
26 Mar Educare alla vita di coppia e di famiglia
Per riuscire ad educare alla vita di coppia e di famiglia le qualit? che vanno sviluppate sono numerose.
La serenit? interiore, la maturit? e la responsabilit?.
Una corretta educazione dovrebbe tendere a formare dei giovani sereni, maturi e affidabili. Se invece lobiettivo delleducazione, cos? come avviene nel mondo occidentale, ? solo la felicit? dei figli in un dato momento, i genitori, affannandosi ad eliminare il dolore affettivo e relazionale connaturato ad ogni processo di crescita e di trasformazione, nel tentativo di avere dei figli sempre felici, rischiano di far crescere figli notevolmente immaturi e fragili.
Mancano nelleducazione permissiva quelle piccole frustrazioni che servono ad imparare e accettare i limiti che la vita a due, e ancor pi? la vita familiare, rende indispensabili. Limiti che sono tra laltro necessari al bambino per aiutarlo a costruire e mantenere la propria identit?, impedendogli di perdere il senso del S?. Nel mondo occidentale ammalato del troppo: troppe immagini, troppi rumori, troppe cose, le giovani generazioni, educate in modo permissivo risultano, pertanto, malate di benessere materiale.
Questi giovani, se da una parte sono troppo protetti dagli altri adulti e dagli educatori e troppo gratificati con troppi giocattoli e troppi soldi, sono, invece, privati spesso, da parte di genitori sempre impegnati e affaccendati nel lavoro e nelle numerose attivit? ludiche, sociali e politiche, degli elementi essenziali per una sana crescita affettiva: dialogo, presenza, ascolto e cure.
Laltruismo.
Uneducazione attenta ai problemi della coppia e delle famiglia dovrebbe necessariamente tendere a valorizzare laltruismo, il quale si configura come disponibilit? verso laltro.
Opposto allaltruismo ? lindividualismo che si caratterizza per lesagerata lotta nel ricercare i diritti individuali e personali. Nellindividualismo si fa un uso sproporzionato e falso della libert? individuale, in quanto si colloca la propria persona al centro di tutto. I bisogni e le esigenze personali diventano pi? importanti dei bisogni e delle esigenze dellaltro e della comunit?. Lindividualista valorizza e progetta la sua vita provvedendo al presente e al futuro secondo degli obiettivi personali di autorealizzazione. Non fa niente per laltro, n? ceder? niente se non in cambio di qualcosa che, in qualche modo, compensi la sua prestazione o donazione. Lindividualista rifiuta la mediazione, che ? vissuta pi? come uno scacco che come una conquista.
Come conseguenza dellesagerato individualismo che caratterizza il mondo occidentale, sono scoraggiati i legami con i genitori e gli altri familiari nellet? adulta mentre lindividuo ? incoraggiato a formare vincoli intimi ed esclusivi soprattutto con persone estranee alla famiglia. Questi legami, per loro stessa natura, sono pi? rischiosi dei rapporti che vengono stabiliti nella cerchia del proprio ceppo familiare.
Quando lindividuo si isola dalla rete familiare si accolla lulteriore peso duna responsabilit? in proprio per il conseguimento del successo e del benessere psicologico. In questo tipo deducazione se la fiducia in se stessi deve essere notevole, altrettanto grande deve essere latteggiamento competitivo verso tutti e quindi anche tra i sessi. Nelle societ? ad impronta individualista, come la nostra, i diritti prevalgono sui doveri; sono esaltati i valori dellautonomia personale, dellautorealizzazione, delliniziativa privata, del successo e della priorit? delle decisioni del singolo. Lindividualismo, inoltre, sradica lindividuo da tradizioni, valori, ruoli sessuali, norme e controlli sociali e istituzionali.
Per Dion nelle societ? individualiste si evidenziano un abbassamento della morale sessuale; un aumento della corruzione e della disonest?; una spinta al conformismo con notevoli pregiudizi razziali e religiosi; una mancanza di realismo nelle relazioni interpersonali e internazionali; una tendenza ad unorganizzazione eccessivamente burocratica con delle mete egoistiche e competitive.
Invece nelle societ? dove ha un notevole valore il rapporto con gli altri, la maggiore interdipendenza degli individui mitiga lintensit? delle esperienze emozionali soggettive, le quali tendono ad essere vissute in una rete pi? ampia di rapporti sociali. Inoltre, poich? i legami familiari sono la fonte dellintimit? per tutta la vita, il singolo non sente il bisogno di ricercarla tra i coetanei non appartenenti al ceppo familiare.
Lindividualismo ? consono al mondo economico e dei servizi ma non al mondo affettivo-relazionale in quanto lamore, pi? viene vissuto in maniera autonoma, pi? diventa fragile.
Se legoismo e lindividualismo ci fanno vedere laltro come qualcuno da cui avere e da cui prendere qualcosa, qualcuno da sfruttare, qualcuno da corrompere per ottenere un profitto, laltruismo ci fa vedere laltro come qualcuno a cui dare; qualcuno per il quale sacrificarsi con gioia; qualcuno da sostenere e da aiutare.
Si tratta allora di sviluppare nei figli la gioia del dare, rispetto al piacere di avere. La cura dellaltro, che sia un bambino, un marito, una moglie, una persona anziana, un malato, comporta impegno, lavoro e sacrificio; solo lamore per laltro pu? rendere questo sacrificio piacevole e gioioso. Ma lamore per laltro va sviluppato, stimolato ed educato come qualunque altra capacit? umana.
Il rispetto per laltro.
Accanto allamore per laltro va educato il rispetto. Rispetto per le sue idee e per la sua diversit?. Rispetto per le sue convinzioni e per il suo ruolo, per i suoi bisogni e le sue necessit?. La diversit? didee, di comportamenti, dabitudini, di modi di fare non ? leccezione ma la regola. Abituarsi ad accettare e a rispettare la diversit? degli altri ? fondamentale per una futura relazione di coppia.
Va anche educato il rispetto per i limiti e per le manchevolezze e debolezze altrui, che riflettono i limiti, le manchevolezze e le debolezze insite nellessere umano. Il rispetto verso il partner dovrebbe comportare anche levitare continue critiche e rimbrotti (si dice che alcuni borbottano anche quando dormono!).
E bene essere consapevoli che quando il biasimo verso gli altri ? eccessivo e frequente, ? il nostro malessere interiore che ci spinge a cercare attorno a noi quellordine, quella chiarezza e coerenza interiore che non riusciamo a trovare in noi stessi. In questi casi lattenzione si dovrebbe focalizzare pi? su se stessi e sui propri problemi piuttosto che nei confronti delle persone o le cose che ci circondano.
Se ? giusto esprimere quando ? assolutamente necessario il proprio dissenso, lincolpare sempre laltro, il criticarlo e biasimarlo per tutto ci? che fa, non fa o fa male, rischia di distruggere, insieme alla sua autostima, anche la possibilit? dun rapporto costruttivo, in quanto le eccessive critiche portano automaticamente a dei meccanismi di difesa e di ritorsione che aggravano il dissidio fino a renderlo, nel tempo, insanabile.
Le capacit? empatiche.
Vanno poi educate le capacit? di capire e ascoltare profondamente laltro, in modo tale da riuscire a percepire non solo le sue parole ed i significati universalmente ad esse collegati, ma anche lessenza dei messaggi e le motivazioni profonde dei sentimenti e dei comportamenti altrui.
Per ottenere questo risultato, pi? che abituare i propri figli a difendersi dagli altri e a rispondere per le rime, bisognerebbe abituarli ad ascoltare in silenzio per capire meglio e saper meglio riflettere. Questo mettere il proprio cuore accanto a quello dellaltro costruisce fiducia; porta intimit? e benessere nella coppia; alimenta la crescita della relazione e rende pi? facile la risoluzione dei conflitti.
Le capacit? di chiedere scusa e perdonare.
Va educata la capacit? di chiedere scusa, come va educata la capacit? di saper perdonare. Se da una parte il chiedere scusa quando si ? fatto del male allaltro con le parole, con le azioni o con i comportamenti, ? lunico modo per cercare di guarire le ferite che abbiamo inferto, dallaltra la capacit? di perdonare permette di sanare ferite che, in caso contrario, potrebbero infettare e far morire anche il rapporto di coppia pi? caldo e fondamentalmente sano. Perdonare vuol dire ricostruire insieme, su solide fondamenta, la vita a due. Perdonare significa entrare in comunione profonda con laltro, capire le sue ragioni, calarsi nei panni di chi ci ha fatto unoffesa, comprendere come mai laltro ? arrivato a farci questa offesa. Per tale motivo non ? un percorso semplice. Quanto pi? la crisi ? stata dirompente, tanto pi? il cammino del perdono ha bisogno di trovare motivazioni forti e riferimenti alti. Anche se il perdonare ? unarte che pu? essere appresa da tutti e si colloca in un quadro di crescita personale. E necessario per? perdonare per amore in quanto, senza lamore, il perdono non ha n? ali n? radici: ? un gesto vuoto con un significato solo apparente.
Lassumersi le proprie responsabilit?.
Vanno educate le capacit? di assumersi le proprie responsabilit?. Nel matrimonio gratificazione e responsabilit? devono essere in perfetto equilibrio.
La responsabilit? verso chi ci vuole bene e mette il proprio cuore nelle nostre mani, ? una delle pi? importanti e gravi. Quando si ? amati e ci simpegna in un rapporto damore non possiamo fare a meno di assumerci delle responsabilit? verso la persona con la quale abbiamo intrapreso la strada dei sentimenti. Se i tradimenti ed i voltafaccia negli affari e nella vita economica sono sgradevoli e frustranti, gli stessi comportamenti nellambito amoroso portano a delle conseguenze molto pi? dolorose e gravi. Limpegnare il proprio cuore con un altro, non pu? essere considerato come un gioco piacevole da fare in due, che pu? essere interrotto in ogni momento quando si ? stanchi, appunto, di giocare. Nel rapporto con una persona che amiamo una parte di noi passa nel cuore e nella vita dellaltro e viceversa. Quella parte che condividiamo, grande o piccola che sia, abbiamo il dovere di rispettarla come fosse una parte di noi.
Le capacit? di sopportazione.
La vita a due, come ogni relazione, comporta sempre dei limiti e delle frustrazioni nei confronti dei propri desideri e bisogni. La scarsa capacit? di accettare le frustrazioni e quindi il reagire in modo sproporzionato mediante il pianto, la tristezza o la chiusura o mediante uneccessiva reattivit?, fatta di vendette ed aggressivit?, ? deleterio e incompatibile con la vita di coppia.
Quando instauriamo una schermaglia nella quale ognuno dei due risponde per le rime alle provocazioni, agli atteggiamenti e allaggressivit? dellaltro cercando di fare sempre pi? male, colpendo laltro nei suoi punti deboli o rivangando episodi che dovrebbero essere considerati morti e sepolti, in realt? stiamo scavando la fossa sotto i piedi dellamore e della stima reciproca, con conseguenze notevolmente gravi.
Le capacit? di avere fiducia nellaltro.
Essere sposati significa aver fede nellaltro. Fiducia nelle sue capacit? e nella sua intelligenza, fiducia nella sua correttezza e nella sua responsabilit?. Come dice Lo Iacono: La fiducia dimostrata da noi aumenter? anche la fiducia del partner in se stesso, con straordinari benefici per il suo stato danimo e per lutilizzo delle sue risorse nella gestione delle difficolt?. La fiducia nellaltro ha delle ricadute positive sul rapporto, rende laltro pi? disponibile al dialogo, lo impegna maggiormente al dono gratuito. Lautonomia economica e gestionale, che ? diventata, nella nostra societ? occidentale, un caposaldo da conquistare a qualunque costo per ogni individuo, piuttosto che essere daiuto alla coppia accentua i contrasti, in quanto ? un segnale di sfiducia e suggerisce lidea errata di poter fare a meno dellaltro, in qualunque momento.
ALBISETTI V., (1994), Terapia dellamore coniugale, Paoline, Milano, p. 25.
LO IACONO, G. (2005), Damore e daccordo, Erickson, Gardolo Trento, p. 149.