
26 Mar La valutazione giuridica, sociale e morale degli atti di violenza
La valutazione giuridica, sociale e morale degli atti di violenza ? particolarmente difficile e problematica per vari motivi:
- Poich? sono considerati atti violenti tutti quei comportamenti che, dal punto di vista sociale, etico e giuridico, si configurano come tali, la distinzione tra atto violento o non violento pu? variare molto nel tempo e nei luoghi, in base alla religione, agli usi, ai costumi e alle leggi vigenti in quel particolare momento storico. Per tale motivo alcuni comportamenti sono accettati in un certo periodo o in una certa societ?, ma sono rifiutati in un altro periodo o in un altro contesto sociale. Per Andreoli [1]: Esiste una correlazione tra cultura e violenza: se mutano i paradigmi culturali, le espressioni violente si modificano e possono aumentare o sparire. La violenza, insomma, ? una manifestazione della cultura che domina un certo momento storico. E ancora lo stesso autore fa un esempio: Le punizioni pedagogiche sono state considerate per lungo tempo strumento di formazione ed erano non solo applicate, ma persino richieste; introdotta la pedagogia come gioco e non pi? sacrificio, esse sono diventate violenza[2].
- La reattivit? del soggetto nei confronti dei comportamenti di unaltra persona nei suoi confronti pu? essere la pi? varia, e ci? in conformit? a parametri molto numerosi e ampi. Questa reattivit? pu? essere strettamente legata alle caratteristiche sessuali, allet?, alle condizioni sociali e alle caratteristiche di personalit? proprie e dellaltro. Ad esempio nel caso delle molestie, queste possono essere vissute come una violenza quando provengono da una persona che non ha le caratteristiche sessuali, laspetto fisico, let?, lo stato sociale o letnia che sono adatti ai nostri gusti e desideri di quel momento. Mentre al contrario, gli stessi comportamenti possono essere bene accetti, anzi amb?ti, quando provengono da una persona che per motivi vari si conf? ai nostri bisogni e desideri.
- Un comportamento, obiettivamente giudicato lieve, pu? essere vissuto con grande sofferenza da parte di una personalit? psicologicamente disturbata, eccessivamente sensibile o reattiva, mentre, al contrario, un comportamento obiettivamente pi? grave pu? essere tranquillamente accettato, ben metabolizzato e gestito da parte di un soggetto sereno che presenta una forte tempra psicologica.
- Uno stesso comportamento pu? essere vissuto come una violenza da parte di un sesso, mentre pu? non essere visto come tale da parte di un altro sesso.
- Per quanto riguarda poi gli atti di violenza psicologica, non avendo essi un supporto fisico che si possa esaminare e stimare, sfuggono facilmente a un esame di realt?; pertanto ? difficile valutarne la gravit? ma anche la reale consistenza.
- Altrettanto complesso ? riuscire a valutare nei singoli casi chi ? il colpevole e chi ? la vittima poich?, in alcune situazioni, gli errati o irritanti comportamenti di un partner, anche se di scarsa gravit?, possono aver provocato nellaltro un accumulo di tensione che in un secondo momento pu? sfociare in chiari e netti comportamenti violenti, che sono frutto quindi di un animo esasperato. Dice Pasini [3]: C? chi ha sviluppato una forma di cattiveria che consiste nel frustrare gli altri con una forma passiva ma tenace. Sono le personalit? cosiddette passive – aggressive, che si nascondono dietro una maschera di sottomissione e modestia.
- Inoltre, certi comportamenti violenti possono essere la conseguenza di disturbi psichici che il soggetto porta con s? dallinfanzia oppure possono essere leffetto di gravi stress o momentanei malesseri che il soggetto ? stato costretto a subire nellambiente lavorativo, familiare e sociale. Per tali motivi il giudizio morale e sociale su questa persona non pu? essere, in questi casi, di netta e chiara condanna.
La falsa violenza
Cos? come vi sono atti di vera violenza, vi sono poi altrettanti atti di falsa violenza,che hanno lo scopo di mettere in cattiva luce il proprio avversario per ottenere degli scopi non leciti. Ad esempio, nel 50% dei casi di separazione extragiudiziale sono accampati episodi di brutalit?. Questo non significa che la violenza ci sia stata veramente. Purtroppo attribuire comportamenti aggressivi alla controparte ? una delle tante strategie utilizzate da alcuni spregevoli avvocati matrimonialisti, per ottenere qualcosa in pi? per il proprio cliente in sede di separazione. Come dice Roberto [4]: I maltrattamenti in famiglia stanno diventando unarma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni. Solo in due casi su dieci si tratta di veri maltrattamenti. Il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione.
Le false denunce o accuse costruite nellambito delle separazioni, dei divorzi e delle cessazioni di convivenza, sono presenti nellinchiesta sulla violenza sugli uomini in 512 casi sul totale dei casi esaminati (48,4%)[5]. Inoltre, in alcune situazioni, gli atti di aggressivit?, esercitati da parte di un membro della coppia, possono essere stati provocati ad arte, per giustificare, presso i giudici le accuse di violenza. ? evidente che in questi casi la vera vittima ? chi, con parole e comportamenti, ? stato provocato e non chi ha subito i consequenziali atti di violenza, frutto di una o pi? offese finalizzate proprio a provocare laltro.
Tratto dal libro di Emidio Tribulato: Ti odio!- Conflitto e aggressivit? e violenza tra i sessi.
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[1] Andreoli, V. (1995), La violenza dentro di noi, attorno a noi, Fabbri editore Corriere della sera, Milano, p. 29.
[2] Andreoli, V. (1995), La violenza dentro di noi, attorno a noi, Fabbri editore Corriere della sera, Milano, p. 11.
[3] Pasini W. (1993), Volersi bene, volersi male, Milano, Arnaldo Mondatori Editore, p. 56.
[4] Roberto R., (2016), La violenza intrafamiliare, Il consulente familiare, aprile giugno.
[5] Macr? P. G. et al., (2012), Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile, Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza , Vol. VI N. 3 Settembre-Dicembre 32.