L’educazione

L’educazione

 

Importanza dell’educazione

Non tutti gli esseri viventi hanno, nei confronti della prole, quelle attenzioni particolari che noi chiamiamo educazione.

Gli alberi, per esempio, lasciano che i loro numerosissimi semi si distribuiscano nel terreno per opera degli animali, dei venti o della semplice forza di gravit?, alla ricerca delle condizioni pi? idonee affinch? possano germogliare, ma n? la pianta madre, n? altra pianta adulta cureranno i giovani virgulti, che resteranno pertanto in balia di se stessi.  Moltissimi di questi, infatti, non arriveranno all’et? adulta, giacch? serviranno d’alimento agli animali, altri saranno bruciati dal sole o finiranno soffocati dalle piante o dai cespugli pi? grandi.

L’educazione negli animali

Ci? avviene anche per molti animali. Diverse specie di pesci, di molluschi e di rettili, sono costretti a mettere al mondo un numero considerevole di figli per garantire, a pochi, la sopravvivenza.

L’educazione della prole ?, quindi, uno strumento fondamentale per la protezione e la diffusione della specie. Quegli animali, come alcuni insetti e uccelli, ma soprattutto come i mammiferi, i quali non solo si preoccupano di mettere al mondo dei figli, ma sono attenti a che questi abbiano le cure e l’educazione necessarie alla loro crescita, hanno un indice di sopravvivenza della prole molto superiore rispetto a quelli che non hanno questo tipo di comportamento.

Quando, infatti, gli animali si attivano incessantemente, per un tempo pi? o meno lungo, nella cura e nell’educazione, ottengono che la crescita dei piccoli si svolga nel miglior modo possibile. Insegnando il modo migliore per procurarsi il cibo, come aver cura di se stessi e come relazionare con gli altri della stessa specie o di specie diverse, riescono a far s? che i loro piccoli, o i piccoli del branco, non solo possano sopravvivere all’ambiente spesso ostile che li circonda, ma sviluppino al massimo quelle qualit? specifiche della specie che li aiuteranno ad integrarsi, nel modo migliore, nell’ambiente in cui si ritroveranno a vivere.

Prendiamo ad esempio un animale molto comune nelle nostre case: il gatto.

La gatta che ha partorito ha, durante i pochi mesi (tre – quattro) in cui i gattini stanno con lei, uno scopo fondamentale ed ? quello che i suoi piccoli crescano bene: siano perci? sani, forti, ma anche agili, pronti nei riflessi e con un bagaglio d’informazioni che li aiuti, tra l’altro, a riconoscere le prede, ad avvicinarle, a rincorrerle, ucciderle e sapersene cibare.

Si riconoscono, pertanto in questi animali, cure e atteggiamenti finalizzati a vari scopi: l’igiene e la pulizia personale, la caccia, la comunicazione, il benessere psicoaffettivo, la trasmissione di elementi culturali.

 

  • L’igiene e la pulizia personale

L’igiene e la pulizia sono importanti per tutti gli animali poich?, attraverso la cura del proprio corpo, si evitano infezioni o malattie parassitarie. Queste pratiche igieniche sono fondamentali per gli animali predatori, come i felini, i quali, in tal modo, evitano che il loro odore metta in guardia e faccia fuggire le prede. Per ottenere ci?, appena i gattini iniziano a camminare, sono numerosi gli insegnamenti affinch? sappiano ben utilizzare la sabbia per deporre e coprire i loro bisogni fisiologici. Questi insegnamenti si completano con numerosi stimoli alla pulizia individuale che hanno, come finalit? una perfetta igiene del corpo. Soprattutto mediante la lingua e la saliva ogni parte del corpo ? sistematicamente lavata, spazzolata e tenuta perfettamente pulita.

  • La caccia

Gli insegnamenti che riguardano la caccia sono numerosi e completi: esercizi di salto, di finte, di corsa, di presa, di avvitamento nell’aria. Esercizi per il riconoscimento degli odori, delle forme, dei suoni. Il tutto finalizzato a sviluppare in pochi mesi quelle splendide potenzialit? feline che fanno di quest’animale un ottimo predatore.

  • La comunicazione

Un buon gatto deve poter dialogare con i suoi simili, con gli altri animali e con gli esseri umani con i quali ? spesso in contatto; quindi, se da una parte deve comprendere i segnali provenienti dagli altri animali, deve saper atteggiare il suo corpo e miagolare in modo comunicativo, cos? da trasmettere chiaramente i suoi pensieri ed i suoi bisogni.  Miagolii e atteggiamenti che esprimono richiesta, gioia, collera, amore, benessere, insofferenza, desiderio, sono solo alcuni dei numerosi segnali che questo felino continuamente lancia agli altri animali o ai padroni della casa che lo ospitano e con cui convive. E’ per tale motivo che, anche la gatta pi? silenziosa, nel periodo in cui alleva e educa i propri figli, diventa “ciarliera”. Deve insegnare ai piccoli tutti i segnali verbali e non, indispensabili alla loro vita sociale.

 

  • Il benessere psicoaffettivo

Affinch? i suoi comportamenti siano equilibrati, controllati, adeguati alle esigenze della casa in cui vivr? e al rapporto con gli altri animali e quindi anche all’ambiente in cui, se selvatico, si dovr? confrontare, un buon gatto deve essere sicuro di s?, determinato, coraggioso e contemporaneamente sereno e appagato affettivamente. Per ottenere ci? la mamma non lesina una presenza affettuosa e accogliente ai piccoli. I leccamenti, gli abbracci, i giochi, le carezze, le moine, hanno questo scopo: lo sviluppo armonico e sereno della individualit? di ogni gattino. Dall’altra i rimproveri, le direttive, le norme comunicate ed imposte gli permetteranno un buon autocontrollo; premessa indispensabile per una migliore integrazione sociale e ambientale. Sappiamo inoltre che ogni volta che un cucciolo di animale superiore viene allontanato dal suo ambiente naturale, dai genitori o ha a disposizione  dei genitori disturbati, il rischio per la sua salute fisica e per il suo sviluppo psichico ? notevole.

  • La trasmissione d’elementi culturali

Allo sviluppo delle potenzialit? di base vengono aggiunti sicuramente degli elementi culturali, necessari per il riconoscimento delle abitudini e delle caratteristiche dei padroni di casa, delle prede e degli animali concorrenti, ma anche tante altre informazioni a noi per lo pi? sconosciute.

 

Il tutto in un ambiente fisico e psicologico caldo e confortevole; sereno e affettuoso; dialogante e stimolante.

Lo scopo, ripetiamo, ? fare in modo che i suoi piccoli, gradualmente, diventino dei gatti maturi, capaci, ben equilibrati, sereni ed autonomi. Degli animali quindi,  in grado di inserirsi nel mondo circostante, con il maggior bagaglio formativo ed informativo utile non solo alla loro sopravvivenza, ma anche all’integrazione con i loro simili, con gli altri animali e soprattutto con gli umani.

L’educazione ha scopi ben precisi: la maturit? intellettiva, affettiva e relazionale dei piccoli affinch? l’integrazione, la sopravvivenza e la diffusione della specie sia  facilitata al massimo.

 

L’attivit? educativa ? quindi diversa e specifica per ogni specie animale. Variano di molto, le condizioni e gli elementi indispensabili per la crescita e l’integrazione sociale e ambientale. Varia il tempo necessario affinch? i piccoli diventino adulti ed autonomi. Variano le necessit? sociali, l’impegno per la ricerca del cibo, le necessit? biologiche e psicologiche

Quindi varia, e di molto, l’impegno di uno o entrambi i genitori in quest’attivit? primaria. Primaria in quanto da questa ? in gioco il futuro stesso sia dei singoli individui che della razza.

Sappiano inoltre che tanto pi? l’animale ? complesso e intelligente tanto pi? lungo, coinvolgente e complesso deve essere l’impegno educativo. Negli uccelli, il tempo dedicato all’allevamento ? molto pi? breve di quello che i mammiferi dedicano ai loro piccoli. Tra i mammiferi, quello dei primati ? molto pi? lungo e complesso rispetto a quello degli altri mammiferi.

Pi? ? semplice l’organismo, di meno cure ha bisogno, pi? rapidamente raggiunge la propria autonomia. Pi? complesso ? l’animale, di pi? accudimento ha bisogno, pi? dura il processo educativo e pi? ricco, pi? intenso e continuo deve essere l’impegno dei genitori e della comunit? in cui si ritrova a vivere.

L’educazione umana

 

L’educazione umana ? sicuramente la pi? lunga e complessa che conosciamo. Possiamo facilmente comprendere la durata della fase educativa se pensiamo alla gran quantit? di tempo durante il quale il cucciolo dell’uomo ha bisogno di essere seguito, assistito, curato educato dai genitori e dalla societ?. Non si tratta n? di pochi giorni, come negli uccelli, n? di pochi mesi, come in molti mammiferi, ma di molti anni.

La complessit? nasce dalla grandi potenzialit? umane che, per essere adeguatamente stimolate e sviluppate, necessitano di numerosissimi stimoli di tipo percettivo, motorio, linguistico, affettivo, sociale, spirituale, culturale. Questo significa che non ? possibile un fisiologico e completo sviluppo umano senza numerosi anni d’impegno costante e massiccio.

L’educazione umana ha, fondamentalmente, tre scopi:

  1. il primo ? di fare in modo che il cucciolo d’uomo che si presenta nudo alla nascita, inerme, bisognoso di tutto, ma con grandi potenzialit? iscritte nel proprio codice genetico, possa agevolmente sviluppare, accrescere e far diventare realt? vive e palpitanti queste capacit? di base;
  2. il secondo ? di stimolare ed aiutare quel bambino che sta crescendo, affinch? diventi una persona adulta, matura e responsabile.

 

 Che significa persona adulta e matura?

La persona adulta non ? solo quell’individuo umano che ha raggiunto una certa et?. La maturit? anagrafica non sempre purtroppo corrisponde alla maturit? psicologica.

La persona adulta e matura ? quella che:

  • ha sviluppato in s? tutte le capacit? che le possono permettere di vivere in maniera autonoma, responsabile, non dipendente nell’ambito della societ? e quindi ? capace di procurare per s? e per la propria famiglia, se ne ha una, cibo e mezzi di sostentamento necessari;
  • ha una solida fiducia di base che le permette di vedere se stessa, il mondo e gli altri, come cosa buona, come qualcosa di positivo; quindi si accetta, sa sdrammatizzare i suoi insuccessi e valorizzare le cose che fa;[1]
  • ha conquistato la libert? interiore che le permette di controbattere validamente le sollecitazioni negative che provengono dalla societ?;
  • ? capace di analizzare con oggettivit? la realt?, in modo tale da risolvere i    problemi che si dovessero presentare, nel modo pi? efficace possibile;
  • sa fare valere i propri diritti ma sa riconoscere e accettare quelli altrui. Non accetta soprusi ma non li fa agli altri;
  • sa rispettare ogni persona, per quella parte di umanit? che porta con s?, per le sue caratteristiche sessuali, individuali, per il ruolo che ricopre, per le funzioni che assume nell’ambito della famiglia, nella coppia e nella societ?;
  • sa cogliere l’essenza delle cose e il loro valore senza lasciarsi fuorviare da immagini edulcorate e fondamentalmente false della realt?;
  • evita gli eccessi, gli sbandamenti e la collera irrazionale;
  • ha una mentalit? elastica che le permette di adattarsi alle varie realt? e ai cambiamenti sociali, ma tiene in gran conto tutti i preziosi elementi della cultura tradizionale;
  • sa essere creativa, cio? in grado di trovare delle soluzioni ai problemi che si dovessero presentare, sia nella sua vita sociale che familiare;[2] 
  • ? sicura di s?. Riesce a vivere serenamente con se stesso e con gli altri, non ? turbata da ansie, paure immotivate, da nevrosi o, peggio, da psicosi;
  • ammette i propri sbagli, ma non per questo si delegittima;[3]  
  • ? capace di una coscienza matura. E’ capace cio? di vedere chiaramente il confine tra il bene ed il male, tra il giusto e l’ingiusto, tra il buono e il cattivo, il bello ed il brutto, la verit? e la falsit?;[4]
  • sa sviluppare dentro di s? l’amore per se stessa, per i propri familiari, per gli altri esseri umani, per il mondo in cui vive e per tutte le altre creature. Sviluppare l’amore significa anche scoprire la propria coscienza, acquistare responsabilit?, aprirsi agli altri, generosamente;
  • ? capace di coraggio. E’ capace, cio?, di affrontare le responsabilit? caratteristiche della propria condizione: le responsabilit? di uomo o di donna, di madre o di padre; quelle insite nel tessuto sociale in cui ? inserita; le responsabilit? lavorative, politiche e professionali;
  • sar? a sua volta capace di educare, e quindi sar? capace di trasmettere alle future generazioni i principi e i valori umani fondamentali;
  • ? libera e sa capire i limiti della libert?. Per P. Le Moine: “ Il vero educatore ? colui che aiuta il minore ad aprirsi con gioia agli altri; a prendere coscienza della sua condizione umana; a diventare, insomma, un individuo libero, in grado di comportarsi secondo coscienza, di capire quali siano i limiti della libert? individuale nell’interesse del singolo e della collettivit?, accettandone con serenit? i relativi doveri.”[5]

 

  1. Il terzo scopo dell’educazione ? quello di aiutare l’adulto che si ? formato, ad integrarsi ed impegnarsi in maniera armonica, attiva, critica, solidale, nella societ? e nell’ambiente in cui vive.

 

Si pu? fare a meno dell’educazione?

Certamente si pu? fare a meno dell’educazione, ma il risultato non  solo non sar? garantito, ma quasi certamente sar? disastroso, sia sul piano fisico che, soprattutto, sul piano affettivo, psicologico e sociale. Ci? perch? gli elementi genetici, anche se nettamente positivi e le scelte autonome individuali, non sono capaci, da soli, di portare un essere umano ad un completo sviluppo intellettivo, fisico, affettivo, morale e psicologico. Ci? potr? avvenire solo se avr?, accanto a se, degli adulti, maturi, responsabili, attenti, impegnati nel campo educativo che riescono a seguirlo in maniera costante e corretta e se, l’ambiente sociale in cui vivr?, sar? capace di completare, ampliare ed assecondare il compito degli educatori: genitori, familiari ed insegnanti.

 
Gli elementi educativi
Gli elementi educativi sono in parte mutevoli e in parte stabili e perenni.

Gli elementi educativi mutevoli sono quelli che devono adattarsi ai cambiamenti lavorativi, sociali, politici, religiosi, economici in cui l’individuo ed il gruppo vivono. Sono tali gli elementi educativi di tipo culturale e gli apprendimenti legati alla realt? sociale in cui la persona vive ed opera. Nella nostra societ? tecnologica, ad esempio, l’apprendimento all’uso del computer ? diventato importante elemento educativo, cos? com’? diventata fondamentale la capacit? di gestione dei mass – media e la conoscenza di pi? lingue straniere.

Gli elementi educativi stabili e perenni non cambiano nei secoli, n? nelle popolazioni, se non in maniera molto limitata, in quanto sono strettamente legati ai bisogni, alle caratteristiche e alle necessit? primarie della specie. Essi riguardano nell’uomo tutto ci? che concorre allo sviluppo armonico e sereno dell’Io, ci? che ? indispensabile alla formazione della personalit?, del carattere e ogni elemento educativo che aiuta e stimola lo sviluppo dell’affettivit?, della sessualit? e della socialit?. Quando il Collodi inizia a descrivere le malefatte del suo Pinocchio, utilizzando la saggezza popolare, descrive mediante la figura di Geppetto, come non dovrebbe  essere una famiglia che vuole educare correttamente un bambino: non dovrebbe essere composta da un solo genitore; i genitori non dovrebbero essere troppo al di l? negli anni, non dovrebbero essere permissivi, non dovrebbero volere un bambino per soddisfare le proprie esigenze.

 Purtroppo spesso, trascurando la saggezza popolare, ci sfuggono proprio gli elementi educativi stabili e perenni e quindi facciamo errori che poi siamo costretti a pagare con la stessa disperazione di Geppetto che va in cerca per mari e per monti del suo figliolo birbante e scapestrato nel tentativo di ricondurlo alla retta via.

 

L’adattamento

Non ? l’adattamento la soluzione ai problemi educativi.

Ogni essere vivente cerca di adattarsi, e cio? fa di tutto per modificare se stesso, cos? da mettersi in armonia con la realt? ambientale in cui ? costretto a vivere ed operare.

Se abbiamo una pianta e la mettiamo in una buona terra, illuminata dal sole, le diamo l’acqua di cui necessita, la inseriamo, in definitiva, in un clima favorevole e le diamo gli elementi essenziali al suo sviluppo, avremo buone probabilit? che cresca bene e dia buoni frutti.

Se per esigenze varie, che a volte possono essere solo di arredamento o estetiche, vogliamo costringere questa pianta a vivere in un angolo in cui i raggi del sole non la illuminano sufficientemente, non la riscaldano, non la rendono vigorosa, non l’aiutano a crescere o non le diamo gli elementi nutritivi essenziali, sar? inutile oltre che sciocco pretendere che si adatti a quelle condizioni se non per un tempo molto limitato. L’adattamento porter? la pianta a fare delle foglie pi? grandi, per raccogliere pi? luce, si allungher? in cerca di questa, ma se le condizioni sfavorevoli persisteranno, a poco a poco diventer? sempre pi? esile, pi? malata e infine morir?.             

Lo stesso avviene nel bambino, nell’adolescente, nell’uomo. Se vengono modificate in maniera grossolana le condizioni in cui ? costretto a vivere ed a crescere, cercher? di trovare dei sistemi di adattamento, che hanno per? dei limiti al di la dei quali c’? il disagio, la malattia, il disturbo, la disfunzione ed in casi estremi, la sua morte. Morte vera reale concreta come quelle dei mille e mille suicidi, o come la morte per anoressia o bulimia. Oppure sar? una morte sociale, un lasciarsi andare e far sfuggire la vita attraverso l’apatia, l’abulia, la melanconia, la droga, l’indifferenza.

Conoscere questi limiti e accettarli, significa avere quel minimo di buon senso che si richiede ad ogni educatore ed ad una societ? civile, che vuole essere tale. Ricordiamo, inoltre, che ogni adattamento non solo ha dei limiti, ma richiede sempre un grande sforzo e un dispendio notevole di energia, che tende a compromettere ed a rendere pi? fragile la vita dell’essere che ? costretto a adattarsi.

Negare questi limiti, scioccamente rifiutarli o sottovalutarli, pu? portare ad un mancato o alterato sviluppo e quindi alla patologia e alla fragilit? di intere popolazioni e civilt?, con conseguenze che possono arrivare fino alla loro scomparsa. Cosa avvenuta gi? in passato, cosa che sta succedendo sotto i nostri occhi, senza che noi riusciamo a capirne la portata.

Caratteristiche dell’attivit? educativa

L’attivit? educativa per essere efficace deve svolgersi secondo delle modalit?  ben precise.

Dovrebbe essere: responsabile, critica, globale, continua, realistica, lineare e coerente, intensa, graduale e armonica,

Responsabile

Che significa responsabile?

Significa che ogni educatore dovrebbe porsi nei confronti dei minori, in tutti i momenti, con gran tensione educativa. Dovrebbe chiedersi spesso quale valenza hanno, o potrebbero avere, i suoi atti e le parole sugli educandi. Dovrebbe spesso domandarsi quale tipo di messaggio, mediante le parole, i concetti espressi, i comportamenti manifestati, sta inviando. Scoprir? di comunicare a volte elementi positivi, utili e produttivi nei confronti degli altri adulti e soprattutto dei soggetti in formazione ed in evoluzione: bambini, adolescenti, giovani; oppure, al contrario, si accorger? di inviare dei messaggi inutili, indifferenti o peggio dannosi.

Questo dovrebbe farlo in ogni momento, con costanza e continuit?, anche se fosse grande la voglia di lasciarsi andare, anche se le condizioni ambientali dovessero risultare avverse o sfavorevoli.

Critica

L’educatore non pu? limitarsi ad osservare ci? che gli altri o la societ? fanno. Non pu? delegare gli altri.

Appiattirsi sui comportamenti altrui, ? altrettanto deleterio che fuggire e isolarsi dagli altri e dalla societ?.

Educazione critica significa che non bisogna cadere nel pessimismo: “ Purtroppo le cose vanno cos?, il mondo va allo sfacelo, i giovani d’oggi sono fatti male, non possiamo fare nulla .”

Se gli altri hanno un certo tipo di atteggiamento o di comportamento, bisogna capire perch? lo fanno, se ? positivo o no, se serve o no agli educandi, a noi, alla societ?. Accettare il cambiamento in modo passivo, significa lasciarsi trascinare dalla corrente, senza inserire il proprio individuale elemento critico e produttivo. Seguire la corrente, seguire il vento che spira, ? facile e consolatorio, ma impedisce di pensare, impedisce di agire in maniera individuale e personale.

Molti danni sociali sono da imputarsi a questo lasciarsi andare agli atteggiamenti pi? comuni.

Anche nel campo educativo spira forte il vento delle mode.  Pensiamo al nazismo, al fascismo, al comunismo che hanno sconvolto il secolo appena trascorso. Pensiamo al consumismo, all’edonismo, al permissivismo, al lassismo, all’individualismo, nella nostra moderna societ? occidentale.

Ognuno di noi, ogni famiglia, ogni genitore, ogni giovane ? capace di dare una nuova e positiva impronta al vivere sociale, cos? come ognuno ? capace di dare degli stimoli negativi.

 

Si pu? seminare del buon grano oppure della zizzania. La scelta, anche se le condizioni ambientali e culturali la rendono a volte difficilissima, appartiene a noi.

 

 

Globale

L’educazione deve riguardare tutte le caratteristiche umane e non limitarsi solo ad alcune.

L’uomo, infatti, ha molteplici ed immense potenzialit?: l’intelligenza, l’affettivit?, la socialit?, la motilit?, la sessualit?, la spiritualit? ecc..

Ognuna di queste aree deve essere sviluppata, stimolata e seguita in maniera opportuna, in modo tale che possa esprimersi al massimo delle sue potenzialit?.

Purtroppo, non sempre ci? avviene. In alcune societ?, si tende a privilegiare una funzione rispetto ad un’altra, un aspetto rispetto ad un altro. Pertanto si tende a sviluppare, ad esempio, la cultura e la storia moderna, tralasciando i preziosi insegnamenti del passato; si tende ad arricchire le menti dei minori di scienza, professionalit? o tecnica, a scapito degli elementi affettivi, spirituali e morali dell’individuo. Spesso si pongono in essere mille artifici ed impegni per lo sviluppo armonico del corpo, trascurando la crescita dell’anima e del cuore.

Ci? porta ad una crescita disarmonica. Grandi capacit? o normale sviluppo in un settore, si contrappongono a gravi manchevolezze in altre aree, che risultano o iposviluppate o, in altri casi, alterate. Il risultato definitivo sar? pertanto disarmonico e poco efficace.

Continua

Poich? lo sviluppo umano ? molto complesso, esso richiede tempi lunghi e grandi energie da spendere e utilizzare nel campo educativo.

Gi? prima di nascere il bambino avverte l’ansia, il disagio, la tensione dei genitori e dell’ambiente intorno a lui, cos? come avverte il benessere psicologico e l’armonia che lo circonda. E’ soprattutto nel periodo della prima infanzia che l’educazione richiede grandi energie e un costante e continuo impegno.

Anche successivamente per?, specie nel periodo adolescenziale, l’apporto di tutti gli educatori e della societ? educante in senso lato, dovrebbe essere continuo, costante, attivo, sistematico ed incisivo.

E l’adulto? Anche l’adulto ha bisogno di vivere in una societ? e con altri adulti che riescono a fargli evidenziare gli atteggiamenti pi? consoni al vivere civile, pi? utili a se a gli altri, pi? responsabili, pi? corretti.

 

Realistica

Le illusioni alle quali, nel nostro periodo storico ci abbandoniamo, in quanto tendono a proteggerci dall’ansia e dal senso di colpa, sono numerosissime e tutte molto tragiche. Ne elenchiamo soltanto qualcuna delle pi? grossolane e diffuse.

  • Ci illudiamo che ad un essere dai bisogni estremamente complessi, ma che nasce assolutamente immaturo, come l’uomo, per il suo sviluppo basti la presenza prezzolata di educatrici e baby-sitter ed i ritagli di tempo dei suoi genitori.
  • Ci illudiamo che il giovane o anche l’adulto non abbia pi? bisogno di indicazioni e regole di comportamento o che sia impermeabile alle sollecitazioni positive o negative che provengono dagli altri adulti o dai mass -media.
  • Ci illudiamo di poter moltiplicare le nostre energie tra casa, figli, lavoro, attivit? sociali, attivit? ludiche, in modo tale che nessuno ne soffra.
  • Ci illudiamo che le nostre case e le nostre citt? sempre pi? inquinate e non fisiologiche per la crescita dei minori e per una vita sana degli adulti, riescano a soddisfare con l’opulenza delle vetrine gli uni e gli altri.
  • Ci illudiamo che sia possibile un’attivit? educativa effettuata da un solo genitore.
  • Ci illudiamo che il denaro, i beni materiali e le ricchezze di una societ? opulenta possano saziare il cuore di uomini, donne e bambini.
  • Ci illudiamo che l’istinto possa guidare ogni uomo o donna che si sposi o voglia formare una famiglia, e che pertanto non sia necessaria una lunga e impegnativa preparazione da parte dei suoi genitori e degli altri educatori.
  • Ci illudiamo che migliaia di situazioni scabrose, violente e diseducative non lascino traccia nella mente e nel cuore dei minori e degli adulti, solo perch? virtuali.
  • Ci illudiamo che i genitori possano controllare e selezionare tutti o almeno buona parte dei messaggi che entrano nelle case.
  • Ci illudiamo che i disturbi psichici di cui soffrono sempre pi? numerosi adulti e bambini abbiano solo cause organiche o genetiche per cui usciamo assolti tutti: genitori, educatori, politici, giornalisti, registi ecc..
  • Ci illudiamo che i problemi che sconvolgono e uccidono i nostri giovani: droga, morti del sabato sera, AIDS, gravidanze indesiderate ecc., possano essere risolti solo con l’informazione.
  • Ci illudiamo di essere una societ? che rispetta il bambino solo perch? lo ha scritto nella Carta dei suoi Diritti.

 

Accanto alle illusioni nate dalla buona fede, vi sono poi le bugie, le tante bugie con le quali vengono coperte finalit? ed intenti poco nobili se non proprio truffaldini. Queste bugie vengono propinate con dovizia di mezzi di comunicazione pertanto, con il tempo, assumono caratteri di realt? e verit? incontestabili anche  nei confronti di persone colte ed impegnate.

Nel corso della nostra trattazione ne sottolineeremo qualcuna delle pi? eclatanti.

 

Lineare e coerente

Ci? significa che l’attivit? educativa non pu? essere contraddittoria. Non possiamo, infatti, dire o fare una cosa oggi e un’altra domani. Dire qualcosa e farne un’altra.

I bambini e i giovani sono molto attenti e richiedono una costante linearit? e coerenza nel tempo, tra gli educatori, e soprattutto coerenza tra ci? che viene detto e ci? che viene fatto, quindi tra parole e comportamenti.

La linearit? nella societ? occidentale pluralista, individualista, soggettivista, viene trascurata in maniera evidente, ma anche incosciente. I genitori tesi a difendere ed affermare la propria individualit? e personalit? tendono spesso a comportamenti e ad atteggiamenti educativi difformi e contraddittori l’uno dall’altro e nei confronti degli altri educatori. Anche tra gli insegnanti e nella scuola manca una linea educativa comune e coerente sia al suo interno che nei confronti dei genitori.

Le accuse reciproche, spesso rivolte in presenza dei minori sono all’ordine del giorno. Non si comprende che, con tale atteggiamento, viene ad essere distrutta, agli occhi dei minori, la fiducia e l’autorevolezza di tutti gli educatori e degli adulti in genere. Per non parlare dei mass – media che, in nome della libert? d’espressione, tendono a diffondere e a propinare pensieri, immagini, comportamenti di ogni genere, spesso senza alcuna coerenza educativa. Se ci? confonde l’adulto, possiamo solo immaginare quello che avviene nell’animo di un soggetto in et? evolutiva.

Intensa

Ci? significa che l’azione educativa deve essere vissuta intensamente e come priorit? da parte della societ?, da parte dei genitori, dei familiari e dalle altre agenzie educative.

 Non possiamo dare a quest’azione cos? complessa, difficile e lunga, soltanto dei ritagli del nostro tempo o marginali energie come avviene ogni volta che, nella scala dei valori personali, sociali, familiari sono messi, al primo posto, non l’impegno educativo ma altri valori: ad esempio il benessere economico e finanziario, il proprio piacere o la gratificazione personale.

 Molto spesso oltre che essere trascurato dalle politiche sociali, l’impegno educativo ? visto dagli educatori primari stessi, dai genitori, come una gravosa e tediosa necessit? da far disimpegnare, se possibile, agli altri. Quando si ? costretti ad affrontarlo personalmente non ? avvertito come un impegno gratificante, piacevole, gioioso, ma come un lavoro faticoso, da liquidare il pi? presto possibile, mediante risposte smozzicate, incomplete, frettolose e spesso purtroppo anche irritate, mentre si corre per assolvere i numerosissimi impegni, tra una scena del film e l’altra o durante la pubblicit? televisiva.

 
Graduale

La gradualit? ? elemento indispensabile per ogni apprendimento teso ad una crescita armonica della personalit?.

E’ fondamentale che gli apprendimenti seguano il principio di gradualit?: per cui a qualcosa di pi? semplice, facile, immediato, segua qualcosa di pi? complesso, difficile, arduo. Solo se gli apprendimenti vengono effettuati in maniera graduale il bambino ed il giovane avranno la possibilit? di crescere in maniera rapida ed armonica; se questo non avviene vi saranno difficolt? nell’acquisire nuovi concetti e nuovi comportamenti.

Anche questo principio ? disatteso in maniera grossolana dalla nostra societ?. Molto spesso si mette il bambino di fronte ad immagini, pensieri, idee, realt?, molto lontane dal suo sviluppo e dalla capacit? di capire, elaborare, utilizzare al meglio quelle informazioni. Pertanto il risultato non sar? per nulla un bambino maturo e consapevole della realt? esterna, ma un essere spaventato, triste, confuso, scandalizzato.

Ci? avviene quando il bambino viene messo precocemente o in modo sconsiderato in contatto con problematiche politiche, sociali, comportamentali e sessuali non adatte alla fase del suo sviluppo. Immagini, parole, scene ed atteggiamenti pregni di aggressivit?, violenza, tradimento e sessualit? esplicita, non solo non l’aiutano nella sua crescita, spirituale ed umana, ma lo sconvolgono e lo turbano profondamente. Proporre queste realt? a piene mani in ogni film, in ogni cartone animato, nei giornali, alla radio, non serve, come spesso si dice, a far aprire gli occhi dei minori nei confronti della realt? della vita, ma contribuisce piuttosto a spaventarlo, sconvolgerlo, inaridirlo.

 L’ambiente malsano che ? costretto a respirare gli render? difficile aprire il proprio cuore agli altri, al mondo, alla societ?, in maniera serena, fiduciosa, attiva, impegnata.

Armonica

L’educazione armonica rifugge dagli eccessi ed evita ogni estremismo. Ad esempio tra un’educazione permissiva ed una autoritaria, vi ? una via di mezzo, sicuramente pi? consona e corretta ad un buon stile educativo.

Eppure non riusciamo spesso a seguire questa via intermedia. Nel volgere di poche decine d’anni, siamo passati da atteggiamenti educativi improntati a durezza, rigidit?, formalismo, scarsa attenzione ai bisogni di tenerezza dell’animo umano, ad altri di gran permissivismo, e d’accettazione di comportamenti sempre pi? deviati e devianti, poco consoni ad un corretto vivere civile. Comportamenti che portano ad atteggiamenti sempre pi? a rischio personale e sociale.

In pochi anni siamo passati da uno stile educativo in cui i bambini e i giovani non avevano diritti ma solo doveri, ad altri in cui tutto possono chiedere, tutto si pu? e si deve concedere, “ vietato vietare”, senza chiedere nulla in cambio. Senza che i genitori e gli educatori possano pretendere ci? di cui hanno sacrosanto diritto: l’ubbidienza, il rispetto, un piccolo ma costante aiuto ed una precoce partecipazione agli impegni e alle attivit? familiari.

Lo stesso ? avvenuto nella quantit? e nell’uso del tempo libero. Nel secolo appena trascorso siamo passati da un uso limitatissimo, anche per ragioni economiche, di attivit? ludiche e goderecce, per cui i bambini e i giovani erano spesso costretti ad un impegno costante sia di tipo lavorativo che scolastico, ad un periodo, come il nostro, in cui il tempo libero si ? allargato a dismisura, sia durante il giorno, che, soprattutto, durante la notte, mentre i doveri richiesti sono diminuiti progressivamente.

Accettiamo situazioni assurde come quella di studenti, specie universitari, che vivono da fuori- corso gli anni pi? produttivi della loro vita umana, bighellonando da una festa all’altra, da un “divertimento” all’altro, da un piacere all’altro, senza che i genitori riescano a pretendere da loro un impegno costante, un sacrificio necessario.

Come dice la Harding: “Vivere secondo l’unico principio del piacere porta inevitabilmente alla saziet? e alla noia. L’uomo non ? solo animalit? in cerca di appagamento; egli ? anche spirito vivente che pu? trovare soddisfazione soltanto nella dedizione di tutte le sue energie ad un fine che sia al di l? del piacere personale.” [6]

Si ? rapidamente diffusa un’educazione che gli specialisti definiscono con netta prevalenza dei “codici materni.”

Nei cosiddetti “codici paterni” prevalgono la linearit? e le norme morali: “Questo ? giusto, questo non ? giusto.” “Questo si pu? fare, questo non si pu? fare.” “Questo ? bene questo ? male.”  E’ evidenziata anche la responsabilit? di ognuno nei confronti degli altri e del vivere sociale; ? valorizzato l’impeto, la forza ed il coraggio nell’affrontare le diverse situazioni della vita.

Nei codici cosiddetti materni, in quanto prevalenti nelle donne e nelle figure pi? materne, prevale il dialogo, l’accoglienza, la comprensione, il perdono, la giustificazione.

I primi spingono soprattutto verso l’indipendenza: “Cerca d’essere maturo e responsabile.” “Sei grande, fatti la tua strada, trovati un lavoro, una casa.” I secondi hanno un effetto dolcemente consolatorio e protettivo.

Entrambi questi codici dovrebbero, in ogni educatore e in ogni atteggiamento educativo, essere fusi insieme e armoniosamente integrati in un equilibrio dinamico.

Spesso per? nelle varie epoche, l’equilibrio si rompe, per cui prevale, a volte l’elemento maschile, altre volte quello femminile. In questo periodo storico, nella nostra opulenta societ? occidentale, vi ? la netta prevalenza dei codici materni: che tutto giustificano, perdonano, accolgono, accettano. E’ il prevalere del “Tira a campa’ ” e del “Vogliamoci bene, non ti preoccupare, a tutto pensa la tua mammina o il tuo potente pap?.”

Le conseguenze di ci? sono evidenti nella netta tendenza al rallentamento dei processi maturativi e nella scarsa responsabilizzazione dei giovani.

 

 

CODICI MATERNI

 

Dialogo

Accoglienza

Comprensione

Perdono

Giustificazione

Protezione

Dipendenza

 

 

 

 

 

CODICI PATERNI

 

Linearit?

Norme

Responsabilit?

Impeto

Forza

Decisionismo

Indipendenza

Autonomia

 

 

 

    

Tratto dal libro “L’educazione negata” di Emidio Tribulato. Per richiedere questo libro clicca qui. 


[1] P. Lombardo, Educare ai valori, Edizioni Vita Nuova, 1997, p. 156

[2] P. Lombardo, Educare ai valori, Edizioni Vita Nuova, 1997, p. 157

[3] P. Lombardo, Educare ai valori, Edizioni Vita Nuova, 1997, p. 158.

[4] P. Lombardo, Educare ai valori, Edizioni Vita Nuova, 1997, p. 148.

[5] P. Le Moine, Educare  il grande mestiere, San Paolo, 1995, p. 28.

[6] E. Harding, La strada della donna, Casa Editrice Astrolabio, 1951, p. 229

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