Le qualit? materne e paterne

Le qualit? materne e paterne

 

Ogni elemento della coppia e ogni genitore dovrebbe possedere delle qualit? indispensabili per il proprio ruolo di marito e moglie, padre e madre come:

  • ·         Una buona maturit?.
  • ·         Buone capacit? nella comunicazione.
  • ·         Buone capacit? nel dare risposte coerenti, stabili,   complete e soddisfacenti.
  • ·         Buon equilibrio psichico.
  • ·         Atteggiamento altruistico e generoso.
  • ·         Buone capacit? educative e di cura.
  • ·         Et? fisiologicamente adeguata.

 

Una buona maturit?.

Un genitore maturo:

 

  • ·         Ha piena e solida fiducia in se stesso ma anche negli altri, soprattutto nei figli, nell’altro coniuge e nel mondo.
  • ·         Sa affrontare prontamente e adeguatamente con serenit?, chiarezza interiore e determinazione anche le situazione pi? difficili.
  • ·         E’ in grado di selezionare correttamente i messaggi che provengono dall’ambiente sociale, senza farsi eccessivamente influenzare.
  • ·         E’ capace di vivere i suoi bisogni individuali limitandoli, se necessario, per fare gioiosamente dono agli altri familiari del suo impegno, della sua presenza, della sua abnegazione.
  • ·         Sa mettere in primo piano il valore della maternit? e della paternit?, della coppia e della famiglia rispetto al valore del lavoro, dell’attivit? professionale e sociale.
  • ·         E’ in grado di inserirsi, alimentare e mantenere viva e attiva una larga e ricca rete familiare, inserendo e collegando adeguatamente la propria famiglia con le famiglie di origine.
  • ·         Ha una mentalit? elastica che gli permette di adattarsi alle varie realt? e ai cambiamenti sociali, pur tenendo in gran conto tutti i preziosi apporti della cultura tradizionale.
  • ·         Sa essere tenero e comprensivo, ma non permissivo. Pertanto sa affrontare con decisione ed autorevolezza i bisogni educativi dei figli.
  • ·         Riesce a trarre soddisfazione, gratificazione e gioia dai suoi compiti di cura ed educazione.
  • ·         Riesce a considerare la sua casa come un luogo sacro da rendere caldo e accogliente con l’amore, da illuminare con il sorriso, da rendere vivo e palpitante con la sua presenza.
  • ·         Sa essere per il suo uomo o per la sua donna l’altra parte di s?, un porto sicuro, caldo e accogliente in cui l’altro pu? rifugiarsi sentendosi protetto.
  • ·         Sa gestire le finanze della casa in modo intelligente ed attento, senza farsi influenzare dalle mode e dalle sirene del consumismo.

 

 

 Buone capacit? nella comunicazione.

Accanto ad una buona maturit? i genitori dovrebbero possedere buone capacit? nella comunicazione verbale e non. Gi? il dialogo madre – bambino inizia nella fase embrionale. E’ una comunicazione biochimica, ormonale, immunologica che poi, gradualmente, con lo sviluppo delle capacit? percettive, diventa piena e completa.[1]

Una buona capacit? nella comunicazione necessita non solo di saper ascoltare e capire le necessit? del bambino che si tiene tra le braccia, ma soprattutto comporta un adeguarsi alle sue esigenze di base fornendo risposte corrette, coerenti e valide.

Per Winnicott “Molte donne, infatti, temono questo stato e hanno paura di diventare dei vegetali, con la conseguenza che si aggrappano alle vestigia di una carriera come a una vita preziosa e non si concedono neppure temporaneamente a un coinvolgimento totale. E’ probabile che in questo stato le madri imparino a mettersi nei panni del loro bambino, cio? a perdersi quasi in una identificazione con il bambino, in modo tale che sanno (genericamente se non proprio in modo specifico) di che cosa ha bisogno il bambino in quel dato momento.”[2]

Per ottenere ci? ? necessario possedere buone capacit? di ascolto.

Vi sono persone che hanno grandi capacit? linguistiche, sanno dissertare su tutto, hanno una cultura enciclopedica, riescono a dire la propria su ogni argomento, ma non riescono a porsi correttamente in ascolto dell’altro, specie se si tratta di un bambino o peggio di un neonato, che utilizza nella comunicazione soprattutto messaggi non verbali. A volte ? proprio l’eloquio eccessivo la causa delle loro difficolt? nella comprensione la quale “comporta un processo di empatia, di identificazione e di proiezione”.[3] Queste persone non sono in grado di creare nel proprio animo il silenzio, che ? presupposto indispensabile sia per la corretta decodifica dei messaggi, sia per programmare ed attuare la o le risposte pi? consone ed adeguate.

La difficolt? nell’ascolto la ritroviamo, a volte, in persone che hanno un Io ipertrofico. Queste persone non sono in grado di ascoltare in quanto pensano erroneamente di avere gi? tutte le informazioni che servono a prendere delle decisioni. Inoltre, la loro eccessiva sicurezza, impedisce di soffermarsi a controllare la corrispondenza o non, l’utilit? o non delle risposte date e quindi hanno difficolt? ad accorgersi degli errori a cui vanno incontro.

In altri casi si tratta di difficolt? legate all’ansia, allo stress e alle preoccupazioni.

L’ansia e lo stress creano, nell’animo umano, come un rumore assordante dal quale ? difficile, non solo isolare i messaggi esterni, ma anche rispondere adeguatamente.

In altri genitori la difficolt? a mettersi in ascolto ? causata dalla presenza nel loro animo di problematiche psicologiche. Queste possono essere acute, e quindi essere limitate ad un certo periodo della vita, come possono essere croniche, e quindi possono perdurare nel tempo. In ogni caso, le conseguenze sono quelle di un notevole disturbo nella vita di relazione.

Succede allora che il bambino lanci dei segnali, con il pianto, i mugugni, le vocalizzazioni, i movimenti del corpo, ma questi non vengono ricevuti in quanto i problemi interiori dei genitori, le loro ansie, le paure, la depressione, impediscono un ascolto corretto, mentre nel contempo rendono estremamente difficili risposte efficaci e coerenti.

Questi genitori sono vittime, quindi, di una congerie di emozioni, sentimenti e pensieri che impedisce un sereno ascolto ma impedisce anche delle risposte efficaci.

Accanto al non ascolto vi possono essere difficolt? nella decodifica dei messaggi.Questa difficolt? non sempre ? causata dalla presenza di un ritardo intellettivo e cognitivo. Spesso chi non sa decodificare i messaggi presenta ai test intellettivi dei punteggi normali.

Si tratta allora di persone apparentemente intelligenti, a volte con una o due lauree, che hanno buone capacit? nel comprendere le richieste esplicite, mentre hanno difficolt?, pi? o meno gravi, a comprendere i messaggi meno evidenti ed impliciti, in quanto mancano della necessaria sensibilit? e degli strumenti adeguati per tradurli correttamente.

Questi genitori, quando il loro bambino esprime verbalmente in modo chiaro il bisogno, la sofferenza ed il malessere, comprendono il messaggio e vi si adeguano. Portano il bambino dal medico, evitano di dare cibi non adatti o somministrano i farmaci pi? opportuni, ma se il bambino piange e si dispera senza per? riuscire a comunicare il suo problema in modo esplicito, non riescono a comprendere il messaggio o lo interpretano in modo errato: “Questo bambino ? capriccioso, viziato; vuole focalizzare l’attenzione sempre su di s?; ci vuole fare disperare; ci vuole punire perch? non l’abbiamo accontentato nei suoi capricci; ? un monello.” I genitori che presentano questi problemi riescono spesso a fare mille ipotesi ma non sono in grado di scegliere quella corretta.

Le cause di questa difficolt? nella comprensione dei messaggi possono essere fatte risalire a difficolt? congenite; il pi? spesso, per?, questo handicap nasce dalla presenza di un afflusso massiccio di messaggi disturbanti. Una buona comprensione necessita di un sufficiente tempo per la pausa e per la riflessione. Cosa molto difficile da ottenere quando nella mente i pensieri e le emozioni vorticosamente si rincorrono, si incrociano, a causa dell’ansia o dello stress nati a sua volta dai tanti impegni ai quali i genitori non riescono a fare fronte con serenit? ed equilibrio.

In altri casi il problema ? dovuto a difficolt? ad utilizzare una chiave corretta di lettura. Nelle comunicazioni criptate, utilizzate dalle spie, sia in tempo di pace sia in tempo di guerra, se il nemico non ha i codici appropriati non riesce a comprendere i messaggi.

In questo caso ? come se questi genitori non fossero in possesso, per vari motivi, dei codici corretti. A volte la mancanza ? gi? nel patrimonio genetico. Altre volte la causa va ricercata in un deficit educativo. E’ quello che succede oggi, nelle moderne societ? occidentali, nelle donne di nuova generazione nelle quali, non viene educato e adeguatamente valorizzato ed esaltato l’istinto materno, caratteristico dell’essere femminile. In queste societ?, giacch? non viene accettato il tradizionale ruolo femminile, non vengono trasmesse o vengono perdute le specifiche peculiarit? istintive fatte di intuizione e immediato contatto con l’animo degli altri esseri umani, specie se bambini. Queste peculiarit?, indispensabili per un corretto e sano rapporto educativo e di cura, sono sminuite o sovvertite da un’educazione che da molti anni esalta le qualit? tecniche o quelle manageriali e professionali. Tale difficolt? si aggrava anche per la mancanza di un lungo e corretto tirocinio da effettuare con i fratelli pi? piccoli, e dall’assenza di un valido, continuo ed efficiente tutoraggio materno. La difficolt? di utilizzare le chiavi di lettura corrette pu? essere causata, inoltre, dalla presenza di chiari disturbi psichici. L’ansia, la depressione, l’irrequietezza interiore provocano, come un rumore assordante a livello mentale, impedendo il sereno ed attento esame della realt?. In tutti questi casi vi potr? essere una pi? o meno grave difficolt? nella comprensione dei messaggi.

 

Buone capacit? nel dare risposte coerenti, stabili, complete e soddisfacenti.

Non basta ascoltare un messaggio, non basta interpretarlo correttamente, bisogna anche riuscire a dare delle risposte stabili, coerenti, complete e soddisfacenti.

 

Dare risposte coerenti significa fare in modo che le azioni successive siano coerentemente collegate al messaggio: “Capisco che il mio bambino ha freddo e gli metto il cappottino.” Risposta coerente. Al contrario: “Capisco che il bambino sente freddo e gli tolgo anche la maglietta.” Risposta incoerente.

 

Le risposte incoerenti possono nascere da presupposti errati o eccessivi: “Io penso (erroneamente) che ? giusto che egli si abitui al freddo in quanto questo lo far? diventare pi? forte e robusto e quindi gli tolgo anche la maglietta.” Oppure: “I cappotti non devono mai essere messi ai bambini perch? li impacciano.”

 

Questo tipo di risposte incoerenti ? proprio degli uomini che vorrebbero per i propri figli il massimo dei comportamenti spartani.

 

Le risposte incoerenti possono essere causate anche da un parallelismo non corretto: “Io sento caldo, quindi anche il mio bambino deve avvertire caldo.” Questo vedere la realt? con i propri occhi e con il proprio sentire e non con i sensi degli altri, fa accettare con difficolt? altri modi di essere ed altri vissuti, pertanto il comportamento del bambino viene visto in modo difforme dalla realt?.

 

A volte la risposta non ? coerente con la richiesta in quanto non si ha n? la forza, n? la voglia di soddisfarla: “Capisco ci? di cui lui ha bisogno, ad esempio del cappottino, ma non glielo posso dare, perch? dovrei prenderlo a casa ma ho fretta, non ho tempo, non ho n? la serenit?, n? la pazienza, n? la capacit? di sacrificio necessaria.” In questo caso la risposta errata nasce da una richiesta avvertita come eccessiva da parte di un Io immaturo, pigro o disturbato. “Io sono stanco, non ho voglia di prendere il cappottino,” pertanto mi convinco e cerco di convincere lui che il cappottino non serva.

 

“Nel mondo economico”, dice Bill Gates, “? fondamentale ascoltare i clienti e accogliere le loro brutte notizie come un’opportunit? per trasformare i propri errori nei miglioramenti concreti che essi desiderano.”[1] Purtroppo, molto spesso non si fa lo stesso nel mondo affettivo. Pochi di noi sono disposti a chiedere ai propri “clienti”: marito, moglie, figli, familiari, amici, se sono o no soddisfatti del nostro comportamento e dove stiamo sbagliando, per poter correggere gli errori fatti. Preferiamo, al contrario, trovare mille giustificazioni alle nostre deficienze.

 

D’altronde, buona parte di queste giustificazioni ce la fornisce il mondo dell’economia e dei servizi, proprio per evitare di pensare troppo e di correggerci. Se un bambino piange perch? insoddisfatto delle nostre attenzioni e della nostra presenza distratta da una trasmissione televisiva interessante, il mondo economico ci dir? che, molto probabilmente, questo pianto o lamento ? dovuto ad un problema digestivo o ai dentini che stanno nascendo e irritano le gengive; pertanto la nostra risposta pu? essere molto rapida e sbrigativa magari col dargli soltanto un digestivo o un nuovo tipo di ciuccio che gli massaggi le gengive. Questi interventi ci fanno sentire la coscienza a posto anche se il bambino continua a piangere insoddisfatto.

 

Se il bambino strilla, vomita o si rifiuta di alzarsi tutti i giorni per andare all’asilo nido o alla scuola materna, ? perch? non si ? ancora abituato al nuovo ambiente e quindi non bisogna recedere ma insistere nel proprio comportamento, senza approfondire le cause del suo malessere. Se una moglie ? triste e depressa, ? perch? le donne ne hanno sempre una e non si accontentano mai. Se lo stesso succede ad un marito, la moglie si difender? dicendo che gli uomini non hanno capito che i tempi sono cambiati e che devono adattarsi al nuovo modo di vivere. Se poi ? il vecchio padre che lamenta che i figli non vengono mai a trovarlo, ? facile che questi figli gli tengano anche il muso perch? lui “non capisce” il nuovo stile di vita che porta i giovani ad avere una miriade di impegni improrogabili che impediscono di occuparsi troppo dei genitori.

 

Se un bambino ? arrivato alla scuola media ma ancora legge e scrive male, sar? sicuramente vittima della dislessia e della disgrafia, mentre vengono ampiamente trascurate molte altre cause, come gli errori nelle tecniche per l’apprendimento della lettura e della scrittura, da parte della scuola, la mancanza di aiuto e di sostegno nelle varie fasi dell’apprendimento, da parte dei genitori, il grave disagio nel quale vive a causa della conflittualit? in famiglia.

 

Per quanto riguarda la stabilit? nei comportamenti, ci? significa continuare ad avere, nel tempo, lo stesso tipo di comportamento: “Capisco che il mio bambino ha questa necessit?, gli metto sia oggi che domani quello che lui mi ha chiesto, quello di cui lui ha bisogno, senza che me lo richieda ogni volta. Non lo vesto un giorno con il cappotto ed il giorno successivo con la maglietta.”

 

I comportamenti instabili spesso nascono da un Io insicuro che non sa vedere correttamente ed in modo chiaro la realt?, ma soprattutto non sa prendere delle decisioni durature nel tempo: “Faccio bene o faccio male?” “Devo ascoltare il mio istinto o la mia ragione?” “Quello che dicono i medici o quello che mi suggerisce mia madre?” “Quello che dice mio marito o la vicina di casa? Devo fare ci? che ? giusto o ci? che pi? mi aggrada?” L’indecisione pu? portare ad un blocco dell’azione stessa o ad azioni imprevedibili e mutevoli, spesso in contrasto l’una con l’altra.

 

Si ? constatato che nelle famiglie dove sono presenti entrambi i genitori che si relazionano in maniera armonica, i bambini hanno un maggior numero di risposte coerenti ed adatte ai loro bisogni, mentre quando i genitori sono in disaccordo tra loro o ? presente un solo genitore, il numero delle risposte incoerenti aumenta sensibilmente.

 

Quando a guidare una famiglia ? solo una madre (famiglia madrecentrica) a parte le condizioni economiche pi? ristrette o precarie, ? frequente il senso di solitudine, l’insicurezza, la paura di non farcela, di non riuscire. La paura di non saper bene educare il figlio e quindi il senso di colpa. E poi il sospetto di trasmettergli questa insicurezza e queste ansie, tanto da impedirgli di raggiungere un sano equilibrio. Vi ? inoltre il rischio di un rapporto simbiotico con il figlio o con la figlia che possono assumere di volta in volta il ruolo di amici e amiche o sostituire l’amore per un uomo. Questi rapporti simbiotici rischiano di limitare nel figlio la crescita affettiva e sociale. La madre single si chiede se davvero ? in grado di dare al figlio tutto ci? che gli serve. Pesa eccessivamente ogni decisione, avendo continuamente paura di sbagliare, tende ad oscillare tra atteggiamenti permissivi e autoritari senza mai trovare un equilibrio stabile, una linea di condotta coerente. [2]

 

Ma anche il padre single ( famiglia padrecentrica) ha i suoi problemi. L’uomo non essendo geneticamente predisposto per le cure pi? personali fa fatica, nel vivere quotidianamente con i propri figli, ad assumere un rapporto flessibile, caldo, delicato ed accogliente. Egli tende ad irreggimentare la famiglia con una serie di regole e norme che rendono soffocante e rigida la relazione con i figli. Giacch? con difficolt? egli vede e sente le sfumature emotive nei dialoghi e nelle situazioni ? pi? propenso a dare risposte immediate ai problemi, piuttosto che a far rivivere e far sedimentare le emozioni.

 

Lo stesso avviene nelle famiglie nelle quali i genitori sono presi dalla fretta o da mille impegni.

 

In questi ed in molti altri casi il bambino, in realt?, si ritrova a relazionarsi con persone che, per immaturit?, per una non corretta o carente educazione al ruolo genitoriale, per problematiche psicologiche, sociali o relazionali, o per un non corretto appoggio e sostegno esterno, non sono in grado di dare ci? di cui lui ha bisogno.

 

Una delle cause pi? frequenti, che porta a risposte non corrette o incoerenti ? spesso l’ansia. Se il genitore ? divorato dall’ansia o dallo stress comincia a dare delle risposte corrette e coerenti ma poi, non avendo sufficiente e stabile energia psichica per proseguire nel suo impegno, tralascia i bisogni del bambino offrendo a lui risposte incoerenti o non corrette. Tutto ci? porta ad una deprivazione del soddisfacimento dei bisogni, che pu? essere pi? o meno grave, pi? o meno duratura.

 

A volte vi ? difficolt? a dare delle risposte complete e soddisfacenti. Le risposte ci sono, sono coerenti, ma sono insufficienti. Pertanto i bisogni del bambino vengono soddisfatti, ma solo in parte. Questi genitori sono come dei poveri ai quali si chiede troppo. Essi sono consapevoli della richiesta e dei bisogni del figlio ma non hanno capacit? sufficienti per rispondervi adeguatamente. E’ una situazione oggi molto frequente. La societ? dei consumi spinge molti genitori ad attivarsi in modo eccessivo nel lavoro per avere il denaro atto a soddisfare dei bisogni, richieste ed esigenze sempre maggiori, il pi? delle volte assolutamente superflui, ma che sono proposti da parte della pubblicit? come bisogni essenziali. Pertanto, anche se ? presente una buona consapevolezza delle necessit? affettive dei figli, queste non possono essere adeguatamente saziate in quanto si ha la necessit? di soddisfare altri bisogni che erroneamente vengono giudicati come bisogni primari.

 

A questo proposito, mi viene in mente la conversazione tra un padre bancario ed un altro genitore sindacalista. Il primo confessava che il suo stipendio non gli permetteva di soddisfare alcuni bisogni che lui riteneva importanti, come scarpe, magliette e zaini firmati che tutti i bambini avevano ma che non si poteva permettere di comprare ai suoi figlioletti. Pertanto, temendo che questa privazione li potesse traumatizzare e far sentire inferiori agli altri, cercava disperatamente, con l’aiuto dell’amico sindacalista, un secondo lavoro per il sabato e la domenica. In tal modo si sarebbe sentito un buon padre e si sarebbe messo in pace la coscienza.

 

L’aspetto tragico di questo modo di sentire il lavoro e il soddisfacimento dei bisogni della famiglia ? che il povero bancario era disposto a sacrificare gli unici due giorni di riposo e di possibile sereno dialogo con i figli e con la moglie, per comprare gli zaini ed i vestiti firmati per i propri figli; l’aspetto comico ? che i dirigenti di quella banca che avevano convinto questo padre a mettere in primo piano come beni essenziali vestiti e zaini firmati erano gli stessi che fra qualche mese si sarebbero lamentati del calo della produttivit? del povero impiegato costretto a lavorare sette giorni su sette, ed erano forse gli stessi che gi? borbottavano di non trovare pi? nei giovani nuovi assunti quella maturit?, quell’educazione e quella seriet? e serenit? che c’era nei giovani dei buoni tempi andati.

 

Quando i genitori hanno problemi nella comunicazione o non danno risposte coerenti, le conseguenze sono notevolmente gravi. Il bambino avverte che ? inutile parlare o comunicare se non si ? ascoltati; che non ? utile comunicare quando le proprie richieste non sono esaudite;[3] che ? dannoso comunicare se la comunicazione ha sugli altri dei risvolti negativi. Ad esempio, se fa aumentare la loro ansia o se li porta a scontrarsi.

 

Il bambino impara a non fidarsi delle possibilit? insite nella comunicazione. Impara a non fidarsi dei genitori, ma anche degli adulti e poi degli esseri umani in generale. Quando persistono gravi difetti nella comunicazione la sfiducia verso gli altri pu? ampliarsi a tutta la realt? esterna e, conseguentemente, si pu? instaurare una chiusura (autismo) verso il mondo reale. Il bambino in questi casi rimane solo e prigioniero delle sue fantasie ed elaborazioni mentali.[4]

 

 

 

Anche il padre deve possedere buone capacit? nella comunicazione verbale e non. Ma le differenze sono sostanziali. Mentre la comunicazione materna[5] ha lo scopo di accogliere, confortare, dialogare, coccolare, dar sfogo e lenire le sofferenze, la comunicazione paterna ? pi? indirizzata alla conquista, all’azione, alla scoperta, all’impegno. Se la prima consola, quella paterna stimola ed indirizza, provoca, attiva al massimo le capacit? del figlio indirizzandole e finalizzandole all’azione. Se la comunicazione materna lancia segnali di prudenza, quella paterna lancia segnali di coraggio, che spingono il bambino ad osare, senza per? mai oltrepassare i limiti imposti dalla prudenza e dal buon senso. Se la comunicazione materna ? consolatoria, quella paterna ? pi? attivante e sferzante.

 

Se la comunicazione materna insegna a comprendere i bisogni individuali e quelli del ristretto gruppo di appartenenza familiare, quella paterna insegna a comprendere i bisogni della societ? pi? ampia di cui si fa parte, fino ad arrivare ai bisogni dell’umanit? in senso lato.

 

Se la comunicazione materna mette in primo piano il cuore ed i sentimenti, quella paterna mette in primo piano la ragione. Se la comunicazione materna ha lo scopo di sviluppare e confortare l’Io del bambino, quella paterna ha lo scopo di dare slancio, forza, determinazione, coraggio, sicurezza a questo Io.

 

E’ per questo motivo che la comunicazione paterna ? pi? razionale, stringata, lineare, diretta, priva di fronzoli, priva di inutili aggettivi, pi? tagliente e apparentemente pi? fredda.

 

Anche la comunicazione paterna serve a sviluppare buone capacit? di ascolto per rispondere esattamente ai bisogni degli altri, per evitare di chiedere troppo, di far osare troppo, per amalgamare i bisogni del cuore con quelli della ragione.

 

Per quanto riguarda la stabilit? nei comportamenti e la coerenza delle risposte, queste qualit? dovrebbero essere maggiori nella comunicazione paterna rispetto a quella materna, la quale pu? permettersi di essere pi? flessibile, volubile e legata alle mode del momento.

 

 Buon equilibrio.

 

Avere dei genitori che possiedano un buon equilibrio non significa avere dei genitori psicologicamente perfetti, maturi e saggi, senza alcun disagio o problema psicologico. La razza umana si ? evoluta e ha raggiunto dei progressi mirabili pur avendo molti limiti.

 

Fin dal suo primo esordio nel paradiso terrestre sia la madre di tutti noi (Eva), che il rappresentante del sesso forte (Adamo), non hanno proprio manifestato n? saggezza, n? equilibrio, n? coerenza davanti al buon Dio!

 

Ma anche successivamente la storia ? piena di stragi, guerre e lotte intestine nelle quali il buon senso, la saggezza e l’equilibrio, sembravano scomparsi dalla mente umana.

 

Un buon equilibrio psichico significa possedere una realt? interiore non particolarmente disturbata. Significa avere un Io normalmente e armonicamente formato e sviluppato, che non sia preda di gravi conflitti interiori non risolti.

 

Un Io armonicamente sviluppato non ? in preda all’ansia; si relaziona con serenit?, facilmente e bene con se stesso e con gli altri; sa osservare la realt? con obiettivit?; riesce a mantenere buone capacit? di giudizio e di critica anche nelle situazioni difficili.

 

Un Io ansioso, depresso, confuso, ? come una persona nella tempesta o su una zattera in preda alle rapide vorticose di un fiume. Anche se non riesce a capire il motivo della sua ansia, vive molti momenti della sua vita con apprensione e angoscia. Ha difficolt? a vedere la realt? con serenit? ed obiettivit?; le sue azioni sono spesso dettate dall’impulso del momento, piuttosto che da una razionale analisi dei fatti.

 

Ci? comporta frequenti e facili errori. Basta un nonnulla affinch? queste persone si irritino o si crei in loro apprensione, inquietudine, insicurezza, aggressivit?, che con facilit? trasmettono all’altro coniuge e ai figli.

 

Una madre, con un bambino affetto da autismo, confessava di essere la migliore cliente del pronto soccorso in quanto, per eventi che lei giudicava importanti, ma che obiettivamente non lo erano, quasi due – tre volte la settimana era nella sala d’attesa dell’ospedale per far controllare il figlio per problemi che solo la sua ansia patologica le faceva giudicare particolarmente gravi e importanti. Un colpo di tosse, un aumento della temperatura, un suo aspetto “strano”, bastavano per farla correre in ospedale.

 

L’ansia altera i comportamenti, impedisce o rende incoerenti le decisioni. Crea attorno a s?, nella casa e nei figli, un clima di allarme ingiustificato che innesca un circolo vizioso: ansia > malessere e ansia nel bambino > accentuazione dei disturbi su base ansiosa nel figlio > accentuazione della situazione di allarme nei genitori…

 

Nel caso che abbiamo riferito le immotivate paure creavano ansia incontrollata, alla quale il bambino reagiva con angoscia, fuga dalla realt?, sintomi di tipo psicotico e psicosomatico. Questi ultimi non facevano che aumentare l’ansia della donna, con conseguente richiesta di nuovi interventi medici i quali, a loro volta, traumatizzavano ulteriormente il bambino, causando un aggravamento della sua situazione fisica, ma soprattutto psichica.

 

In definitiva l’ansia non solo crea problemi dove non esistono, ma rende difficile anche affrontarli e risolverli correttamente e coerentemente.

 

Altrettanto problematica ? la vita con quei soggetti che focalizzano le loro paure in uno o pi? oggetti appunto chiamati “fobici”. Gli oggetti fobici possono essere numerosissimi e possono cambiare con il passare degli anni. Gli insetti, i roditori, l’ascensore, gli spazi aperti, gli spazi chiusi, gli aerei, lo sporco, la scarsa presenza di persone o la loro eccessiva presenza, la sessualit? ecc., possono causare un’ansia notevole, che limita la vita di queste persone e quella di chi li circonda.

 

Qualche anno fa venne alla nostra osservazione un bambino il quale aveva la strana abitudine di dormire nel balcone di casa sua. Questa decisione era la conseguenza di una intensa fobia per i ladri: ”Io ho terrore dei ladri, pertanto ? meglio dormire nel balcone in modo tale che, se dei malintenzionati dovessero entrare in casa, posso sempre fuggire dal balcone in strada e chiedere aiuto.” Ma la cosa non ? affatto strana se si pensa che anche la madre del bambino non era esente da paure. Questa confess? che anche lei aveva la stessa paura dei ladri, tanto che, tutte le sere, prima di andare a letto, aveva l’abitudine di guardare dentro gli armadi e sotto i letti per accertarsi che qualche malintenzionato non vi si nascondesse.

 

Le ansie, sia che abbiano un oggetto fobico o no, si trasmettono non solo per quella parte di ereditariet? sempre presente anche nei disturbi psicologici, ma soprattutto per il clima angoscioso e limitante che questi comportamenti creano nei minori.

 

Diverso anche se altrettanto grave ? il discorso sulla depressione.

 

Se nella forma depressiva grave non si ha neanche la forza di chiedere aiuto, mentre si ha la sensazione di andare sempre di pi? verso il precipizio, anche quando questa patologia non si manifesta in modo grave, essa ? capace di limitare notevolmente le possibilit? relazionali, sia nei confronti del coniuge che dei figli.

 

Giacch? la realt? interiore ed esterna viene avvertita in modo notevolmente alterato, il mondo del depresso ? colorato a tinte fosche. Le ombre sono notevolmente pi? diffuse e ampie delle luci. Il pessimismo e la tristezza non riescono a far godere neanche gli eventi pi? lieti e deformano in modo sgradevole ogni realt? anche la pi? piacevole. L’apatia e l’astenia impediscono o rendono estremamente gravoso anche il minimo impegno. I sensi di colpa e d’indegnit? lacerano l’anima di chi li prova. Pertanto questi pazienti avvertono la vita, gli altri, se stessi, il mondo, con nero pessimismo, chiusura e tristezza.

 

Com’? facile comprendere, questi genitori, immersi nel lutto e nella tristezza, non riescono a dare ai figli quella gioia, quell’apertura al mondo e agli altri indispensabile in ogni momento della vita ma soprattutto nella fase evolutiva. D’altra parte anche per il partner, stare accanto a una persona che vive ogni momento della sua giornata senza speranza, senza piacere, senza gioia, senza desideri, ? estremamente doloroso.

 

Se, a volte, gli eventi depressivi hanno una causa nelle situazioni difficili, traumatiche o sgradevoli e luttuose della vita, altre volte queste patologie sono provocate dalle variazioni ormonali, dall’et? o da altre condizioni organiche e genetiche. In tutti i casi per?, se queste sintomatologie sono frequenti o perdurano nel tempo, le conseguenze negative sullo sviluppo psicologico dei minori sono rilevanti.

 

Quando Maria si present? a noi per parlare del figlio Giovanni ci colp? il medaglione dorato che aveva al collo. Nel centro di quel medaglione spiccava la foto a colori di un bel giovane sorridente. Quel sorriso contrastava nettamente con il volto scavato e triste di quella donna dai lineamenti fini ma che sembrava prematuramente ingrigita e invecchiata. Ci parl? di Giovanni, il figlio pi? piccolo, delle sue paure e fobie: della scuola, dei rumori, dei pagliacci, della morte della madre. Paure e fobie che limitavano notevolmente la sua vita sociale e scolastica, tanto che da mesi rifiutava di andare a scuola. Quando le chiedemmo del medaglione, parlando del figlio perduto in giovane et?, uno dei tanti giovani morti per incidente stradale, non riusc? a trattenere le lagrime. Ci parl? di come la sua vita, da quel giorno, fosse radicalmente cambiata: non pi? sorrisi, non pi? gioia, non pi? feste. Quell’evento l’aveva fatta rintanare nella casa, dalla quale non usciva se non per effettuare la spesa nei negozi vicini. Giovanni, nato dopo quell’evento e che portava lo stesso nome del figlio morto, era il frutto dei consigli dei familiari ma anche di alcuni medici che, vedendola in quello stato pietoso, le avevano suggerito di combattere la morte, e la conseguente depressione, regalandosi una nuova vita. Ma questa istintiva terapia non era servita a nulla e la donna da anni aveva rinunciato a combattere contro il lutto e la depressione che, con le sue ali nere, aveva coinvolto in maniera massiccia Giovanni fin dalla nascita.

 

Se si tiene presente che in prevalenza sono le donne che soffrono di depressione e se ? vero che le cause della depressione reattiva nelle donne sono da ricercarsi soprattutto nei problemi legati all’ambito familiare e affettivo: solitudine, delusioni amorose, tradimenti, abbandoni, non vi ? dubbio allora che la tanto sbandierata libert? sessuale rappresenta, in definitiva, un pesante fardello proprio per il sesso femminile.

 

Un altro tipo di patologia ? rappresentato dalle sindromi di tipo ossessivo – compulsivo. Le persone affette da tali problematiche, per diminuire la loro ansia angosciante si sentono “costrette” a compiere ripetutamente, a volte fino allo sfinimento, una o pi? azioni fisiche o mentali, i “rituali ossessivi”. La vita di questi soggetti ? notevolmente limitata da queste operazioni che devono effettuare, in quanto questi rituali, nel tempo, si fanno sempre pi? complessi, elaborati e lunghi.

 

La paura dello sporco li pu? portare, ad esempio, a lavarsi le mani continuamente, a sterilizzare la casa con una miriade di detersivi. La paura di disgrazie li pu? spingere a ripetere determinate formule mentali, o gesti scaramantici. Il non sopportare il minimo disordine, li costringe a sistemare con pignoleria ogni oggetto della casa, mentre non sopportano che altri possano spostare quanto da loro ordinato.

 

Non ? difficile immaginare quanto sia penosa la vita di un minore affidato alle cure di questi genitori. Il bambino inevitabilmente sar? afflitto da continui rimbrotti per aver toccato, sporcato o spostato gli oggetti, oppure per aver eseguito o no determinate azioni. “Togliti i vestiti, lavati le mani, mettiti composto, non sporcare, non disordinare”, sono le continue rimostranze che questi bambini devono subire. Cos? come questi genitori si trovano in una situazione di costrizione interna da cui non riescono ad evadere, se non per brevi momenti, essi fanno altrettanto nei confronti dei figli, i quali sono costretti a vivere legati da mille divieti o obblighi in un clima di continue frustrazioni.

 

Altre volte i conflitti interiori si evidenziano mediante atteggiamenti irritanti, scontrosi o chiaramente aggressivi, che non tengono in alcun conto la sensibilit? di chi vive vicino a queste persone. Le aggressioni sono il pi? delle volte verbali nelle donne, mentre nei maschi possono sfociare anche in violenze di tipo fisico, ma il risultato non cambia di molto in quanto, in ogni caso, a chi sta attorno a loro vengono imposte continue umiliazioni e sofferenze.

 

 

 

Per comprendere le conseguenze dei vissuti psicologici, bisogna tener presente che i sentimenti, sia positivi che negativi, tendono a generalizzarsi, ampliarsi ed allargarsi, sia nello spazio che nel tempo. Cos? come un sentimento di gioia, di amore o di fiducia si allarga ed espande anche a persone sconosciute, un sentimento di tristezza e di poca attenzione o di ansia, porta al risentimento e all’aggressivit? verso tutto e tutti. Lo stesso avviene per quanto riguarda il tempo. Se oggi, la mia fiducia negli altri ? stata ben accetta, riconosciuta e ricompensata ? facile che lo stesso avverr? domani e domani ancora. Al contrario, se i miei comportamenti sono stati frustrati e mi hanno portato disillusione e sofferenza, mi aspetto che la stessa cosa avvenga anche nel futuro.

 

Un buon equilibrio psichico ? fondamentale in entrambi i genitori ma, se la donna pu? senza alcun problema per la prole avere una vita emotiva intensa e varia anche se non patologica, lo stesso non si pu? dire per l’uomo. Questi deve avere un’emotivit? pi? controllata e stabile, sia per poter svolgere correttamente il suo ruolo di guida uniforme e lineare, sia per permettere alla sua compagna di vivere con i figli un rapporto affettivo pi? tenero, delicato e coinvolgente, cosa che non sarebbe possibile se anche l’uomo avesse e vivesse con la stessa emotivit? realt? ed avvenimenti.

 

Atteggiamento altruistico e generoso.

 

 Una qualit? che non pu? mancare nelle persone che vogliono costruire una famiglia, e quindi nei genitori, ? una propensione all’altruismo e alla generosit?. Impegnare buona parte del proprio tempo e delle proprie energie nell’ascoltare, allevare, curare, assistere, aiutare e sostenere dei figli, presuppone grande disponibilit? al dono di s? in favore di un altro.

 

Il darsi per l’altro comporta sacrifici e rinunce del proprio tempo, delle proprie personali aspirazioni e desideri. Queste rinunce potranno essere attuate facilmente solo se sono vissute con piacere e gioia, mentre al contrario, difficilmente ci? che viene avvertito come una sofferenza e perdita del s?, pu? essere offerto ad un altro.

 

Presupposti di una personalit? generosa e altruista sono la maturit? e serenit? interiore. Il bambino tende a chiedere e a ricevere pi? che a dare, solo l’adulto maturo e sereno si sente pienamente gratificato e felice nel dare. Solo l’adulto maturo riesce a vivere con gioia il dono anche in situazioni molto difficili che, agli occhi delle persone egocentriche ed individualiste, sono viste come grandi, impossibili sacrifici. Altro presupposto di una personalit? generosa e altruista ? l’avere ricevuto, a loro volta, molto dai propri genitori. L’essere ricco di affetti prepara al dare. Chi ha ricevuto poco o male dal mondo affettivo difficilmente potr? dimostrarsi generoso nei confronti degli altri.

 

Le gravi carenze presenti nel mondo affettivo si ripercuoteranno inevitabilmente nelle generazioni successive creando una valanga di atteggiamenti negativi e sterili nei confronti della vita e dell’amore.

 

Ma vi ? anche un’altra condizione che prepara all’altruismo ed al dono di s? ed ? lo stile educativo. Vi ? uno stile educativo che premia e gratifica il potere, l’efficienza, le capacit? culturali ed intellettive, la grinta nell’affrontare gli altri e la vita, e vi ? un o stile educativo che premia e gratifica le capacit? di aprirsi agli altri e di donare, sopportare, accettare. Vi ? uno stile educativo consumistico che spinge a chiedere per s? sempre di pi? e vi ? uno stile educativo che insegna ad accontentarsi ed essere felici anche del poco. Vi ? uno stile educativo che tende a gonfiare oltre misura il proprio Io, e vi ? uno stile educativo che tende a valorizzare l’Io degli altri.

 

In una societ? nella quale predominano i valori del mondo economico vi ? poco spazio per l’altruismo e per la generosit?.

 

Per Fiorentino, nelle moderne civilt? occidentali “In primo piano vi ? quello che ognuno guadagna, la gratificazione del s?, i danni e i fastidi che un bambino pu? dare. Il baricentro si ? spostato sulla gratificazione e sulla conservazione, anzich? in avanti, in rapporto ad un progetto di vita impegnato, personale o di coppia. L’atteggiamento consumistico ? maggiore di quello di investimento in avanti, di rischio fiducioso. Le forze che governano ci? che si fa sono prevalentemente autocentrate, spesso difensive, anzich? di dono a lungo respiro.”[6] Quando i giovani vanno incontro l’uno verso l’altro con le valigie vuote, le carenze affettive dell’infanzia e della giovinezza si ripercuotono con effetti disastrosi sul legame di coppia e familiare.

 

Buone capacit? educative e di cura.

 

La cura non ? un’emozione, non ? un sentimento. Di questa parola si parla pochissimo, anzi oggi ? quasi sconosciuta insieme all’altra parola negletta: “sacrificio”, tranne che nelle corsie dell’ospedale o negli ambulatori medici.

La cura ? un impegno, ? un lavoro, ? un’attivit? rivolta verso l’altro.

 

Pu? comportare, anzi comporta sicuramente fatica e limitazioni notevoli, ma anche intensa gioia, piacere e gratificazione. Presuppone disponibilit? e dedizione verso gli altri. Richiede costanza, continuit? e pazienza.

 

Quest’argomento mi riporta alla mente alcune scene alle quali da bambino assistevo quasi giornalmente.

 

 

 

All’imbrunire, che era anche l’ora del nostro ritorno a casa, dopo aver scorrazzato per vie e cortili, improvvisamente iniziava la processione dei carri. Prima quelli piccoli, tirati dai cavalli, poi quelli pi? lenti ma grandi, con le loro alte ruote, che un po’ ci spaventavano, tirati da una pariglia di buoi e, sopra i carri, una montagna di fili d’erba e, sopra o accanto alla montagna verde, gli uomini, con i cappelli di paglia sotto i quali si intravedevano i volti stanchi, avvampati dal sole e dalla calura estiva. Carri da cui rubare con perizia e astuzia i teneri fili d’erba con i quali fare tremule e fragili zampogne dal buon sapore d’erba e di campagna. Carri sotto cui appendersi per dimostrare coraggio, bravura e agilit?. Carri da odorare per avvertire il profumo dei prati e dell’erba appena tagliata.

 

Questa processione di carri saliva snodandosi, dapprima ben ordinata, nelle strade che portavano al paese e poi, come ad un cenno, si apriva e disordinatamente si sparpagliava tra le vie e i cortili che sembravano inghiottire in un attimo buoi, cavalli, carri, erba e cavalieri.

 

Anche noi bambini seguivamo la sorte dei carri. Come ad un cenno il gruppo compatto, numeroso e vociante che li aveva accolti all’entrata del paese, si divideva in tanti rivoletti che correvano dietro il carro del padre, del nonno o dello zio per poi scomparire nelle piccole case bianche, interessati ad assistere alla seconda parte dello spettacolo serale.

 

Gli animali, liberati dai finimenti, venivano puliti, strigliati e asciugati dal sudore e amorevolmente condotti nelle stalle a riposare, con una pacca sul sedere, che era quasi una carezza, un grazie ed un arrivederci.

Mentre cavalli, buoi e asini, mangiavano esausti una parte della stessa erba che avevano portato, gi? noi correvamo dietro i padri, i nonni e gli zii per pescare, nelle capaci tasche delle giacche, i regali che avevano portato per noi bambini: la prima arancia o mandarino della stagione da odorare prima che assaporare; un uccellino quasi implume da accarezzare nella notte; una preziosa piccola biscia nera con la quale far spaventare l’indomani le bambine pi? paurose.

 

E poi vi era il momento del silenzio. Le donne della casa: madri, moglie e figlie grandi, comparivano come dal nulla per imporci, con il silenzio, la massima compostezza per il nuovo rito che stava per iniziare.

 

Mentre gli uomini sedevano in cerchio nel povero soggiorno con le mattonelle rosse d’argilla, le donne, anche loro come noi in silenzio, dopo aver indossato grandi grembiuli bianchi, entravano nelle cucine come per una cerimonia misteriosa. Da quelle stanze fumose uscivano in fila indiana, dopo un tempo che ci si sembrava lungo, portando nelle mani o sulle braccia, come nella messa si portano i doni all’altare, bacili smaltati, panni bianchi di cotone, asciugamani e per finire grandi brocche dalle quali uscivano volute di fumo bianco.

 

Lentamente si accovacciavano davanti agli uomini e, delicatamente ma con sicurezza, ripetevano gesti fatti mille volte. Scioglievano legacci, slacciavano bottoni, tiravano via giacche, cavavano scarponi, stivali e calze imbrattati di terra nera, fino a far immergere i piedi neri anch’essi di terra, nelle bacinelle piene d’acqua calda. Qualche minuto di attesa e poi gi? a insaponare e lavare quei piedi immobili per la stanchezza e poi a massaggiarli, delicatamente, come cercando di far rivivere un dito dopo l’altro. E dopo i piedi, le mani; e dopo le mani, per finire, il volto. E solo dopo i sorrisi, qualche carezza e un piccolo bacio di sfuggita. E poi le parole, poche parole per comunicare gli avvenimenti della giornata.

 

Anche per noi bambini, solo dopo quel rituale, era concesso di abbracciare i nostri padri, zii e nonni e ricevere da loro le carezze, le parole o i meritati rimproveri.

 

Una scena come questa, che si ripeteva tutte le sere, se fosse stata filmata sarebbe potuta servire a dimostrare, nelle assemblee femministe, la passiva, rassegnata schiavit? delle donne di una volta. Ma ad una condizione: non far vedere il volto di quelle donne che, inginocchiate, lavavano i piedi, le mani ed il viso dei loro uomini. Perch? io li ricordo quei volti come fosse ieri. Erano volti sereni, fieri e austeri, tutt’altro che di schiave. C’era in quei visi la netta consapevolezza ed il bisogno che quel rito andasse fatto e andasse fatto proprio in quel modo. Senza nulla togliere o modificare. Non il silenzio, non l’acqua calda ed il sapone, non le ginocchia piegate per terra, non i panni bianchi per asciugare, non le mani delicate ad accarezzare e massaggiare quei piedi doloranti sporchi di terra.

 

Nulla poteva essere diverso, perch? solo in quel modo poteva e doveva essere dimostrata la gratitudine per quei corpi e per quegli uomini martoriati dal sole, dal sudore e dalla fatica. Nulla di quelle cure poteva essere tolto a quegli uomini sfiniti che, ancora una volta, avevano provveduto al benessere della famiglia lavorando, piegati sulla terra arida, dall’alba al tramonto.

 

 

 

Sempre a proposito di cure, ricordo la rivolta delle donne di famiglia contro una di loro, la zia Nunziata, la quale, nelle cure rivolte al suo marito e uomo, a loro giudizio, esagerava e quindi le metteva in ombra. Verso di lei, le altre donne, provavano una sorta di invidia e gelosia che non mancavano di far notare.

 

Quando ormai, da anni, tutte le donne della nostra famiglia si erano liberate dalla fatica del pane fatto in casa e lo comprovano direttamente dal fornaio, lei era l’unica che ancora si alzava all’alba, si legava attorno ai capelli color del rame un fazzoletto e poi gi? ad impastare chili e chili di farina che lavorava a lungo con molta acqua, lievito naturale ed un filo d’olio, utilizzando i suoi grandi pugni chiusi. Dopodich? accendeva il forno a legna e quando questo era ben caldo vi metteva a cuocere le pagnotte, una accanto all’altra come tante grasse sorelline.

 

Ore di lavoro, pur di far mangiare a suo marito il pane fragrante fatto in casa, che lui preferiva e che aveva sempre mangiato fin da bambino. Ma le attenzioni verso il fortunato marito non finivano qui. Lei era anche l’unica che si scottava le dita per spellare i peperoni appena arrostiti, per farli mangiare ben caldi e conditi con ottimo olio, al suo uomo, perch? cos? lui li preferiva: sottili, caldi e immersi nell’olio d’oliva.

 

Ed era solo lei che a pranzo e a cena, dopo aver ringraziato il Signore con una breve preghiera, mangiava insieme allo sposo in un’unica grande scodella, perch? aveva scoperto anche questo modo, per dimostrare il suo legame ed il suo amore.

 

 

 

Quali tipi di cura conosciamo?

 

Vi sono delle cure di tipo materialeche possono ad esempio riguardare tutte le attenzioni che un marito o una moglie pu? avere nei confronti del coniuge e dei figli. Nell’era preindustriale, da parte dell’uomo, queste cure erano tese a proteggere e tutelare la salute fisica della donna e della prole, ed era pertanto un prendersi carico del benessere di tutta la famiglia. L’uomo con il suo lavoro costruiva la casa dove abitare, procurava il cibo, l’acqua e gli strumenti necessari per il lavoro, si attivava nei trasporti e nei commerci, si impegnava nella ricerca dei luoghi e delle strategie necessarie per garantire il massimo della sicurezza e dell’accoglienza, costruendo le opportune difese o direttamente offrendo la propria vita contro i nemici in battaglia.

 

A sua volta la donna offriva le sue cure provvedendo a rendere ogni angolo della casa accogliente, pulito e ordinato; preparava i cibi; utilizzava con maestria e arte le sue dita per filare la lana e tessere le stoffe, indispensabili per gli indumenti e gli arredi; si impegnava nella pulizia non solo del proprio corpo ma anche di quello del proprio uomo e dei propri figli.

 

A queste cure aggiungeva le sue attenzioni per sanare o contrastare le malattie e le infezioni con i rimedi che la scienza medica dell’epoca o la tradizione popolare metteva a disposizione.

 

Vi sono poi delle cure di tipo affettivo-relazionale.

 

 

 

Queste cure, utilizzando il dialogo, la presenza, l’ascolto, le coccole, le tenerezze, la sessualit?, mirano a soddisfare le pi? profonde ed intime necessit? psicologiche, stimolando anche la crescita affettiva. Nel mentre viene sviluppato un caldo ed intenso legame con l’altro, si mira a renderlo pi? sicuro, forte, sereno, in modo tale da allontanare o diminuire ansia, depressione, tensione, stress, turbamento.

 

Accanto alle cure di tipo materiale e affettivo vi sono quelle di tipo sociale. A queste cure dovrebbe dedicarsi ed impegnarsi soprattutto il padre. Questi ha il dovere di accompagnare e guidare il bambino nella conoscenza e nell’integrazione con il pi? vasto mondo sociale e politico. Sempre il padre, mediante l’impegno educativo stimola, sostiene e sviluppa la volont?, la determinazione, il coraggio e la lealt? dei figli e poi, con una serie di interventi rivolti a collegare i minori alla realt? esterna alla famiglia, egli li aiuta, prima a scoprire e poi ad inserirsi nella vita sociale e politica della citt? e della nazione.

 

Dando ai suoi figli sicurezza e offrendo loro le istanze morali fondamentali per la formazione di una coscienza etico – sociale il padre riesce a mediare con la societ?, per la famiglia, e soprattutto per i figli, il migliore rapporto possibile. Inoltre egli si adopera affinch? vi sia un buon equilibrio tra mondo del lavoro, dell’economia e dei servizi e mondo affettivo relazionale, in modo tale che nessuna delle due realt? ne abbia a soffrire.

 

Quando, per qualunque motivo non c’? un padre, le conseguenze per i figli sono spesso gravi e numerose. Aumentano i rischi di atteggiamenti delinquenziali, si hanno maggiori problemi nell’apprendimento e nell’inserimento nel mondo del lavoro, maggiori difficolt? di integrazione, minore equilibrio psicofisico.

 

Vi sono delle cure di tipo spirituale e morale.

 

Questo tipo di attenzioni, altrettanto importanti, aiutano le nuove generazioni a scoprire nel proprio cuore e nel mondo, i valori etici e morali delle proprie azioni, ma anche la presenza divina che sottost? a questi valori.

 

E’ bene per? tener presente che molto spesso anche le cure materiali hanno dei risvolti affettivi. Come quelle affettive, relazionali e spirituali hanno dei risvolti materiali. La pulizia, le cure mediche, l’assistenza nelle malattie, la prevenzione dei disturbi organici e dei disordini alimentari hanno dei notevoli risvolti affettivi.

 

Un letto pulito non ? soltanto un letto igienicamente perfetto. In un letto pulito ? piacevole lasciarsi andare al sonno ristoratore. Un letto sporco o disordinato, non ? soltanto igienicamente non confacente allo scopo, ma ? soprattutto un letto nel quale ? sgradevole addormentarsi e quindi ? un oggetto che comunica le scarse attenzioni che la donna ha nei confronti del figlio, del marito o della casa. Una camicia pulita non ? soltanto un indumento privo di microbi da indossare; essa comunica anche l’amore, l’impegno, l’attenzione e la dedizione della persona che ha lavato e stirato l’indumento. Questo oggetto, toccato dalle sue mani, ? portatore del suo calore, del suo amore, della sua attenzione, della sua fatica, del suo sacrificio gioioso. La consapevolezza di ci? rasserena, d? sicurezza e gioia, d? calore e amore, e spinge a contraccambiare con altro calore, con altro amore, con altre cure e attenzioni rivolte non solo al genitore o coniuge che ha fatto questo ma anche alla societ? e agli altri.

 

Si allarga e si diffonde l’amore e la cura come si allarga e si diffonde la freddezza, l’egoismo e l’individualismo.

 

Capiamo meglio quanto siano importanti le cure, in rapporto alle persone che le offrono, quando pensiamo a quei bambini che vengono ingiustamente accusati di fare i capricci se vogliono che sia la mamma a preparare la zuppa di latte la mattina e non la nonna o, peggio, un altro estraneo.

 

Questi bambini hanno fame e piangono e si disperano, ma chiedono insistentemente che una determinata cura venga effettuata da una certa persona e non da altre.

 

Questo non significa che il bambino non ha fiducia nelle capacit? della nonna nel riscaldare il latte ma evidenzia il bisogno che ha il bambino che nel cibo vi sia quel valore aggiunto dato dalle mani e dall’attenzione di una figura particolarmente a lui cara: la madre.

 

Questo collegamento tra l’azione di cura e la persona che la attua ? ancora pi? evidente nei bambini che presentano gravi problematiche psicoaffettive. Questi bambini, pur avendo buone capacit? fini-motorie, spesso chiedono che siano determinate persone (pi? spesso la madre, a volte il padre, la nonna o la tata) ad aver cura di loro. Ed ? solo da una determinata persona che vogliono essere vestiti, imboccati o puliti. Essi hanno ancora molta fame, hanno fame di carezze, fame di attenzioni e cure e cercano di soddisfare questa fame facendosi toccare solo da alcune persone “speciali”.

 

Tale comportamento non ? poi cos? strano se pensiamo che anche noi adulti avvertiamo o ricordiamo come molto pi? buona e gustosa la crostata, la pizza o un’altra pietanza fatta con le mani di nostra madre o di nostra moglie, piuttosto che quella comprata al supermercato o in rosticceria.

 

Queste realt? psicologiche, cos? profondamente scolpite nel nostro cuore, conoscono bene i pubblicitari che cercano, in tutti i modi, di associare agli oggetti e agli alimenti da vendere, non le macchine che le hanno prodotte o gli anonimi operai che hanno collaborato alla loro fattura, ma famiglie e figure umane affettivamente rilevanti, che possono far ricordare o far sgorgare sentimenti positivi. E allora, se ? la pasta o dei biscotti che vogliono vendere, metteranno una nonna o una madre, o una famiglia ricca di sorrisi, calore, dolcezza e disponibilit?. Se vogliono vendere un’auto, a questa accosteranno un grande corridore o una bella ragazza sexy, con atteggiamento disponibile e sorridente. Se vogliono vendere un detersivo, metteranno per invogliare le massaie un bel giovane, meglio se con poteri super, che offra il detergente come un amante offrirebbe un mazzo di rose rosse.

 

Da quanto abbiamo detto si deduce che non ? indifferente per il bambino, come per l’adulto, il legame che si stabilisce tra il cibo, gli oggetti e le attivit? di cura a lui offerti e la persona o le persone che li offrono.

 

Allo stesso modo non ? indifferente per i genitori, il piacere ed il legame di attaccamento che si instaura in tal modo con il figlio. Se questo manca, se sono altre braccia a cullarlo, consolarlo, altre mani ad asciugare le sue lagrime, altri occhi a rispondere al suo sorriso, altri cuori a dialogare con lui, qualcosa di importante si spezza, qualcosa di importante si altera o non si costruisce.

 

Il bambino si ritrova in uno stato d’animo simile a quello di un automobilista che, per sua disavventura, scopre che la strada che sta percorrendo ? a vicolo cieco. Questo sfortunato automobilista dapprima, incredulo, guarda il muro o la siepe che gli sta di fronte, poi sbalordito, impaurito, si guarda intorno e solo dopo, arrabbiato, stizzito ed incollerito gira l’auto in cerca di un’altra strada.

 

Di queste basilari realt? psicologiche non sembra tener conto il mondo dell’economia e dei servizi, quando cerca, sempre di pi?, di ampliare il mercato degli oggetti, strumenti e servizi, offerti alle donne e alle madri, ammantandoli come un aiuto ed un sostegno alla donna e alla famiglia.

 

Perch? perdere tempo e fatica, perch? bruciacchiarsi le dita e le mani per preparare e cucinare dei cibi se questi possono essere gi? acquistati precotti, o gi? pronti per essere riscaldati e serviti?

 

Perch? utilizzare il proprio tempo per impastare, amalgamare, lavorare farina, zucchero, uova e altro quando le torte o i biscotti sono gi? impacchettati nelle loro luccicanti confezioni sigillate?

 

Perch? accompagnare i figli a scuola quando vi ? un efficiente servizio di pulmini appositamente organizzati per fare questo?

 

Perch? seguire i propri figli a casa quando vi sono gli asili nido pronti a soddisfare i bisogni dei bambini piccoli?

 

Perch? perdere tempo e mettere a dura prova la pazienza nel far fare i compiti scolastici ai figli pi? grandetti quando abbondano insegnanti e laureati in lettere o pedagogia che, per qualche euro, possono dare meglio di noi questo aiuto scolastico?

 

Il numero e la qualit? delle offerte ? sempre pi? alta. “Per liberare la donna delle incombenze pi? sgradevoli e faticose, in modo tale che possa dedicarsi completamente e pienamente ai figli” viene detto dai Mass media. In realt? sappiamo benissimo che il mondo economico si propone esplicitamente di eliminare o sostituire quasi completamente il lavoro di moglie e di madre, in modo tale che questa dedichi sempre pi? tempo ed energie al lavoro esterno alla famiglia.

 

Viene sottaciuto inoltre quanto questa “liberazione” costi in termini di gratificazione, piacere e gioia, per i figli, per il marito, per la societ? e per la donna stessa.

 

Non viene detto che in realt? si sta attuando, nei confronti delle future generazioni, una chiara espropriazione della figura pi? importante per la loro crescita psicoaffettiva: la madre.

 

Viene sottaciuto che a questa donna sar? tolto, forse per sempre, il piacere e la gratificazione pi? importante e bella che avrebbe potuto avere nel sentirsi pienamente capace e integrata in un ruolo insostituibile.

 

Non viene comunicato che una persona che non cura sufficientemente l’altro non potr? mai con quest’ultimo avere un valido legame, come non sar? mai da questo amata e rispettata, che anzi verso quella persona nascer? livore, aggressivit? e risentimento. Sentimenti questi capaci di soffocare un amore nascente e di impedire la formazione o di distruggere per sempre, ogni futuro o preesistente profondo legame.

 

Non viene detto che quella donna perder? per sempre la sua immagine speciale nel cuore dei figli e del marito, per diventare, ai loro occhi, uno dei tanti ingranaggi presenti nella societ? atto a produrre ricchezza e denaro.

 

 Et? fisiologicamente adeguata.

 

Si pu? avere un bambino anche se non si ? adulti, ad un’et? molto giovane, per? sappiamo che la maturit? biologica rende pi? favorevole per la donna portare aventi la gravidanza ed il parto, mentre nel contempo la maturit? psicologica risulta indispensabile per affrontare adeguatamente l’educazione e la cura del bambino.[7]

 

Sul versante opposto non ? una madre adeguata, una donna troppo in l? con gli anni,[8] per possibili patologie cromosomiche,[9] perch? il suo corpo, non pi? giovane, non sempre ? perfettamente in grado di portare avanti una gravidanza senza l’aiuto di sussidi medici e, soprattutto, perch? l’et? pi? avanzata rende l’essere umano, uomo o donna che sia, emotivamente pi? fragile, meno elastico, depresso e insicuro, mentre invece un bambino ha bisogno per molti anni di avere, accanto a s?, dei genitori psicologicamente gioiosi, forti, sereni e sani, che sappiano crescere insieme a lui.

 

Per quanto riguarda l’uomo non ? importante la giovane maturit? biologica ma la scarsa maturit? psichica e le sue capacit? lavorative. Le responsabilit? che egli si deve assumere richiedono una buona maturazione personale e sociale, sia per mantenere la famiglia, sia per dare il giusto grado di sicurezza e stabilit? al nucleo familiare.

 

Purtroppo l’et? della prima gravidanza ? sempre pi? alta e i motivi sono numerosi.

 

Gli anni di studio, obbligatori per uomini e donne, sono in aumento in quanto si vuole una preparazione di base maggiore e pi? ricca che in passato.[10]Anche gli anni di studio facoltativi sono in aumento. Molte famiglie possono oggi permettersi di far frequentare ai propri figli l’universit? per conseguire la laurea e poi la specializzazione. Sono inoltre in aumento il numero e gli anni trascorsi da fuori corso all’universit?.[11]

 

Molti, in seguito, decidono di continuare il loro periodo di studi con il master e con altri corsi sussidiari. A questi bisogna aggiungere gli anni in attesa di un lavoro e di un lavoro stabile.

 

L’indipendenza economica arriva sempre pi? tardi anche perch? la societ? dei consumi, per ottenere la serenit? economica necessaria ad affrontare il matrimonio, propone e richiede degli introiti sempre pi? alti. Non essendo considerato sufficiente lo stipendio di uno solo dei coniugi, le coppie aspettano che anche l’altro finisca gli studi ed abbia uno stipendio adeguato.

 

A volte l’attesa ? causata dal diverso luogo di lavoro. Come sposarsi se lui lavora in una ditta di Milano e lei ha trovato impiego alle poste di Palermo?

 

Un doppio stipendio, anche se uno potrebbe essere sufficiente, viene oggi richiesto anche perch? rappresenta una forma di assicurazione nel caso, molto frequente, di divorzio o separazione. “Se lei/lui ha gi? il suo stipendio non la/lo devo mantenere io”.

 

Vi sono poi una serie di motivi legati al difficile e conflittuale rapporto che si ? creato tra uomini e donne che tende a peggiorare con gli anni. Soprattutto gli uomini ma anche le donne, sono sempre pi? dubbiosi e perplessi nell’affrontare il matrimonio in quanto questo istituto viene visto non pi? avvolto, come in passato, da leggiadre nuvole rosa ma, al contrario, lo avvertono sconvolto da minacciosi neri nuvoloni, presagio di futuri temporali con annessi fulmini e tuoni.

 

Alcune donne infine vengono sollecitate ad essere madri ad un’et? in cui sarebbe pi? fisiologico essere nonne, da istituti per la fecondazione artificiale che si attivano pensando ai notevoli apporti economici e al desiderio egoistico della madre, senza tenere nel dovuto conto i bisogni del bambino e della societ?.

 

Per quanto riguarda i padri attempati,[12] dal punto di vista educativo e psicologico questi hanno gli stessi handicap delle madri in avanti con gli anni. I pap? maturi hanno meno forza fisica e psicologica, meno energie da spendere dal punto di vista educativo, per non parlare della paura che avvertono i bambini di perdere presto i genitori avanti negli anni.

 

Sia per le madri che per i padri attempati, essendo sempre pi? lontane le distanze rispetto alla generazione dei figli, si possono accentuare il distacco e l’incomprensione.

 

Purtroppo, i padri italiani sono i pi? attempati del mondo.[13]

 

Tratto dal libro: “Mondo affettivo e mondo economico” Di Emidio Tribulato

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[1] B. GATES, Alla velocit? del pensiero, Mondadori, Milano, 1999, p. 190.

[2] J. STEFANI, “Donne al timone”, in Psicologia contemporanea, 2006, 195, p.15.

[3] T. LIDZ, Famiglia e problemi di adattamento, p.115.

[4] D. W. WINNICOTT, I bambini e le loro madri, p.7

[5] E. TRIBULATO, L’educazione negata, p.176-177.

 

[6] L. FIORENTINO, “Occuparsene? Solo se ? povera e lo Stato liquida la famiglia”, in Rezzana notizie, 1997, 6, p. 1.

[7] E’la Gran Bretagna che, nell’Europa occidentale ha il pi? alto numero di bambini nati da adolescenti. Nel1997 in Inghilterra i bambini concepiti dalle adolescenti sono stati 90.000. Solo tre quinti di questi sono stati dati alla luce (56.000). Il 90% di essi erano figli di ragazze non sposate.

[8] L’et? media alla nascita del primo figlio ? passata da 24,7 anni del 1975 – 1976 ai 28,7 anni del 2001. Dati Istat – “Avere un figlio in Italia”, 32, 2006.

[9] Da una recente ricerca americana condotta dal prof. Nagy, le donne che aspettano di diventare madri oltre i trent’anni rischiano oltre alla sindrome di Down anche di avere figlie sterili. Sembra infatti che il danno genetico presente nelle madri attempate, possa essere ereditato dalle figlie.

[10] Attualmente gli anni di studio obbligatori sono dieci.

[11] Se la durata teorica dei corsi di laurea ? di 4-6 anni, la durata reale ? di 7,3 anni in media. Gli studenti fuori corso rappresentano il 38,6% della popolazione universitaria, mentre i fuori corso tra i laureati costituiscono l’88,4%.

[12] Mentre in quasi tutta Europa la maggioranza dei giovani a 25 anni ha gi? lasciato la casa dei genitori, in Italia, nella classe d’et? tra i 25 e i 29 anni, la grande maggioranza coabita ancora con mamma e pap?. Fonte: Istat comunicato stampa del 2005.

[13] L’et? mediana al primo figlio per gli uomini nati nella prima met? degli anni ’60 supera i 33 anni ed ? aumentata di circa 3,5 anni, rispetto ai nati all’inizio degli anni ’50. Fonte: Istat, comunicato stampa del 2005.