I ruoli

I ruoli

 

 

Secondo la definizione del sociologo Neil J. Smelser: [1]  “Un ruolo consiste nelle aspettative che si creano riguardo al comportamento di una persona quando questa si trova in una certa posizione all’interno di un gruppo.” 

Il ruolo pu? nascere dalla necessit?, dai bisogni o dalle scelte effettuate dalle singole persone, ma pu? venire affidato e richiesto da qualche responsabile o da qualche societ? e gruppo organizzato. Da queste necessit?, bisogni o scelte nasce l’affidamento di un certo compito ben preciso, al quale ? collegata anche una chiara e netta responsabilit?. Qualunque ruolo, per essere funzionale, deve in qualche modo essere accettato dagli altri. Nel mondo della marineria, il “ruolino” prescriveva a ciascun membro dell’equipaggio il compito che gli era affidato nella conduzione della nave. Naturalmente il comandante o l’ufficiale addetto affidava i vari ruoli tenendo presenti le necessit? della nave ma anche e soprattutto, le caratteristiche, la preparazione e le capacit? dei singoli marinai.

 Il ruolo pu? per? concretizzarsi anche in modo automatico. Ad esempio nel momento in cui una donna o un uomo hanno un figlio, questi diventeranno automaticamente, anche se solo nominalmente, padre e madre, mentre i loro fratelli acquisteranno il ruolo di zii e i genitori di questa donna e di quest’uomo saranno nonni.

In altri casi il ruolo pu? essere scelto dalle stesse persone allo scopo di trovare, in un determinato impegno, una nuova realizzazione o maggiori piaceri e gratificazioni: “Io voglio essere tua moglie; io voglio essere tuo marito”. “Io voglio essere madre per questo bambino adottato”.

Da quanto abbiamo detto si deduce facilmente che il ruolo:

  • pu? essere scelto dalle singole persone
  • pu? nascere da una necessit? individuale o collettiva;

In ogni caso, per essere ben svolto, necessit? di specifiche qualit? e preparazione; ha bisogno di essere accettato dagli altri; richiede una grande responsabilit? ma anche impegno, sacrificio e molta attenzione nella sua conduzione e realizzazione.

La molteplicit? dei ruoli

Ognuno di noi pu? avere, e spesso ha pi? ruoli: si pu? essere contemporaneamente padre, zio, nonno, fratello, marito, responsabile aziendale, scrittore, sindacalista, volontario ecc. Per gli adulti avere pi? di un ruolo ? la norma e non l’eccezione. Ed ? forse per tale motivo che cercare di assumere molti e diversi ruoli e cambiarli a volont? ci appare non solo naturale ma anche molto facile e desiderabile: “Perch? essere soltanto madre o padre e non anche insegnante, politico, scrittore e quant’altro?”

Sicuramente questo comportamento ci appare pi? interessante, stuzzicante, moderno e in linea con i tempi: “Che noia fare sempre le stesse cose” “Che bello cambiare e rimettersi in gioco”.

Tuttavia non sempre ? facile e conveniente cambiare il proprio ruolo o assumerne uno nuovo o peggio aspirare a eccessive pluralit? di ruoli, a volte tra loro contrastanti. 

E ci? per vari motivi:

1. ? evidente che per ogni ruolo assunto che si aggiunge ai precedenti, aumentano gli oneri, gli impegni, le responsabilit? e i sacrifici necessari per assolverli bene tutti e ci? comporta un grande dispendio di tempo ed energie che non sempre sono a nostra disposizione. Il buon senso e la visione reale e non illusoria della vita vorrebbe allora che assumessimo i ruoli che siamo in grado di affrontare  e assolvere bene e correttamente e non tutti quelli che l’entusiasmo o le mode del momento ci suggeriscono o che ci vengono offerti.

2. Spesso anche un ruolo apparentemente semplice ha bisogno di una lunga e attenta preparazione. Ci? ? soprattutto vero oggi giacch? per ogni compito che le moderne societ? notevolmente complesse e articolate richiedono sono necessari lunghi studi, master e tirocini che si protraggono spesso per decine d’anni. Pertanto il dispendio di tempo e di energie necessari per assumere un ruolo difficilmente potr? essere replicato e attivato per molti altri. In questi casi il rischio ? di affrontare alcuni compiti essenziali per la famiglia e la societ?, senza la necessaria preparazione, rischiando di far male ogni cosa affrontata. Ci? evidentemente comporta delle conseguenze negative anche sul piano dell’autostima personale.

3. Quando si cerca d’affrontare mansioni troppo diverse e contrastanti spesso siamo coinvolti dall’ansia e dai dubbi: “faccio bene o faccio male”  “E’ corretto quello che faccio oppure no”. Se cerchiamo di uscire da queste ansie e da questi dubbi trascurando alcuni compiti a favore di altri ? evidente che deluderemo innanzitutto noi ma anche gli altri che si aspettano molto di pi? di quanto in realt? siamo capaci e siamo disposti a offrire.   

4. Ci sfugge, spesso, anche la considerazione che il ruolo ? qualcosa di pi? di un compito momentaneo, esso tende a incidere e penetrare in profondit? nel nostro essere, legandosi fortemente all’Io del soggetto segnando e modificando anche profondamente le caratteristiche di quest’ultimo. Pertanto se a volte una particolare personalit? ha bisogno di esprimersi in una certa mansione, altre volte, al contrario ? la mansione assunta che, in qualche modo, plasma e modifica la personalit? del soggetto. Facciamo qualche esempio. Se una personalit? tendente alla precisione cercher? e si attiver? per dei compiti confacenti alle sue caratteristiche personologiche, come fare il contabile o l’orologiaio, pu? tuttavia capitare anche il contrario: e cio? che un certo stile richiesto da questi compiti modifichi, anche se in parte, la personalit? del soggetto e il modo con il quale questi si porr? nei confronti degli altri. Un altro esempio, fra i tanti che possiamo fare, ? quello di un comandante militare il quale, volente o nolente, a motivo della lunga preparazione e della intensa disciplina alla quale deve sottostare per effettuare correttamente il suo lavoro, assume ben presto le classiche caratteristiche presenti in un buon militare: grinta, aggressivit?, impeto, resistenza, ubbidienza.  Caratteristiche queste che non sempre sono confacenti con altri compiti nei quali lo stile militaresco non ? necessario o addirittura ? controproducente.  Non solo i militari o gli orologiai avranno problemi nell’affrontare ruoli diversi e contrastanti. In generale possiamo dire che lo stile che si acquisisce nel mondo economico e dei servizi pu? risultare e spesso risulta scarsamente adeguato e confacente nei rapporti affettivi, educativi e relazionali E ci? in quanto nelle attivit? manageriali e professionali hanno molto valore la grinta e il dinamismo; l’intraprendenza e la determinazione;  le parole e i ragionamenti; la capacit? di cambiare e aggiornarsi. Mentre nel mondo degli affetti e delle relazioni, al contrario sono importanti: la serenit? e la distensione; la dolcezza e la tenerezza; la disponibilit? e l’accoglienza; le capacit? di ascolto e di cura; le capacit? di sacrificio ma anche la stabilit? e continuit? nel rapporto.

4. Spesso quando si assumono pi? ruoli si entra in competizione con le altre persone con le quali si ? costretti a condividere quel ruolo, in special modo quando non vi ? un chiaro e netto punto di riferimento e un ben definito responsabile al quale far capo. In questi casi le gelosie e i contrasti anche intensi e violenti sono all’ordine del giorno.  Il caso pi? frequente e grave lo troviamo proprio dentro le nostre case. Se a entrambi gli uomini e donne sono affidati, come avviene oggi nella nostra societ?, gli stessi ruoli educativi, di ascolto, attenzioni e accudimento verso i minori, gli anziani e le persone bisognose di cure e assistenza e, nello stesso tempo, viene ad entrambi data la stessa responsabilit?  sull’indirizzo  sociale ed economico della famiglia,  saranno facili e spesso gravi i contrasti sia per un diverso modo di giudicare, gestire e affrontare i vari compiti e le varie situazioni, sia per il nascere di confronti, gelosie e invidie: “Perch? lui deve guadagnare pi? di me?” “Perch? lei deve avere buona parte delle coccole dei figli e io no?” “Perch? devo sottostare a quello che lei/lui dice o preferisce e non deve prevalere la mia idea, la mia opinione o la mia volont??” “Perch? lui/lei deve spendere non solo i suoi soldi ma anche i miei?”.  Purtroppo affidare ad entrambi i coniugi stessi compiti e medesime funzioni e ruoli si ? rivelato  -e non era difficile prevederlo-  il modo migliore per mettere uomini e donne l’uno contro l’altro e rendere stabilmente e perennemente conflittuale il rapporto tra i sessi.

5. Vi ? infine un altro problema del quale si parla poco: se un certo ruolo ? affidato solo a una persona questa sentendosi pienamente responsabile del risultato si impegner?  a svolgerlo nel migliore dei modi, dando il massimo di s?, se non altro per soddisfare il suo orgoglio e la sua autostima, ma se lo stesso ruolo ? affidato a due o pi? persone l’impegno sar? sicuramente pi? modesto in quanto, in caso di fallimento ? facile dare la colpa all’altro o agli altri: “Che non hanno collaborato”; “Che non si sono impegnati abbastanza”; “Che hanno sbagliato nella loro condotta”; “Che sono stati dei pigri o degli incapaci”; e cos? via. Ancora una volta un importante esempio l’abbiamo nelle nostre famiglie. L’aver affidato lo stesso ruolo agli uomini e alle donne ha comportato un disinvestimento negli impegni e nelle responsabilit? familiari specie nelle responsabilit? educative. In quanto se qualcosa non funzione e purtroppo sono tante le cose che non funzionano nell’ambito delle famiglie e dell’educazione dei figli, ? sicuramente colpa dell’altro;  se invece qualcosa va bene ? sicuramente merito nostro. Pertanto non ? valorizzato adeguatamente il personale contributo e impegno.

6. Un ruolo di responsabilit? o autorit? comporta non solo “onori” ma anche tanti “oneri” che spesso superano le gratificazione dovute agli onori. Questo spiega molto bene il fatto che quando le leggi sulla famiglia hanno tolto l’autorit? di capo famiglia al marito, molto uomini come si direbbe oggi “non hanno fatto una piega” e “ hanno tirato i remi in barca”. Hanno cio? accettato di buon grado questa perdita del loro ruolo di “capo” ma in compenso hanno ceduto ben volentieri la responsabilit?, la fatica, l’impegno, il sacrificio che questo ruolo comportava. La responsabilit? condivisa in definitiva si ? trasformata in una comune irresponsabilit? giacch? ogni componente della coppia non essendo investito formalmente in uno specifico compito ha pensato bene di scrollarsi di ogni responsabilit?, impegno e sacrificio. E ci? in quanto, come abbiamo detto prima, quando la responsabilit? ? condivisa ? facile scaricare ogni impegno ma anche ogni colpa sull’altro. Il detto che “la pentola in comune non bolle mai” sintetizza molto bene questo concetto.



[1] Neil j. Smelser, Manuale di sociologia, Il Mulino Prentice hall International, 1995, p.18.

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