stesso gioco.
3. Inoltre vi ? assenza o indifferenza di partecipazione al gioco proposto sia dagli altri bambini sia dagli adulti.
4. Infine i giochi di simulazione e di imitazione sociale, ad esempio imitare le azioni di mamma e pap? o quelle della maestra, non sono adeguati alla loro et? cronologica o mancano totalmente.
Il DSM IV -Tr[2] cos? descrive questo tipo di alterazioni: Pu? esservi anche una mancanza di giochi di simulazione vari e spontanei, o di giochi di imitazione sociale adeguati al livello di sviluppo. E ancora: Il gioco di immaginazione ? spesso assente o notevolmente compromesso.[3]
Per AJURIAGUERRA J. e MARCELLI, D., Il bambino autistico non ama i contatti epidermici, egli partecipa tuttavia a giochi corpo a corpo con ladulto, ma in modo aggressivo, di cui non arriva a misurare le conseguenze distruttive.[4]
I motivi che portano ad unalterazione notevole del gioco infantile nel bambino con Disturbo Autistico sono, a nostro parere, dovuti alla presenza di una realt? interiore notevolmente disturbata dallansia, dalle paure, dal senso di insicurezza e dalla tristezza. Il bambino, preda di queste emozioni, difficilmente ha voglia di giocare, in quanto la sofferenza che esse producono gli impedisce di godere dellaspetto ludico del gioco. Se a ci? si aggiunge la presenza, in questi bambini, di una estrema fragilit? di fronte alle frustrazioni, si capisce bene la loro preferenza di giochi estremamente semplici, banali e ripetitivi che, per?, hanno il dono di diminuire, almeno in parte, la sofferenza da essi provata.
Per quanto riguarda i giochi sociali da effettuare a due o in gruppo, le difficolt? dei bambini con Disturbo Autistico sono almeno di tre tipi. Da una parte vi ? la scarsa resistenza alle frustrazioni che rende difficile a questi bambini accettare di sbagliare o di perdere nel gioco. A ci? si aggiunge spesso lo stato di iperattivazione mentale con la quale sono continuamente costretti a confrontarsi. Questo stato non permette loro di mettersi in ascolto dellaltro, cos? da regolare le loro azioni in concomitanza con i pensieri e con i bisogni altrui. Altra difficolt? nasce dalla notevole sfiducia e diffidenza verso il prossimo e il mondo fuori di loro, che li spinge alla difesa, piuttosto che allaccoglienza delle idee e degli interventi che provengono dallesterno. Queste modalit? di gioco si modificano gradualmente ma anche in modo radicale, nel momento in cui ci rapportiamo con il bambino utilizzando le modalit? del Gioco Libero Autogestito.
Tratto dal libro di Emidio Tribulato “Autismo e Gioco Libero autogestito”
Articoli con argomenti correlati:
[1] DE AJURIAGUERRA J. MARCELLI, D., Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia Editori, 1986, p. 174.
[2] DSM IV- TR , Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Masson, 2005, P. 86.
[3] DSM IV- TR , Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Masson, 2005, p. 87.
[4] AJURIAGUERRA J. (DE), MARCELLI, D., Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia Editori, 1986, p. 765.