
03 Apr L’integrazione scolastica dei bambini con disturbi autistici
Nelle famiglie nelle quali ? presente un bambino con sintomi di autismo, uno dei problemi pi? gravi e difficili da risolvere riguarda la scuola. La nostra attuale societ? tende giustamente a mettere in primo piano, nella vita dei minori, questa benemerita istituzione la quale, se ? adeguata ai loro bisogni, pu? offrire preziose valenze educative e formative.
Questa fiducia nelle attivit? scolastiche ? talmente alta che alcuni specialisti consigliano ai genitori che hanno in famiglia un bambino con tali sintomi, di inserirlo in attivit? scolastiche il pi? precocemente possibile. I motivi che spingono questi specialisti a dare questo consiglio sono diversi:
- Poich? questi bambini hanno dei gravi problemi nella socializzazione e nellintegrazione, la presenza nelle aule scolastiche di molti bambini con i quali poter intraprendere una relazione amichevole e giocare, potrebbe migliorare questi deficit.
- Inoltre, poich? spesso i bambini con disturbi autistici hanno dei problemi nella comunicazione, nel linguaggio verbale, nellapprendimento e nelle capacit? logiche e di astrazione, il contatto giornaliero con dei coetanei con normali capacit? logiche e linguistiche e con insegnanti capaci di stimolare e sviluppare queste capacit?, potrebbe aiutarli a migliorare il loro linguaggio, arricchire le loro conoscenze ed essere da stimolo al loro sviluppo logico e intellettivo.
- Infine, giacch? questi bambini appaiono molto capricciosi e oppositivi a ogni richiesta, per cui frequentemente non accettano di adeguarsi alle normali regole del buon vivere civile, un ambiente come la scuola, con delle norme e regole bene definite, chiare e stabili e con insegnanti preparati nel farle accettare e rispettare, potrebbe essere per loro un toccasana al fine di migliorare il loro comportamento spesso disturbante e capriccioso.
Queste motivazioni e le rispettive indicazioni sembrano dettate da criteri di buon senso. Tuttavia, a un esame pi? attento, non ? difficile scoprire che le problematiche psicologiche che si aprono o che si accentuano, quando un bambino con disturbi autistici frequenta un qualsiasi ambiente scolastico, sono notevolmente superiori ai benefici che da questo inserimento egli potrebbe trarne.
I motivi sono diversi.
La difficolt? o limpossibilit? di accettare le norme e le regole scolastiche.
Tutte le norme e le regole sono da questi particolari bambini avvertite come delle interferenze tendenti a peggiorare la loro precaria e angosciante vita interiore. Di conseguenza sono giudicate come delle gratuite violenze e imposizioni da parte di un ambiente che non riesce a comprendere i loro gravi problemi interiori. Per tali motivi essi tendono a rifiutare e respingere ogni indicazione o suggerimento nel compiere o non una determinata azione, cos? come rifiutano ladeguarsi a un certo tipo di comportamento ritenuto corretto dagli altri ma non da loro.
Nello stesso tempo soffrono molto nellessere costretti a restare, per molte ore al giorno, in un ambiente nel quale sono vigenti, ed ? importante che lo siano, queste norme e queste regole. Allo stesso tempo provano angoscia e non sopportano tutte le indicazioni e i richiami che sono dati, allo scopo di permettere un sereno svolgimento delle lezioni: Si sta seduti nel proprio banco in silenzio; Si disegna, si scrive o si legge ci? che linsegnante chiede; Si canta e si gioca quando ? il momento opportuno; e cos? via.
La scarsa attenzione e concentrazione.
A causa dellinstabilit? psichica, delle paure, della notevole, costante ansia e della possibile tensione e disregolazione emotiva, della quale possono essere vittime, i bambini con disturbi autistici presentano notevoli difficolt? di attenzione e concentrazione, specie se sono costretti a frequentare giornalmente un ambiente, come quello scolastico, per tante ore al giorno.
Ricorda De Rosa:
Il mio problema non era studiare con profitto, ma il come la scuola era organizzata per tempi e metodi, adatta forse ai miei compagni neurotipici, i quali comunque se ne lamentavano. Come fare a stare fermi e in silenzio per ore ad ascoltare una persona che parla? Difficile per i miei compagni, francamente impossibile per me. E che dire della tempesta emozionale generata quasi ogni ora dal cambiamento generale di tutto il contesto, insegnante, argomento, attivit?? Potrei continuare[1]
E ancora lo stesso autore:
Molti insegnamenti erano relativamente facili da capire e ancor pi? facili da ricordare per la mia mente autistica, ma dal punto di vista situazionale e di organizzazione di spazi, tempi e metodi, ho sempre trovato drammatico il contesto scolastico.[2]
E la Williams:
Era come se, concentrandomi troppo, non riuscissi in realt? a recepire nulla. A meno che non avessi scelto io il compito da eseguire, per quanto mi sforzassi di stare attenta la mia mente cominciava a vagare. [3]
Morello ricorda con queste parole i suoi giorni di scuola:
Le maestre facevano segni sulla lavagna. Dicevano lettere, numeri. Graffi, segni da capire per me. Tutto troppo in fretta. I compagni non mostravano ansia: leggevano, scrivevano parlavano.[4]
Lo stesso autore:
Leggo veloce e scrivo lento. Io conto il tempo. Pensare ? laborioso e nella scrittura a volte perde sostanza. Il mio anomalo ragionamento si perde ( ) Leggendo di lato veloce controllo il significato, ma la parola ? emozione. Pi? sono emozionato pi? blocco del linguaggio salta fuori.[5]
La presenza di scarse capacit? nellanalizzare, sintetizzare, organizzare e memorizzare i contenuti culturali.
I soggetti con autismo di tipo medio o grave, a causa della notevole immaturit? e per le difficolt? notevoli che essi presentano nella regolazione degli stati emotivi, hanno spesso difficolt? nellapprendimento, a causa della scarsa capacit? nellanalizzare, sintetizzare e organizzare i contenuti culturali che vengono proposti dai genitori e dagli insegnanti. Riferiscono alcune mamme: In vacanza tutti i giorni abbiamo ripetuto le tabelline, ma quando ? ritornato a scuola, a detta della maestra, non le ricordava pi?. In classe, quando viene interrogato va in ansia, si blocca e non riesce a spiccicare neanche una parola, su ci? che abbiamo studiato e ripetuto a casa tante volte. Le lamentele degli insegnanti sono molto simili: Ho fatto tanto per fargli acquisire, ripetendoli mille volte, i concetti basilari del tempo: oggi, domani, fra una settimana, fra un mese e gi? il giorno dopo, quando glieli ho chiesto, li aveva completamente dimenticati. Oppure: Sono riuscita con molti sforzi a insegnargli a leggere, ma non sembra comprendere il contenuto di quello che legge.
Ci? ? confermato dalla Williams la quale cos? ricorda le sue difficolt? nella comprensione di quanto letto: Alla fine mi resi conto che non ricavavo niente dai racconti che mi facevano leggere a scuola. Li sapevo leggere benissimo, ma ero incapace di coglierne il significato. [6]
La presenza di interessi culturali molto selettivi.
Se la grande maggioranza dei minori con disturbi autistici ha difficolt? nellapprendimento, non ? cos? per alcuni soggetti che presentano sindrome di Asperger. In questi alcune capacit?, come quelle deputate alla memorizzazione, alla concettualizzazione e allanalisi del significato delle parole lette, si presentano in modo normale. Anzi, in alcuni di loro, queste capacit? sono superiori a quelle presenti negli alunni normodotati. Tuttavia la presenza di problematiche psicoaffettive ed emotive li costringe a utilizzare in maniera molto selettiva queste loro buone capacit?.
Riferisce la Williams: Mi piacevano le collezioni e andavo in biblioteca a prendermi libri sui molti tipi diversi di gatti, uccelli, fiori, case, opere darte, in realt? su ogni cosa che facesse gruppo. [7]
Per tale motivo tendono ad apprendere e ricordare solo gli argomenti che sono di loro interesse rifiutando gli altri e se si trovano a scuola estraniandosi quando gli insegnanti trattano altri argomenti, avvertono questi come assolutamente inutili e insignificanti, e in alcuni casi come motivo di disturbo nei loro confronti.
Spesso gli argomenti appresi non migliorano la loro personalit? e la loro cultura.
Daltra parte anche quando questi minori riescono ad apprendere qualche argomento di tipo scolastico, poich? la loro memoria appare frammentata e non globale[8] e giacch? i collegamenti che essi fanno tra i vari concetti non sempre seguono la logica che i docenti si attendono da loro, spesso gli argomenti scolastici si mischiano e confondono con temi che nulla hanno a che vedere con questi.
Esempio di confusi collegamenti tra elementi scolastici e non.
Altro esempio di confusi collegamenti tra elementi scolastici e non.
Le reazioni dei compagni
Non sempre da parte dei compagni di classe vi ? comprensione dei loro problemi, accettazione dei loro comportamenti e vicinanza affettiva. Alcune volte questi bambini e ragazzi con sintomi di autismo sono giudicati come dei ritardati mentali, poich? molti di loro hanno notevoli difficolt? negli apprendimenti e nel linguaggio. Quando invece il loro linguaggio ? fluido e le capacit? di apprendimento sono ottime, sono criticati e derisi perch? tendono ad usare dei termini troppo raffinati, degli atteggiamenti da persone adulte e un comportamento troppo ligio alle regole della classe. In entrambi i casi sono avvertiti come bambini e ragazzi diversi, con i quale non ? possibile avere un rapporto di amicizia.
In alcuni casi questi minori possono subire atti di pesante, esasperante esclusione, se non di vero bullismo, il che aggrava la loro gi? precaria condizione psichica. Questi comportamenti da parte dei compagni non sempre sono collegati alla gravit? del disturbo, anzi, come abbiamo spesso notato, i bambini che presentano un autismo molto grave sono meglio accettati, poich? suscitano sentimenti di piet? e compassione, mentre, quelli pi? lievi, sono mal tollerati, perch? non sollecitano sentimenti di questo genere.
Le reazioni da parte dei docenti.
Per quanto riguarda gli insegnanti, la loro pazienza ? messa a volte a dura prova a causa dei comportamenti disturbanti e sconcertanti di questi minori. Per i docenti ? difficile accettare la presenza in questi bambini di stereotipie verbali, motorie e nei comportamenti, cos? com? difficile accettare leccessiva sensibilit? ai rumori e alle sollecitazioni, le notevoli difficolt? nella comunicazione e nella socializzazione che sono spesso presenti nei soggetti con sintomi di autismo. Lauto-aggressivit?, lestrema fragilit? di fronte alle frustrazioni e tutti gli altri comportamenti strani e inusuali, presenti in loro, mettono a dura prova le capacit? di autocontrollo di alcuni insegnanti e rischiano di far emergere in questi degli atteggiamenti reattivi e insofferenti.
Per tali motivi diventano facili e frequenti i rimproveri, i richiami e le punizioni. Inoltre il frequente distacco dalla realt? e il vivere per la maggior parte del tempo in un proprio mondo interiore, esasperano alcuni insegnanti che non riescono ad ottenere da questi allievi quel minimo di attenzione e interesse necessario a comprendere e memorizzare gli argomenti trattati.
La Williams ricorda:
Parlavo e parlavo, sia che i miei compagni di classe mi ascoltassero o no. Linsegnante alzava il tono della voce e io facevo altrettanto. Allora mi mandava fuori della classe, in piedi. Io me ne andavo a fare una passeggiata. Mi comandava di stare in un angolo. Sputavo e gridavo No!. Allora cercava di avvicinarsi a me. Mi armavo di una sedia, come se fossi un animale selvaggio.[9]
Continua la stessa autrice:
Come in un sogno saltavo da un banco allaltro, tenendo alta sulla testa una sedia che scuotevo da una parte allaltra come se fosse un paio di marracas, mentre cantavo, prima lentamente e poi sempre pi? forte, la canzone I go to Rio. Mettevo me stessa, le mie parole, i passi e le azioni alla velocit? di un trentatr? giri e poi di un settantotto. Il resto della classe si sbellicava dalle risa. I miei compagni mi guardavano affascinati. A me non importava. Era come se fossero in un altro mondo e mi osservassero mentre mi divertivo nel mio mondo sotto vetro.[10]
Gli ambienti scolastici
Per quanto riguarda gli asili nido, queste strutture anche per i bambini normali non sono per lo pi? idonee, poich? allontanano troppo precocemente i piccoli dal loro nido familiare, impedendo di ricevere, nellambito della loro casa e della loro famiglia, quella serenit? e sicurezza che fino ai tre – quattro anni essi cercano e che ? indispensabile al loro armonico sviluppo. Queste problematiche si accentuano maggiormente nei bambini con disturbi autistici, giacch? questi sono emotivamente molto pi? fragili, affettivamente ed emotivamente molto immaturi e certamente pi? sensibili dei bambini normali. ? certamente traumatico per questi piccoli lasciare ogni mattina il loro ambiente domestico dove, anche se con difficolt?, riescono a trovare degli spazi e degli oggetti che danno loro un minimo di benessere interiore. ? impossibile per loro riuscire a sopportare il trauma dellessere costretti a frequentare, per molte ore al giorno, un ambiente insolito, insieme ad adulti completamente sconosciuti e a coetanei i quali, oltre che sconosciuti sono come tutti i bambini piccoli irrequieti, facili al pianto e agli strilli. Questa situazione stressante e traumatica, che accentua la loro dolorosa esistenza, non ? certo il modo migliore per accrescere la gratitudine, lamore e la fiducia negli esseri umani e nel mondo che li circonda, cos? da abbandonare gli atteggiamenti di chiusura e aprirsi al mondo. Per tali motivi la frequenza precoce in queste istituzioni rischia di accentuare la loro sofferenza, le loro ansie e il loro bisogno di chiusura ed isolamento.
Quando il bambino viene inserito nella scuola materna, pur comprendendo il bisogno che ogni genitore ha, che il proprio figlio, come tutti gli altri bambini della sua et?, intraprenda tutte le attivit? formative offerte dai normali programmi didattici, non possiamo tuttavia nascondere o sottovalutare i problemi complessi e di difficile soluzione che in questi casi insorgono.
Questi bambini, a causa dei gravi problemi psicologici dei quali soffrono, spesso non sopportano gli ambienti, come queste scuole, nelle quali vi sono rumori eccessivi, confusione ed intense sollecitazioni. Questa situazione assolutamente insopportabile, rischia di accentuare il loro terrore, e la loro irrequietezza e angoscia. Tutto ci? pu? provocare delle crisi violente e pu? accentuare il loro bisogno di chiudersi ed estraniarsi dal mondo circostante. Ricorda De Rosa: Gli anni della scuola materna furono terribili. Ero il pi? grande disadattato a quellambiente che si possa immaginare.[11]
Per quanto riguarda la scuola primaria e secondaria, se la vivacit? e lirrequietezza dei bambini ? minore e quindi vi ?, rispetto alla scuola materna, un minore trambusto, meno strilli e pianti, i soggetti con disturbi autistici soffrono poich? sono pi? numerose e stringenti le richieste di una maggiore disciplina e di comportamenti idonei. Inoltre, in queste scuole ? presente una maggiore variabilit? dellambiente scolastico durante la giornata, a causa della presenza di vari insegnanti e di diverse materie curriculari. Ci? rischia di disorientare notevolmente i minori con disturbi autistici, anche perch? essi non sopportano n? accettano le normali esigenze didattiche: ascoltare pazientemente e attentamente gli insegnanti che spiegano gli argomenti, eseguire i compiti assegnati, ripetere quanto hanno appreso. Purtroppo queste e altre richieste, peculiari in dette istituzioni, anche se mediate e facilitate dagli insegnanti di sostegno sono per molti bambini con autismo assolutamente impossibili da soddisfare.
Racconta Morello:
Una maestra cercava di farmi fare come gli altri, ma mostravo paura delle cose. Poca pazienza mostravo e i bambini si stancavano di me. Loro sapevano fare e anche si divertivano. Loro cantavano ridevano. Producevano suoni e si capivano. Mi parlavano con nomi nuovi, tutto troppo in fretta. Io non capivo, non ero come loro. Ero un sacco vuoto. Camminavo tra le aule seguito dalla maestra di sostegno che tormentava la mia vita con laboriose attivit? da malati di mente.[12]
Inoltre, poich? questi bambini hanno una scarsa fiducia nei confronti degli esseri umani e di conseguenza hanno anche un cattivo rapporto con questi, specialmente con le persone sconosciute che provocano in loro notevole paura e crisi dangoscia, difficilmente e raramente possono riuscire a dialogare, socializzare e integrarsi in una classe nella quale sono presenti persone non familiari, che accentuano queste emozioni negative. Daltronde anche quando questi bambini e ragazzi riescono a instaurare dei rapporti di amicizia, questi si rompono facilmente a causa del loro bisogno di avere legami esclusivi e monopolizzanti.[13]
Dice De Rosa:
Da piccolo, invece, non avevo gli strumenti per capire lo stare insieme dei miei amici, n? per partecipare. Ricordo quando alle elementari la mia classe usciva in giardino e i miei compagni simpegnavano in vari giochi. Io stavo sempre in disparte con la mia maestra di sostegno ( ) Purtroppo non disponevo di alcuna strategia per favorire la mia partecipazione o anche solo per accostarmi come spettatore partecipe. Il mondo dei neurotipici mi sembrava inaccessibile.[14]
Lintegrazione nellambito scolastico
Da quanto abbiamo detto ? evidente che lintegrazione dei bambini con sintomi di autismo nellambito scolastico non ? affatto semplice, anzi crediamo sia una delle integrazioni pi? complesse. Purtroppo una modalit? frequentemente utilizzata, ma che risulta poco idonea, ? quella nella quale i genitori tentano di tutto, affinch? il loro bambino si inserisca nella classe e nelle varie attivit? curriculari come tutti gli altri. Questo desiderio, assolutamente comprensibile sul piano umano, non ? razionale, poich? pu? instaurarsi una continua incessante lotta tra i bisogni del bambino, i desideri dei genitori e quelli degli insegnanti.
Alcuni genitori iniziano una serie di lotte: per avere il migliore insegnante di sostegno; per far accettare il proprio bambino dai compagni di classe; per fare apprendere al figlio buona parte degli argomenti curriculari, anche se spesso non sono assolutamente di suo interesse. Ma anche lotte per lasciarlo tra le mura della classe, quanto pi? tempo possibile, mentre il piccolo vorrebbe fuggire fuori dalle mura della scuola. Lotte contro le famiglie degli altri compagni per farlo accettare nelle loro case, quando organizzano qualche festa, cosa tra laltro assolutamente detestata dal loro figlio.
In queste situazioni di continui scontri sono facili le accuse verso i dicenti di sostegno e di classe, che frequentemente sono reputati non idonei ai compiti a loro affidati e verso i compagni e i loro genitori, poich? non dimostrano di accettare pienamente il loro figlio con problemi. Gli insegnanti a loro volta sono stretti tra due fuochi: da una parte vorrebbero, senza spesso riuscirci, integrare questi particolari bambini nellambito della classe con loro e con gli altri alunni, dallaltra si sentono costretti ad affrontare, giorno dopo giorno, sia i problemi didattici sia le proteste da parte dei genitori degli altri alunni.
Date queste premesse ? evidente che le modalit? di gestione del problema scuola e gli interventi da adottare dovrebbero essere particolari e notevolmente diversi da quelli programmati nei confronti di bambini che non soffrono di disturbi autistici.
Alcuni suggerimenti
Lideale, quando almeno uno dei genitori non lavora o pu? smettere di lavorare per qualche tempo, ? quello di impegnarsi nella cura del figlio con problemi, rimandando linserimento scolastico al momento in cui i sintomi di autismo sono scomparsi o molto diminuiti. In tal modo uno dei genitori potrebbe approfittare delle ore mattutine per giocare e interagire con il bambino, in modo sereno e piacevole, sia allinterno della casa che in qualche luogo ameno, nel quale il figlio si trovi perfettamente a proprio agio. Le ore trascorse a giocare con la mamma o con il pap? o con entrambi, sia a casa sia fuori, sarebbero infatti per lui la migliore forma di terapia possibile.
Quello che possiamo ottenere in questi casi ? evidente se si esamina la storia di Marco.
Un giorno ricevemmo la telefonata di un insegnante di sostegno, sempre molto tranquillo e controllato. Quel giorno, invece, appariva al telefono molto teso e ansioso. Ci chiese se potevamo occuparci di un bambino, Marco, con sintomi di autismo, che era stato inserito a tre anni nella scuola materna in cui lui insegnava. Questo bambino presentava gravi problemi dintegrazione sia con gli adulti e soprattutto con i compagni, tanto che in classe era un alunno assolutamente ingestibile: si isolava in un angolo della classe, si rifiutava di fare qualunque cosa gli venisse richiesta e gridava tutto il giorno fino a quando uno dei genitori non veniva a riprenderlo.
Dopo aver effettuato un lungo colloquio con i genitori e aver visitato il bambino, che ancora non parlava e presentava chiari sintomi di autismo, con un certo timore, viste le reazioni di opposizione dei genitori in casi simili, abbiamo chiesto loro di allontanare momentaneamente il bambino dalla scuola, fino a quando le condizioni psicologiche del figlio non si fossero completamente normalizzate. Stranamente, in quelloccasione i genitori, vista la grave sofferenza del bambino, accettarono la nostra proposta.
Iniziammo quindi a percorrere insieme: noi operatori e i genitori, un cammino al fine di migliorare i rapporti di coppia e nello stesso tempo far migliorare il mondo interiore del loro figlio, utilizzando la tecnica del Gioco Libero Autogestito. I miglioramenti ottenuti furono graduali ma costanti, cosicch? lanno successivo il bambino pot? ritornare volentieri in classe, senza laiuto dellinsegnante di sostegno e senza alcun particolare programma personalizzato. Dopo aver completato il ciclo della scuola materna, anche il suo inserimento nella scuola elementare avvenne senza alcun problema, sia per quanto riguardava lapprendimento delle materie curriculari sia nel campo dellintegrazione e della socializzazione con i coetanei e gli insegnanti.
Quando ci? purtroppo non ? possibile, a causa del lavoro o degli impegni inderogabili di entrambi i genitori, per cui il bambino ? costretto a frequentare la scuola, ? indispensabile che questa istituzione modifichi sostanzialmente sia gli obiettivi che si propone di attuare, sia gli strumenti e le metodologie normalmente utilizzate con i bambini normali.
Gli obiettivi
Per quanto riguarda gli obiettivi, questi dovranno riguardare non le attivit? didattiche ma il raggiungimento di una buona serenit? interiore del bambino con problemi e una maggiore fiducia nei confronti degli altri e del mondo. Non si pu? certo immaginare che un bambino immaturo, triste, arrabbiato, costantemente preda di angosciose paure e ansie, manifesti il bench? minimo interesse nei confronti delle attivit? didattiche. Sarebbe come pretendere di fare lezione su Dante Alighieri a un uomo che si trova a governare una fragile e insicura imbarcazione tra le rapide di un fiume, mentre rischia in ogni momento di naufragare! In queste condizioni le esigenze e gli obiettivi devono necessariamente essere molto diversi.
Ci? non significa eliminare per sempre le finalit? didattiche ma ? indispensabile postergarle a uno stadio di sviluppo della maturit? psicoaffettiva, nel quale per il bambino sar? possibile utilizzare al meglio le sue capacit?. In pratica gli obiettivi didattici saranno proposti nel momento in cui i genitori, gli operatori e gli stessi insegnanti, che hanno in cura il bambino, saranno riusciti a far diminuire in modo sostanziale, le ansie, le paure, e le notevoli difficolt? sociali e relazionali presenti nel minore.
Per ottenere ci? ? per? necessario che gli operatori scolastici siano stabili e ben accetti dal bambino, poich? devono riuscire a instaurare con questo particolare alunno, un rapporto ricco di dialogo, fiducia e affetto reciproco, rispettando al massimo ogni sua esigenza e bisogno, cosicch? egli ritrovi in loro quelle presenze rispettose e attente che cerca e di cui ha bisogno.
In definitiva, poich? devono essere diversi gli obiettivi, le tecniche e le metodologie, si richiede, per i bambini con sintomi di autismo, unorganizzazione delle attivit? scolastiche, totalmente diversa, rispetto a quella offerta ai bambini normali.
Gli obiettivi primari [15]saranno essenzialmente due: il primo sar? quello di riuscire ad instaurare con il bambino unottima intesa reciproca, il secondo consister? nel migliorare al massimo il mondo interiore dellalunno, in modo tale che il benessere acquisito si sostituisca al suo malessere, la gioia allontani e si sostituisca alla tristezza, la serenit? prenda il posto dellansia e dellinquietudine. A tal fine ? necessario avere per qualche tempo a disposizione, per tutte le ore della sua frequenza scolastica, una stanza tranquilla, silenziosa ma ricca di giocattoli e materiali vari, tra i quali quelli naturali come lacqua, il legno, la sabbia, la carta, con i quali effettuare delle sedute di Gioco Libero Autogestito. Laltro elemento indispensabile ? che il bambino con sintomi di autismo abbia a disposizione un insegnante sereno, gioioso, sensibile e capace di ben relazionarsi con il minore e soprattutto disponibile a entrare in relazione con lui utilizzando tutti i tipi di giochi o le attivit? da lui scelte in un determinato momento.
Solo in seguito, quando saranno scomparse la chiusura, la diffidenza e laccentuata sensibilit? di questo particolare alunno, si potr? iniziare, con gradualit? a inserire nel gioco altri adulti e poi un altro bambino, fino ad arrivare gradatamente alla piena e completa integrazione nellambito della classe. ? per? indispensabile che linsegnante, che dovr? avere le qualit? umane e relazionali che abbiamo appena descritto, per un certo tempo metta da parte il suo ruolo didattico e concentri il suo impegno soltanto nel creare, con questo bambino, un rapporto di fiducia, stima e affetto, in modo tale da offrirgli la serenit?, la gioia e le esperienze positive che egli cerca e di cui ha estremo bisogno.
Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “Bambini da liberare – Una sfida all’autismo”.
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he non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, pp. 69- 70.
[2] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 9.
[3] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 43.
[4] Morello P. C. (2016), Macchia, autobiografia di un autistico, Milano, Salani editore, p. 70.
[5] Morello P. C. (2016), Macchia, autobiografia di un autistico, Milano, Salani editore, p. 58
[6] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 43.
[7] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 43.
[8] Frith U. (2019), Lautismo Spiegazione di un enigma, Milano, Economica La terza, p. 199.
[9] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 46.
[10] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 62.
[11] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 27.
[12] Morello P. C. (2016), Macchia, autobiografia di un autistico, Milano, Salani editore, pp. 22-23.
[13] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p.
[14] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, pp. 15-16.