
01 Apr L’aggressivit? nel bambino
Le manifestazioni aggressive del bambino
Laggressivit? ? sempre presente nellessere umano e assume le pi? varie forme in base allet?. ? presente nel neonato, come nelladolescente o nelladulto, anche se variano le modalit? e gli strumenti con i quali viene manifestata ed espressa.
Gi? nei primi mesi di vita, soprattutto quando le sequenze abituali non sono rispettate o le consuete gratificazioni non compaiono al momento giusto, il neonato, se irritato o insoddisfatto, dimostra la sua aggressivit? mordendo il capezzolo della madre, stringendo i pugnetti, rigurgitando o rifiutando il cibo.
Nel bambino di due quattro anni, la collera e laggressivit? si manifestano quando egli ? frenato, contrastato, frustrato, nelle sue aspettative in modo eccessivo.[1] A questet?, quando la madre, per fare le pulizie o perch? stanca di vederlo correre in giro per la casa, lo isola per qualche momento nel box o nel suo lettino egli, come un adirato prigioniero, manifesta la sua indignazione sbattendo i giocattoli sul lettino o sul box. Altri bambini, nel desiderio e nella ricerca di far del male, si attaccano, strappandoli, ai capelli della madre o della sorella. Tuttavia, con la maturazione affettivo-relazionale vi ? una graduale diminuzione nelluso dellaggressivit? o un suo utilizzo prevalente nel gioco simbolico. Come dice Spok[2]:
Un bambino normale impara a controllarsi a poco a poco, crescendo, attraverso le manifestazioni delle propria natura e i buoni rapporti con i genitori. A uno-due anni, quando ? arrabbiato con un altro bimbo, ? capace di morsicagli un braccio senza un attimo di esitazione. Ma a tre-quattro anni ha gi? imparato che laggressivit? violenta ? una brutta cosa, per? gli piace fingere di uccidere sparando ad un ipotetico indiano.
Per Bollea[3] lo sviluppo della pulsione aggressiva passa per tre stadi:
a) In una prima fase il bambino non si rende conto del male che i suoi atti ostili possono fare ad unaltra persona.
b) In una seconda fase il bambino percepisce che laltro riceve un danno a causa della sua attivit?, ma non gliene importa niente e, semmai, ? contento di aver esercitato un potere;
c) In una terza fase il bambino si identifica con quello che laltro prova, percepisce che laltro sente dolore come lui e prevede il giudizio negativo della madre sulla propria attivit? aggressiva.
Nella prima e nella seconda infanzia prevale laggressivit? motoria, per cui, nel periodo scolastico, i bambini tempestano di pugni la persona da cui hanno ricevuto delle frustrazioni. Spesso per? aggrediscono anche i pi? piccoli e i pi? deboli: come i fratellini, le sorelline o i compagni di scuola pi? fragili e meno agguerriti. Verso la fine della seconda infanzia si aggiunge allaggressivit? fisica anche laggressivit? verbale.
Tuttavia, globalmente, a mano a mano che procede la maturazione affettivo-relazionale, tutte le manifestazioni aggressive, sia verbali sia fisiche tendono a diminuire in quanto il minore ? sempre di pi? capace di un maggior controllo emotivo e razionale.
I vari tipi di aggressivit?
Aggressivit? fisiologica, patologica e apparente
Cos? come ladulto pi? pacifico e disponibile pu? diventare, se provocato, aggressivo, allo stesso modo anche il bambino pi? soddisfatto e felice pu? avere i suoi momenti di rabbia e di sfida e la sua voglia di distruggere e di far del male[4]. Vi ? pertanto anche nel bambino unaggressivit? fisiologica, usata per difendere il proprio corpo, la propria vita, i propri diritti, i propri bisogni e vi ? unaggressivit? patologica.
Nel bambino laggressivit? ? patologica:
- quando per la sua et? dovrebbe avere una buona consapevolezza delleventuale sofferenza inflitta agli altri;
- quando aggredisce persone o cose che non gli hanno procurato alcun male, n? hanno minacciato la sua integrit? fisica e/o morale, n? hanno cercato di impossessarsi dei suoi beni;
- quando la reazione ai negativi comportamenti altrui ? eccessiva e sproporzionata;
- quando tende ad interpretare come aggressivi dei comportamenti e degli atteggiamenti che aggressivi non sono;
Vi ? poi un aggressivit? apparente che si manifesta, ad esempio, quando i bambini utilizzano i piccoli animali, soprattutto gli insetti, i vermi, le lumache ma, in alcuni casi, anche gli animali pi? grandi, come i pulcini, i gatti ed i cani, per giocare, ma anche per soddisfare la loro curiosit? e il loro desiderio di possesso. Ad esempio, quando i bambini piccoli tolgono le ali alle mosche, schiacciano i vermi, smembrano le farfalle, tormentano i gattini o i cagnolini, tirando loro la coda, facendoli rotolare, portandoli da una parte allaltra della casa o del giardino, come fossero fatti di pelouche, non ? affatto detto che queste siano manifestazioni di aggressivit? o crudelt?. Potrebbero essere dei comportamenti che hanno solo lo scopo di giocare, conoscere, capire o possedere. Aggressivit? apparente ? anche quella dei fratelli che si azzuffano quando in casa non hanno nulla da fare o quella dei maschietti che nellintervallo delle lezioni scolastiche guerreggiano, lottano e si rincorrono per giocare e per provare la loro forza, la loro virilit? e destrezza, ma anche per sfogare lenergia repressa. Anche in questi casi lapparenza inganna, per cui ? molto meglio evitare di intervenire, punire ma anche preoccuparsi eccessivamente.
Le manifestazioni aggressive
Il bambino pu? manifestare la sua aggressivit? mediante attivit? motorie: mordendo, colpendo, schiaffeggiando, dando calci e pugni, lanciando sputi verso le persone, gli animali o gli oggetti .
Se il minore ha la possibilit? del linguaggio laggressivit? pu? esprimersi verbalmente, anche mediante luso di parole e frasi che possono offendere, insultare o ferire chi gli sta di fronte. In alcuni casi, al contrario, il bambino ottiene lo stesso scopo ignorando, a volte per ore e giorni, la o le persone che vuole far soffrire.
Naturalmente maggiore ? laggressivit?, pi? frequenti sono le situazioni conflittuali sia con gli adulti: familiari e insegnanti, sia con i coetanei. Pertanto i processi dintegrazione e di socializzazione sono molto compromessi e limitati.
Altre manifestazioni di aggressivit? sono legate ai comportamenti oppositivi e negativisti. I bambini che utilizzano questo tipo di comportamenti si ostinano a rifiutare in modo sistematico e categorico qualsiasi richiesta venga loro rivolta, anche se, a volte, sono proposte che dovrebbero essere per loro piacevoli e congeniali. Con tali condotte il bambino riesce a rallentare o boicottare le esigenze ed i bisogni di chi, in quel momento, vuole far soffrire.
Se il bambino aggressivo ? inserito a scuola, il suo comportamento spesso crea scompiglio nel gruppo classe e, a volte, anche negli altri ambienti dellistituto. La scuola diventa per lui luogo di minacce, insulti, aggressioni, danneggiamenti e provocazioni. Gli atteggiamenti impulsivi e violenti lo portano a reagire in modo collerico e rabbioso di fronte a contrariet? anche minime, cos? come lo inducono a picchiare i compagni e gli adulti e a rompere gli oggetti propri e altrui. A volte, e oggi ci? accade sempre pi? frequentemente, questi bambini riescono a coinvolgere nei loro comportamenti disfunzionali anche i propri genitori, i quali sono sollecitati ad agire contro gli insegnanti o i loro compagni, minando e distruggendo in tal modo lalleanza che dovrebbe sempre sussistere tra la scuola e la famiglia, nonch? tra le varie famiglie degli alunni.
Differenze di genere
Per quanto riguarda le differenze di genere, i diverbi delle bambine e quelli dei bambini sono gestiti in maniera nettamente diversa. Mentre le prime per colpire gli altri utilizzano soprattutto le parole, i ricatti morali ed i comportamenti di rifiuto affettivo e di dialogo, laggressivit? dei maschi ? espressa in maniera diretta, per cui tendono a difendersi ed aggredirsi fisicamente pi? che verbalmente. Se i maschietti aggrediscono i loro compagni soprattutto con pugni, schiaffi e calci, le femminucce preferiscono utilizzare il linguaggio e le cattive allusioni, per colpire gli avversari e, soprattutto, le avversarie. Inoltre, nelluso delle parolacce, i maschi prevalgono nettamente sulle femmine. Questo comportamento induce i genitori e gli insegnanti a punire maggiormente e pi? duramente i maschietti rispetto alle femminucce.
Queste differenze di genere erano maggiormente presenti in passato, quando era prevalente uneducazione diversa tra i due generi. Attualmente, sia per il tipo di educazione molto simile tra maschi e femmine, sia per la costante frequenza di un sesso con laltro, queste differenze si sono alquanto ridotte. Si ? notato come nelle classi miste, che sono in Italia nettamente prevalenti, luso delle parolacce, delle minacce esplicite, ma anche il menare le mani da parte delle ragazze, sia notevolmente aumentato, rispetto a quando le classi erano divise per sesso.
Le cause
Le cause delle manifestazioni aggressive possono essere molteplici.
1. Aggressivit? come bisogno di crescita.
2. Aggressivit? come segnale della sofferenza causata da un conflitto interiore profondo.
3. Aggressivit? come ricerca di dialogo.
4. Aggressivit? come difesa dei propri diritti.
5. Aggressivit? come bisogno di difendersi dai comportamenti altrui ritenuti lesivi.
6. Aggressivit? come bisogno di difendere le persone care.
7. Aggressivit? come gelosia.
8. Aggressivit? come competizione.
9. Aggressivit? come emulazione.
10. Aggressivit? come desiderio di possesso.
11. Aggressivit? come espressione del senso di colpa.
12. Aggressivit? come conseguenza di uno stile educativo non idoneo.
13. Aggressivit? come disponibilit? e difesa di un genitore contro laltro.
1. Aggressivit? come bisogno di crescita
Il bambino ha bisogno di far crescere ed affermare il proprio Io, la propria volont?, i propri desideri, la propria autonomia. ? attraverso laffermazione di s? che lIo del bambino si distingue dallIo dei genitori e da quello degli altri adulti o coetanei. La capacit? di dire di no diventa uno strumento ed un mezzo di maturazione per lo sviluppo della sua identit? e personalit?. Affermare se stesso come individuo diverso e separato dagli altri ?, quindi, del tutto normale, durante la fase della crescita. Il genitore o leducatore deve necessariamente tener conto dei bisogni del bambino in questo particolare periodo: bisogno di scoprire e cercare nuovi oggetti e materiali diversi; bisogno di effettuare nuove esperienze; bisogno di provare gli oggetti e gli esseri viventi, ma anche bisogno di mettersi alla prova. Questi bisogni non possono essere soddisfatti dai soliti giocattoli, dei quali sono stracolme le nostre case: tutti dello stesso materiale, tutti costruiti dagli adulti per dei giochi specifici. Gli educatori dovrebbero accettare e fare propri questi bisogni, aiutando i minori nelle loro scoperte e ricerche, collaborando gioiosamente con loro, senza intralciarli con continui no, che nascono per lo pi? da pregiudizi e ansie ingiustificate. In questi casi le frasi pi? frequenti che si ascoltano sono: Questo ? pericoloso: non lo toccare; Questo non si fa; Questo non ? adatto a te; Questo ? sporco; e cos? via.
A causa di ci? il bambino si sente bloccato in ogni sua iniziativa, nella sua creativit?, nella libert? di movimento e di scoperta del mondo e della realt? circostante. Questo essere bloccato e limitato gli crea frustrazione e ansia e da ci? possono nascere dei comportamenti aggressivi.
Quando i genitori e gli educatori notano che le espressioni dellaggressivit? del bambino nascono dal suo desiderio di scoperta e dal bisogno di acquisire maggiore autonomia, hanno il dovere di insegnargli le modalit? migliori per affermare i propri bisogni e la propria individualit?, senza utilizzare dei comportamenti che peggiorano la relazione con lui.
Daltra parte anche il bambino deve gradualmente accettare che vi sono dei giochi e delle attivit? che pu? fare e altre che non pu? effettuare. Deve accettare che vi sono degli oggetti che mamma e pap? possono permettergli di utilizzare a modo suo e se necessario anche rompere, come vi sono degli oggetti, notevolmente pericolosi o costosi, dei quali i genitori hanno il dovere di negargli lutilizzo. Ma anche in questo caso il figlio ha bisogno di sentire che pap? e mamma sono lieti del suo bisogno di scoprire nuovi oggetti e nuovi giochi e che partecipano con piacere alle sue avventure.
Il bambino ha il bisogno di constatare che i suoi genitori hanno un grande rispetto delle sue necessit? per cui se dicono di no a un giocattolo, sono pronti a proporgliene degli altri in cambio; oppure sono pronti ad assisterlo nellusare il giocattolo da lui scelto, nel modo migliore e nella maniera pi? sicura. Inoltre egli ha bisogno di avvertire che le persone che sono a lui vicine sono disponibili ad instaurare degli accordi; che i bisogni delluno non contrastano ma si possono benissimo sposare con i bisogni dellaltro; infine, che se le regole ed i divieti sono pochi e giusti, si possono tranquillamente accettare.
I contrasti dai quali pu? nascere laggressivit? come bisogno di crescita e autonomia, sono pi? frequenti quando il bambino ? affidato prevalentemente o soprattutto alla madre o ad altre figure femminili. Queste, per loro natura, tendono a limitare e a proteggere eccessivamente i minori, piuttosto che stimolarli ad utilizzare nel modo migliore anche strumenti e materiali nuovi e diversi. Questo atteggiamento iperprotettivo e limitante si accentua quando il bambino ? curato da persone che, vuoi per le loro problematiche psicologiche, vuoi per let? o per il loro ruolo, tendono a vedere con facilit?, in ogni comportamento del piccolo, pericoli inesistenti e disgrazie incombenti.
2. Aggressivit? come segnale della sofferenza causata da profondi conflitti interiori
Fin dai primi mesi di vita il bambino ha nei confronti del mondo, e quindi della madre e del padre e degli altri familiari, un doppio atteggiamento: da un parte vi ? amore, quando essi lo sanno capire, accettare, consolare, difendere, manifestando rispetto, affetto, stima, considerazione e attenzione verso di lui, dallaltra egli pu? avvertire risentimento, rabbia e anche odio, quando la madre, il padre o gli altri familiari non comprendono o non soddisfano pienamente i suoi bisogni pi? profondi ed essenziali. Ci? pu? avvenire, ad esempio, quando non gratificano i suoi comportamenti, quando nelleducazione prevale un eccessivo rigore piuttosto che lamore ed il rispetto. Risentimento, rabbia e odio, il bambino pu? manifestare anche quando ? costretto a vivere in un clima frequentemente conflittuale: in un ambiente nel quale prevale la tensione, rispetto alla serenit?, la discordia rispetto alla concordia, la insofferenza rispetto allaccettazione, la disistima rispetto alla stima reciproca.
Per Bollea[5]: Laggressivit? pu? dare comportamenti negativi e pi? tardi distruttivi solo ed essenzialmente come reazione ad un conflitto esterno o interno, conflitto che, a seconda del periodo evolutivo in cui ? sorto, fissa, in parte, anche per i periodi successivi la modalit? dellaggressivit? propria di quel periodo.
Questi bambini spesso sono denominati bambini suscettibili in quanto, essendo estremamente sensibile al giudizio e ai comportamenti altrui, si offendono e si arrabbiano molto facilmente. Quando tutto ci va bene, quando il nostro animo ? sereno e soddisfatto, accettiamo facilmente le frustrazioni che la vita inevitabilmente comporta. Ci? non avviene quando il nostro animo ? turbato e la sofferenza scuote il nostro cuore. In questi casi anche la minima frustrazione diventa insopportabile, per cui la rifiutiamo energicamente, in quanto sconvolge il gi? precario equilibrio della nostra psiche. I bambini suscettibili diventano facilmente di cattivo umore, tendono ad essere molto critici verso gli altri, non accettano gli scherzi, si chiudono facilmente in se stessi. Poich? sono molto sensibili al tono della voce, agli atteggiamenti, alle espressioni, i loro rapporti sociali sono difficili.
In tutte le circostanze, nelle quali lambiente di vita del bambino non ? consono ai suoi bisogni, laggressivit? manifestata segnala, oltre allinteriore sofferenza, anche la necessit? di rivalsa per le sofferenze subite, le quali sono momentaneamente alleviate, mediante i comportamenti aggressivi.
Il distruggere, ad esempio, a scuola, ci? che ? caro agli altri bambini, strappando i loro quaderni, rompendo le loro matite, scagliando su di loro le gomme, offre un momentaneo sollievo allangoscia interiore di questi bambini. Abbiamo detto momentaneamente, in quanto questo tipo di manifestazioni innesca un circolo vizioso, fatto di rimproveri, note sul registro, allontanamenti dalla classe e dalla scuola, punizioni, manifestazioni di disistima da parte degli insegnanti e dei compagni. Tutto ci?, a sua volta, non fa che aumentare la sofferenza del minore e quindi, di conseguenza, vengono alimentati ulteriori comportamenti aggressivi e/o distruttivi.
In questi casi ? necessario rompere questo circolo vizioso: eliminando tutto ci? che fa star male il minore e instaurando con lui un rapporto nuovo e diverso. Un rapporto che gli permetta di esprimere e manifestare, mediante il dialogo o il gioco il suo dolore, le delusioni, le sofferenze intime subite, i sensi di colpa, i pensieri aggressivi e distruttivi. In questi casi, in definitiva, ? necessario instaurare un rapporto che gli permetta di avere fiducia negli altri, nella vita e nel mondo.
Infine, poich? tra i fattori delle turbe del comportamento primeggiano i fattori psico-ambientali e fra essi la psicologia dei parenti, anzi, in alcuni casi, la psicopatologia, non solo delle figure parentali ma di tutto il nucleo familiare e il suo grado dinterazione nellambiente circostante(Mastrangelo 1975 p. 249), ? spesso indispensabile un aiuto psicologico a queste figure parentali mediante delle opportune psicoterapie.
3. Aggressivit? come ricerca di dialogo
Dietro alcuni comportamenti battaglieri e bellicosi dei bambini, si nasconde spesso il desiderio di attenzione e di ascolto. Il bambino, in questi casi, si comporta male per comunicare quei bisogni che sono stati trascurati o non presi nella giusta considerazione. Sono dei messaggi del tipo: Sono stanco, ho bisogno di allontanarmi dagli altri e di essere portato nella mia stanza e nel mio lettino per riposare. Oppure: Ho bisogno di coccole da parte di mamma e pap?, i quali, per tutta la serata, sono stati impegnati ad ascoltare gli altri e mi hanno trascurato. O ancora: Mi mancano i giochi con mamma e pap?, troppo occupati nel lavoro. Mi manca il poter ascoltare le loro fiabe e parlare con loro, piuttosto che stare sempre davanti alla tv.
In tutti questi casi, cosa consigliare ai genitori se non di ascoltare e soddisfare i bisogni dei loro figli?
4. Aggressivit? come difesa dei propri diritti
Luomo, come tutti gli animali, possiede listinto di proteggere quanto ? suo, quanto gli ? caro, o ci? che ? indispensabile alla sua salute fisica e psichica.
Attaccare chi ci minaccia, chi ci sottrae qualcosa di importante o non tiene conto dei nostri sentimenti e bisogni, ? un comportamento istintivo fondamentale per la sopravvivenza dellindividuo e della specie. Questo tipo di aggressivit? fisiologica cessa quando la minaccia viene a mancare o si attenua.
Ad esempio, laggressivit? del fratello maggiore verso il minore quando questi, approfittando della protezione dei genitori verso di lui, gli sottrae i giocattoli e scappa via o peggio li butta e rompe per dispetto.
Vi sono altri diritti che il bambino cerca di difendere. Ad esempio, il diritto di affrontare la vita e lincontro con gli adulti ed i coetanei sconosciuti, con la giusta gradualit?: Mi avete portato alla scuola materna senza tener conto delle mie paure e della mia sofferenza: adesso tocca a me farvi soffrire. Il diritto di vivere in un ambiente tranquillo: Non sopporto le vostra grida, i vostri bisticci, le vostra urla, le vostre accuse reciproche. Il diritto ad avere dei genitori adulti e responsabili: Non accetto che mamma porti in casa i suoi fidanzati, imponendomi di rispettarli e accoglierli come fossero persone di famiglia o, addirittura, come fossero nuovi pap?, mentre per me sono solo delle persone odiose che compaiono per qualche tempo, per poi scomparire, improvvisamente, senza alcun motivo apparente, lasciandomi sempre pi? solo e confuso.
In queste situazioni ? necessario saper ascoltare le ragioni del figlio, prima di decidersi a pensare che, in ogni caso, chi manifesta aggressivit? ha sempre torto e quindi merita rimproveri e castighi.
Questo non significa che bisogna accettare ogni atteggiamento aggressivo, ma che ? dovere degli adulti capire se, e per quanto tempo, il bambino ? stato privato di qualche suo diritto. Diritto che ora egli reclama con mezzi sicuramente eclatanti, ma comprensibili, data la sua et?. Per fortuna, quando ci mettiamo in ascolto e ci sforziamo di comprendere le sue motivazioni, cos? da offrirgli o ridargli quanto gli era stato ingiustamente tolto o negato, molto spesso questi atteggiamenti negativi scompaiono come dincanto.
5. Aggressivit? come bisogno di difendersi dai comportamenti altrui, ritenuti lesivi
Quando i bambini sono inseriti in comunit? scolastiche e in gruppi sociali o sportivi nei quali i rapporti tra i coetanei sono caratterizzati da atteggiamenti prevaricatori e violenti, ? facile che i minori si sentano costretti a utilizzare le stesse modalit? negative degli altri coetanei, per difendersi o autotutelarsi. Questi comportamenti possono essere attuati anche dai bambini sereni e responsabili, che provengono da famiglie nelle quali ? esclusa la violenza nei rapporti tra persone. Quando gli insegnanti ed educatori in genere si accorgono di ci?, a nulla valgono le punizioni e gli atteggiamenti repressivi individuali o di gruppo. In questi casi bisogna iniziare a ragionare sul perch? si ? creato questo clima di violenza, e su quali possono essere i migliori programmi educativi da attuare su tutto il gruppo interessato al problema. Vale sempre la pena raggiungere gli obiettivi di una sana e serena convivenza, anche se, per ottenere ci?, si dovesse impegnare una notevole quantit? di tempo e di energie.
6. Aggressivit? come bisogno di difendere le persone care
Il bambino si trova spesso nella necessit? di difendere delle persone care o per lui importanti, come possono essere mamma e pap?, i propri fratelli, le proprie sorelle, gli amici, da chi cerca di infangare il loro nome o la loro dignit?. Purtroppo, nei contrasti fra minori, sono frequenti gli insulti verso i genitori dellaltro: Tua madre ? Tuo padre ? Sei figlio di , ai quali il bambino si sente costretto a rispondere con altri insulti, minacce o comportamenti maneschi. Meno evidente ed esplicita ? la difesa che il bambino attua quando ? un familiare ad offendere e parlar male di un altro familiare: la mamma contro il pap?, la nonna contro il genero e viceversa. In questi casi non vi ?, di solito, unimmediata risposta bellicosa contro chi infanga o accusa. Pi? spesso nasce un forte risentimento, che per? viene tenuto celato. Risentimento che si manifester? soltanto in altre occasioni, provocato, a volte, anche da banali e futili motivi, sotto forma di pseudo-capricci o espliciti comportamenti irritanti. Anche in questo caso, prima di reagire allaggressivit? del bambino, con altrettanta violenza, ? bene cercare di capire ci? che turba il suo animo e correggere i comportamenti propri o degli altri.
7. Aggressivit? come gelosia
La gelosia, e quindi la rivalit?, possono evidenziarsi sia nei confronti degli altri bambini sia nei confronti degli adulti. Si pu? essere gelosi del fratellino appena nato o di quello particolarmente benvoluto da parte di uno o di entrambi i genitori. Si teme infatti, che il fratellino possa usurpare il proprio ruolo predominante. Si pu? essereei compagni di classe, in quanto pi? bravi o pi? benvoluti dagli insegnanti. Si pu? essere gelosi anche di uno o di entrambi i genitori quando, come avviene oggi sempre pi? spesso, dopo la separazione o il divorzio, pap? e mamma iniziano delle altre storie con nuovi amici e amiche, fidanzati o fidanzate, mariti o mogli.
La gelosia patologica colpisce frequentemente i bambini insicuri: insicuri delle loro qualit?, insicuri dellamore e della presenza dei loro genitori, insicuri della bont? degli altri, ma anche del mondo che li circonda. In questi casi bisogna raggiungere lobiettivo di ristabilire nel minore una buona autostima e ricostruire la fiducia nei propri genitori e negli altri.
8. Aggressivit? come competizione
Sappiamo che la contesa ed il confronto in ambito familiare, scolastico o sportivo, tende a far emergere notevoli atteggiamenti violenti. Frequentemente, purtroppo, la competizione viene provocata ad arte, in famiglia da parte dei genitori, a scuola ad opera degli insegnanti, nello sport dagli allenatori. Essere il pi? bravo dei compagni di classe, prendere il voto pi? alto, essere il migliore della scuola, vincere e umiliare gli avversari nelle gare sportive, sono considerati dagli adulti come il modo migliore per stimolare al massimo le capacit? dei minori. Per ottenere dai bambini il massimo della grinta e della motivazione, cos? da raggiungere gli obiettivi prefissati, gli adulti non lesinano lutilizzo di un linguaggio nettamente aggressivo. Questatteggiamento infantile da parte degli educatori non tiene in alcuna considerazione il fatto che le capacit? e la maturit? di un bambino non si misurano in voti o in vittorie sportive! Daltra parte non crediamo sia il caso di aggiungere ulteriori stimoli aggressivi, rispetto a quelli gi? abbondantemente presenti nei programmi televisivi, nei film e nei videogiochi!
9. Aggressivit? come emulazione
Il bambino apprende e poi imita gli atteggiamenti ed i comportamenti che scorge nel suo ambiente di vita. Non ? difficile quindi che riproduca anche i comportamenti violenti che osserva attorno a s?. In questi casi laggressivit? nasce dal modellarsi allo stile comportamentale di chi gli ? pi? vicino o della persona con il quale egli si identifica. Per tale motivo gli adulti hanno il dovere di dare costantemente il buon esempio nel ben controllare la propria impetuosit?.
Lo stesso avviene negli adolescenti inseriti tra i giovani del branco, i quali, condizionati dalle regole presenti nel gruppo, hanno notevoli difficolt? a controllare i propri comportamenti e atteggiamenti violenti. In questi casi il singolo individuo si sente come sollevato e deresponsabilizzato dalle decisioni personali, in quanto avverte il dovere di accettare le decisioni prese dai capi o dalla maggioranza dei coetanei. Per tali motivi il minore non agisce aggressivamente per frustrazione o per scaricare lansia eccessiva, ma per aderire ad una logica di gruppo, che vede la violenza come necessaria e coerente con i bisogni del gruppo stesso.
Lemulazione non si limita, purtroppo, alla visione dei comportamenti degli altri adulti o dei coetanei presenti nella sua vita reale, ma pu? riguardare anche gli atteggiamenti osservati nella tv, nei film e nei video giochi. Spesso, senza che i genitori, troppo impegnati o assenti, riescano a fare da filtro, i minori sono in contatto con delle rappresentazioni nei quali laggressivit? e larbitrio la fanno da padroni. In molte trasmissioni della tv da molti anni prevalgono modelli di eroi senza paura ma anche senza piet? e senza alcuna disponibilit? allascolto e alla comprensione dellaltro. Ladulto da imitare ? veloce, forte, sicuro di s?, ma molto spesso ? anche decisamente violento e privo di ogni sentimento di piet? nei confronti dei nemici. Agli spettacoli della tv e dei film si aggiungono i videogiochi, dove distruggere laltro, con tutte le armi a disposizione, ? quasi sempre la regola base del gioco, per cui alla lunga laggredire e il distruggere diventano atteggiamenti normali, piacevoli e divertenti nella vita dei minori. Questo tipo di violenza riduce le inibizioni e non educa sicuramente alla necessit? di ricercare e trovare soluzioni alternative ai problemi e ai conflitti tra esseri umani.
Com? facilmente comprensibile, linfluenza negativa di questi strumenti di comunicazione ? tanto maggiore quanto pi? il bambino ? piccolo, in quanto, data la sua immaturit?, non ha la possibilit? di elaborare criticamente i messaggi che riceve, cos? come non ? in grado di discriminare correttamente le differenze esistenti tra vita reale e fantasia. La suggestione ? nettamente maggiore anche nei bambini, negli adolescenti e nei giovani che presentano problematiche psicoaffettive, che li rendono pi? fragili e suggestionabili.
La prevenzione di questo tipo di violenza va attuata certamente nelle scuole ed in famiglia ma, le maggiori responsabilit? sono a livello sociale. ? lo Stato che ha i mezzi normativi per evitare che la violenza rappresentata entri in ogni ora del giorno e della notte nelle case, nelle stanze e negli animi dei minori ma anche degli adulti.
10. Aggressivit? come desiderio di possesso
Il movente del possesso ? originato dallimpellente desiderio infantile di esercitare un potere e di pretendere per s? una posizione di maggior controllo sugli altri, o di possedere, in modo esclusivo, un oggetto o un ruolo.
Il bambino che strappa la palla al fratellino pi? debole e indifeso, tende ad esercitare su di esso un potere, in quanto si sente pi? grande e pi? forte. Allo stesso modo per?, un bambino piccolo, mediante il pianto, il lamento e gli strilli, fa in modo che la madre, pur di assecondarlo, tolga, per darlo a lui, loggetto desiderato che appartiene al fratello maggiore. Anche in questo caso, pur se indirettamente, il bambino pi? piccolo utilizza, mediante la madre, un potere sul fratello maggiore.
Controllare ed educare questo desiderio di potere ? possibile, non solo mediante le parole, ma anche con lesempio degli adulti.
11. Aggressivit? da senso di colpa
Quando il bambino avverte un forte senso di colpa e di vergogna, tende ad aggredire non solo colui che ha generato questo sentimento, ma anche chi, innocentemente, si trova in quel momento sulla sua strada. Quando i genitori ma anche gli insegnanti o altri adulti, con le parole o con i comportamenti inducono nel bambino dei sensi di colpa, questi avverte il senso di colpa come una ferita, la quale ha bisogno di un comportamento vendicativo ed aggressivo per essere in qualche modo risanata.
12. Aggressivit? come conseguenza di uno stile educativo non idoneo
Vi sono degli stili educativi nei quali ai minori sono trasmessi i valori dellaccoglienza, della fratellanza, dellamore, dellaccettazione e del dono, ma vi sono purtroppo anche degli stili educativi nei quali sono trasmessi disvalori: come la violenza, la prepotenza, la protervia e lo sfruttamento dellaltro ai propri fini. In questi casi ? costantemente sottolineato lerrato principio del rispondere occhio per occhio e dente per dente a quanto sub?to. Vi sono, inoltre, stili educativi nei quali i genitori utilizzano costantemente e frequentemente le punizioni psicologiche, morali o fisiche. Questi stili educativi errati sollecitano ad accettare e utilizzare luso della forza e della violenza in molte, troppe occasioni della propria vita. Se questi sono i motivi dellaggressivit? del bambino in oggetto, si impone un cambiamento radicale dello stile educativo dei genitori, anche mediante un lungo e costante training familiare.
Tratto dal libro di Emidio Tribulato “Il bambino e l’ambiente”
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[1] Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 62.
[2] Spok B., (1957), Il bambino, Milano, Editore Longanesi e C., p. 423.
[3] Bollea G., (1985), Laggressivit? nellet? evolutiva, Federazione medica, XXXVIII 3, p. 267.
[4] Isaacs S., (1995), La psicologia del bambino dalla nascita ai sei anni – Figli e genitori, Roma, Newton, p.75.
[5] Bollea G., (1985), Laggressivit? nellet? evolutiva, Federazione medica, XXXVIII 3, p. 267.