
01 Apr Il dialogo madre – figlio
Nel periodo neonatale i genitori ed i familiari, ma soprattutto la madre, inviano continui messaggi al bambino.
Sono messaggi uditivi.
Le madri, tutte le madri di ogni cultura, razza e nazione, utilizzando un tono e delle parole particolari cercano di cullare, rassicurare, confortare, manifestare comprensione, vicinanza, attenzione, piacere e gioia nei confronto del proprio bambino. Cercano, inoltre, di stabilire delle intese che siano reciprocamente utili e compatibili. Non ? raro sentire durante la notte frasi sussurrate del tipo:
Ho capito… vuoi mangiare, aspetta che ti prendo. Su…su non essere impaziente, ecco per te tanto buon latte. E proprio bello il mio tesoruccio, succhia… piano, mi raccomando, non essere ingordo e non fare male alla tua mammina. Adesso facciamo un bello eruttino e ritorniamo a dormire. Non hai voglia di dormire? Ma la tua mamma s?. Come risolviamo questo problema? Aspetta… ti metto accanto a me nel lettone e cos? tu puoi stare sveglio quanto vuoi mentre la tua mamma continua il suo pisolino…ti va questa soluzione? S? vedo che ? di tuo gusto…ma non mi dare calcetti se no non riesco a riprendere sonno.
Durante il giorno le madri parlano con i loro piccoli per comunicare i loro sentimenti, le attese, le emozioni:
Ho capito che hai fame, mangia tranquillo e abbondantemente ma con calma, senza abbuffarti se no non lo digerisci e ti vengono le colichette. Fra poco arrivano il tuo pap? e la nonna. Dopo che avrai mangiato ti cambier? e cos? farai bella figura con loro. Lo sai che sei bello? Lo sai che sei il pi? bel bambino del mondo e che la tua mamma ed il tuo pap? ti vogliono tanto bene?
E facile sentire frasi e discorsi come questi, fatti dalle madri ai loro neonati i quali sicuramente non sono in grado di capire le parole ma il tono e la intenzionalit? che sottostanno alle parole, s?.
Quando, invece, le madri hanno un alterato rapporto con il bambino, le frasi che si ascoltano pi? frequentemente sono di ben altro tenore:
Cosha questo bambino? Gli ho dato da mangiare, lho lavato, lho pulito: perch? strilla tanto? Non lo capisco proprio! Ho fatto tutto quello che era possibile per lui e non ? mai contento. Uffa! Com? noioso. Sono sicura che ? un tipo capriccioso come suo padre. Tra laltro con i suoi rigurgiti di latte mi ha sporcato tutta. Che puzza che faccio! Non ce la faccio pi?! Appena viene tua nonna ti lascio a lei e vado fuori.
Successivamente, con la maturazione delle aree deputate allinterpretazione dei messaggi verbali, la ripetizione delle stesse parole e delle stesse frasi, in occasioni simili, permette al bambino di comprendere il significato verbale.
Sono messaggi visivi.
Il bambino, mentre succhia il seno materno, si ritrova spesso a guardare la madre che, a sua volta, lo guarda sorridendo, comunicandogli la sua gioia nellaverlo tra le braccia, il suo piacere nel stringerlo al cuore, la gratificazione che prova nel dargli, con il latte, una parte di s?. In definitiva la madre, mentre nutre il corpo del suo bambino, d? nutrimento anche al cuore di lui in quanto, come dice BARTOLO: Il nutrimento affettivo ? essenziale allo sviluppo tanto e pi? del latte che esce dal seno materno.[1]
Sono messaggi tattili.
I genitori utilizzano moltissimo questa tipologia di messaggi, come i baci e le carezze al viso, alle mani, ai piedi, al torace. Per calmare il figlio gli massaggiano il pancino, danno colpetti pi? decisi e ritmici sul suo sederino. Abbracci e baci hanno non solo lo scopo di calmare ma soprattutto tendono a gratificare, a comunicare gioia, piacere, tenerezza, attenzione, accettazione, vicinanza e fiducia.
Il bambino riceve conferma della sua aspettativa ogni volta che le cose avvengono come al solito. Questo gli d? sicurezza in quanto ha dei punti di riferimento precisi per cui la sua globale situazione assume un valore positivo, benefico e rassicurante.
I messaggi figlio – madre
Se sono numerosi i messaggi materni lo sono altrettanto, anche se qualitativamente diversi, i messaggi inviati dal neonato affinch? la madre capisca i suoi stadi danimo: il piacere, linteresse, la gioia, o al contrario langoscia, la rabbia, il disgusto, la paura, la sorpresa.
Sono messaggi visivi: le espressioni facciali, il colore della pelle, le posture che assume il bambino, i movimenti degli arti.
Sono messaggi uditivi: i mugolii, il pianto, anzi i vari tipi di pianto, i vocalizzi. Nelle due prime settimane di vita le sue emissioni vocali non sono correlate in modo riconoscibile con la situazione o con gli stimoli. Tra la seconda e la quinta settimana suoni particolari vengono a corrispondere a disagi particolari e vengono compresi come segni.( ) Nel periodo successivo alla prima infanzia (dai due ai quattro mesi), il bambino si fa pi? attivo nella comunicazione, e vi partecipa maggiormente sia come ricevente che come emittente.[2]
Sono messaggi tattili: la temperatura della sua pelle, l’umidit? e la consistenza della cute.
Sono messaggi odoriferi: l’odore della pelle, del sudore, dellaria espirata.
E necessario allora che la madre, o chi ha cura del bambino, abbia la possibilit? e la capacit? di interpretare questi vari tipi di messaggi dando ad ognuno di essi il significato pi? appropriato.
Mediante questi vari tipi di comunicazione i bambini non solo fanno conoscere alle madri i loro bisogni ma inviano ad esse anche delle ricompense per quanto si adoperano. Queste ricompense sono fatte di sorrisi, toccamenti, smorfiette, che comunicano alla madre: Sei stata brava. Mi hai capito. Hai posto rimedio al mio bisogno, al mio fastidio. Grazie per esserti subito attivata! . Tali ricompense, gratificando la madre, a sua volta, sono in grado di migliorare lattaccamento di questa verso il piccolo, attivandola maggiormente ai suoi compiti di cura. In un senso biologico fondamentale, non ? vero che linfante si espande a spese della madre, tranne che in condizioni anormali. Possediamo solide prove per dimostrare che, in condizioni normali, il benessere della madre e quello del bambino sono tuttuno. Ci? che ? bene per il bambino lo ? per la madre e viceversa.[3]
Al contrario questi messaggi possono trasmettere rabbia, collera, insoddisfazione, disappunto per le scarse capacit? o per il modesto impegno dimostrato dalla madre nei suoi confronti. In questi casi la frustrazione che ne ha la donna pu? portare, se da questa non ? ben compresa e utilizzata per migliorarsi, ad un maggior distacco affettivo nei confronti del bambino ma anche a giudizi negativi su di lui: Questo bambino ? cattivo e quindi non si merita molte attenzioni e cure da parte mia. Si pu? allora innescare un pericoloso circolo vizioso con conseguente grave sofferenza per entrambi.
BUONE CAPACITA’ NELLA COMUNICAZIONE
Per la madre, avere buone capacit? nella comunicazione implica, quindi, saper ascoltare e capire i bisogni del bambino espressi dai suoi segnali, per poi adeguarsi alle sue esigenze fornendo risposte corrette, coerenti e valide.
Gli effetti di una buona e corretta comunicazione madre-figlio portano allapertura e allaccettazione di un luogo al di fuori di lui e quindi allapertura al mondo esterno con lintegrazione tra la realt? esterna ed interna.[4] Il bambino allora riesce a distinguere il s? dallaltro, dallesterno, e pu? costruire una membrana delimitante, cos? da poter dire: Io sono. Contemporaneamente, dopo aver acquisito una sua individualit? pu? veramente far parte di un gruppo. Successivamente, allinterno di questo s? possono essere raccolte memorie ed esperienze e pu? essere edificata la struttura infinitamente complessa che ? propria dellIo dellessere umano con i suoi numerosi bisogni fisiologici e psicologici. Al contrario, si procura una notevole sofferenza al bambino quando, a causa di errate interpretazioni o di pigrizia e scarsa disponibilit? ed impegno, vengono a lui fornite delle risposte non corrispondenti ai suoi bisogni, incomplete o parziali. In questi casi si pu? avere una sorta di scollamento tra la madre ed il bambino stesso, con notevoli conseguenze sul piano dellattaccamento reciproco.
Decodifica corretta e risposte coerenti
La comunicazione non produce automaticamente la comprensione. Di ci? ne siamo consapevoli anche noi adulti. Molte volte, parlando con il coniuge o con un caro amico, diciamo la fatidica frase: Non mi hai capito. Eppure il nostro maturo e ricco linguaggio di adulti dovrebbe essere estremamente chiaro per il ricevente.
La decodifica corretta dei messaggi richiede alcune indispensabili condizioni:
- 1. buone capacit? intellettive;
- 2. buone capacit? empatiche;
- 3. corretta educazione e buon tirocinio;
- 4. buona disponibilit? allascolto;
- 5. una sufficiente serenit? interiore;
- 6. buone capacit? e disponibilit? nel dare risposte coerenti, stabili, complete e soddisfacenti.
- 1. Buone capacit? intellettive.
Queste capacit? permettono la corretta acquisizione, memorizzazione, analisi ed elaborazione dei segnali emessi dal bambino. (MORIN la chiama : comprensione intellettuale o oggettiva)[5]. In tal modo, in ogni momento, la madre o chi ha cura del neonato, pu? utilizzare delle giuste ed efficaci chiavi di lettura. Modeste o scarse capacit? intellettive non permettono di fare ci?, in quanto lesatta interpretazione di quanto visto, udito, toccato, sfugge ad un esame lacunoso ed incompleto.
- 2. Buone capacit? empatiche.
Accanto a buone capacit? intellettive i genitori, ma soprattutto la madre devono avere buone capacit? empatiche. Devono, cio? essere in grado di immedesimarsi e identificarsi nel bambino fino a cogliere in ogni momento i suoi pensieri ed i suoi stadi danimo pi? profondi, senza la necessit? di effettuare unanalisi razionale. Queste capacit? che oggi alcuni studiosi collegano al buon funzionamento dei neuroni specchio, permettono alla madre di essere particolarmente recettiva nel cogliere intuitivamente gli stimoli emozionali e corporei del bambino come li vivesse da s?.[6] (Comprensione umana intersoggettiva)[7].
- 3. Corretta educazione e buon tirocinio.
Una buona madre o anche una madre sufficientemente buona possiede, nel suo corredo cromosomico, tutte le potenzialit? per una buona interpretazione dei messaggi se ha anche ricevuto uneducazione adeguata. Non basta, quindi, il cosiddetto istinto materno, se questo non viene costantemente sollecitato, potenziato e sviluppato, mediante leducazione e l’esperienza. Purtroppo questa preparazione ? molto carente nelle moderne societ? occidentali, in quanto ? valorizzata, sia a scuola sia in famiglia, la preparazione di tipo tecnico – professionale, utile, in parte, solo per una futura attivit? lavorativa. ?, invece, scarsamente presente leducazione emotivo affettiva, che si pone come finalit? lo sviluppo di capacit? indispensabili per affrontare nel modo migliore possibile i futuri ruoli di madre e di padre. Pertanto non sono trasmesse, in maniera adeguata e nei momenti pi? opportuni, le fondamentali specifiche informazioni e conoscenze riguardanti i bisogni dei bambini, i loro strumenti di comunicazione, luso che ne fanno, i significati dei segnali da loro emessi.
I genitori mancano, inoltre, del necessario bagaglio delle pi? adeguate ed appropriate risposte da dare alle sollecitazioni dei figli piccoli. Tale difficolt? si aggrava anche per la mancanza di un lungo e corretto tirocinio che dovrebbe essere effettuato con i piccoli della sfera familiare: fratelli, cugini, nipoti. Questa carenza ? dovuta allo scarso numero delle nascite, ma anche alla modesta composizione della rete familiare. Anche quando sono presenti dei bambini piccoli manca, spesso, un valido, continuo ed efficiente tutoraggio materno, in quanto i bambini sono affidati sempre pi? frequentemente ad altre istituzioni come gli asili nido o ad altre mani e cuori come le tate e le baby – sitter.
- 4. Buona disponibilit? allascolto.
Per riuscire a comprendere un piccolo essere umano, come un neonato, che utilizza soprattutto messaggi non verbali di difficile interpretazione, ? indispensabile che i genitori, e soprattutto la madre, riescano a creare attorno a loro e dentro di loro un notevole silenzio. Creare il silenzio esteriore ? pi? facile a dirsi che a farsi. Se nelle societ? pi? semplici e povere di oggetti tecnologici questo tipo di raccoglimento ? facilitato in quanto lambiente di vita lo favorisce, lo accoglie e lo valorizza, nelle societ? pi? complesse e pi? ricche di strumenti di comunicazione come le nostre, il raggiungimento di questo obiettivo ? notevolmente difficile e problematico, in quanto gli altri: amici, parenti, colleghi di lavoro ecc., si aspettano, pretendono e vogliono da noi alcuni tipi di comportamento e non altri. Gli altri si aspettano che si abbia almeno un cellulare, un televisore, una radio e un computer collegato ad Internet con posta elettronica in cui ricevere le varie E-mail e si meravigliano se non vedono il nostro viso su face book. Gli altri pretendono risposte rapide, se non immediate ad ogni messaggio da loro inviato, cos? come desiderano che il nostro cellulare e gli altri mezzi di comunicazione siano sempre attivi, pronti a ricevere le varie chiamate.
In definitiva gli altri si aspettano che noi siamo sempre collegati alla rete di comunicazione globale e costantemente pronti ad interagire con loro. Lo staccarsi da questa rete, anche se temporaneamente, ? avvertito e giudicato negativamente. Solo un essere originale, antiquato o con scarsa educazione e desiderio di socialit?, si comporterebbe cos?. Pertanto per non essere giudicati male si ? costretti ad adeguarsi rapidamente e pienamente alluso corrente.
Altrettanto difficile ? creare il silenzio interiore. Le attese e le richieste del mondo del lavoro e delle varie amministrazioni, le necessit? del mondo sociale, sono tali e tante che ? estremamente difficile escludere, per il tempo necessario alla riflessione, le preoccupazioni e gli impegni che, come un rumore di fondo, si agitano dentro di noi creando confusione e ansia.
Pertanto diventa difficile e complesso riuscire a mettersi in ascolto dei delicati, tenui e complessi segnali lanciati dal bambino.
Difficile ?, inoltre, creare il silenzio interiore quando lansia, la depressione o lo stress agitano lanimo di chi soffre di queste problematiche. LIDZ aveva evidenziato nelle famiglie dei pazienti schizofrenici lincapacit? dei genitori di percepire, comprendere o tollerare ci? che non rientra nel loro rigido sistema di difesa. Inaccessibile ? un termine che si applica frequentemente alle madri o ai padri dei pazienti schizofrenici per indicare la loro incapacit? di percepire i bisogni emotivi del bambino. Il genitore pu? udire ma non ascoltare ci? che il bambino dice, ed ? ancora pi? sordo ai richiami muti.[8]
Nella nostra societ? supercompetitiva, di questo tipo di stress soffrono sia gli uomini che le donne, anzi soprattutto queste ultime, in quanto sono costrette a barcamenarsi tra i tanti ruoli che la moderna societ? occidentale impone loro, affinch? si sentano perfettamente libere, impegnate ed integrate. Sei una donna che ha unagenda piena di appuntamenti e di cose da fare, che mette lo stesso impegno, entusiasmo e dedizioni nelle piccole e grandi attivit? a casa e sul lavoro? Nel tuo ambiente di lavoro sei sempre indaffarata in compiti diversi, affrontati anche simultaneamente e trovi in essi la fonte principale della tua identit? personale? Ti impongono di gestire al meglio ogni responsabilit?, senza compromessi e deleghe e senza mai dire di no? Ti sforzi di ricavare il massimo dai vari ruoli che ricopri come individuo, figlia, fidanzata, moglie, madre, donna in carriera? Vuoi dimostrare di essere sempre migliore degli altri nel lavoro, nella gestione dei figli, in famiglia, nello sport, nella cura dellaspetto, nelle relazioni affettive, e nella vita sociale? Tendi raramente a staccare la spina, a fermarti per concederti un riposo? Se tutto questo corrisponde al tuo profilo ? probabile che tu faccia parte della categoria delle superwomen.[9]
Questo tipo di superdonne che vogliono fare tutto e bene, si accorgono presto o tardi di fare troppo e male e di essere cadute in una trappola sociale autoimposta,[10] in quanto notano ben presto che al loro malessere si associa anche il malessere dei figli e delle persone che sono a loro vicine.
Altra caratteristica che restringe e limita le capacit? e possibilit? di ascolto, ? la personalit? in cui ? presente un Io ipertrofico. Questo tipo di personalit? spesso ? portato a riflettere poco, in quanto crede di possedere gi? tutte le informazioni che servono a capire e a prendere delle decisioni. In questi casi leccessiva sicurezza, con conseguente scarsa ponderatezza, impedisce di soffermarsi a controllare sia quanto avvertito dal bambino, sia la qualit? e lutilit? delle risposte date.
- 5. Una sufficiente serenit? interiore.
Una buona serenit? interiore ? indispensabile per una corretta e sana comunicazione tra madre e bambino.
Tutte le alterazioni psicologiche provocate dall’ansia, dalla depressione, dallirritabilit?, dalla facile eccitabilit?, ma anche dallo stress eccessivo, dalluso di alcool e droghe di ogni tipo, disturbano pi? o meno intensamente, pi? o meno gravemente il dialogo genitore figlio. Queste alterazioni della psiche alterano soprattutto le comunicazioni pi? delicate e complesse come quelle tra un bambino piccolo e la propria madre.
6. Buone capacit? e disponibilit? nel dare risposte coerenti, stabili, complete e soddisfacenti.
Non basta ascoltare un messaggio, non basta interpretarlo correttamente: bisogna anche riuscire a dare delle risposte stabili e coerenti nel tempo, complete e soddisfacenti rispetto ai bisogni del bambino. La risposta coerente comporta delle azioni successive che siano in sintonia con la richiesta contenuta nel messaggio. Ho capito che hai sete e quindi ti do da bere.. La risposta incoerente, al contrario, non tiene conto del messaggio in arrivo: Ho capito che hai sete ma poich? in questo momento sto discutendo e non ho voglia di alzarmi, faccio finta di non capire e ti dico di stare buono e tranquillo al tuo posto. Per evitare di dare una risposta coerente, a volte, si pu? fare anche di peggio, come accusare il figlio di fare delle richieste inopportune: Possibile che ogni volta che godo nel chiacchierare con le amiche tu mi devi disturbare con la tua sete? La risposta ? stabile nel tempo quando il soggetto continua ad offrire sempre lo stesso tipo di comportamento. Le risposte sono complete e soddisfacenti quando i bisogni del bambino sono soddisfatti pienamente e non solo in parte.
Decodifiche non corrette e risposte incoerenti
Le difficolt? nella corretta decodifica e nel dare risposte stabili, coerenti, complete e soddisfacenti possono essere causate da:
-
Scarsa sensibilit? nei confronti dei segnali in arrivo
-
Errata interpretazione dei segnali
-
Giudizi negativi sul figlio
-
Presupposti erratti o eccessivi
-
Visione egocentrica della realt?
-
Difficolt? nell’adeguarsi ai bisogni del bambino
- 1. Scarsa sensibilit? nei confronti dei segnali in arrivo.
Vi sono dei genitori che avvertono un segnale solo se questo ? molto intenso, vigoroso e costante. In caso contrario ? come se non esistesse. Si pu? fare lesempio dei sordastri i quali si attivano solo quando il segnale che raggiunge l’apparato uditivo ? molto forte. Allo stesso modo in alcune persone, a causa di problematiche interiori, ansie, preoccupazioni e stress, la soglia percettiva ? pi? alta della norma, per cui avvertono il messaggio solo se questo ha caratteri eclatanti. Ci? naturalmente irrita il bambino il quale vorrebbe, invece, essere rapidamente capito e soddisfatto nei suoi bisogni essenziali, senza la necessit? di piangere a pi? non posso e disperarsi.
- 2. Errata interpretazione dei segnali.
Il segnale o i segnali che il bambino emette possono arrivare alla nostra coscienza normalmente, ma essere male interpretati. Ad esempio: la madre pensa erroneamente che il bambino pianga in quanto ha bisogno di essere cullato, mentre in realt? egli vorrebbe soltanto essere cambiato di posizione. Per tale motivo lesser cullato non solo non raggiunge lo scopo di calmare il bambino, ma al contrario pu? farlo innervosire maggiormente in quanto egli si sente non capito o, peggio, teme di non essere in grado di farsi capire. La stessa cosa avviene quando la madre pensa che il suo strillare sia dovuto alla fame per cui cerca di dargli da mangiare, mentre il suo pianto era causato da coliche addominali e pertanto il cibo aggiunto non fa che aumentare la indisposizione del figlio. E ancora. La madre pensa che lagitarsi nel lettino significhi che non ha pi? sonno e quindi accende la luce e apre le imposte affinch? si svegli completamente, mentre in realt? questi movimenti del bambino sono dovuti alla mancanza di un sonno ristoratore che lo rende inquieto. Come abbiamo, visto a volte si attuano dei comportamenti che sono lesatto opposto di quelli necessari e utili in quel momento. Bisogna per? aggiungere che, pur sbagliando, alcune madri imparano rapidamente dagli errori e correggono il tiro, mentre altre, poco flessibili, continuano imperterrite a commettere gli stessi errori, per cui la sofferenza del piccolo sar? pi? intensa e pi? prolungata nel tempo.
- 3. Giudizi negativi sul figlio.
Alcuni genitori, pur di non ammettere i propri errori di valutazione, mettono sotto accusa il figlio dandogli degli immeritati giudizi negativi: Questo bambino ? cattivo e capriccioso, non sa neppure lui cosa vuole e non fa altro che disturbarmi inutilmente. E allora si arrangi. Pianga e strilli quanto vuole. Io non intendo farmi coinvolgere dai suoi capricci. Lo stesso comportamento attuano quei genitori che tendono a focalizzare lattenzione sulla propria persona e pertanto non sono disponibili allascolto dei bisogni altrui se non sono in linea con i propri. Questi genitori, se trovano un neonato che si sintonizza rapidamente con i loro bisogni e abitudini cos? da accettare facilmente i loro orari per cui dorme quando essi dormono, resta sveglio quando loro sono svegli, mangia quando loro mangiano e cos? via, riescono ad instaurare con lui un buon rapporto, ma se per caso il bambino ha ritmi diversi di sonno – veglia o si alimenta in momenti diversi rispetto a quelli che essi avevano programmato, si impuntano e resistono ai suoi richiami. Per non cedere ai suoi capricci e per ben educarlo! diranno, mentre in realt? stanno difendendo i loro bisogni e le loro abitudini.
- 4. Presupposti errati o eccessivi.
I presupposti errati possono nascere da idee personali, influenzate da preconcetti o da parziali e limitate esperienze. I presupposti errati possono provenire, inoltre, dallaccettazione passiva di una delle tante teorie che circolano sulla rete Internet, nei libri, nei giornali, nelle riviste poco qualificate, alla Tv e alla radio. Questo fenomeno si ? notevolmente ampliato oggi in quanto, a differenza che nel passato, siamo costantemente bombardati da una grande massa di informazioni poco attendibili e serie. La grande quantit? di ore di trasmissioni e le numerose pagine dei giornali da riempire di contenuti, comportano, da parte dei direttori delle testate radiotelevisive o giornalistiche, la difficolt? di selezionare e verificare accuratamente le informazioni. Pertanto queste risultano spesso poco o per nulla aderenti ad un minimo di verit? e seriet? scientifica. Tra l’altro, molti strumenti dinformazione, pur di riportare qualcosa di diverso e di non usuale ricercano e presentano non le notizie scientifiche pi? consuete e affidabili, ma quelle che possono colpire maggiormente lattenzione o la fantasia degli ascoltatori o dei lettori.
Tutto ci? condiziona negativamente i genitori, soprattutto le madri e i padri pi? fragili e ansiosi. Da ci? una notevole variet? di atteggiamenti e comportamenti da un genitore allaltro, in quanto, alcuni genitori accettano una certa teoria e la fanno propria, mentre altri mettono in pratica una teoria molto diversa. Spesso gli stessi genitori, nel tempo, cambiano comportamento e atteggiamento, a seconda della teoria prevalente e di moda in quel momento o scelgono quella pi? congeniale ai loro bisogni personali e individuali. In questa babele di informazioni ritroviamo, nel rapporto con i minori, una grande variet? di atteggiamenti e comportamenti. Addirittura, il che ? peggio, pu? avvenire che allinterno della stessa coppia il pap? attui una certa linea educativa e la mamma metta in essere un progetto formativo completamente diverso e contrastante. Capita allora, per esempio, che il pap? insista a che la mamma allatti il bambino quando egli, con il pianto richieda di mangiare (allattamento a richiesta), mentre la mamma si impunti a che il bambino mangi ad orari ben precisi, in modo da educarlo ad accettare dei tempi fisiologici tra una poppata e laltra (allattamento ad orario). Cos? come pu? capitare di vedere nelle coppie di separati un pap? che veste in modo spartano il figlio quando ? con lui, per meglio fortificarlo, e quindi in pieno inverno, lo veste solo con una maglietta, mentre la madre, che segue una teoria opposta, copre a pi? non posso il proprio bambino con maglie, vestitini e cappottini di lana per evitare che si raffreddi.
Allo stesso modo alcuni genitori non volendo che il bambino si abitui male, non prendono mai in braccio i propri figli, mentre altri, seguendo lesempio dei Masai della Tanzania li tengono sempre addosso.
Questa molteplicit? di comportamenti e atteggiamenti educativi e di cura, ci appare poco razionale in quanto sappiamo che i bisogni veri e profondi dei minori, non cambiano nel tempo e pertanto le modalit? educative non dovrebbero essere eccessivamente diverse da una coppia allaltra. Laver smarrito, in quanto ritenuta erroneamente poco scientifica, la cultura tradizionale filtrata da milioni di esperienze dirette e trasmessa oralmente da una generazione allaltra, ha comportato un danno notevole nella coerenza e nello stile educativo dei nuovi genitori.
- 5. Visione egocentrica della realt?.
La visione egocentrica della realt? si evidenzia ogni volta che pensiamo che il bambino debba amare, desiderare oppure rifiutare e odiare, ci? che noi amiamo, desideriamo, rifiutiamo o odiamo: Siccome io sento caldo penso che anche mio figlio debba sentire caldo. Siccome a me piace un certo cibo ritengo che anche al bambino debba necessariamente piacere lo stesso alimento. La visione egocentrica inserisce, come fondamento dei propri comportamenti, le proprie sensazioni, i propri desideri, le proprie emozioni, la propria visione della realt? e non i gusti, i desideri ed i bisogni personali del bambino. Questo vedere la realt? con i propri occhi e con il proprio sentire e non con i bisogni degli altri, fa accettare con difficolt? altri modi di essere ed altri vissuti. Pertanto, i comportamenti conseguenti seguono questi non corretti parallelismi. Questa tipologia di genitori, ad esempio, toglie la maglietta al figlio in quanto loro sentono caldo o danno al bambino la marmellata di mirtilli che a loro piace tanto, pensando che anche il bambino debba sentire caldo e che i mirtilli debbano necessariamente piacere anche a lui.
- 6. Difficolt? nelladeguarsi ai bisogni del bambino.
Alcune volte i genitori comprendono perfettamente la o le richieste del bambino, ma non hanno energie sufficienti o voglia di soddisfarle: Capisco che mi chiede di fargli da mangiare ma, in questo momento, nonostante la mia buona volont?, non ho la forza sufficiente per accontentarlo. Capisco che vorrebbe essere abbracciato per sentirsi protetto ma, giacch? in questo momento mi sento fragile e pertanto sono io che vorrei essere abbracciata, in modo tale da sentirmi sicura e confortata, non riesco ad esaudire il suo desiderio ed il suo bisogno.
La mancanza di disponibilit?, di forze e di energie necessarie a dare al bambino le cure necessarie pu? essere dovuta:
- · a numerose condizioni organiche come le malattie debilitanti, i deficit ormonali, labuso di alcool, luso di droghe o psicofarmaci;
- · a disturbi psicologici come la depressione, i postumi da stress, lansia o le nevrosi ossessive persistenti;
- · ad impegni e attivit? lavorative eccessive, psicologicamente o fisicamente debilitanti. E una situazione questa oggi molto frequente. La societ? dei consumi stimola e riesce a convincere molti genitori ad attivarsi in modo eccessivo negli impegni lavorativi, per avere il denaro necessario a soddisfare richieste ed esigenze sempre maggiori ed il pi? delle volte assolutamente superflue, proposte da parte della pubblicit? come essenziali. Pertanto la consapevolezza delle necessit? affettive e di cura dei figli, si scontra con la necessit? di rimpinguare il pi? possibile il conto in banca.
- · alla presenza nei genitori di un Io pigro, o egoisticamente immaturo;
- · alla mancanza di un profondo legame affettivo nei confronti del figlio. In questi casi di disaffezione ? spesso presente una scarsa disponibilit? a soddisfare delle richieste, avvertite come occupazioni noiose o eccessive. In questo caso i genitori, pur capendo i bisogno del bambino, preferiscono occuparsi di altre cose ritenute pi? piacevoli, interessanti e gratificanti;
- · alla solitudine nellaffrontare le cure ed i compiti educativi. Solitudine dovuta all’assenza fisica o alla scarsa collaborazione dellaltro coniuge o della rete familiare. Anche in questo caso ai figli sono date delle risposte instabili, poco coerenti o non soddisfacenti. Ci? avviene sia quando a guidare la famiglia ? solo la madre (famiglia madre centrica), sia al contrario, quando a guidare la famiglia ? solo il padre ( famiglia padre centrica). E ampiamente dimostrato che le cure pi? attente ed efficaci si attuano quando sono presenti entrambi i genitori che si relazionano in maniera armonica con aiuto, sostegno e rispetto reciproco.
Le conseguenze
Quando i genitori hanno problemi nella comunicazione o non danno risposte coerenti e stabili, complete e soddisfacenti, le conseguenze sono notevolmente gravi.
- · Il bambino avverte che ? inutile comunicare se non si ? ascoltati o se le proprie richieste non vengono esaudite;[11]
- · Il bambino pu? immaginare qualcosa di ancora pi? grave: che ? dannoso comunicare se ci? ha sugli altri dei risvolti negativi. Ad esempio, se fa aumentare la loro ansia, se li porta a scontrarsi, se accentua i loro comportamenti aggressivi e rifiutanti.
- · Il bambino pu? apprendere a non fidarsi nelle possibilit? insite nella comunicazione,
- · Il bambino pu? ritenere che non bisogna fare assegnamento sui genitori, sugli adulti e sugli esseri umani in generale. Infatti, quando persistono gravi difetti nella comunicazione tra genitori e figlio, la sfiducia verso gli altri pu? ampliarsi a tutta la realt? esterna e, conseguentemente, si pu? instaurare una chiusura (autismo) verso il mondo reale. Il bambino in questi casi rimane solo e prigioniero delle sue ansie, delle sue paure, delle fantasie ed elaborazioni mentali.[12]
Queste difficolt? o questo analfabetismo affettivo appare in costante, continuo aumento nel mondo occidentale per vari motivi:
- · la formazione delle coppie genitoriali avviene nel migliore dei casi in base al sentimento amoroso, mentre, nei casi peggiori, per iniziare un cammino di coppia a volte ? sufficiente il fuoco dellinnamoramento, della passione o dellattrazione sessuale. Non sono, quindi, opportunamente valutate, in queste scelte e decisioni, le capacit? proprie e dellaltro indispensabili per essere una buona madre o un buon padre;
-
L Impegno nei confronti delle acquisizioni culturali ? rivolto soprattutto alle nozioni utili per superare dapprima interrogazioni ed esami di tipo scolastico, mentre, successivamente, tale formazione ha lo scopo di ottenere una buona capacit? professionale. Nel contempo ? sottovalutata la preparazione attinente la comunicazione efficace necessaria nella relazione con un bambino piccolo;
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Il t Tirocinio nella cura e nellascolto di un neonato ? assente o scarsamente presente nella vita sia degli uomini che delle donne;
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L Aumento di giovani con disturbi psicologici pi? o meno gravi, incrementa il numero dei casi di genitori che presentano gravi difficolt? nella comunicazione insieme a scarse possibilit? e disponibilit? nel dare risposte coerenti, stabili, complete e soddisfacenti
Tratto dal libro di Emidio Tribulato “Il bambino e l’ambiente”
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[1] G. V. BARTOLO, Lamore che fa crescere il figlio, in Famiglia oggi, 2003, 2, p.27.
[2] R. SPIEGEL, La comunicazione nei disturbi psichiatrici, in S. ARIETI (a cura di), Manuale di psichiatria, Boringhieri, Torino, 1970, p 2116.
[3] N.W. ACKERMAN, Psicodinamica della vita familiare, Boringhieri, Torino, p.102.
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