Pensiero, comunicazione e linguaggio nell’autismo

Pensiero, comunicazione e linguaggio nell’autismo

 

 

Pensiero, comunicazione e linguaggio

nell’autismo

 Autore: Emidio Tribulato

 

Il pensiero e l’ideazione

I gravi disturbi delle emozioni, dei sentimenti e delle sensazioni possono provocare nei bambini con disturbi autistici delle alterazioni a livello del pensiero e dell’ideazione. Per Franciosi: “Stati emotivi intensi che superano la finestra di tolleranza personale possono generare pensieri e comportamenti disorganizzati”.[1]

 Quando l’ansia si presenta in maniera molto intensa e brutale, con frequenti attacchi di panico ed ? accompagnata da paure irrazionali, da una sensazione di generico malessere e, a volte, da vertigini, sudorazioni e palpitazioni cardiache, essa ha degli effetti paralizzanti sui soggetti colpiti e produce confusione.[2]

 

 

 In definitiva quando la nostra mente non ? in grado di mettere ordine in un insieme coerente, i pensieri e le esperienze interne ed esterne, insorge un’alterazione pi? o meno grave della coscienza stessa,[3] che pu? comportare la perdita della linearit?, delle logicit? e della coordinazione armonica delle idee e dei pensieri. Il soggetto, in questa condizione, perde le capacit? di ordinare in modo coerente i pensieri, le sensazioni e le emozioni e di conseguenza perde anche la capacit? di capire anche le situazioni pi? semplici, ordinarie e quotidiane.[4]

I soggetti con sintomi di autismo che hanno vissuto per qualche momento o per un certo periodo queste alterazioni del pensiero, riportano nei seguenti termini questa dolorosa esperienza.

Scrive la Grandin: ‹‹Il mondo della persona autistica non verbale ? caotico e le crea confusione››.[5] E ancora: ‹‹Si immagini uno stato di iperattivazione nel quale si ? inseguiti da un pericoloso aggressore in un mondo di caos totale››.[6] E infine la stessa autrice: ‹‹Nelle persone con gravi deficit di elaborazione sensoriale, la vista, l’udito e gli altri sensi si mescolano, soprattutto quando la persona ? stanca o turbata››.[7]

 Therese Joliffe, citata dalla Grandin, afferma:

Per una persona autistica, la realt? ? una massa interagente di eventi, persone, luoghi, suoni, e immagini che crea grande confusione. Sembra che nulla abbia confini definiti, ordine o significato. Passo buona parte del mio tempo semplicemente a cercare di capire quale sia la logica che sta dietro alle cose. Routine prestabilite, orari precisi e particolari percorsi e rituali sono tutte cose che mi aiutano a trovare ordine in una vita intollerabilmente caotica.[8]

Frith riporta il caso di Jerri, diagnosticato con autismo da Kanner quando aveva cinque anni. Secondo Jerri le sue esperienze infantili potrebbero essere riassunte sotto forma di due stati esperienziali predominanti: confusione e terrore. Il suo mondo interiore era un mondo minaccioso, denso di stimoli dolorosi che non potevano essere dominati, pieno di rumori insopportabili, di odori opprimenti. Un mondo in cui niente sembrava costante, tutto era imprevedibile e strano. Erano strani e terribili i cani, era un’esperienza terrificante la scuola elementare, perch? ai suoi occhi era pervasa dalla confusione pi? totale, provava spesso la sensazione di finire in pezzi. In tutto questo terrifico caos questo giovane aveva un unico piacere: lavorare con i numeri.[9]

 La Williams trovava il mondo del tutto incomprensibile e doveva sforzarsi continuamente per ottenere dei significati attraverso i suoi sensi. L’autrice racconta l’episodio del lavoro in una fabbrica di pellicce nella quale lei, appena assunta, si era molto impegnata. Il lavoro consisteva nell’inserire degli occhielli nelle pellicce. Purtroppo lei, a causa della confusa e alterata realt? interiore, questi occhielli li aveva inseriti dove capitava, in ogni parte delle pellicce: nelle maniche, nei colletti, nella schiena. Creando in tal modo al titolare un danno di milioni di dollari! [10]

Anche in molti soggetti con autismo di varie et? che sono venuti alla nostra osservazione e che abbiamo seguito nel tempo, abbiamo osservato un pensiero instabile ed eccitato, che si smarrisce per strade laterali, nel quale gli elementi ideativi si dispongono l’uno accanto all’altro senza scopo per assonanza o per associazioni superficiali di rapporti puramente esteriori. Queste alterazioni nei nessi ideativi sono facilmente rilevabili nei racconti e nei disegni di molti bambini e ragazzi che presentano sintomi di autismo.

 Un primo esempio di queste alterazioni del pensiero e dell’ideazione ? presente in un racconto di Michele, un bambino di sette anni.

Un cavallo per il cow- boy

‹‹C’era una volta un cow-boy che voleva un bel cavallo. Il venditore aveva un cavallo omaggio e gli piaceva era suo. Lo vide e lo prese. Era un cavallo rosso di nome Ferrari. Decise di partecipare a una gara di equitazione e partecip?. Part? e vinse. E tutti furono felici e scoppi? una pioggia di asciugamani e il cavallo fece un balletto››.

Ancora un altro racconto poco coerente dello stesso bambino:

Pinocchio e l’albero di mele

‹‹C’era Pinocchio che ? salito sull’albero, ha raccolto altre mele con un cestino. Le ha mangiate ? scoppiato e non era pi? il figlio di Geppetto, era arrabbiato e l’ha buttato via. Pinocchio era triste perch? dormiva fuori della sua casa da solo. Il giorno dopo Geppetto gli diede da mangiare. La pancia di Pinocchio era quanto un pallone, ha avuto mal di pancia. Voleva il bagno››.

Per fortuna questa condizione non ? stabile. Nel momento in cui la grave tensione interiore diminuisce, la mente riesce a recuperare abbastanza rapidamente una buona efficienza, cos? da poter controllare, collegare e coordinare molto meglio i pensieri e le idee. Lo dimostra questo racconto molto pi? lineare e coerente eseguito dallo stesso Michele, in un periodo nel quale era pi? sereno e rilassato, poich? era appena ritornato dalle vacanze estive:

 

 

Marco e la matematica

‹‹C’era una volta un bambino che si chiamava Marco. Era il suo primo giorno di scuola. Per prima inizi? la matematica. Era intelligente, buono e sapeva le tabelline. Ha mandato un messaggio al suo amico Luigi per dirgli le vacanze sono finite. La maestra stava per iniziare la matematica. Come si faceva il 120. Semplice dice Marco: 1 centinaio, 2 decine, e 0 unit?. Marco era superfelice di aver meritato quel nove. L’ha detto alla mamma e a pap? e tutti l’abbracciarono. e gli dissero: “Sei stato bravissimo”››.

Una situazione ancora pi? evidente la troviamo in Salvatore di dieci anni, questo bambino con disturbi autistici, che possedeva un linguaggio verbale coprolalico, presentava inizialmente un mondo interiore gravemente disturbato, tanto che, scrivendo al computer, le sue capacit? di organizzare i pensieri e le idee erano minime:

Pooloneeeee

quello

Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

un tanto giorno

di fa pensavo z

che qualcuno come noi

chiamavanoo’ il

loro mondo

paolo sei un

brutto e di male

un fannullone

un imbroglione

un bruttissimo

codardo d’

imbranato

impastore.

Commedia

Teadraleritornell

O scrittura.

Tuttavia le frasi spontanee che Salvatore, in un periodo successivo, con il miglioramento dei suoi vissuti interiori riusciva a scrivere, erano meno confuse e pi? strutturate. Tuttavia, non riuscendo a utilizzare la sua fantasia, egli riusciva solo a riportare alcuni episodi presenti nei cartoni animati e nei film che aveva visto pi? volte alla tv:

C’ERA UNA VOLTA CAPPUCCETTO ROSSO CHE

VENDEVA LA FRUTTA NEL BOSCO DOVE C’ERA LA SUA

NONNA DI NOME PINA.

TOTO’ ERA UN PRINCPE E SUO PADRE ERA UN DUCA

POI PAOLO VILLAGGIO NON RIUSCIVA A USCIRE DALLO

SPORTELLO MA USCIVA DAL COFANO.

ANDO’ IN UFFICIO PER ENTRARE E FARE LE SUE

FACCENDE E POI HA VISTO SUPERMAN E SI E’TRASFORMATO IB SUPERMAN.

POI VEDE CHE C’E’ UN ORSO IN ASCENDORE E SI SPAVENTA POI L’ORSO LO PRENDE CON TUTTA LA FORZA SI CHIUDE L’ASCENSORE E GLI STRAPPAI VESTITI E POI ESCE CON I VESTITI TUTTI QUANTI STRAPPATI

Lo stesso bambino, tre anni dopo l’inizio del trattamento, in un periodo nel quale il suo mondo interiore si era ancora pi? rasserenato, riusciva a scrivere racconti come questo:

Una casa da pulire

‹‹Io ero vicino e mentre sentii quel fischio, quel suono che veniva da lontano che sembrava che qualcuno mi chiamasse, girai la testa ma non lo vidi, allora cercai la casa e la trovai e volevo entrare ma in mezzo c’era un tronco grandissimo di albero tutto pieno di neve. Cercai di levarlo con tutta la mia forza ma non ci riuscii, allora presi un albero piccolo ma un pochino altino, cercai di togliere l’albero ma era troppo faticoso, cos? gettai quell’albero e mi avvicinai un’altra volta per toglierlo con tutta la mia forza ma questa volta ci stavo quasi riuscendo, mentre inizialmente non ci stavo riuscendo poi ci riuscii ma stavo cadendo gi?. Mi tenni e mi stava arrivando qualcosa sulla testa, mi spostai e mi arriv? di colpo, lo tenni fermo perch? mi stava quasi prendendo nel sedere, ma poi lo tenni fermo, vidi che sotto c’era un burrone e lo gettai e poi salii, vidi che era chiuso e lo aprii e vidi che era caduta pure la sporcizia dal letto. Vidi anche un po’ di disordine, cos? feci un salto in mezzo alla sporcizia, vidi qualcosa per pulire tutto e passai la spazzola. Dopo quando finii, mi accorsi che era una spazzola, andai e la posai e mi venne fame››.

Le differenze tra questi tre racconti scritti dallo stesso bambino in tempi, ma soprattutto in presenza di condizioni psichiche diverse, pi? gravi inizialmente, molto meno gravi durante il terzo racconto, evidenziano come le capacit? nel mettere ordine nelle idee, nei pensieri e di utilizzare al meglio la fantasia e l’immaginazione siano strettamente correlate ai vissuti emotivi ed affettivi. L’iniziale notevole inquietudine interiore, presente nei primi scritti, si riflette mediante parole e frasi disordinate, incoerenti, scollegate tra loro, ricche di elementi aggressivi.

Nel secondo racconto il disordine ideativo diminuisce ma i contenuti riflettono la sua realt? immediata: i film che vedeva giornalmente, e pertanto Salvatore non riesce a utilizzare elementi personali frutto della sua fantasia. Cosa che invece ritroviamo nel terzo racconto, notevolmente pi? ricco, lineare e coerente.

Un altro esempio di racconto poco coerente lo troviamo in Lucia, una bambina di quasi cinque anni:

 

Il cane e la partita

‹‹Un giorno il cane era andato a vedere una partita, ma uno l’ha fermato. La foca era al mare e il coniglio era nel bosco. Il coniglietto va a cercare la foca e gli dice: ‹‹Tu eri andato a Gioia›› e lui risponde: “Tu eri andato a Colla”. Un giorno il cane va a vedere la partita. Il padre gli ha detto di non andare. Un giorno l’amico dell’orso ? andato alla partita ma l’ha lasciato indietro. Una mamma aveva una bimba, era cresciuta, gli ha fatto il bagnetto. Un’altra mamma l’ha fatta mettere a letto. Dormiva sempre››.

 La stessa bambina fece un altro racconto ancora pi? scucito, nel quale le idee sono ancora pi? scollegate tra loro:

Il monopattino e la barca d’argento

‹‹Un giorno un monopattino and? con la sua barca d’argento e s’imbarc?. Dopo un giro ritorn? a casa e ritorn? a giocare insieme alle campanelline. Ma un giorno il cappello malvagio di cristallo fece navigare a Los Angeles. Agit? la sua sfera e navig?. Fino a quando si sono imbarcati. C’era un piccolo problema: la neve era troppo forte. Ha deciso di farlo scomparire tuffandosi nel mare. Suonava una chitarra preziosissima. E la neve continu? a cadere. Suon? forte. Prov? e prov? e la neve scomparve. Il povero cappello scompar? e le campanelle suonarono››.

Altro esempio di racconto poco coerente ? quello di Antonino, di sette anni:

Un palo a Messina Centro

‹‹C’era una volta un palo. Si trovava a Messina Centro. L’aveva messo un signore. Il palo era alto, con la lampadina piccola. Vicino al palo ? successo che (qualcuno) ha preso a calci il palo e non ? caduto. Lo stesso mese che ? nato il mondo ? nato il palo. Si metteva a sparare le bombette sul palo ma esso ? rimasto intatto. Il palo vedeva tutto ci? che succedeva. Le persone che passavano lo vedevano bello e lo volevano disegnare››.

In questo bambino i suoi pensieri scarsamente lineari e coerenti si manifestavano anche nei disegni. 

 

 

Altro esempio di disegno che rivela la disorganizzazione presente nella mente del bambino.

Un altro esempio di disegno con elementi incoerenti tra loro lo abbiamo in Luigi.

 

 

 

 Esempio di scarse capacit? critiche: le ciliegie nascono dal muro accanto all’albero!

 

Dopo che lo stesso giovane aveva eseguito questo strano e incomprensibile disegno libero, gli abbiamo chiesto il significato dei vari tratti. Le sue risposte mostrano in maniera evidente la confusione presente in quel momento nella sua mente.

 

Il pi? strano disegno di Luigi.

 

Cos? come nei racconti i miglioramenti nel mondo interiore dei soggetti con sintomi di autismo si riflettono anche nella loro produzione grafica.
La richiesta fatta a Luigi in questo caso era: “Disegna una casa”. Il giovane riesce a disegnare una casa alla quale aggiunge un albero. Anche se nella casa mancano le finestre e la porta, non vi sono elementi gravemente incoerenti. 

 

 Il miglioramento del mondo interiore del giovane si riflette in questo disegno.

Pertanto ci appare poco utile andare a cercare, individuare ed elencare gli elementi caratteristici dell’autismo, poich? i comportamenti, le capacit? ideative, intellettive o motorie, i tanti deficit che possiamo ritrovare in questi bambini, sono sempre strettamente collegati non solo a un determinato soggetto ma soprattutto riflettono le loro condizioni psichiche in quel determinato momento e con quel particolare interlocutore. In definitiva sia gli elementi deficitari sia le caratteristiche positive che ritroviamo nei minori che presentano disturbi autistici sono correlati al loro status psicologico del momento.

Come dice la De Clercq:

La cosa difficile con i bambini con autismo ? che non si pu? mai dire dove sia esattamente il problema. Non esiste una cosa come la caratteristica tipica. Prendiamo ad esempio l’aspetto dell’immaginazione e del gioco: ci sono bambini che non hanno fantasia n? immaginazione, ma ci sono anche bambini che a stento riescono a staccarsi dal proprio mondo fantastico. [11]

Le conseguenze

Quando il pensiero ? poco lineare e coerente, le conseguenze sono facili da immaginare: la possibilit? di una vita fatta di studio, lavoro e normali relazioni sociali, diventa molto problematica e, nei casi pi? gravi, praticamente impossibile, anche perch? questa condizione patologica tende ad allontanare i coetanei che rimangono perplessi e anche sconcertati non solo dai comportamenti dei bambini con sintomi di autismo ma anche dal loro modo di esprimere e collegare parole e pensieri.

Dice la Notbohm:

Immaginate di salire sulle montagne russe pi? adrenaliniche del mondo (…) Riuscireste a tenere una riunione, a insegnare a una classe, a cenare piacevolmente in compagnia, a scrivere la relazione e pulire la casa mentre dovete sopportare le vertigini, le urla degli altri occupanti, la spinta fortissima dell’aria, le goccioline inattese e i repentini cambi di direzione, la sensazione di avere i capelli in bocca e i moscerini fra i denti?[12]



[1] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 44.

[2] Sullivan  H.S. (1962), Teoria interpersonale della psichiatria, Milano, Feltrinelli Editore, p. 27.

[3] Galimberti U. (2006), Dizionario di psicologia, Roma, Gruppo editoriale L’Espresso, Vol. 1, p, 498.

[4] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 22.

[5] Grandin, T. Pensare in immagini, Trento, Erickson, 2006, p. 65.

[6] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erickson, 2006, p. 66.

[7] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erikson, p. 83.

[8] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erikson, p. 84.

[9] Frith U. (2019), L’autismo – Spiegazione di un enigma, Milano, Economica La terza, p. 214.

[10] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 74.

[11] De Clercq H. (2011), L’autismo da dentro, Trento, Erickson, p. 31.

[12] Notbohm E. (2015), 10 cose che ogni bambino con autismo vorrebbe che tu sapessi, Trento, Erikson, pp. 45-46. 

 

 

 

Comunicazione e linguaggio

Le capacit? comunicative sono fondamentali per gli esseri umani. Nella nostra societ? molto evoluta l’abilit? nel comunicare, sia attraverso il linguaggio parlato sia mediante le immagini, i suoni, i segni o le tecnologie assistite, ? fondamentale.[1] Il linguaggio e la comunicazione ci permettono di stabilisce un contatto emotivo con le persone con le quali ci rapportiamo. Mediante la trasmissione di bisogni, sensazioni ed emozioni sono molto facilitati buona interazione e scambio sociale. Le capacit? comunicative aiutano inoltre, l’acquisizione delle nozioni e della cultura, indispensabili per il vivere civile e per il proprio lavoro, riuscendo a stimolare la crescita della personalit? del soggetto e lo sviluppo armonico, pieno ed equilibrato delle sue capacit? lavorative e sociali.

Quando vi ? ritardo, mancanza o disabilit? nel linguaggio e non si possiedono mezzi di espressione adeguati, per cui le necessit? e i desideri restano insoddisfatti, sar? difficile imparare dagli altri e, conseguentemente, si dovranno subire le conseguenze di una povert? culturale che limita le conquiste sociali e l’integrazione. Uno dei tanti effetti negativi ? che, sentendosi piccoli, incapaci, ma anche spesso emarginati, insorga rabbia e frustrazione.

Per tali motivi il sintomo che pi? di ogni altro mette in allarme i familiari di un bambino con sintomi di autismo, tanto da spingerli a chiedere l’aiuto degli specialisti, ? certamente la mancanza o la scarsa presenza del linguaggio a un’et?, due – tre anni, nella quale di solito i bambini sviluppano, anche se non pienamente e perfettamente, il linguaggio verbale. Sono molti i genitori di bambini con autismo che, al primo colloquio con lo specialista, riferiscono che il loro figlio “sembra sordo”, giacch? non solo non parla e sembra non capire quello che gli viene detto, ma spesso non si accorge che qualcuno gli sta parlando o lo sta chiamando.[2]

Cos? come per tutti gli altri sintomi presenti nell’autismo, in questi bambini ? presente un’estrema variabilit? nella ricchezza e nella strutturazione del linguaggio e della comunicazione .[3] Pertanto il linguaggio verbale pu? mancare del tutto (mutismo totale); pu? essere presente in maniera rudimentale; pu? essere anche molto ricco, tanto da manifestarsi con frasi complesse, mediante l’uso di un ampio vocabolario.[4] Addirittura in alcuni bambini pu? essere presente un vocabolario pi? abbondante e ricercato di quello utilizzato normalmente dai coetanei. Nonostante ci? la comunicazione ? sempre compromessa.

Come dice Vivanti:

 Comunicare con una persona con Disturbo Autistico pu? essere difficile o impossibile per motivi diversi e apparentemente opposti. Ai due estremi del continuum ci sono da un lato soggetti che non hanno mai acquisito il linguaggio e non rispondono e non danno inizio ad alcuno scambio comunicativo, dall’altro soggetti che avviano continuamente conversazioni utilizzando un vocabolario ricco e formalmente appropriato, ma che non sono in grado di adeguare in modo flessibile la comunicazione al contesto interattivo, di mantenere la reciprocit? e l’alternanza di turni nello scambio comunicativo e di interpretare correttamente tutti gli scambi comunicativi espressi dall’interlocutore.[5]

Il linguaggio che manca

Intanto il linguaggio verbale pu? mancare totalmente o essere ridotto soltanto a delle emissioni di brevi suoni, a volte striduli, altre volte cantilenanti. Una percentuale che varia tra il 20% e il 50%, di bambini con sintomi di autismo, non acquisisce alcun tipo di linguaggio verbale; un altro 25 % acquisisce alcune parole tra i 12 ed i 18 mesi e poi va incontro a una regressione associata alla perdita del linguaggio verbale.[6]

Ci? che caratterizza questi bambini, tanto da svelare il loro mondo interiore, notevolmente alterato, turbato, restio e diffidente, ? che non vi ? neanche il tentativo di compensare la mancanza del linguaggio verbale utilizzando delle modalit? alternative di comunicazione, come avviene nel bambino sordo, mediante l’uso dei gesti o della mimica. Questi strumenti comunicativi, quando compaiono, sono eccessivi, inappropriati, non convenzionali, oltre che difficilmente interpretabili dall’interlocutore. In altri casi il linguaggio non verbale si presenta in forma banale, anche se funzionale, come quando questi bambini, avendo bisogno di qualcosa, portano semplicemente per mano la persona all’oggetto desiderato. Ad esempio, portano la mamma davanti al frigo per avere acqua, quando hanno sete o nel cassetto del pane, quando hanno fame (scopo strumentale della comunicazione non verbale).

A volte manca nei bambini con sintomi di autismo anche lo strumento principe della comunicazione infantile: il pianto. ? questo un chiaro segnale di scarsa fiducia nei confronti degli esseri umani che la Williams chiama “il mondo”.[7] Ci? avviene giacch? questi bambini non credono che il loro pianto possa sollecitare l’attenzione e la cura da parte di chi li circonda, per cui, quando piangono, il loro piangere nasce pi? da uno stimolo interno che non da un desiderio di comunicare agli altri la loro sofferenza.

In alcuni casi si pu? avere una regressione del linguaggio gi? acquisito. I genitori, in questi casi, notano che il bambino, che aveva gi? iniziato a utilizzare alcune parole o piccole frasi, perde questa capacit?, cosicch? le parole o le frasi pronunciate gradualmente diminuiscono, fino a scomparire del tutto (mutismo secondario). La perdita del linguaggio ? strettamente collegata ai fattori emotivi. Come dicono Brauner A. e Brauner F.:

Ai fini della costituzione e della perdita del linguaggio, il ruolo dei fattori emotivi ? molto pi? rilevante nel bambino autistico che nel bambino normale. L’arrivo di un’educatrice che il bambino accetta pu? stimolare l’inizio del linguaggio, mentre la sua partenza, e talora perfino quella di un bambino dello stesso gruppo, pu? arrestarne lo sviluppo e dare il via a una regressione.[8]

Il linguaggio presente

Anche quando la comunicazione verbale ? presente, questa ha delle caratteristiche particolari:

     Compare tardivamente

 
In alcuni bambini con disturbi autistici il linguaggio verbalecompare verso i quattro-cinque anni e spesso non ? preceduto dalla lallazione. Questa comparsa tardiva del linguaggio pu? essere interpretata come un indice positivo, poich? pu? evidenziare un miglioramento globale della sintomatologia autistica, tuttavia non indica la sua scomparsa, giacch? possono permanere varie componenti, anche importanti, della patologia psichica sottostante.
 ? compromessa la conversazione
? possibile evidenziare una marcata compromissione della capacit? di iniziare o sostenere una conversazione con altri. In questi casi i soggetti con sintomi di autismo non riescono a tener conto delle intenzioni della persona con la quale parlano e del contesto del discorso.
Per Cottini:
Ancora una volta ? l’incapacit? dei soggetti autistici di cogliere ci? che gli altri hanno intenzione di comunicare e di apprezzare gli stati mentali degli altri, a condizionare la loro possibilit? comunicativa e relazionale.[9]
Per la Williams la sua vera personalit?, che lei chiama con il suo nome: “Donna”, neanche da adulta aveva imparato a comunicare. Tanto che tutte le sue emozioni immediate dovevano ancora essere negate o espresse sotto forma di un tipo di linguaggio non idoneo a una buona comunicazione. Linguaggio che gli altri definivano “ciance”, “balbettii” o “blabl?”.[10]
Possono essere presenti delle anomalie nella melodia del linguaggio.
Ci? comporta una dizione strana e inusuale che pu? essere a volte cantilenante,[11] altre volte inespressiva,atona, monotona,[12] perch? priva di tonalit? emotive, oppure stridente. In altri casi ancora possono presentarsi dei manierismi del linguaggio, per cui il bambino utilizza nel parlare un tono di voce artificioso, non spontaneo, come se imitasse un personaggio reale di sua conoscenza o visto alla tv, nei video- giochi o semplicemente immaginato. A volte ? un parlare con delle inflessioni e un tono non adeguati alla propria et?, per cui ad esempio, pur essendo un bambino piccolo tende a usare il tono di voce di un adulto o, al contrario, pur essendo un adulto, usa un tono e delle espressioni di voce simili a quelle di un bambino piccolo.
Manca l’uso di un tono regolare.
I bambini con sintomi di autismo possono avere difficolt? a usare un tono regolare, per cui la loro voce pu? passare dal bisbiglio all’urlo, dai suoni bassi a quelli alti. In questi casi ? come se non riuscissero a sapere quale sia il volume necessario per raggiungere l’ascoltatore e farsi capire.[13]
Mancano o possono non essere adeguate la mimica e le espressioni facciali.
Possono essere scarse o non adeguate a una buona comunicazione sia la mimica sia le espressioni facciali. Ad esempio, possono essere presenti degli scoppi immotivati di riso, che manifestano il loro disagio interiore in situazioni che invece dovrebbero preoccuparli. Ad esempio come quando vedono i genitori litigare. Ci? evidentemente non aiuta la comprensione da parte degli interlocutori ma anche l’entrare in sintonia con essi.
E’ presente un uso inadeguato di parole e frasi.
Spesso questi bambini tendono a utilizzare parole e frasi in maniera inadeguata, ripetitiva, eccentrica, bizzarra otendono a inventare nuove parole (presenza di neolinguaggio).[14] Talvolta il termine utilizzato sta ad indicare soltanto una parte dell’oggetto designato. Inoltre la minima associazione, ne stravolge il significato originario.[15]
Come riferisce la Grandin:
Spesso il bambino autistico utilizza le parole in maniera inadeguata; a volte questi usi hanno un significato associativo logico, mentre altre volte no. Ad esempio, un bambino autistico potrebbe dire “cane” quando ha voglia di uscire. La parola “cane” ? associata all’uscire di casa. Nel mio caso, ricordo sia l’uso logico che quello illogico di parole. Quando avevo sei anni, imparai a dire “incriminazione”. Non avevo la pi? pallida idea di cosa significasse, ma mi suonava bene quando lo dicevo, per cui utilizzavo questa parola come esclamazione ogni volta che il mio aquilone cadeva per terra.[16]
 Pertanto, se a volte l’uso delle parole ha un significato logico, altre volte non ? cos?. Fenomeno questo che non ? tipico dei bambini con uno sviluppo normale, n? di quelli con un disturbo specifico del linguaggio o di quelli con ritardo mentale. Ci? pu? indicare la difficolt? che ha la loro mente, sconvolta da incontrollabili e gravi emozioni, di riuscire a trovare la corretta parola o frase. In questi casi pu? anche essere presente una mancanza d’interesse o bisogno di condividere, con chi ascolta, un contesto pi? ampio di interazioni, in cui entrambi i soggetti, chi parla e chi ascolta, sono coinvolti in modo attivo.[17] ? evidente che, anche in questi casi, viene a essere compromessa l’interazione comunicativa. [18]
Presenza di ecolalie e stereotipie verbali.
In molti casi ? presente l’ecolalia (parlare facendo da eco), per cui i bambini con sintomi di autismo usano delle intere frasi o blocchi di parole che hanno udito dai genitori, dai personaggi della tv o da quelli dei video-giochi e le ripetono nella stessa forma verbale e con la medesima intonazione, senza un carattere comunicativo. L’ecolalia pu? essere immediata quando la ripetizione delle parole o delle frasi avviene subito dopo l’ascolto, oppure differita, quando la ripetizione delle parole o frasi avvengono a distanza di tempo.
Questo sintomo caratterizza non meno di tre quarti dei bambini autistici che parlano. Tuttavia ? bene rilevare che manifestazioni di tipo ecolalico le ritroviamo anche nei bambini normali ma in un’et? molto precoce, tra i 18 e i 36 mesi, quando i piccoli sono ancora nella fase della lallazione e hanno bisogno di esercitarsi con i suoni e le parole. L’ecolalia nei soggetti normali scompare nel momento in cui essi riescono a ripetere frasi pi? lunghe e sono capaci di utilizzare il pronome “Io”.
Questo fenomeno, nei bambini con sintomi di autismo, pu? essere spiegato dall’impossibilit? di trovare delle parole appropriate; dalla non comprensione dell’uso delle parole e quindi dall’uso stereotipato del linguaggio, senza particolari intenti comunicativi; dalla presenza di un disagio interiore che essi cercano di affievolire mediante l’uso di parole ripetute[19] e infine dallo scarso desiderio di comunicare con l’altro.
Accanto alle ecolalie possono essere presenti delle stereotipie verbali, nelle quali il soggetto ripete frequentemente parole o frasi scollegate, rispetto al momento nelle quali sono pronunciate e all’argomento discusso in quel momento.
Presenza di errori grammaticali.
Un’altra caratteristica del linguaggio nei bambini con sintomi di autismo ? data dal loro parlare in terza persona, il confondere il “Tu” con l’“Io”, l’evitare i pronomi “Mio” e “Me”. Questi bambini dicono ad esempio: ‹‹Vuoi un biscottino? Per dire: ‹‹Mi dai un biscottino?›› Oppure: ‹‹Mamma, che voglio io?›› Per dire: ‹‹Mamma dammi da mangiare quello che di solito io voglio››. Parlano di s? usando il loro nome e sono rari i “s?” di assenso.
Questo loro modo di parlare pu? nascere dalla confusa percezione della propria identit? ma anche dalla presenza in loro di un Io ancora immaturo, come quello dei bambini piccoli, nei quali questi errori sono presenti normalmente.
Presenza di linguaggio non comunicativo.
Vi pu? essere nel bambino con sintomi di autismo difficolt? o impossibilit? a strutturare una vera comunicazione (linguaggio non comunicativo), in quanto le parole e/o i gesti servono spesso solo ad ottenere quanto desiderato in quel momento o ad allontanare l’altro e fargli sapere di non essere gradito. In questi casi manca il piacere della conversazione con gli adulti e con i coetanei.

 

Il linguaggio nell’autismo ad alto funzionamento

Il linguaggio dei bambini con autismo ad alto funzionamento, invece, pu? essere fluente, grammaticalmente corretto e complesso, con un tono di voce adeguato. Anzi, spesso questi bambini usano delle frasi e delle espressioni particolarmente curate e ricercate, poich? amano la precisa definizione dei vocaboli.[20] La qual cosa irrita i loro compagni che usano un linguaggio pi? semplice, immediato e spesso anche di tipo gergale.

Tuttavia anche questi bambini hanno difficolt? nella comunicazione, poich? la loro comprensione del linguaggio ? eccessivamente pignola e precisa, mentre il modo di capire e interpretare il linguaggio da parte dei coetanei ? pi? flessibile.[21] Inoltre ? per loro difficile determinare la giusta quantit? d’informazione richiesta in un particolare scambio comunicativo. A volte ripetono lunghe liste di nomi di paesi, di capitali degli Stati, di presidenti delle varie nazioni, senza minimamente preoccuparsi se questi elenchi interessano la persona che li ascolta oppure no. Per tale motivo hanno difficolt? a mantenere gli scambi nella conversazione, giacch? tendono a focalizzare la loro attenzione su particolari argomenti da loro in quel momento amati, il che annoia gli ascoltatori.

Inoltre il loro linguaggio ? condizionato dalla tensione e ansia interiore.[22] Ci? li spinge a generare enunciati non comprensibili, perch? troppo vaghi, oppure noiosi, perch? eccessivamente ricchi di dettagli pedanti.[23]

Un’altra caratteristica descritta nei soggetti con sintomi di autismo ad alto funzionamento ? che non riescono ad apprezzare l’ironia e tendono ad avere una comprensione letterale delle parole che ascoltano o leggono, senza riuscire a cogliere le varie sfumature del discorso. Anche il loro modo di esprimersi appare prolisso e pedante. Spesso fanno ricorso a frasi preconfezionate ed i loro commenti sono percepiti come inappropriati, rozzi o esageratamente educati.[24]

Per quanto riguarda l’immaginazione questa ? poco presente nelle forme gravi di autismo ma ? ben viva nelle forme lievi o quando vi ? un miglioramento delle condizioni psichiche.

I disturbi nella comprensione

 

Uno dei giochi che pi? gratifica le madri, che ? poi un modo per far conoscere agli altri le buone od ottime capacit? di comprensione del loro piccolo, quando si va a far visita ad amici e parenti, ? quello di mettere il figlioletto, che ha appena iniziato a reggersi in piedi, al centro del gruppo e chiedergli di indicare tutte le persone, ma anche tutti gli oggetti da lui conosciuti. Di solito, per incoraggiare il piccolo, le donne iniziano con le domande pi? facili: ‹‹Dov’? la mamma?››. Se il bambino la indica con il dito, scattano subito gli applausi, seguiti subito da altre domande, gradualmente pi? difficili: ‹‹Dov’? pap??››, ‹‹Dov’? la nonna?››, ‹‹Dov’? zia Adele››, e cosi via per tutte le persone che egli conosce. Quanto il bambino ? pi? grandetto alle persone e agli animali si aggiungono le parti del corpo e poi gli oggetti: ‹‹Dov’? il tuo nasino?››, ‹‹Dove sono i tuoi occhietti?››, ‹‹Dov’? il ciuccio?››.

Questo indicare con il dito ? un segnale di comunicazione ma anche di comprensione del nome degli oggetti e ci?, di norma, compare nel bambino tra i dodici e i diciotto mesi. Nei bambini con sintomi di autismo, purtroppo, questa capacit? manca o compare tardivamente. Spesso questi bambini pur conoscendo il nome della persona o dell’oggetto che viene loro chiesto, non hanno alcuna voglia di indicarlo poich? sono limitati o totalmente bloccati dalle paure e ansie, tanto che, come tanti bambini molto timidi e introversi, volgono lo sguardo altrove o si nascondono da qualche parte, nel momento in cui sono avvicinati e interpellati. Oltre che essere presente una reale o in alcuni casi un’apparente mancanza d’interesse per le domande degli altri, vi ? anche uno scarso coinvolgimento per gli effetti che possono avere sugli altri le loro risposte (linguaggio non comunicativo).[25]

Inoltre, poich? i bambini con disturbi autistici cercano d’ignorare tutti gli stimoli che provengono dal mondo esterno e non desiderano rapportarsi con gli esseri umani, quando sono chiamati per nome, rispondono molto pi? raramente degli altri coetanei e il numero dei contatti oculari e dei sorrisi ricchi di socievolezza ? scarso.

Tra l’altro ? molto difficile comunicare con i soggetti che presentano sintomi di autismo, anche se hanno una discreta competenza linguistica, poich?, anche quando desiderano il dialogo, elaborano troppo lentamente le informazioni che servono per comunicare e hanno difficolt? ad attribuire un significato corretto a quanto ascoltato.[26]

Inoltre questi soggetti hanno una difficile visione d’insieme della realt?. Tendono a vederne i dettagli e da questa cercano di ricostruire l’insieme, mentre i soggetti normali fanno esattamente l’opposto: prima vedono la globalit? e poi i dettagli.[27]

Dice De Rosa:

Noi autistici, a cui l’immediatezza della visione d’insieme manca, siamo invece del tutto impegnati a processare mentalmente un gran numero di dettagli per capirci qualcosa e spesso con l’ansia di non fare in tempo, prima che capiti di dover agire senza aver capito delle vostre situazioni di vita neurotipica che sono spesso oscure misture di cascate di parole, di comunicazioni non verbali e di significati impliciti non detti.[28]

Conseguentemente non danno risposte adeguate alle persone che si rapportano con loro. Inoltre, poich? tendono ad interpretare le parole in maniera letterale, trovano assai difficile capire le ambiguit? del linguaggio e le espressioni figurate, frequentemente usate nel linguaggio comune.[29] Le difficolt? nella comprensione si manifestano soprattutto nella lettura, sia che a leggere siano loro oppure gli altri, tanto che spesso non comprendono le favole della buona notte, lette dalla madre o dal padre. Allo stesso modo hanno molta difficolt? nel capire le spiegazioni degli insegnanti, sia per la velocit? con la quale questi parlano, sia per la difficile comprensione di concetti astratti.[30]

Anche i bambini con autismo ad alto funzionamento spesso hanno difficolt? nel saper cogliere le sfumature, compresi l’umorismo, l’ironia e il sarcasmo, poich? queste capacit? dipendono in modo determinante dalla capacit? di comprendere le intenzioni e gli atteggiamenti degli altri, cosa per loro difficile. Poich? questi bambini hanno una capacit? limitata nell’attribuire stati mentali agli altri, solo con un grande sforzo possono imparare a riconoscere i significati sottili o mutevoli che dipendono dagli atteggiamenti e dalle intenzioni delle persone con le quali parlano in quel momento.[31]

Ricorda De Rosa:

Tutta la storia della mia vita pu? essere vista anche come il percorso per sfuggire all’incomprensibile e strappare ogni giorno frammenti di significato da comporre in piccoli spezzoni di comprensione, per provare anch’io a partecipare un pochino e non essere solo una sorta di rottame in balia delle onde della vita.[32]

A questo proposito la Grandin scrive:

Io riuscii a imparare a parlare perch? ero in grado di comprendere il linguaggio, mentre gli autistici con basso funzionamento possono non imparare mai a parlare perch? il loro cervello non ? capace di discriminare i suoni del linguaggio. [33]E ancora la stessa autrice: Quando gli adulti si rivolgevano direttamente a me, riuscivo a capire cosa dicevano. Ma quando parlavano tra loro io sentivo una serie di suoni senza senso.[34]

La Williams scrive:

Tutto ci? che capivo doveva essere decifrato, come se dovesse passare attraverso una complicata procedura di controllo. Talvolta la gente doveva ripetermi diverse volte una stessa frase perch? io l’ascoltavo un pezzo per volta e il modo in cui la mia mente aveva spezzettato la loro frase in segmenti mi lasciava con uno strano e talvolta incomprensibile messaggio…Allo stesso modo la mia risposta a ci? che la gente mi diceva era spesso ritardata, perch? la mia mente aveva bisogno di tempo per elaborare ci? che avevo sentito. Pi? ero sotto stress e pi? le cose peggioravano (…) Il mio mondo poteva anche essere colmo di solitudine, ma era sempre prevedibile e offriva garanzie.[35]

Le cause

Frith ricorda che il linguaggio richiede una vasta gamma di capacit?: [36]

  • la fonologia ? relativa alla capacit? di elaborare i suoni verbali;
  • la sintassi si riferisce alla capacit? di seguire le regole della grammatica;
  • la semantica ? legata alla capacit? di creare e comprendere i significati;
  • la pragmatica, relativa alla capacit? di usare il linguaggio allo scopo di comunicare.

 

Tutte queste capacit? per poter essere esplicate in maniera corretta richiedono una buona serenit? e un buon equilibrio interiore, giacch? tutte le problematiche psicologiche di una certa rilevanza, in qualche modo o con modalit? diverse, limitano, alterano o bloccano una o pi? capacit? comunicative. Ci? ritroviamo in molti disturbi del linguaggio: nel mutismo selettivo, nella balbuzie, nell’iperattivit?, nella timidezza eccessiva, nei disturbi della espressione e della ricezione del linguaggio, in molte nevrosi e soprattutto nelle psicosi. In questi e in tanti altri disturbi nei quali le componenti psicologiche sono importanti, ? difficile saper ascoltare, comprendere ed interpretare in maniera corretta le parole e, soprattutto, il pensiero e le emozioni degli altri, cos? da mettersi in un’adeguata relazione dialogica. Dice Moro: “Ascoltare ? difficile. Bisogna riuscire a far tacere se stessi, gli altri pensieri che ci distraggono, e le preoccupazioni”.[37] Non a caso, negli studi sui processi di sviluppo, la competenza linguistica viene strettamente associata ad un’efficace capacit? di regolazione emotiva.[38]

Nell’autismo le difficolt? di comprensione sono notevoli a causa dell’ansia, della tensione e spesso della difficolt? di mettere ordine nei pensieri, presenti in questa patologia. Ci? rende difficili, fino a bloccarle, le capacit? di rintracciare i significati di quanto ascoltato o letto. Contemporaneamente questi disturbi psichici rendono difficile rintracciare e organizzare le parole per pronunciare una frase compiuta. Le abnormi emozioni delle quali soffrono questi soggetti a volte non permettono che entri in azione il processo di articolazione, cosicch?, in alcuni di loro, le parole riecheggiano nel cervello, senza poter essere pronunciate.[39] La frustrazione che ne deriva pu? portare alla rabbia e alle crisi nervose, oppure pu? rimanere inespressa.

Tutti i soggetti che hanno sofferto e soffrono di autismo come Williams, Morello, De Rosa, Grandin, confermano queste difficolt? comunicative, dovute al difficile rapporto che essi avevano con gli altri, con se stessi, con le proprie emozioni e con i propri pensieri strani e patologici che rendevano difficile, bloccavano, mortificavano o alteravano il loro linguaggio.

Dice la Williams:

Le parole non erano un problema, ma lo erano le aspettative degli altri che io rispondessi. Ci? richiedeva che io capissi ci? che era stato detto, ma io ero troppo felice di perdermi per accettare di essere riportata indietro da qualcosa di cos? “piatto” come la comprensione.[40]

Per Morello:

La prova pi? difficile era la parola. Potevo sentire, ma non parlare. Mio pap? insisteva per giocare con me, ma io non avevo voglia. Lame d’irritazione mi pungevano sulla testa. Salivo macchiato di malumore in camera e la avversa catena si scioglieva. Solo. Stavo bene e non volevo altro. La parola era ansia. Preferivo chiudermi e non sentire. Le persone parlavano sulla mia testa e io mi rendevo invisibile. La loro voce era solo suono che mi dava fastidio. Mi veniva voglia di gridare: “LASCIATEMI IN PACE”. Invece tutti mi chiedevano di parlare e io ripetevo automaticamente le loro parole. La mamma si disperava. La nonna cercava di consolarla. Il pap? non riusciva a capire e si irritava.[41]

E ancora lo stesso autore: ‹‹Dentro conoscevo parole ma solo come suoni o come effetti. Certe volte volevo dirle ma non trovavo il senso e il tempo giusto››.[42]

Morello si trovava molto meglio nello scrivere che nel parlare e ne espone i motivi: ‹‹La parola ? emotiva. Scrivere scioglie il nodo della lenta parola, che piano piano si solleva dal vero pensiero autistico››.[43] Inoltre, per lo stesso autore il linguaggio richiede molta rapidit? nell’elaborare parole e frasi, mentre la scrittura permette una maggiore lentezza; il linguaggio ? supportato da molti elementi non verbali, come le espressioni del viso o il tono della voce, la scrittura si compone solo di parole; il dialogo suppone una relazione sottesa al dialogo stesso, la scrittura no, e quindi ? meno ansiogena.[44]

De Rosa:

Comprendo il linguaggio, ma ho bisogno di pi? tempo di quello disponibile in un dialogo verbale, o forse sarebbe meglio dire di pi? calma, di non trovarmi in una condizione incalzante e un po’ ansiogena, spesso bloccante.[45]

Lo stesso autore:

Ovviamente, datemi la tastiera del mio computer, relazione con un oggetto infinitamente meno ansiogena, datemi anche la calma di poter scrivere lentamente con un dito solo e ritorno proprietario dell’uso del linguaggio. Il mio problema non ? il linguaggio ma l’enorme complessit? della relazione umana, fatta di una grande quantit? di stimoli non verbali che ci si scambia a grande velocit? e che per di pi? si influenzano a vicenda. Ma come fate a trovare al volo tutte le parole utili, e anche qualcuna inutile secondo me, all’interno di una tempesta relazionale cos? gigantesca?[46]

In sintesi se ci mettiamo in ascolto di chi presenta questa patologia, le cause dei disturbi del linguaggio e della comunicazione dobbiamo necessariamente collegarle a molti fattori:

All’immaturit? di questi bambini.

Come spesso notato molti dei disturbi della comunicazione presenti nei bambini con sintomi di autismo sono simili a quelli presenti nei bambini piccoli: come l’ecolalia, alcuni tipi di stereotipie verbali, il parlare in terza persona e cos? via.

Alla presenza di rilevanti disturbi psicologici.

? impossibile capire le strane anomalie nel linguaggio e nella comunicazione se non si comprende e si accetta che i sintomi che il bambino con autismo presenta, non nascono da specifiche carenze di uno o pi? aree deputate al linguaggio, ma a causa di un mondo interiore particolarmente disturbato, nel quale spadroneggiano emozioni intense, sconvolgenti e contrastanti, che il loro Io fragile e immaturo spesso non riesce a gestire e controllare. Questi disturbi emotivi sono tanto intensi e gravi da disturbare, in maniera pi? o meno grave, anche le aree e le strutture deputate alla produzione e comprensione linguistica, rendendo deficitarie l’attenzione, le capacit? di memorizzazione, l’analisi dei contenuti letti o ascoltati, l’apprendimento, il corretto utilizzo delle regole sintattiche e grammaticali, nonch? tutte le altre funzioni indispensabili per permettere la comunicazione e il linguaggio.

Al cattivo rapporto che essi hanno con se stessi, con gli altri e il mondo che li circonda.

La presenza di una notevole sfiducia e scarsa stima, ma anche il notevole timore che essi provano nei confronti delle persone con le quali si rapportano e del mondo fuori di s?, li stimola a rifiutare, opporsi o ignorare, tutto ci? che viene dall’esterno, siano essi suoni, parole, idee, pensieri o emozioni, tanto che si pu? creare un blocco emotivo, ogni qualvolta che essi provano ad instaurare un dialogo con gli altri.

In definitiva le difficolt? del linguaggio e della comunicazione, se nascono da gravi difficolt? che questi soggetti, da piccoli, incontrano nelle prime relazioni con il mondo esterno, a sua volta tendono a peggiorare il rapporto che essi hanno con se stessi e con gli altri. Il non poter dialogare con qualcuno, non permette loro di accrescere l’esperienza, rende impossibile dare libero sfogo alle proprie sofferenze, alle tante paure, ai dubbi, ai desideri, comunicandoli a qualcuno capace di ascolto, interesse, comprensione, affetto e attenzione.

Per tali motivi i bambini con disturbi autistici non solo rimangono psicologicamente e affettivamente immaturi ma soprattutto ? a loro impedita una sana ed equilibrata crescita della propria personalit?, la quale rimane in balia delle peggiori emozioni.

Le conseguenze

L’impossibilit? o la notevole difficolt? di attuare una comunicazione efficace pu? essere molto frustrante e dolorosa per questi bambini. Come dice De Rosa: ‹‹Io autistico per voi sar? strano, lo capisco bene, ma voi neurotipici per me siete inquietantemente complicati››.[47]

Scrive Bettelheim:

Tuttavia non dubitiamo che nel bambino destinato a diventare autistico, lo sviluppo del linguaggio renda la sua realt? psichica ancor pi? dolorosa e lo conduca quindi a volgersi in maniera distruttiva contro la sua capacit? di pensiero verbalizzato. [48]

E la Grandin:

Ricordo bene la frustrazione, all’et? di tre anni, di non riuscire a parlare. Questa fu la causa di molti scoppi di rabbia. Capivo quello che gli altri dicevano, ma non riuscivo a tirare fuori le mie parole.[49]

Ma anche l’impossibilit? di esprimere con parole il proprio pensiero era per De Rosa qualcosa di molto doloroso:

In senso inverso la situazione era ancora pi? drammatica perch? non trovavo alcun modo di far anche solo intravedere agli altri ci? che provavo, pensavo, desideravo. Potevo solo sperare che gli altri intuissero i miei bisogni e desideri e, autonomamente, li realizzassero.[50]

Alcuni suggerimenti

  • Per quanto riguarda le modalit? con le quali affrontare le problematiche cos? varie e complesse riguardanti il linguaggio e la comunicazione dei bambini con disturbi autistici, anche e soprattutto in questo ambito, crediamo sia inutile, se non controproducente, cercare di eliminare queste gravi carenze utilizzando gli strumenti educativi, come il parlare molto a questi bambini o il far praticare degli specifici esercizi logopedici, giacch?, come abbiamo detto, molte di queste difficolt? nella comprensione e nella comunicazione nascono dal grave malessere psicologico del quale soffrono e nel quale sono costantemente immersi questi bambini e non da deficit uditivi o da problemi legati a un vero ritardo mentale.
  • Poich? per riuscire ad analizzare, memorizzare e organizzare i pensieri e le parole ? necessaria una buona serenit? interiore, quando questa manca, poich? la mente e pervasa da gravi timori, angosce, irrequietezza, eccitazione e disorganizzazione nella gestione dei pensieri e delle emozioni, ? innanzitutto necessario risolvere queste problematiche psichiche. Ci? al fine di mettere questi bambini in grado di ascoltare, elaborare, memorizzare e riprodurre suoni e parole nel modo e nel contesto pi? congruo e adeguato. Per tali motivi abbiamo il dovere di porre l’attenzione, pi? che sulla mancanza o sui difetti del linguaggio, sui problemi interiori del bambino e sull’ambiente familiare e sociale nel quale egli vive.
  • Per sviluppare il linguaggio di questi bambini, ? importante trovare qualcuno che ristabilisca nel loro cuore la fiducia, la stima e l’interesse nei confronti del mondo che li circonda, cosicch? abbiano il desiderio di stabilire delle relazioni e quindi comunicare. Questo desiderio nasce nel bambino e si sviluppa solo se egli desidera organizzare le idee, scambiare i pensieri e le emozioni, liete o tristi che siano, con qualcuno del quale hanno fiducia, con qualcuno che li ama e che loro amano.[51]
  •  ? necessario inoltre aiutare i genitori ad offrire a questi loro figli particolari ci? che cercano e di cui hanno bisogno: un ambiente sereno, affettuoso, caldo, ricco di intesa e comprensione dei loro bisogni emotivi. In definitiva quello che i genitori dovrebbero chiedersi ogni giorno, non ? tanto se il figlio parla o quante parole dice o se le pronuncia bene o male ma piuttosto quanto ? ricca, lieta, intensa e calda la relazione che c’? tra loro e il figlio con problemi, ma anche quanto ? sereno, gioioso e accogliente l’ambiente di vita del bambino.
  • Affidare il compito dello sviluppo del linguaggio e della comunicazione soltanto a degli strumenti educativi o riabilitativi, non solo non ? sufficiente ma pu? accentuare e cronicizzare i problemi di questi particolari bambini poich?, quando non sono rispettati i bisogni di non ingerenza, di cui loro hanno assoluto bisogno, essi tendono a rifiutare e ad opporsi istintivamente a ogni indicazione o richiesta che proviene dall’esterno e non accettano e vivono come ingiusta e gratuita violenza l’essere stimolati a fare o non fare una determinata azione o a dire o non dire una determinata parola o frase.

 

La Grandin ci ricorda questa realt?:

Quando la mia logopedista mi prendeva il mento e mi girava la faccia perch? la guardassi, riusciva a tirarmi fuori con forza dal mio mondo privato; per altre persone autistiche, tuttavia, un contatto oculare forzato pu? indurre la reazione contraria, cio? il sovraccarico cerebrale e la completa chiusura.[52]

 

 

Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “Bambini da liberare – Una sfida all’autismo”.

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[1] Notbohm E. (2015), 10 cose che ogni bambino con autismo vorrebbe che tu sapessi, Trento, Erikson, p. 26.

[2] Vivanti G, Sara C. (2009), “La comprensione del linguaggio nell’Autismo”, in Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, vol.76: 277-290.

[3] D’Odorico L., Fasolo M., Gatta V. (2010), “Lo sviluppo del linguaggio in bambini con disturbo pervasivo dello sviluppo e soggetti con disturbo specifico del linguaggio: indici predittivi e traiettorie evolutive”,  Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, vol. 77: 3-14.

[4] Surian L., Siegal M. (2009), “Acquisizione del linguaggio e sviluppo comunicativo nell’Autismo”, in Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, vol, 76: 251-265.

[5] G. Vivanti – S. Conghi, “La comprensione del linguaggio nell’Autismo”, in Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, 2009, vol. 76, p. 277.

[6] Vivanti G., 2009La comprensione del linguaggio nell’Autismo”, in Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, vol. 76, p.278.

[7] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore,

[8] Brauner A., Brauner F. (2007), Vivere con un bambino autistico, Firenze, Giunti, p. 37.

[9] Cottini L. (2014), Che cos’? l’autismo, Roma, Carocci Faber, p. 68.

[10] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 51.

[11] De Ajuriaguerra J. Marcelli, D., (1986),Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia Editori, p. 248.

[12] Frith U. (2019), L’autismo – Spiegazione di un enigma, Economica La terza, Milano, p. 138.

[13] Frith U. (2019), L’autismo – Spiegazione di un enigma, Economica La terza, Milano, p. 135.

[14] Ajuriaguerra De J., Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia Editori, p. 248.

[15] Brauner A., Brauner F. (1980, 2007), Vivere con un bambino autistico, Giunti, Firenze, p. 31.

[16] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erickson, p. 37.

[17] Frith U. (2019), L’autismo – Spiegazione di un enigma, Milano, Economica La terza, p. 154.

[18] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erikson, p. 37.

[19] Cottini L. (2014), Che cos’? l’autismo, Roma, Carocci Faber, p. 65.

[20] Frith U. (2019), L’autismo – Spiegazione di un enigma, Economica La terza, Milano, p. 161.

[21] De Clercq H. (2011), L’autismo da dentro, Trento, Erickson, p. 74.

[22] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 45.

[23] Surian L., Siegal M. (2009), Acquisizione del linguaggio e sviluppo comunicativo, ”, in Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, vol, 76: 251-265.

[24] Frith U. (2019), L’autismo – Spiegazione di un enigma, Milano, Economica La terza, p. 167.

[25] Frith U. (2019), L’autismo – Spiegazione di un enigma,  Milano, Economica La terza, p. 146.

[26] De Clercq H. (2011), L’autismo da dentro, Trento, Erickson, p. 67

[27] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 58.

[28] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 59.

[29] De Clercq H. (2011), L’autismo da dentro, Trento, Erickson, p. 100.

[30] De Clercq H. (2011), L’autismo da dentro, Trento, Erickson, p. 71.

[31] Frith U. (2019), L’autismo – Spiegazione di un enigma, Economica La terza, Milano, p. 161.

[32] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 72.

[33] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erikson, p. 59.

[34] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erikson, p. 62.

[35] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, pp. 64-65.

[36] Frith U. (2019), L’autismo – Spiegazione di un enigma, Economica La terza, Milano, p. 148.

[37] Moro A. ( 2011), “Ascoltare”, in Madre, Novembre 2011, p. 39.

[38] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 33.

[39] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 179.

[40] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 11 – 12.

   [41]Morello P. C. (2016), Macchia, autobiografia di un autistico, Milano, Salani editore, p. 17.

[42] Morello P. C. (2016), Macchia, autobiografia di un autistico, Milano, Salani editore, p. 13.

[43] Morello P. C. (2016), Macchia, autobiografia di un autistico, Milano, Salani editore, p. 82.

[44] Morello P. C. (2016), Macchia, autobiografia di un autistico, Milano, Salani editore,

[45] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 47.

[46] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 47.

[47] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 23.

[48] Bettelheim B. (2001), La fortezza vuota, Milano, Garzanti, p. 37.

[49] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erikson, p. 49.

[50] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 24

[51] Notbohm E. (2015), 10 cose che ogni bambino con autismo vorrebbe che tu sapessi, Trento, Erikson, p. 63.

[52] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erikson, p. 59.