
01 Apr Il mondo del neonato
Con il giudizio e la mentalit? degli adulti ? difficile capire quanto sia problematica la condizione di un neonato. Questi ? un essere straordinariamente impotente, sprovveduto di mezzi, dipendente e in certo qual modo, come abbiamo detto, incompiuto[1]. Pertanto ? arduo e delicato il compito dei genitori ed in particolare delle madri, nello stabilire una buona, efficace e duratura relazione con il loro piccolo. I motivi di queste difficolt? sono tanti.
Per il neonato la madre ? il mondo intero
Il mondo degli adulti ? ricco, ampio e variegato. Nel mondo degli adulti vi sono il lavoro ed il tempo libero, vi sono gli amici e la famiglia, gli amori e le passioni, lo sport ed il gioco, gli spettacoli e la cultura, la religione e la politica. Il mondo del neonato ? piccolo e indifferenziato. Le componenti affettivo-relazionali che danno spessore e calore alla vita si riducono a una e una sola persona: la propria madre. Pertanto, nel neonato, il rapporto con la figura materna ? totalizzante, in quanto questa rappresenta il mondo intero, ma anche se stesso. Se la madre ? ansiosa, o peggio angosciata, questa sua tensione produce angoscia nellinfante[2]. Se la madre ? serena e felice, questa condizione di serenit? e gioia si rifletter? sul bambino. La madre, quindi, si confonde con il figlio dal quale ? avvertita come parte di s?. Poppando egli assorbe la madre quasi perdendosi in lei. Amando le sensazioni gradevoli che la madre gli procura, egli ama se stesso e lei nel medesimo tempo, cosicch? la madre ? il suo Io, fin quando questo non si ? costituito.
I bisogni del bambino, per essere soddisfatti, necessitano di unaltra persona.
Caratteristica del neonato ? la sua impotenza e la sua completa dipendenza dalla madre. Senza che qualcuno si occupi di lui, morirebbe. Ladulto organizza lambiente nel quale vive in modo tale che possa soddisfare i suoi bisogni. Egli va al supermercato a fare la spesa e sceglie i prodotti che desidera o che gli sono congeniali in quel momento ed in quella situazione. Ha la possibilit? di diminuire la sua sofferenza, selezionando la o le persone e i mezzi pi? opportuni. Il neonato non pu? fare nulla di ci?. Egli non pu? camminare da solo, non pu? nutrirsi da solo, non ha la possibilit? di cercare i mezzi per diminuire il suo disagio. Sono gli altri che hanno il compito di scegliere per lui, interpretando i suoi bisogni. Egli pu? solo segnalare, con i pochi mezzi che ha a disposizione, la sua condizione di gioia e soddisfazione o al contrario il suo malessere, la sua insoddisfazione o la sua collera.
Un neonato non ha la possibilit? di capire la causa della sua sofferenza e di porvi rimedio
Un adulto riesce a comprendere i motivi della sua sofferenza, soprattutto se questa proviene dallambiente esterno. Quando un suo genitore o una persona cara si ammala, quando l’amore della sua vita lo delude, quando l’amico pi? caro lo tradisce, quando un conflitto all’interno della famiglia squassa il suo animo, egli ha la consapevolezza delle cause dell’angoscia che l’opprime. Quando la sua sofferenza proviene dall’intimo del suo animo, anche se non ne conosce la causa, sa almeno da dove proviene la sua angoscia. Pertanto, quando riesce ad individuare la o le cause, egli ha la possibilit? di cercare e poi trovare i rimedi pi? opportuni in un buon psicologo o psichiatra, in una relazione pi? efficace e gratificante, in un farmaco utile per il suo malessere, nello sport e cos? via. Un neonato non pu? fare nulla di tutto ci?. Per alleviare la sua angoscia egli ? costretto ad affidarsi totalmente alle persone che gli sono vicine e che hanno cura di lui.
Il neonato non pu? scegliersi lambiente pi? idoneo
Noi adulti possiamo, entro certi limiti, sceglierci le persone, gli animali o gli oggetti a noi pi? congeniali o che maggiormente soddisfano i nostri bisogni. Se un amico o un gruppo di amici ci delude, non ci gratifica sufficientemente, non si dimostra attento verso le nostre richieste ed i nostri desideri possiamo, anche se con difficolt?, cambiarli con altri. Cos? come possiamo cambiare fidanzata, e con il divorzio o la separazione, possiamo anche sostituire il compagno o la compagna della nostra vita. Per il bambino tutto ci? non ? possibile. Egli ? costretto ad accettare lambiente dove la natura lha inserito. Egli ? costretto ad accettare quella madre, quel padre, quei fratelli e quei nonni che il destino gli ha fatto trovare e gli ha posto accanto.
Il neonato non pu? scegliere il luogo in cui vivere
Noi adulti possiamo, a seconda della nostra indole, in base ai nostri personali gusti e bisogni del momento, scegliere di abitare in campagna, piuttosto che in citt?; e se abbiamo scelto la citt?, possiamo abitare al centro o in periferia. Possiamo, quindi, optare per un ambiente vivace, anche se rumoroso, oppure per un ambiente tranquillo e silenzioso. Il neonato non pu? fare ci?. Pertanto, la quantit? di frustrazioni che pu? essere costretto a subire ? molto alta.
Il neonato non pu? modificare lambiente intorno a lui
Noi adulti possiamo, almeno in parte, modificare lambiente che ci circonda. Se c? troppa luce possiamo abbassare le tapparelle. Se c? troppo caldo possiamo aprire la finestra o accendere laria condizionata. Se una sedia ? scomoda possiamo sederci su un comodo divano. Se un indumento ci provoca fastidio o prurito possiamo cambiarlo con un altro. Il neonato non pu? fare nulla di ci?.
Il neonato pu? modificare molto poco latteggiamento delle persone che stanno vicino a lui e che con lui si relazionano.
Spiegando il perch? del nostro malessere e qual ? il modo migliore per farci sentire bene, possiamo chiedere agli altri di modificare il loro comportamento nei nostri riguardi. Una moglie pu? dire al marito o al compagno: Ti prego, non gridare, parla a voce bassa; Quando ritorno a casa stanca e nervosa, ti chiedo di non assalirmi con i tuoi problemi; Sono nervosa e triste, tienimi stretta a te, abbracciami forte, fammi sentire protetta e sicura. Il neonato non pu? fare ci?. Per cui, quando la persona che si prende cura di lui manifesta atteggiamenti e comportamenti poco idonei, non pu? modificarli se non comunicando il suo dispiacere o disappunto. N? il bambino ha alcun mezzo per alleviare lo stato danimo negativo fatto di angoscia, tristezza, collera o rabbia di chi ha cura di lui, per cui, direttamente o indirettamente, rischia di rimanere coinvolto nei sentimenti e nelle emozioni negativi degli altri.
Il neonato ha rudimentali mezzi di comunicazione
Noi abbiano una grande variet? di strumenti di dialogo. Quando abbiamo la necessit? di comunicare ad altri i nostri bisogni, le nostre necessit?, i nostri desideri ma anche i motivi della nostra inquietudine e collera, possiamo farlo verbalmente, per iscritto, con luso della gestualit? e cos? via. I mezzi che pu? usare un neonato sono scarsi e rudimentali. Io non mi agito, non piango, dormo tranquillo: io sto bene. Io piango, strillo, agito le manine ed i piedini, sono rosso in viso: io sto male. Ma lintensit?, la o le cause, ed i possibili rimedi di questo malessere, possono soltanto essere percepiti, interpretati, compresi e scoperti, solo da una buona madre o da un buon gruppo familiare che sa ben utilizzare lempatia, listinto, lesperienza e le conoscenze acquisite.
Il neonato non ha esperienze da utilizzare
Se nostra moglie ritarda, per cui non possiamo metterci a tavola e pranzare, conoscendo il carattere di lei, che spesso ci fa aspettare, o i problemi che le d? il suo lavoro, tanto per alleviare i morsi della fame, possiamo aprire il frigo e fare uno spuntino con quello che troviamo, oppure, armati di santa pazienza, possiamo aspettare che torni, in quanto sappiamo quanto dura, di solito, il suo ritardo. Il neonato, non conoscendo le abitudini ed i problemi della madre, se questa ritarda a dargli da mangiare, pu? facilmente pensare che sia scomparsa o che non abbia alcuna voglia di soddisfare i suoi bisogni e, quindi, che non vi sia alcun essere umano che possa alleviare la sua fame. E ci? lo terrorizza e lo sconvolge.
Un neonato ha scarse difese psicologiche
Una situazione ? stressante a seconda del livello di sviluppo raggiunto: maggiori sono la maturit? dellindividuo e la sua et? cronologica o mentale, migliore sar? il suo comportamento di fronte ai traumi e agli stress. Da ci? si deduce che se un adulto maturo e sereno riesce a metabolizzare una notevole quantit? di situazioni stressanti, ci? non pu? fare un neonato, in quanto non ha ancora sviluppato dei sistemi difensivi efficaci. Pertanto ogni cosa che esula dal normale contesto pu? notevolmente allarmarlo.
Nel neonato lemotivit? prevale sullemozione
Nelladulto le emozioni sono, almeno in parte, controllate e gestite. Nel beb? e nel bambino piccolo, a causa della immaturit? del suo sistema nervoso, lemotivit? prevale sullemozione. Tanto che, a questa et?, le reazioni emotive non hanno sempre una causa nettamente spiegabile. Pertanto possono essere notevolmente sproporzionate, rispetto alle cause e possono diffondersi e sopirsi bruscamente, senza apparente ragione. Il bambino gioisce al massimo come al massimo diventa triste. I fenomeni affettivi hanno quindi un modo di manifestarsi improntato a caratteristiche di globalit?, elementarit? e indifferenziazione. Non hanno il carattere fisso e convenzionale che troviamo nelladulto, poich? scaturiscono da una struttura psichica molto meno controllata, non socializzata, non matura, in cui difettano ancora ragionamento e capacit? di rappresentazione. Per di pi? la sua psiche ha ancora scarsi elementi in memoria, pertanto ? dominata dal momento presente[3]. Solo pi? tardi il piccolo essere umano capisce che una soddisfazione pu? essere ritardata, senza per questo essere negata o che una frustrazione pu? essere del tutto momentanea e comportare compensazioni successive, per cui pu? momentaneamente frenare i suoi bisogni insieme alla sua impetuosit? o alla sua collera.
Per il neonato il mondo attorno a lui ? un luogo sconosciuto
Noi adulti sappiamo cosa vi ? nella stanza accanto a quella in cui siamo, cosa vi ? fuori della nostra casa, al di l? della nostra citt?. Sappiamo anche cosa succede dallaltra parte del mondo, anche solo per averlo visto in foto o in tv. Il bambino piccolo non sa quasi nulla del mondo che lo circonda. Se la madre o chi ha cura di lui sparisce dalla sua vista, pu? pensare che sia scomparsa del tutto. Se piange perch? ha fame o sete e nessuno viene a consolarlo e a soddisfare i suoi bisogni, pu? pensare che sar? sempre cos? e che rischier? di morire. ? questo il motivo per cui ai bambini piace dormicchiare in una stanza con qualche rumore di sottofondo, piuttosto che rimanere soli e al buio in una stanza lontano dai genitori. Questi piccoli rumori lo tranquillizzano della presenza dei suoi genitori e gli fanno capire che di non essere solo e abbandonato.
Le sensazioni del neonato
Alla nascita i sensi del neonato sono sviluppati quasi completamente, anche se egli non ? ancora in grado di riconoscere gli oggetti e le persone in quanto tali, n? ha la coscienza di s? come entit? distinta dallaltro. Per Piaget [4] inizia con la nascita una rivoluzione copernicana: Mentre al punto di partenza di questo sviluppo il neonato riferisce ogni cosa a s?, o meglio al proprio corpo, al punto di arrivo, cio? quando hanno inizio il pensiero ed il linguaggio, si colloca praticamente come elemento o corpo fra gli altri, in un universo che ha costruito a poco a poco, e che sente ormai come esterno a s? . Pur non potendo conoscere direttamente la vita psichica di un neonato, possiamo verosimilmente immaginarla come un susseguirsi di sensazioni ed impressioni che si sovrappongono le une alle altre in modo caotico e confuso, a causa delle scarse capacit? del sistema nervoso di recepire, selezionare, comprendere e gestire al meglio le informazioni in arrivo.
Alcune di queste sensazioni, come quelle tattili, termiche, uditive, olfattive, provengono dal mondo esterno a lui.
Procurano sensazioni tattili i suoi vestitini, la stoffa della culla, lacqua del bagnetto, il corpo della madre e delle persone che hanno cura di lui. Pertanto il dialogo tonico emozionale, gi? presente nella fase prenatale, prosegue dopo la nascita. Queste sensazioni possono essere piacevoli, nel momento in cui il bambino si sente accolto, accarezzato, baciato, oppure sgradevoli se le mani e le braccia che lo manipolano sono tese, rigide, tremanti, incerte, scarsamente accoglienti e morbide, o peggio rifiutanti, violente o aggressive.
Il bambino riceve sensazioni termiche daltepore del seno o del corpo della madre e delle persone che hanno cura di lui, ma anche dallacqua del bagnetto e dallambiente dove vive.
Avverte sensazioni uditive ascoltando il battito del cuore della mamma mentre viene allattato, o udendo le parole di lei, i rumori e i suoni dellambiente.
Percepisce sensazioni olfattive che provengono dallodore della madre, dei familiari, del latte, dei prodotti per la pulizia sua e della stanza.
Avverte sensazioni cenestesiche quando viene cullato, manipolato, spostato, o quando chi ? vicino a lui gioca con le sue manine e con i suoi arti.
Le sensazioni interne provengono, invece, dal suo organismo: dalla pelle irritata, dal suo respiro, dai borbottii e dalle altre contrazioni delladdome, dal battito del suo cuore.
Certe percezioni sono dolorose o sgradevoli e provocano tensione e bisogno che qualcuno provveda ad eliminarle, mentre altre sono piacevoli e gradevoli ed il neonato vorrebbe che non finissero mai, in quanto gli procurano un senso di benessere. Tutte queste sensazioni non sono per? nette e chiare ma confuse ed incerte. Il neonato ancora non sa, non capisce da dove vengono e perch? vengono, in quanto non le ha ancora interpretate, definite e catalogate. Ladualismo nel quale egli vive, cos? ben descritto dal Piaget, gli rende impossibile distinguere il suo mondo interiore da quello esterno, lIo dal non Io. Allo stesso modo ancora non esistono, a livello di coscienza, il tempo e lo spazio, n? vi ? causa ed effetto o relazioni di qualsiasi genere. Per il neonato esiste soltanto una specie di adesso, indifferenziato al quale il bambino non si pu? sottrarre[5].
Quando dorme, e il bambino neonato dorme per la maggior parte del suo tempo, le sue impressioni sono ancora pi? vaghe e confuse [6]. Ci? pu? spiegare, almeno in parte, i suoi trasalimenti, durante il sonno, le sue precoci paure, i suoi scoppi di pianto improvvisi, e per noi immotivati.
Tratto dal libro di Emidio Tribulato “Il bambino e l’ambiente”
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[1] Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 27.
[2] SullivanH.S., (1962), Teoria interpersonale della psichiatria, Milano, Feltrinelli Editore, p. 59.
[3] Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 60.
[4] Piaget J., (1964), Lo sviluppo mentale del bambino e altri studi di psicologia, Torino, Giulio Einaudi Editore, p. 17.
[5] Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 48.
[6] Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 49.
[7] De Pinto L., (2004), Conversare tra noi lungo il cammino, Consultori familiari oggi, n. 2-3, anno 12, p. 13.
[8] Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 28.
[9] Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 28.
[10] Langeveld, in Osterrieth, P., A., (1965) Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, p. 29.
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