Disturbo generalizzato dello sviluppo e gioco libero autogestito 2

Disturbo generalizzato dello sviluppo e gioco libero autogestito 2

Dott. Emidio Tribulato – Medico -Neuropsichiatra infantile e psicologo

Dott.ssa Cristina Cosenza –Psicologa.

Dott.ssa Tindara Capr? – Psicologa

 

“EVOLUZIONE DI UN BAMBINO AFFETTO DA DISTURBO GENERALIZZATO DELLO SVILUPPO SOTTOPOSTO A TERAPIA  DEL GIOCO LIBERO AUTOGESTITO”

SECONDA PARTE

 

ATTENZIONE E CONCENTRAZIONE

1° seduta: durante questa seduta il bambino appare molto chiuso in se stesso. Le difficolt? di interazione con l’ambiente esterno sono particolarmente evidenti nel corso dell’intera seduta, dal fatto che Francesco non riesce a concentrare la propria attenzioni in una sequenza ordinata e logica di attivit?. Per tale motivo il bambino adotta un atteggiamento di irrequietezza reso evidente dalla frenesia dei movimenti nella ricerca di qualcosa che possa interessarlo.

 

5° seduta: il bambino adotta ancora una volta una condotta caratterizzata da irrequietezza e frenesia nella prima parte della seduta, ma riesce successivamente a prestare attenzione, seppure in maniera intermittente, alle indicazioni del terapeuta. Ad esempio, attacca delle figurine nell’album dei calciatori e pi? tardi esegue al computer un buon numero di schede del programma “Voglia di Crescere”, mostrando cosi una discreta soglia di attenzione.

 

10° seduta: in questa seduta non sono presenti particolari cambiamenti nell’area esaminata, il bambino mostra ancora una discreta soglia dell’attenzione sostenuta che non rientra per? nei parametri standard.

 

15° seduta: sebbene i genitori riferiscono dei progressi nelle abitudini quotidiani di Francesco (ha imparato ad andare in bicicletta a due ruote, nuotare, prepararsi la merenda) che comportano una buona capacit? di concentrazione e di attenzione, nella corrente seduta Francesco ritorna ad assumere dei comportamenti irrequieti e frenetici. Questo ? dovuto dalla lunga pausa estiva che ha indebolito l’alleanza terapeutica che precedentemente si era instaurata con il professionista. Infatti, il bambino in questa occasione non ? riuscito ad attendere che il terapeuta terminasse il colloquio con i genitori ed ha pi? volte cercato di attirare l’attenzione del professionista, costretto cosi ad interrompe prematuramente il colloquio in atto.

 

20° seduta: come si evince nelle sedute delle precedenti aree oggetto di esame, anche in questa area ? possibile evidenziare i progressi ottenuti grazie al percorso psicoterapeutico intrapreso dal bambino. Poich? Francesco abbandona la sua condotta stereotipata, frenetica e compulsiva, dedicando a meno giochi per volta, concentrandosi cosi su poche attivit? costruttive e logiche per un lasso di tempo pi? prolungato rispetto al passato. Ad esempio,  prepara e serve il caff?.

 

25° seduta: nella corrente seduta si viene a creare un lungo momento di interazione tra il terapeuta e il bambino, impegnati nella realizzazione di un puzzle. ? bene sottolineare che paziente e terapeuta  sono in piena sintonizzazione affettiva, manifestata dal fatto che Francesco osserva con attenzione le indicazioni del professionista e per la prima volta il bambino si dedica ad una sola attivit? durante la seduta per un periodo di tempo molto prolungato, mostrando quindi di aver raggiunto un livello soddisfacente in riferimento alle sue capacit? attentive.

30° seduta: anche in questa seduta ? possibile osservare che le capacit? di attenzione e di concentrazione di Francesco hanno ormai raggiunto un livello quasi ottimale, dal momento che il bambino si dedica ancora una volta ad un’unica attivit?, ponendosi un obiettivo specifico (prendere una macchina all’interno di un gioco elettronico) che tenta di raggiungere nonostante alcuni fallimenti.

35° seduta: Francesco ormai si dedica alle attivit? con una modalit? ludica non pi? caratterizzata da frenesia e instabilit?, ma da una discreta capacit? di concentrazione nei confronti di ci? che gli interessa in quel determinato frangente. Nello specifico, Francesco svolge diversi giochi, dapprima miscela vari prodotti liquidi, poi prepara il caff?, seguendo tutti i passaggi che occorrono alla  sua preparazione, servendolo al terapeuta e alle tirocinanti con cura e gentilezza. Da ci? si evince che ora il bambino ? in grado di attendere i tempi necessari affinch? si raggiunga un obiettivo, anche se si tratta di una banale attivit? come quella della preparazione del caff?. Come si evince dalle attivit? sopra menzionate, Francesco non rovista pi? in maniera convulsa e molto agitata tra i vari scaffali alla ricerca di un qualcosa che possa attrarre la sua attenzione, ma organizza i suoi giochi sin dal primo momento, decidendo di dedicarsi ordinatamente e per un lasso maggiore di tempo, ad un’attivit? per volta.

CONCLUSIONI

 

Nel complesso ? possibile osservare uno sviluppo parallelo nelle aree oggetto di esame ed un’evoluzione nelle capacit? ed abilit? che sono state acquisite da Francesco durante il percorso psicoterapeutico. Mettendo a confronto la prima seduta di ogni area con l’ultima ? possibile riscontrare un  cambiamento notevole nello sviluppo logico, cognitivo, affettivo, emotivo, relazionale e linguistico di Francesco, che ha apportato delle modifiche non solo nelle caratteristiche psicologiche del bambino ma anche nella qualit? della sua vita. Questo ha determinato l’instaurarsi di un circolo virtuoso che parte dai cambiamenti frutto del percorso psicoterapeutico e che si riflette nel sistema familiare, scolastico e sociale del minore.

 OSSERVAZIONI

Le osservazioni che possiamo fare su questo caso riguardano vari aspetti:

1.     Intanto, per quanto riguarda le cause affettivo-relazionali che hanno potuto incidere negativamente e pesantemente sullo sviluppo del minore ? sicuramente da escludere, almeno in questo bambino, che l’origine del disturbo sia dovuto a genitori sostanzialmente freddi e imperturbabili. Sia il padre, sia la madre di Francesco sono tutt’altro che freddi, imperturbabili o con scarse capacit? comunicative. La madre, infatti, ha un carattere estremamente ansioso e focoso, mentre il padre presenta, all’opposto, una personalit? molto tranquilla e controllata, ma anche attenta e affettuosa. In questo caso bisogna cercare altrove le cause dei problemi di Francesco. In particolare bisogna cercarle nei primi mesi di vita del bambino quando, probabilmente, hanno avuto importanza nel determinare il Disturbo Autistico i gravi problemi respiratori del piccolo, che hanno comportato la gravissima complicanza dell’arresto cardiaco e un ricovero durato quasi un mese. Non ? difficile immaginare come abbia potuto reagire la madre, con le caratteristiche di personalit? che abbiamo descritto, ad eventi cos? difficili e traumatizzanti. D’altra parte questa coppia fin dall’inizio del matrimonio aveva manifestato importanti conflitti coniugali che sono continuati nel tempo. Questi conflitti sicuramente avranno inciso negativamente sullo sviluppo del neonato. A ci? probabilmente bisogna aggiungere le possibili cause organiche dovute alla scarsit? di ossigeno a livello cerebrale a motivo delle notevoli difficolt? respiratorie e al successivo, momentaneo, arresto cardiaco.

2.     Il legame che si ? stabilito tra il terapeuta ed il bambino, data la gravit? della sintomatologia, si ? strutturato e costruito gradualmente, diventando nel tempo sempre pi? forte e stabile.

3.     Il miglioramento osservato ? stato di tipo armonico. Si ? potuto notare come il linguaggio, l’autonomia personale, la socializzazione, l’affettivit? e le altre aree esaminate siano tutte gradualmente migliorate, non solo nell’ambito del rapporto terapeutico, ma anche negli altri ambienti di vita del bambino: casa, scuola, ambiente sociale.

4.     Il suo miglioramento ha instaurato un circolo virtuoso nel rapporto madre-figlio. Inizialmente questo rapporto era molto conflittuale, per cui da una parte la donna vedeva Francesco come motivo di grosse preoccupazioni e come fonte continua di comportamenti disastrosi che necessitavano di un costante e attento controllo e repressione. A sua volta il figlio, sembrava basasse il suo rapporto con la madre nella difesa e nella fuga dalla realt?, senza cercare un minimo di contatto con lei. Quando mediante la psicoterapia questo rapporto si ? fatto pi? sereno, affettuoso, solido e ricco, la donna, che prima era solita raccontare tutte le malefatte di Francesco, negli ultimi mesi, anche solo per telefono, ama riferire, invece, tutte le sue conquiste: di come il figlio sia diventato buono e accondiscendente; di quanto sia maturato nel campo dell’autonomia personale; del fatto che riesca a rimanere seduto negli incontri settimanali organizzati per prepararsi alla prima comunione e di come poi, durante la cerimonia in chiesa, sia rimasto ‹‹a manine giunte come un angioletto››. Inoltre, la madre, con grande gioia ama riferire: ‹‹Adesso mi aiuta a casa e lo posso mandare alle feste dei suoi compagnetti dove partecipa tranquillamente ai giochi come tutti gli altri bambini, cosa che prima non era assolutamente possibile››. ‹‹Adesso, anche se a modo suo, dice tante paroline››.

5.     Nel tempo ? aumentata nel bambino anche la capacit? di resistere alle frustrazioni e quindi ? aumentata la capacit? di accettare i tanti no che i genitori, ma anche gli altri, gli procurano ogni giorno. Da ci? abbiamo compreso quanto sia importante, nel processo di socializzazione, la capacit? di poter accettare e gestire le frustrazioni. Poich? questa capacit? ? molto bassa nel bambino affetto da Disturbo Autistico, le sue possibilit? nell’ambito della socializzazione sono gravemente limitate e compromesse.

6.     Pensiamo, inoltre, che sebbene il miglioramento di Francesco sia riferibile a tutto il progetto terapeutico, la psicoterapia individuale sia stato l’elemento risolutivo. Anche perch? per ben due anni, prima di iniziare la psicoterapia, avevamo tentato di migliorare le condizioni del bambino ma con scarsi e parziali risultati. Ci sembra pertanto di poter affermare che il terapeuta per questi bambini ha lo stesso spessore di una “madre buona” per un bambino neonato. Accanto ad una “madre buona” il bambino non solo ha la possibilit? di sviluppare tutte le sue potenzialit?, ma ha la possibilit? di vedere anche il mondo attorno a lui con le stesse caratteristiche positive offerte dalla persona che ha cura di lui e con lui si relaziona in modo adeguato ai suoi bisogni.

7.     Come si pu? notare leggendo i giochi effettuati da Francesco, questi sono stati molto diversi. Cercare di stabilire, pertanto, a priori, quale gioco far effettuare a questi bambini, con quale materiale e per quanto tempo, avrebbe comportato, sicuramente, dei grossolani errori. Lasciare che sia il bambino a cercare e creare il suo gioco, non solo ? la soluzione pi? semplice, ma ? anche la pi? saggia, in vista dei risultati da ottenere. D’altra parte, questo atteggiamento ? lo stesso usato in ogni psicoterapia non direttiva, nella quale ? il soggetto che sceglie quale argomento comunicare e per quanto tempo e non il terapeuta! Non ci appare, inoltre, aderente alla realt? quanto descritto da alcuni autori che in questi bambini mancherebbero i giochi simbolici. Se il terapeuta riesce a farsi accettare pienamente, cos? che il bambino con Disturbo Autistico possa comunicare liberamente i propri pensieri, ci si accorger? ben presto che il loro gioco ?, invece, ricco di elementi simbolici.

 

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