
26 Mar Ambiente esterno e ambiente interno
Attorno a noi ma anche dentro di noi vive e si agita un mondo complesso e articolato: lambiente.
Chiamiamo ambiente interno quel mondo interiore fatto di carne e sangue, di ormoni e geni, di cellule e apparati, ma anche di pensieri e sogni, di speranze e delusioni, di momenti di serenit? e inquietudine, di gioie e angosce, di amori e odi, di sentimenti accoglienti o rabbiosi, di conflitti e desideri.
Definiamo ambiente esterno il mondo su cui ci muoviamo e interagiamo. Questo, com? facile comprendere, ? costituito soprattutto di persone. Alcune di queste sono molto vicine al nostro cuore e quindi fondamentali per la nostra vita, la nostra crescita o la nostra stessa sopravvivenza. ? da queste persone che ricaviamo buona parte della nostra gioia e serenit? interiore; ? da queste persone che traiamo la nostra forza, il nostro equilibrio, la nostra maturit?. Ma ? anche dallincontro con queste donne e questi uomini che derivano molte delle nostre tristezze, sofferenze e angosce.
Queste persone possono essere per noi importanti e fondamentali, come i genitori, i fratelli, i familiari, gli amici, con i quali condividiamo i pensieri pi? intimi, le gioie pi? profonde, i dolori pi? laceranti ma non sono affatto da sottovalutare tutti gli altri esseri umani con i quali, in qualche modo, siamo in contatto durante il giorno. Anche quelli, quindi, con i quali scambiamo solo un freddo saluto o un garbato buongiorno. Anche questi, sebbene in modo molto minore, sono importanti per il nostro benessere o malessere psicofisico.
Molte di queste persone non sono da noi scelte: non sono scelti i genitori e tutti i familiari con i quali si ? instaurato un legame di sangue o di appartenenza; non sono scelti gli insegnanti, i compagni di scuola o di sport, cos? come non sono scelti i colleghi di lavoro o di studio.
In alcuni casi, invece, abbiamo la possibilit? e la fortuna di selezionare noi, con cura, le persone con cui rapportarci. Scegliamo gli amici pi? cari con i quali condividere parte della nostra vita. Scegliamo gli amori pi? importanti e profondi con i quali vivere duraturi sentimenti teneri e caldi o anche dei progetti importanti.
Per quanto riguarda la frequenza, con alcuni abbiamo dei rapporti quasi quotidiani, con altri i contatti sono pi? sporadici, con altri ancora i rapporti sono rari. Quando le relazioni sono frequenti e intime, accettiamo pi? facilmente le frustrazioni che da queste persone possono venire, giacch? sono compensate dalle gioie e dalle gratificazioni che abbiamo avuto o che speriamo di avere in contraccambio. Siamo, invece, pi? sensibili e reattivi nei confronti delle persone sconosciute o da poco conosciute. Da queste ci attendiamo almeno un rispetto formale.
Variano anche i sentimenti che proviamo o che scambiamo. Con alcuni esseri umani scambiamo amore, con altri risentimento e odio, con altri desideri e passioni, mentre alcuni ci sono in parte o in tutto indifferenti.
Persone sono, anche quelle che ascoltiamo e vediamo alla radio, alla TV, mediante il computer su Internet. Persone sono quelle che ci hanno preceduto e che hanno lasciato con i loro scritti e con le loro parole, pensieri, storie, fantasie, riflessioni, opinioni. Persone sono quelle che con le varie arti: musica, pittura, scultura, architettura, comunicano a noi, anche dopo secoli e millenni, bellezza, armonia, piacere, gioia, ma anche malinconia, angoscia e tristezza. Tutti questi esseri umani, anche se non li abbiamo mai conosciuti direttamente o sono morti da migliaia di anni, hanno lo stesso la capacit? di commuoverci, divertirci, istruirci e farci apprendere verit? fondamentali. Anche questi esseri umani hanno il potere di farci crescere, renderci pi? sereni e forti o, al contrario, nonostante il trascorrere del tempo, hanno ancora il potere di turbarci, affliggerci; hanno il potere di farci, in definitiva, del male.
Ma lambiente esterno non ? fatto solo di esseri umani. Gli animali, le piante e anche gli oggetti e lambiente fisico nel suo complesso, possono contribuire molto sia al nostro benessere sia al nostro malessere psicologico.
Ad esempio, non ? indifferente il tipo di casa che ci accoglie. Cos? com? piacevole entrare e vivere in una casa soleggiata, pulita, ordinata, calda, ampia e solida, al contrario ? sicuramente sgradevole condurre la propria esistenza in una casa umida, fredda, sporca, buia o diroccata.
Non ? indifferente vivere accanto a strade asfaltate nelle quali corrono auto rombanti e camion puzzolenti oppure avere la possibilit? di abitare in un parco verde e tranquillo o in una campagna odorosa, cos? da godere della ricchezza, della bellezza, dei profumi e dei colori della natura.
Persone, animali, piante, oggetti, ambienti naturali, tutti sono fondamentali per la nostra vita fisica e psichica in quanto tutti sono in grado, anche se in modo diverso, di migliorare o peggiorare il nostro mondo interiore e quindi sono capaci di creare e promuovere il nostro benessere oppure di spingerci verso il malessere.
Dei due ambienti: quello interno e quello esterno, sappiamo che luno condiziona laltro, luno ? legato allaltro, luno ? capace di essere modificato in senso positivo o negativo dallaltro.
Sofferenza o gioia possono nascere dalla nostra costituzione genetica (patrimonio di base di natura genetica), [1] dai disordini biochimici e ormonali o dalle malattie che ci possono colpire in qualunque momento della nostra vita. Allo stesso modo per?, sofferenza e gioia possono nascere dal rapporto positivo o negativo, facile o difficile, normale o disturbato, caldo o freddo, intenso o raro che abbiamo avuto e che abbiamo ogni giorno con il mondo esterno a noi, con il quale ci relazioniamo.
Per AJURIAGUERRA Non esiste sviluppo comprensibile al di fuori del suo ambiente.[2] FREUD ribad? con forza l’evidenza che le radici della nostra vita emotiva risiedono nell’infanzia e soprattutto nella prima infanzia. Ma anche BOWLBY afferma: Il punto di vista che sostengo, come si potr? notare, si basa sulla convinzione che gran parte dei disturbi psichici e dell’infelicit? siano dovuti ad influenze ambientali su cui siamo in grado di intervenire e che possiamo modificare.[3] E ancora lo stesso autore: Lesperienza clinica e una lettura delle prove lascia pochi dubbi sulla veridicit? dellaffermazione che molti disturbi psichici siano il risultato di un lutto patologico o che tali disturbi comprendano molti casi di stati dangoscia, di depressione ed isteria, e pi? di un tipo di disturbi del carattere.[4]
Per ACKERMAN Leredit? fissa dei limiti al potenziale sviluppo della personalit?, ma a darle una forma concreta ? lesperienza sociale.[5]
Pertanto, tutto e tutti possono provocare delusioni cocenti, conflitti laceranti, angosce opprimenti; come, per fortuna, tutto e tutti possono essere apportatori di serenit? e gioia, piacere e benessere, calore e apertura.
Nonostante queste conoscenze siano ben note fin dall’antichit?, ciclicamente, nei vari periodi storici e nelle diverse societ?, laccento viene posto a volte su una causa, a volte su unaltra. In alcune epoche ed in alcune culture ? sottolineato il ruolo dellambiente interno, mentre in altre epoche ed in altre culture viene prevalentemente proposta allattenzione linfluenza dellambiente esterno. A volte si evidenziano soprattutto le influenze legate al nostro patrimonio genetico, altre volte sono le malattie causate da microbi, virus e batteri ad essere in primo piano. In altri periodi storici ed in altre culture si pone laccento sulle patologie legate ad una alterazione dellassetto ormonale o biochimico, in altre per quelle dipendenti dalle condizioni economiche e sociali.
Non vi ? dubbio che delle molteplici realt? che accompagnano e si attivano in senso positivo o negativo sulla formazione del benessere o malessere dell’essere umano negli ultimi decenni gli elementi genetici siano stati ampiamente sopravvalutati a scapito delle componenti sociali, ambientali e relazionali.
Continuamente l’opinione pubblica viene informata della scoperta di un nuovo gene che avrebbe una marcata influenza su questa o quella malattia, su questo o quel disturbo o comportamento abnorme o eccessivo. Ci? ha sviluppato nella mentalit? comune la falsa opinione che buona parte delle malattie e dei disagi di tipo psicologico di cui soffriamo noi adulti ma anche i nostri figli come le nevrosi, le dipendenze, l’autismo, l’instabilit? psicomotoria, i disturbi del carattere o del comportamento, le psicosi depressive e quelle dissociative, l’omosessualit? ecc., siano su base genetica e, pertanto, incurabili fino a quando gli studiosi non siano riusciti a modificare i geni interessati, cos? da curare i nuclei e le aree cerebrali geneticamente alterate. La fiducia e le aspettative poste in queste ricerche da parte di unopinione pubblica poco informata, diventano enormi e incongrue, perch? ? da questi studiosi, dai farmaci o dalle tecniche da loro prodotti e non dai nostri comportamenti personali, di gruppo e sociali che si attende la o le soluzioni dei tanti gravi problemi che ci assillano.
Ci? mette in scarsa luce e svilisce quanto constatato e studiato dagli illustri studiosi dellanimo umano.
Per AJURIAGUERRA Senza alcun dubbio esistono dei pattern caratteristici di ogni specie, trasmessi per via ereditaria, che si manifestano sotto forme equivalenti in un insieme di individui della stessa specie. Ma i pattern possono essere attivati dallambiente, dagli stimoli tattili, visivi, uditivi, etc., (disinnesti sociali) – o modificati per lassenza o per lazione qualitativamente o quantitativamente inadeguata degli apporti dellambiente.[6]
Per ISAACS Possiamo affermare che, in genere, quanto pi? i piccoli di una determinata specie animale hanno bisogno di assistenza e quanto pi? a lungo rimangono dipendenti dai genitori, tanto pi? sono dotati di intelligenza e di spirito di adattamento, tanto meno vivono seguendo le regole fissate dalle leggi dellereditariet? e dalla genetica.[7] Per OSTERRIETH In breve, qualunque sia l’importanza e il peso dei fattori ereditari, l’uomo non ? condizionato soltanto da questi: lo ? altrettanto dalle condizioni in cui vive e in cui il suo sviluppo ? avvenuto.[8]
E ancora lo stesso autore: Si pu? senz’altro affermare che le circostanze della vita e le esperienze dell’individuo determinano in larga misura il modo in cui la sua struttura ereditaria trover? espressione.[9] E ancora: Si sottovaluta che il pi? delle volte si trasmettono non malattie ma predisposizioni verso certe malattie piuttosto che altre. Si trasmette una maggiore o minore sensibilit? ai traumi psichici piuttosto che disturbi o malattie psichiche. Anche perch? perfino nei gemelli veri non vi ? un uniforme comportamento per cui parecchie attitudini e tratti del carattere si trovano nell’individuo in quanto sono stati incoraggiati dall’ambiente, mentre altri sono stati costantemente inibiti.[10]
e WINNICOTT: Al giorno doggi parliamo molto spesso di bambini disadattati: ma i bambini disadattati sono tali perch? il mondo non ? riuscito ad adattarsi correttamente a loro allinizio e durante i primi tempi.[11]
Se un bambino ? sereno e sicuro oppure infelice e non in armonia con la societ?, dipende in gran parte dalladeguatezza o meno delle prime cure che ha ricevuto.[12] E ancora WOLFF: Le esperienze dellinfanzia non vanno perdute. Quando esse sono positive, lindividuo raggiunge la maturit? conservando intatte le sue potenzialit? riguardo ai rapporti umani, al lavoro, alla felicit?. Egli risponde allambiente in modo realistico e sa adattarsi al mutare delle circostanze. Quando le esperienze infantili lo stressano in modo schiacciante, si ha un arresto dello sviluppo della personalit? e pu? essere messo in movimento uno schema di comportamento disadattato, che si ripeter? per tutta la vita. Esso, come un destino malvagio, impedisce per sempre allindividuo di realizzare appieno le sue potenzialit? nella vita adulta.[13] Arresto nello sviluppo non significa, per?, che da quel momento tutto diverr? statico ma che vi sar? una deviazione della personalit? con un ritardo nelle manifestazioni di cambiamento che caratterizzano il corso normale dello sviluppo di un minore.
Sempre lo stesso autore Certe circostanze possono essere dannose per i bambini, non per ci? che esse procurano, ma per ci? che non procurano: esse possono privare i bambini di essenziali esperienze di apprendimento.[14]
Purtroppo per? nellattesa che le ricerche genetiche diano i loro frutti, si trascurano, sia nell’ambito della prevenzione, sia nellambito degli interventi terapeutici lo studio degli aspetti ambientali e relazionali. Per cui, come ben dice OSTERRIETH, La nozione fatalistica di ereditariet? incoraggia facilmente ad astenersi da ogni sforzo di educazione e da ogni tentativo per modificare l’ambiente nel quale il bambino cresce; essa costituisce, come ha detto qualcuno, un imponente guanciale di pigrizia pedagogica.[15]
Questo atteggiamento spinge a considerare molte malattie psichiche come malattie croniche da fronteggiare soprattutto con gli psicofarmaci o con terapie abilitative e riabilitative fino a quando un improbabile, futuro intervento genetico potr? affrontarle ed eliminarle. Nel contempo siamo tutti assolti. Sono assolti i genitori che trascurano i loro figli e li costringono, con i loro incongrui ed egoistici comportamenti, ad innumerevoli sofferenze. Sono assolti i politici e gli amministratori che possono impunemente utilizzare i soldi pubblici ed indirizzare buona parte delle risorse per migliorare il benessere economico o peggio per costruire sempre pi? strumenti di guerra, trascurando il benessere sociale, quello familiare e di coppia e, quindi, l’ambiente di vita del bambino, come del giovane, dell’adulto o dell’anziano. Sono assolti i servizi presenti sul territorio, ai quali non si chiede lefficacia dei loro interventi ma soltanto la quantit? delle visite effettuate.
Inutile dire che ? un messaggio sostanzialmente falso e fuorviante in quanto, se l’umanit? ha sempre compreso e accettato la presenza della componente genetica nello sviluppo umano, nel contempo si ? sempre attivata a che le componenti ambientali fossero le migliori possibili, al fine di evitare l’insorgenza o laggravarsi delle malattie del corpo e della psiche. Ed ? proprio in queste ultime che prevalgono nettamente le componenti affettivo relazionali e quindi prevalgono la comunicazione, il dialogo e lo scambio emotivo.
Altrettanto falso e fuorviante ci appare l’assunto per il quale nelle malattie prevalentemente o esclusivamente genetiche o organiche la disabilit? che ne consegue porti automaticamente alla sofferenza del soggetto interessato e della sua famiglia, mentre ? ampiamente dimostrato che la disabilit? genetica od organica ? solo una delle componenti che interagiscono su un substrato molto pi? complesso e variegato. Pertanto, cos? come la perfezione fisica non porta necessariamente gioia, equilibrio e serenit? interiore, non ? scontato che la disabilit? si accompagni sempre a persone e famiglie infelici, tristi e angosciate.
Influenza dellambiente
Se un seme che porta in s?, nei suoi geni, un progetto di vita che pu? essere quello di un grande maestoso albero, nei primi giorni della sua esistenza sar? circondato da un caldo, umido, leggero humus che, come un nido lo avvolger?, lo riscalder?, lo aiuter? a germogliare e lo nutrir? sufficientemente e se poi nei riguardi di questo germoglio, gli insetti, gli animali ma anche le persone che lo circonderanno saranno benevoli e gli daranno ci? che gli serve per crescere, possiamo ben sperare che da questa piccola vita, quasi solo un progetto, si sviluppi una robusta piantina che avr? maggiori capacit? nellaffrontare le insidie dellambiente. Ma se al contrario, un seme che porta lo stesso patrimonio genetico ? circondato da un ambiente ostile come quello dato da una scarsa umidit?, da un freddo intenso o da eccessivo calore, mentre nel contempo gli animali o gli esseri umani attorno a lui, piuttosto che a proteggerlo saranno intenti a schiacciarlo e calpestarlo, il risultato sar? sicuramente lesivo per quel seme tanto che quella speranza di vita cesser? di esistere.
Ma lambiente interviene anche quando il seme si ? trasformato in alberello. Infatti, quando nella foresta la sua piccola tenera cima svetter? insieme a quelle degli altri alberi, se gli insetti, i vermi e gli animali grandi o piccoli che vivono e prosperano attorno a questo alberello saranno pronti ad accoglierlo e a scambiare elementi di vita, le possibilit? che cresca alto, rigoglioso e forte, cos? da dare, a tempo giusto, i suoi fiori ed i suoi frutti, aumenteranno sensibilmente. Al contrario, se lambiente che lo circonder? sar? portatore di ferite laceranti o di traumi eccessivi non ? difficile che prevarranno, insieme alla sofferenza, elementi di malattia, di deformit?, se non di morte, qualunque sia il suo patrimonio genetico.
In ogni caso, per?, questessere vivente ha gi? sub?to, nel bene o nel male, le modifiche dellambiente attorno a lui, ma anchegli ha contribuito a modificare, con la sua presenza, lambiente che lo circonda.
Pertantonellambito degli esseri viventi, ma anche in quello degli oggetti dellambiente fisico, linfluenza reciproca ? la regola e non leccezione.
Il tempo e lambiente
Nei riguardi degli esseri viventi lo scambio con lambiente non ? sempre costantemente favorevole o sfavorevole. Questo scambio pu? essere in certi periodi ed in certi momenti positivo, mentre in altri periodi ed in altri momenti pu? risultare negativo. Se, per?, lelemento sfavorevole agisce quando lessere vivente ? piccolo e fragile, le conseguenze negative non potranno che essere ben pi? gravi che non quando le stesse condizioni lesive o negative agiranno quando lessere vivente ? gi? grande e robusto.
Vi ? unulteriore componente legata al tempo.
Il contadino sa che vi ? un periodo adatto alla semina, per cui, per essere certo di non sbagliare, guarda e si attiene al calendario ed ? attento alle fasi lunari. Lo stesso contadino sa anche che vi ? un tempo adatto a concimare, un tempo adatto alle potature e un tempo nel quale le piantine vanno ben protette per evitare che i venti e le tempeste impetuose li sradichino o rompano i loro teneri rami. Ed infine sa che vi ? un tempo nel quale raccogliere i frutti maturi.
Come tutti gli esseri viventi anche gli esseri umani hanno dei tempi biologici che non possono essere misconosciuti o trascurati. Non ? indifferente il periodo della propria vita nel quale mettere al mondo un figlio, come non sono indifferenti il tipo di cure, protezioni ed atteggiamenti e comportamenti educativi che bisogna dare nel modo opportuno e durante le varie fasi della sua crescita.
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Tratto dal libro di Emidio Tribulato “Il bambino e l’ambiente”
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[1] J, DE, AJURIAGUERRA, Manuale di psichiatria del bambino, Masson, Milano, 1993, p. 11.
[2] J. DE, AJURIAGUERRA, Manuale di psichiatria del bambino, Masson, Milano, 1993, p. 116.
[3] J. BOWLBY, Costruzione e rottura dei legami affettivi, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1982, p. 22
[4] J. BOWLBY, Costruzione e rottura dei legami affettivi, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1982, p. 61.
[5] N.W. ACKERMAN, Psicodinamica della vita familiare, Boringhieri, Torino, p. 69.
[6] J. DE, AJURIAGUERRA, Manuale di psichiatria del bambino, Masson, Milano, 1993, p. 116.
[7] S. ISAACS, La psicologia del bambino dalla nascita ai sei anni – Figli e genitori, Roma, Newton, 1995, p. 20
[8] P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 19.
[9] P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 19
[10] P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 18
[11] D. W. WINNICOTT, Il bambino e la famiglia, Giunti e Barbera, Firenze, 1973, p. 130.
[12] Cfr. J. BOWLBY, Costruzione e rottura dei legami affettivi, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1982, p. 2.
[13] S. Wolff, Paure e conflitti nellinfanzia, Armando Armando Editore,1970, Roma, p. 9.
[14] S. Wolff, Paure e conflitti nellinfanzia, Armando Armando Editore,1970, Roma, p. 10.
[15] P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 10
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