
03 Apr Autismo trattato con il gioco libero autogestito
Dott.ssa Cettina Allone – Psicologa
Matteo ? un bambino di quattro anni e mezzo, che presenta un disturbo autistico.
Il motivo che spinge i genitori a chiedere una consulenza presso il Centro Studi Logos di Messina riguarda i problemi di interazione sociale e di linguaggio. Gi? a due anni i genitori notano che il bambino non si volta e non risponde alle loro richieste, il vocabolario ? piuttosto scarso, non riesce ad articolare frasi pi? lunghe di due parole, ed esprime le proprie necessit? in terza persona. Inoltre, non racconta gli episodi della vita scolastica, mostra notevoli paure: spesso di fronte a programmi televisivi, o a determinati suoni, scappa via e si tappa le orecchie con le dita. Non riesce ad accettare i rimproveri e le negazioni, alle quali reagisce con crisi nervose.
Ho seguito Matteo per circa sei mesi, durante i quali ho avuto modo di conoscerlo a fondo ed assistere alla sua crescita. Il principio di fondo da cui nasce lintervento terapeutico mediante la tecnica del gioco libero autogestito, tecnica proposta dal dott. Emidio Tribulato direttore del Centro Studi Logos di Messina, ha come finalit? quella di diminuire la grave tensione interiore del bambino cos? da liberarlo, tra laltro, dalle paure che lo portano ad una, anche se parziale, chiusura.
Affinch? ci? possa avvenire ? importante che il bambino possa sentirsi accettato incondizionatamente e, per quanto possibile, ? necessario seguirlo nelle sue attivit? cercando di acconsentire alle sue richieste anche se possono sembrare ripetitive, inutili e fuor di luogo. Ci? permette al bambino di sentirsi pienamente capito, di essere pi? sereno e maturo e quindi, in un momento successivo, avere la possibilit? di sopportare meglio anche le piccole frustrazioni e i possibili no.
Lo scopo principale ? stato pertanto quello di liberare Matteo dalle costrizioni che spesso, anche se inconsapevolmente, le situazioni di vita quotidiana impongono. Purtroppo infatti, si tende con frequenza a pensare e a far fare albambino ci? che si pensa sia giusto, omologandosi pi? a ci? che la societ? o gli adulti richiedono, piuttosto che alle reali necessit? del bambino in quel particolare momento, specie quando il piccolo ? affetto da questa particolare e grave problematica. Per questo motivo, lintervento ? stato volto pi? ad una non azione che ad unazione, ovvero si ? cercato di far s? che fosse il bambino a decidere il giusto per lui, piuttosto che imporgli un programma prestabilito, il quale non avrebbe fatto altro che aumentare il senso di oppressione che questi bambini avvertono da parte del mondo esterno. Il senso di liberazione che scaturisce da questo approccio fa s? che il piccolo possa lentamente aprirsi al mondo, con minori paure e una maggiore fiducia nei confronti dellaltro.
Incontro per la prima volta Matteo a luglio, al termine dellanno di scuola materna che viene descritto dai genitori come un periodo non facile: spesso il bambino si isolava dal resto dei compagni a causa della troppa confusione e, durante la notte frequentemente aveva degli incubi, generalmente associati ai piccoli traumi avvertiti durante ilgiorno.
Il bambino accetta abbastanza facilmente la mia presenza, nonostante sia comunque difficile tutte le mattine per lui separarsi dai genitori. Questa difficolt? ? rimasta presente lungo tutto il periodo. Dopo un paio di minuti la tristezza per il distacco passa, cos? Matteo inizia ad interagire con me, coinvolgendomi nei suoi giochi.
Ama molto fare dei puzzle, giocare con le costruzioni e con le letterine; altre volte preferisce osservare me giocare.
Il primo approccio ? nato attraverso i libri. Matteo sfogliava le pagine chiedendomi cosa rappresentassero le immagini, ripetendo frequentemente che cos??, nonostante conoscesse perfettamente la risposta, come per verificare la mia preparazione. Inoltre a volte definiva erroneamente e consapevolmente una figura, divertito dalle mie correzioni.
Nonostante mi accetti senza problemi, spesso sente il bisogno di isolarsi, compiendo delle stereotipie, come portare gli oggetti ripetutamente ai lati degli occhi, oppure allineandoli meticolosamente, agitandosi nel caso non riuscisse perfettamente nel suo intento.
Chiaramente il primo periodo ? stato caratterizzato prevalentemente da giochi ripetitivi e stereotipati. La giornata da lui completamente e liberamente gestita prevedeva, infatti, una specifica sequenza di azioni, ovvero: sfogliare i libri, completare dei puzzle e giocare con le costruzioni. Questo permetteva a Matteo di mantenere una sorta di tranquillit? cos? da placare le ansie relative a eventuali circostanze sconosciute dovute anche al fatto di trovarsi per gran parte della sua giornata con una persona ancora estranea.
Questaspetto ha generato non poche difficolt? nella gestione delle situazioni pi? complesse nelle quali il bambino effettuava delle richieste alle quali non era possibile acconsentire. Molto spesso queste erano pi? orientate a conoscermi meglio e mettermi alla prova, pi? che a una reale necessit?.
Pian piano, sia io che lui, abbiamo imparato a conoscerci, ci? ha fatto s? che fosse pi? semplice comprenderlo nei momenti di disagio e sapere come comportarsi in casi del genere.
La maggiore conoscenza, ci ha permesso di ampliare le attivit? svolte durante il giorno. Cos?, se prima una semplice uscita si trasformava in una situazione difficilmente gestibile, lentamente ? diventato sempre pi? semplice e divertente stare insieme. Inizialmente infatti, Matteo, non avendo ancora instaurato una profonda ed efficace relazione affettiva con me non ascoltava le mie avvertenze e tendeva a giocare senza includermi nelle sue attivit?. Col tempo invece, ha iniziato ad includermi nei suoi giochi, e a vedermi come una persona per lui importante, a cui rivolgersi in caso di necessit? e difficolt?. Sono aumentati cos? anche i contesti di interazione: prima limitati allambito casalingo, poi estesi al cortile di casa, per arrivare infine ad andare in giro per le strade o nelle villette a giocare con altri bimbi e a cercarli con ardore se questi non ci fossero stati.
Dal punto di vista linguistico, Matteo inizialmente mostrava un lieve ritardo, non riuscendo ad articolare frasi pi? lunghe di due-tre parole e formulando spesso le sue richieste in terza persona, dicendo, ad esempio, la vuoi la brioscina?. Col tempo ha imparato a modificare le sue richieste utilizzando la prima persona, nonostante probabilmente non significhi che abbia internalizzato questo modo di esprimersi, bens? sia diventato un comportamento automatizzato, in reazione alle correzioni. Unaltra problematica riscontrata a livello comunicativo riguarda le sue difficolt? a riferire gli eventi di vita quotidiana: questaspetto era inizialmente assente, progressivamente ha imparato a riferire in modo frammentato e telegrafico alcune azioni svolte durante il giorno, connotate anche da aspetti concernenti le emozioni provate. Nel tempo il suo linguaggio tende comunque a evolvere, infatti Matteo utilizza spesso frasi ascoltate da altri o sentite alla tv, adattandole perfettamente ai contesti corretti e sembrando alle volte addirittura comico. Riesce inoltre a esprimere senza difficolt? le sue richieste, anche con soggetti estranei. ? infatti un bimbo molto caparbio, che cerca di ottenere i suoi obiettivi ad ogni costo, coinvolgendo quindi pi? persone finch? non riesce nel suo intento.
Manifesta il suo desiderio di interazione chiamandomi spesso per giocare, e chiedendo frequentemente la compagnia di altri bambini. Quando si trova in contatto con i coetanei, mostra inizialmente segni di imbarazzo, e successivamente cerca di interagire, coinvolgendo gli altri nei suoi giochi. Le difficolt? nascono quando il contesto ? troppo caotico, cos? Matteo non riesce a reggere la troppa confusione e i troppi rumori e si isola.
Dal punto di vista affettivo, ? un bambino molto affettuoso, cerca frequentemente il contatto fisico e questo, nei momenti di tensione, lo aiuta a rilassarsi. Anche il contatto oculare ?, ora, molto presente, per condividere emozioni e particolari situazioni. Spesso infatti, dopo aver compiuto determinate azioni, ricerca lo sguardo altrui, accompagnato da frasi come ho fatto un pasticcio oppure ce labbiamo fatta!.
Pur non essendo Matteo un bambino aggressivo, di fronte a delle negazioni inizialmente reagiva opponendosi fortemente. Col tempo ? riuscito ad accettare pi? facilmente di svolgere unaltra attivit? in cambio di quella fortemente desiderata. Ci? ? dovuto alla progressiva crescita del nostro rapporto relazionale ed affettivo che ha creato una maggiore conoscenza e intimit? facendo s? che entrambi potessimo comprenderci meglio. Cos? se prima la frustrazione e la reazione consequenziale per degli inevitabili anche se molto rari no erano molto forti, progressivamente entrambe sono diventate molto pi? moderate, e spesso, con un semplice sguardo, riuscivamo a comprenderci.
Un evento molto importante, che ha segnato il raggiungimento di un ottimo rapporto riguarda unaffermazione fatta da Matteo di fronte a me e la madre: guardandoci e indicandoci entrambe, ha chiesto cosa sono?, come a indicare una similitudine tra la figura materna e la mia.
Un rilevante cambiamento avvenuto durante il percorso riguarda la maggiore tranquillit? del bambino, il quale attualmente trascorre delle notti serene, libero dagli incubi, molto frequenti in passato. Sono diminuite anche particolari paure, come quella del buio e dellascensore. Da questo punto di vista riesce spesso a farsi forza da solo e affrontare i suoi timori ripetendosi non ti spaventare.
Molto difficile ? stato il momento del distacco avvenuto dopo sei mesi. Il bambino, infatti, ha dovuto accettare la mia progressiva e graduale assenza, adeguandosi successivamente ad una nuova figura. Nonostante la fase di transizione sia stata caratterizzata da piccole regressioni, come la ripresentazione degli incubi notturni e una maggiore chiusura, adesso sembra aver riacquistato la tranquillit? acquisita in precedenza.
La mia presenza rimane comunque viva, anche se sporadica. Cerco di non trasmettere un sentimento di abbandono assoluto. Continuo infatti a trascorrere dei momenti con lui, provando a mantenere forte come prima la relazione creatasi. Il mio distacco, inizialmente, ha fatto s? che Matteo incontrandomi si mostrasse offeso e manifestasse un certo distacco, poi con il tempo ha compreso come il mio non fosse un vero abbandono, cos? adesso si dimostra subito affettuoso e affiatato come prima.
Questesperienza ha rappresentato un importante momento di crescita, non soltanto per Matteo, ma anche per il mio percorso formativo. ? servita, infatti, a comprendere meglio e vivere a fondo il mondo affettivo e relazione di questi bambini, che molto spesso sono assaliti da un eccessiva quantit? di stimoli, i quali non fanno altro che aumentare la loro chiusura e le loro paure nei confronti del mondo esterno. Ho avuto modo, pertanto, di assistere personalmente agli effetti positivi che un atteggiamento estremamente liberale sortisce in questi bambini, i quali, avendo la possibilit? di seguire i propri desideri senza costrizioni, acquisiscono maggiore fiducia nei confronti dellaltro, in se stessi e nel mondo.
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