
01 Apr Nascita e primi giorni di vita
Cos? come per la madre, anche per il bambino il momento della nascita ? un momento difficile, anzi, per alcuni versi, pu? essere vissuto come un momento traumatico. Per la donna, soprattutto se primipara, questo evento tanto sognato, ma anche tanto temuto, pu? rappresentare uno dei momenti fisicamente pi? dolorosi e impegnativi della propria vita. ? una fase di svolta nella propria esistenza, in quanto ? anche un momento importante per verificare varie capacit? e qualit?: di mettere al mondo un figlio, di saper ben gestire il dolore e la sofferenza fisica, di provare a controllare le ansie e le paure, di saper ben accogliere una nuova vita umana ed infine di riuscire a fare accettare questo bambino al proprio partner, ai propri genitori o al proprio marito.
Ma anche per il bambino ? un momento difficile. Per questi ? sicuramente penoso lasciare qualcosa di molto morbido e caldo per un ambiente sgradevole e freddo. ? faticoso abbandonare un ambiente sereno, tranquillo e ovattato, per entrare in un ambiente rumoroso e caotico come il mondo. Non ? agevole iniziare ad assumere ossigeno e cibo dall’esterno. ? complicato comunicare con gli altri esseri umani essendo forniti soltanto di rudimentali mezzi di dialogo. Tuttavia, sia la madre sia il bambino, se rientrano in quella fascia molto ampia che noi chiamiamo normalit? sono pronti e preparati ad affrontare tutto ci?. Anche perch? la natura e l’ambiente dovrebbero aver fornito all’uno e all’altra gli strumenti idonei per fronteggiare e superare queste e tante altre difficolt? che si presenteranno inevitabilmente nel futuro.
Le sensazioni del neonato
Alla nascita i sensi del neonato sono sviluppati quasi completamente, anche se egli non ? ancora in grado di riconoscere gli oggetti e le persone in quanto tali, n? ha la coscienza di s? come entit? distinta dallaltro. Per il PIAGET inizia con la nascita una rivoluzione copernicana. Mentre al punto di partenza di questo sviluppo il neonato riferisce ogni cosa a s?, o meglio al proprio corpo, al punto di arrivo, cio? quando hanno inizio il pensiero ed il linguaggio, si colloca praticamente come elemento o corpo fra gli altri, in un universo che ha costruito a poco a poco, e che sente ormai come esterno a s?.[1] Pur non potendo conoscere direttamente la vita psichica di un neonato, possiamo verosimilmente immaginarla come un susseguirsi di sensazioni ed impressioni che si sovrappongono le une alle altre in modo caotico e confuso, a causa delle scarse capacit? del sistema nervoso di recepire, selezionare, comprendere e gestire al meglio le informazioni in arrivo.
Alcune di queste sensazioni, come quelle tattili, termiche, uditive, olfattive, provengono dal mondo esterno a lui.
Procurano sensazioni tattili i suoi vestitini, la stoffa della culla, lacqua del bagnetto, il corpo della madre e delle persone che hanno cura di lui e cos? via. Pertanto il dialogo tonico emozionale, gi? presente nella fase prenatale, prosegue dopo la nascita. Queste sensazioni possono essere piacevoli, nel momento in cui il bambino si sente accolto, accarezzato, baciato, oppure sgradevoli se le mani e le braccia che lo manipolano sono tese, rigide, tremanti, incerte, scarsamente accoglienti e morbide, o peggio rifiutanti, violente o aggressive.
Il bambino riceve sensazioni termiche dal tepore del seno o del corpo della madre e delle persone che hanno cura di lui, ma anche dallacqua del bagnetto e dallambiente dove vive.
Avverte sensazioni uditive ascoltando il battito del cuore della mamma mentre viene allattato, le parole di lei, i rumori e i suoni dellambiente.
Percepisce sensazioni olfattive dallodore della madre, dei familiari, del latte, dei prodotti per la pulizia sua e della stanza.
Avverte sensazioni cenestesiche quando viene cullato, manipolato, spostato, o quando, chi ? vicino a lui, gioca con le sue manine e con i suoi arti.
Le sensazioni interne provengono, invece, dal suo organismo: dalla pelle irritata, dal suo respiro, dai borbottii o dalle altre contrazioni delladdome, dal battito del suo cuore.
Certe percezioni sono dolorose o sgradevoli e provocano tensione e bisogno che qualcuno provveda ad eliminarle, mentre altre sono piacevoli e gradevoli ed il neonato vorrebbe che non finissero mai in quanto gli danno un senso di benessere. Tutte queste sensazioni non sono per? nette e chiare ma confuse ed incerte. Il neonato ancora non sa, non capisce da dove vengono e perch? vengono, in quanto non le ha ancora interpretate, definite e catalogate. Ladualismo nel quale egli vive, descritto dal Piaget, gli rende impossibile distinguere il suo mondo interiore da quello esterno, lIo dal non Io. Allo stesso modo ancora non esistono, a livello di coscienza, il tempo e lo spazio, n? vi ? causa ed effetto o relazioni di qualsiasi genere. Per il neonato esiste soltanto una specie di adesso, indifferenziato al quale il bambino non si pu? sottrarre.[2]
Quando dorme, e il bambino neonato dorme per la maggior parte del suo tempo, le sue impressioni sono ancora pi? vaghe e confuse.[3] Ci? pu? spiegare, almeno in parte, i suoi trasalimenti, le sue precoci paure, i suoi scoppi di pianto improvvisi e per noi immotivati.
Inizio delle relazioni
Pur tuttavia, ben presto, dopo questo primo momento indifferenziato, inconsistente e fluttuante, la ripetizione frequente di un certo numero di situazioni identiche: bisogno di nutrizione, pulizia, rumori e odori specifici come quelli preparatori alla poppata, alla pulizia o al bagnetto, sensazioni uditive come le costanti parole della madre e degli altri familiari al suo cospetto, nonch? le carezze, i baci e le coccole rivolte a lui, tutte queste situazioni che si ripetono nel tempo innestano rapidamente un inizio di organizzazione per cui, da quel momento in poi, la vita extra-uterina si alimenta, si costruisce e vive nelle e delle relazioni. La relazione con l’ambiente esterno a lui ? fondamentale non solo per accrescere esperienze e cultura ma ? indispensabile per la formazione stessa dell’Io e per la crescita sana ed equilibrata del futuro uomo o donna.
Elemento base della relazione ? la comunicazione, tra lui e la madre-mondo. DE PINTO L. (2004) Quando il bambino scopre che esistono altre menti oltre la sua, costruisce il campo della relazione intersoggettiva che include, oltre alla presenza fisica, anche stati soggettivi di emozioni, sentimenti, motivazioni ed interazioni. In questo campo intersoggettivo si sviluppa la capacit? di leggere gli stati mentali dellaltro, di conformarsi, di allinearsi, sintonizzarsi con essi (o il contrario).[4]
Poich? il neonato ? solo un candidato alla condizione umana: il bambino ancora incompiuto proceder? nella propria formazione psichica e corporea e andr? provvedendosi dei mezzi di adattamento a contatto delluniverso sociale e materiale nel quale si trova prematuramente immesso, rispondendo a condizioni necessariamente incerte e variabili. Non disponendo di meccanismi belli e fatti, ? costretto a fabbricarseli.[5] Il suo tirocinio per diventare adulto ? lungo, in quanto il livello da conseguire da adulto ? notevolmente complesso ed evoluto.
L’infanzia ? allora il periodo necessario al divenire umano dellindividuo. E’ lapprendistato che porta alla piena maturit? umana. Da qui la necessit?, per lessere umano che ha la caratteristica di essere molto complesso, di una lunga infanzia; da qui la sua debolezza ma anche la sua ricchezza e le possibilit? quasi infinite di adattamento.[6]
Il bambino ? dunque un “animal educandum”, un essere che reclama l’educazione, come ha giustamente sottolineato LANGEVELD, poich? senza di essa non pu? divenire adulto.
Pertanto non si prender? mai troppo seriamente l’infanzia, e quindi l’educazione.[7]
La relazione con la madre
La relazione pi? importante ? sicuramente quella che il neonato instaura con la madre. Nella fase nella quale non vi ? soltanto un Io ma qualcosa al di fuori di lui, fase del dualismo, il suo mondo esteriore ? fatto quasi esclusivamente di questa figura, con la quale il neonato stabilisce dei rapporti tattili, termici, propriocettivi, cenestesici, sonori, olfattivi, ma anche e soprattutto instaura delle particolari relazioni affettivo – emotive. Pertanto la qualit? e la ricchezza della comunicazione tra la madre ed il bambino hanno unenorme importanza per lo sviluppo psicoaffettivo del neonato.[8] Levy ha definito la dipendenza del bambino dalla madre con lespressione:fame primaria damore in quanto soddisfa i bisogni biologici fondamentali [9] e si attiva ad alleviare tutti i vari squilibri ricorrenti.
Inizialmente la madre ? qualcosa di molto vago, ma ci? non toglie che ben presto questa diventi sicuramente pi? di un seno che lo nutre o delle braccia che lo cullano. Per il neonato la sua mamma diventa qualcosa che conforta, rassicura, fa stare bene, accarezza e procura sensazioni gradevoli ma, a volte, anche sgradevoli. Per cui ? alla madre che egli chiede cibo, pulizia, benessere fisico e psichico. Ed ? con la madre che cerca di adattarsi e di instaurare un legame e un dialogo profondo, intenso e proficuo per entrambi. Ed ? a lei che per prima, dopo la quinta settimana, offre i suoi sorrisi. Tutta la sua prima iniziazione avviene dunque nella tonalit? della sicurezza familiare che si sprigiona dalla persona della madre, in quellatmosfera di tenerezza e di affetto che oggi sappiamo quanto sia indispensabile al bambino, perch? essa determina il suo personale sentimento di sicurezza, condizione di ogni successivo progresso.[10]
Il periodo dellallattamento
Simbolo di questa intimit? fisica madre – bambino ? il periodo dellallattamento. ? intorno allatto della nutrizione che si forma la prima relazione. Il neonato dipende in tutto e per tutto dalla sua nutrice, con la quale stabilisce un legame molto intimo, intenso e significativo. Fin dalle prime poppate, lalimentazione avviene in un contesto sociale ricco di sensazioni. Sono interessati non solo il gusto e lolfatto, ma anche il tatto: le labbra del neonato si attaccano al capezzolo, il bambino tocca e stringe il seno materno, la madre sostiene il piccolo. Questo contatto ravvicinato crea un clima emotivo al cui interno la suzione, la deglutizione, la digestione e in seguito la masticazione, assumono delle valenze psicologiche che vanno ben al di l? del fatto alimentare in s?. Il latte si fonde con il corpo della mamma. Non ? solo buono da succhiare, ma anche da immaginare e da sognare. Il suo profumo e il suo gusto si associano a sensazioni di benessere, serenit? e affetto.[11]
Con la madre, quindi, il bambino entra inizialmente in contatto intimo soprattutto con la bocca. Questorgano non ? solamente un mezzo per nutrirsi o provare piacere, ma ? uno strumento che gli permette di mettersi in contatto con il mondo esterno per fare le sue prime esperienze.[12] Ci? capiamo dal comportamento del bambino. La ISAAC cos? descrive un momento dellallattamento: Ma se la mamma ritrae il seno come cambia velocemente il suo atteggiamento! Il viso del neonato si rabbuia, e arrossisce, strilla per il dolore e per la rabbia, agita i pugni e tutto il corpo esprime dimenandosi la sua protesta. Se gli si restituisce il capezzolo, il suo corpo si rilassa, il viso si distende, il bimbo sospira o borbotta di sollievo e la bocca ricomincia a soddisfare la sua fame di nutrimento e di affetto. Offrire il seno al bambino, nei suoi primi momenti di vita, vuol dire offrigli amore, ritirare o rifiutare il seno vuol dire ritirare o rifiutare lamore .[13] Pertanto il tardare nel dare da mangiare al bambino non significa soltanto lasciarlo per qualche tempo con un po’ di fame ma, altres?, disturbare il fluire delle sue gratificazioni affettive. Egli non piange e protesta solo perch? ha fame, ma anche perch? si sente privo daffetto e non gode del piacere di succhiare.
Per quanto riguarda il tipo di allattamento non vi ? dubbio che lallattamento al seno sia da preferire nettamente non solo per motivi biologici ma soprattutto per motivi psicologici in quanto come dice WINNICOTT: Lofferta del biberon in luogo del seno o la sostituzione del seno con il biberon durante le prime settimane dellallattamento rappresenta, in una qualche misura, una barriera che divide il piccolo e la madre piuttosto che un legame che li unisce. Nel complesso il biberon non pu? sostituire adeguatamente il seno.[14]
Tuttavia, dopo le prime settimane, il bambino comincia ad abituarsi alla regolarit? nella nutrizione e al resto delle cure che gli sono prestate per cui, certo dellaffetto costante e stabile, non ha motivo di abbandonarsi immediatamente allansia e alla solitudine.[15] Le madri si accorgono di questa iniziale crescita del bambino in quanto avvertono che egli ora sa attendere di pi? la soddisfazione dei suoi bisogni. ? pi? paziente – dicono.
Anche le braccia della madre non sono solo delle braccia. Se queste sanno sorreggerlo e accoglierlo con morbidezza e disponibilit?, sono fonte di sensazioni piacevoli e rassicuranti. Offrono al bambino qualcosa di molto simile ad un utero o a un nido morbido, caldo e accogliente. Tutte queste sensazioni piacevoli e serene gli permettono di mantenere e far crescere la fiducia in se stesso, ma anche nel mondo nel quale si sta gradualmente inserendo. E ci? permetter? al piccolo essere umano di percorrere la strada che lo porter? alla crescita affettiva e allindipendenza.
Le attese del neonato
Il bambino riconosce la situazione dellallattamento e si calma appena la madre lo solleva per nutrirlo, in quanto ha rapidamente imparato a collegare le varie sensazioni interne ed esterne. Quando ha fame si aspetta che la madre lo allatti, cos? come quando ? sporco o prova fastidio ha fiducia che la mamma lo pulisca. Quando ? stanco di trovarsi nella stessa posizione egli sa che la madre accorrer? per sistemarlo in una posizione pi? comoda e pi? idonea al suo riposo. Quando la troppa luce disturba i suoi occhi egli si aspetta che la madre abbassi le tapparelle. Se i comportamenti della madre si modellano in maniera sufficientemente attenta e precisa ai suoi bisogni, aumenta la sua fiducia in lei e quindi nel mondo esterno a lui, mentre contemporaneamente aumenta la stima nelle sue capacit? di stabilire relazioni efficaci. Se invece non accade quanto si aspetta, rimane disorientato e angosciato[16] e coltiva sfiducia e stizza sia verso gli altri, in quanto incapaci di ascolto, sia verso se stesso, sentendosi vittima impotente.
Alla nascita il bambino non ? una tabula rasa. Tra un bambino e laltro vi sono differenze significative di carattere ereditario e congenito. I bambini variano per il tipo fisico, il potenziale intellettuale, il temperamento, il metabolismo, laffettivit?, lattivit? motoria, le reazioni nervose. Nonostante ci?, linfluenza dellambiente nel plasmare in modo definitivo lespressione di queste potenzialit? ? enorme…[17] Pertanto le capacit? adattative della madre alle diverse qualit? e realt? del bambino sono fondamentali. Per BOWLBY: Oltre che dalla comprensione intellettuale, che non voglio certo criticare, il modo giusto di allevare un bambino nasce dalla sensibilit? della madre alle reazioni del figlio e dalla sua capacit? di adeguare intuitivamente il proprio comportamento alle necessit? del bambino.[18]
Le madri sufficientemente buone nel momento in cui hanno un bambino tra le braccia, per capirlo meglio, per entrare meglio in sintonia con lui, per Winnicott regrediscono e si fanno piccole come il loro bambino. Altre invece, soprattutto oggi, coinvolte negli impegni lavorativi e professionali, spaventate da questa condivisione totale con il loro bambino temono questo stato e hanno paura di diventare dei vegetali, con la conseguenza che si aggrappano alle vestigia di una carriera come a una vita preziosa e non si concedono neppure temporaneamente a un coinvolgimento totale. [19]
Tratto dal libro di Emidio Tribulato “Il bambino e l’ambiente”
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[1] J. PIAGET , Lo sviluppo mentale del bambino e altri studi di psicologia, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1964, p. 17.
[2] P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 48.
[3] P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 49.
[4] DE PINTO L. (2004), Conversare tra noi lungo il cammino, in Consultori familiari oggi, numeri 2-3, anno 12, p. 13.
[5] Cfr. P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 28.
[6] Cfr. P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 28.
[7] Cfr. LANGEVELD in P., A., OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 29
[8] Cfr. M. DE NEGRI M. e altri, Neuropsichiatria infantile, Genova, Fratelli Bozzi editori, 1970, p. 126
[9] Cfr. LEVY in DE NEGRI M. e altri (1970), Neuropsichiatria infantile, Genova, Fratelli Bozzi editori, p. 127.
[10] Cfr. P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 58.
[11] A. O. FERRARIS, Il ricatto della pappa, in Mente e cervello n. 19, gennaio febbraio 2006, p. 40.
[12] S. ISAACS S. (1995), La psicologia del bambino dalla nascita ai sei anni e Figli e genitori, Roma, Newton, p. 32.
[13] S. ISAACS, La psicologia del bambino dalla nascita ai sei anni – Figli e genitori, Roma, Newton, 1995, p. 33.
[14] D. W. WINNICOTT, Il bambino e la famiglia, Giunti e Barbera, Firenze, 1973, p. 156.
[15] S. ISAACS, La psicologia del bambino dalla nascita ai sei anni – Figli e genitori, Roma, Newton, 1995, p. 40.
[16] Cfr. P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 50.
[17] N.W. ACKERMAN, Psicodinamica della vita familiare, Boringhieri, Torino, p. 69.
[18] J. BOWLBY, Costruzione e rottura dei legami affettivi, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1982, p. 18
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