
03 Apr Il rapporto con gli animali nell’autismo
Il rapporto con gli animali ? certamente pi? complesso e difficile ma anche pi? gratificante e maturante, rispetto a quello che i bambini con sintomi di autismo possono ottenere dagli oggetti, poich? gli animali sono capaci di attenzione e possono comunicare segnali di affetto e amicizia. Per quanto riguarda poi alcuni animali dotati di socievolezza, oltre che di buone capacit? affettive e relazionali verso gli esseri umani, come i delfini, i cani, i gatti o i cavalli, il rapporto di questi animali con i bambini con sintomi di autismo pu? sicuramente essere molto positivo e ricco di stimoli.
Tuttavia bisogna sempre tener presente che ? solo la presenza costante di un rapporto caldo, pieno, gratificante, gioioso, soddisfacente con degli esseri umani e soprattutto con i propri genitori, lhumus indispensabile, capace di far crescere e maturare lIo di questi bambini.
Inoltre questo rapporto con gli animali ? utile e si pu? instaurare efficacemente soltanto quando questi bambini hanno effettuato un percorso maturativo, che li ha aiutati non solo a non avere paura di quello specifico animale, ma anche a sapersi ben relazionare con essi. In caso contrario vi ? il rischio di accentuare i loro angosciosi timori oppure si rischia di provocare nellanimale dei traumi che potrebbero provocargli una maggiore irrequietezza e aggressivit?.
Infine ? bene non pretendere troppo da questi bambini: come immaginare che debbano prendersi cura del grazioso e morbido gattino o dellaffettuosissimo cagnolino comprati per loro. Spesso questi comportamenti responsabili non li assumono neanche i bambini che rientrano nella norma, pertanto ? difficile che lo facciano i bambini con disturbi dello spettro autistico. Evitiamo quindi di aspettarci troppo, poich? rischiamo di comunicare loro la nostra delusione e la nostra irritazione.
Lepisodio che riportiamo ne ? un esempio.
Il pap? di Salvatore era sempre alla ricerca di qualcosa o di qualcuno che guarisse il figlio che presentava sintomi di autismo, per cui rivolse la sua attenzione anche agli animali, in particolare ai cani, descritti come apportatori di benef?ci, per le loro capacit? di stimolare in questi soggetti le capacit? sociali e relazionali.
E cos? questo pap? arriv? a casa portando un bel cane, sicuro delleffetto curativo che avrebbe procurato sul figlio. Purtroppo le cose non andarono come previsto. Il padre scopr? ben presto che il bambino aveva il terrore di questanimale invadente e latrante, per cui cercava in ogni modo di starne lontano, chiudendosi nella sua stanza. Inoltre per cercare di non sentire il suo frequente abbaiare, ancor pi? si sent? costretto a mettere le mani nelle orecchie, nel tentativo di proteggersi. E poich? la moglie non aveva alcuna intenzione di portare lanimale pi? volte al giorno fuori per fargli fare i bisognini, n? intendeva pulire quando questi, essendo piccolino, sporcava il pavimento della casa, il nervosismo dei genitori e i loro conflitti aumentarono ogni giorno di pi?. Insomma la situazione per tutta la famiglia, ma anche per Francesco, non solo non miglior? affatto ma peggior? di molto, tanto che dopo appena un mese il cane fu riportato nel negozio di animali dal quale il padre lo aveva comprato.
Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “Bambini da liberare – Una sfida all’autismo”.
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