
26 Mar I luoghi del mondo affettivo e quelli del mondo economico
Lutero, le braccia ed il seno.
Il primo luogo del mondo affettivo ? sicuramente rappresentato dallutero della madre e poi dalle sue braccia e dal suo seno. Questi sono sicuramente i luoghi pi? caldi damore e pi? confortevoli che il bambino potr? incontrare se la madre, come dovrebbe, ? ricca di quelle particolari qualit? che noi chiamiamo materne. Nel ventre della donna, dopo i primi battiti del piccolo cuoricino, prima che gli organi si siano formati completamente, il bambino che gi? vive, ascolta e percepisce quello che prova sua madre, sente la voce del padre, avverte le emozioni attorno a lui.
Ed ? sempre nel ventre materno che lIo del bambino comincia a disegnarsi sfruttando sensazioni ed emozioni. LIo comincia a costruire la sua identit? dai piccoli messaggi che gli arrivano direttamente o tramite il corpo ed il sangue materno il quale, come un fiume, trascina e porta con s? molte cose che incontra nella sua strada. Quando il bambino nasce, gi? conosce e si lega alla madre e al padre se questi, durante lattesa, hanno saputo dargli un ambiente sereno e se, una volta nato, hanno saputo dialogare con lui soddisfacendo i suoi bisogni, e lhanno saputo proteggere dalle contrariet?, dalle paure e dalle tensioni.
Se tutto questo ? avvenuto, nascer? tra lui ed i suoi genitori un legame di attaccamento ricco di elementi costruttivi e positivi che sar? fondamentale in ogni momento della sua vita.
Subito dopo le braccia della madre e del padre sono sicuramente luoghi caldi, sicuri e confortevoli le braccia dei nonni e degli zii, dei fratelli e delle sorelle.
La culla.
Insieme e accanto alle braccia vi sar? certamente una culla.
In tutte le civilt? la culla ha rappresentato il prolungamento delle braccia dei genitori. Le madri di ogni paese e di ogni luogo, hanno sempre fatto a gara per renderla la pi? accogliente, calda e bella possibile. Concava come le braccia e lutero della madre, essa accoglie, contiene e riscalda il bambino nelle sue prime esperienze di vita.
I pizzi, i merletti e le calde stoffe sui quali, nei mesi dellattesa, la donna lavora con lena, rappresentano quasi le parole damore ed i sentimenti teneri e delicati con i quali vuole circondare il suo bambino durante il sonno e nelle ore di parziale distacco.
La stanza
Dopo le braccia e la culla vi ? la stanza. Stanza condivisa inizialmente con quella dei genitori, per dormire sereni ascoltando il loro respiro e avvertendo, anche attraverso gli odori ed i rumori, la loro attenta presenza, e poi, se le condizioni economiche ed abitative lo permettono, vi ? la propria stanzetta. Uno spazio non lontano da quello dei genitori, affinch? questi possano rispondere prontamente ai segnali di aiuto o di bisogno. Uno spazio questo da conquistare gradualmente e con coraggio. Pochi metri separano la sua stanzetta dal lettone dei genitori eppure quei pochi metri sembrano chilometri al bambino piccolo, che si sente solo e spaurito nel momento in cui i suoi sensi non riescono ad avvertire la presenza fisica di pap? e mamma.
Tutti gli spazi nei quali il bambino si muove a proprio agio e serenamente non sono solo unintroiezione del mondo fisico ma rappresentano una conquista ed una acquisizione psicologica ed affettiva, che attiva nuove potenzialit? e lo prepara alla conquista di mete future.
Ogni acquisizione per? pu? andare perduta se le condizioni ambientali sono troppo traumatiche. I traumi possono essere di vario tipo: difficolt? nella comunicazione, scarsa e saltuaria presenza dei genitori o loro allontanamento, frequenti ricoveri e visite mediche, carenze alimentari, conflitti familiari, scarso rispetto dei tempi fisiologici che permettono il passaggio graduale da una condizione ad unaltra pi? difficile da conquistare ed accettare.
Spazio fisico, maturit? e serenit? interiore, sono strettamente collegati e correlati.
Di ci? ci rendiamo conto quando nellinutile e vana speranza di accorciare i tempi fisiologici si propongono al bambino degli spazi lontani dai genitori, troppo vasti o sconosciuti: il dormire nella stanza accanto, la casa dei nonni, lasilo nido ecc..
Le sue reazioni sono note. La prima ? di allarme: si stringe ancora di pi? alla madre, si aggrappa e lega alla sua mano e al suo vestito in modo convulso, e la guarda in modo disperato e la prega di non andare, di non allontanarsi, di non lasciarlo solo. La seconda ? di chiara paura: trema, impallidisce e suda, prima di comunicare con il pianto o con le parole, il suo disagio e poi la sua struggente sofferenza.
Questa sofferenza potr? manifestarsi in molti modi, con una maggiore irritabilit? ed instabilit? motoria, con scoppi di pianto improvviso, con aggressivit?, con manifestazioni fisiche, con la fissazione a stadi che per let? dovrebbero essere abbandonati e, nei casi pi? gravi, con la regressione a stadi gi? superati.
I bambini che manifestano pi? difficolt? a conquistare nuovi luoghi e nuovi spazi sono proprio quelli che hanno pi? problemi psicologici. Questi, non riuscendo ad impadronirsi dei luoghi e degli spazi attorno a loro, rimangono a lungo nella stanza o addirittura nel lettone fisicamente ancorati ai corpi dei genitori in quanto le paure e le ansie, che sono importanti segnali di sofferenza e patologia, li costringono per anni ad un legame fisico con questi.
La casa.
Dopo la loro stanzetta vi ? la conquista di tutto lambiente della casa.
? difficile pensare ad una famiglia, ad un uomo, ad una donna e ai loro bambini senza pensare al loro basilare ambiente di vita: la casa. ? difficile pensare alluomo senza vederlo seduto davanti al fuoco di un camino scoppiettante. Difficile non vederlo operoso dentro le mura domestiche a costruire, sistemare o riparare. Difficile non immaginarlo mentre attorno alla sua abitazione ? intento a seminare, piantare, raccogliere, lavorare i campi.
? difficile pensare ad una donna senza vederla affaccendata nel pulire e rendere accogliente questo luogo particolare. Com? difficile non vederla cullare e curare i suoi piccoli, protetti dal freddo, dalle intemperie e dai nemici dalla pareti di una casa costruita dal suo uomo.
La casa ? il luogo che ci protegge e accoglie. Tempio quasi sacro per la famiglia, ? anche il luogo che ci aiuta a crescere.
Ma le case non sono tutte uguali. Mai sono state uguali.
Gli ambienti delluomo sono stati modellati per adattarsi alle condizioni pi? diverse. La casa era ed ? di fragili foglie e rami, quando questi sono gli elementi pi? comuni per costruirla e non servono grandi protezioni. Era di ghiaccio, quando si era circondati solo da immense distese bianche. Era di blocchi di granito o di pietre, quando il pericolo delle incursioni si presentava pi? pesante e grave.
Era piccola, quando la natura offriva alle persone ampi spazi comuni in cui vivere, giocare e amare. Diventava grande, quando luomo non riusciva a vivere in pace negli spazi naturali, ed era costretto a chiudersi dentro alte mura cercando di portare nella casa il mondo. come nei castelli e nelle dimore principesche,
Case di pietra, case di foglie, case di rami, case dacciaio, case di fango e dargilla, case di ghiaccio. Case piccole e povere. Case lussuose, maestose e ricche. Case umide, grigie e fredde. Case bianche, assolate e calde.
Anche la loro posizione era legata alla situazione del momento. Case poste in alto come sparvieri, per aumentare le difese e controllare larrivo degli invasori dal mare. Case lambite dalla spuma dei marosi, per facilitare la pesca ed i commerci. Case ai margini dei fiumi, per utilizzare le loro acque ed i frutti di una vegetazione lussureggiante e ricca. Case poste luna accanto allaltra, come per sostenersi ed aiutarsi a vicenda, nei paesi poveri, ma abitati da persone legate da intense relazioni di vicinato. Case poste luna lontana dallaltra, per evitare contatti sgradevoli tra vicini ingombranti con i quali non si vuole condividere nulla.
Case leggere come piume. Case pesanti come roccia e acciaio. Case piene di odio, case colme damore. Case scaldate solo da un fuoco acceso in stufe di preziosa maiolica. Case scaldate dalla tenerezza. Case distrutte dai barbari, case distrutte dallodio di chi le vive. Case calde damore anche se povere, case fredde nonostante i termosifoni accesi.
Case di condominio nelle quali dopo aver superato cancelli, fotocellule e sistemi antiladro e antintrusione bisogna spingere pesanti porte blindate per entrare, oppure case sempre aperte, con la chiave lasciata nella toppa per invitare i vicini ed i parenti ad uno scambio e un saluto.
Ville principesche guardate a vista da una muta di cani o da gendarmi o case povere e umide, che il verde avviluppa e ricama.
Che cosa rappresenta la casa per luomo?
- · La casa ? rifugio.
- · La casa ? la culla dei sentimenti.
- · La casa ? il luogo della comunicazione.
- · La casa ? il luogo dellaccoglienza.
- · La casa ? larena.
La casa ? rifugio.
Rifugio per proteggersi dalle intemperie, dai pericoli che vengono dallesterno, dalle fiere, dai vandali, dai ladri, dai rapinatori. Pi? il pericolo esterno ? grande o comunque pi? viene avvertito come tale, pi? labitazione sar? munita di difese contro ogni intrusione. Oggi la paura nei confronti del mondo esterno deve essere notevole se abbiamo bisogno di blindarla con cancelli, porte corazzate e sofisticati sistemi di allarme.
Al contrario, doveva essere nulla per quelluomo barbuto che incontrammo nelle grotte vicine allantica colonia greca di Leontinoi.
Come tutti i ragazzi di paese, nelle nostre giornate vi era sempre la ricerca di avventure da vivere prima direttamente e poi da raccontare per giorni e giorni seduti in gruppo sugli scalini di una casa, durante le fredde giornate dinverno ai ragazzi pi? piccoli, per provocare e cercare il loro stupore e la loro ammirazione. Avevamo gi? scoperto, qualche mese prima, sotto il ponticello che sta proprio alla fine del nostro paese, un sacco pieno di chincaglierie, allora oggetti preziosi, lasciato da qualche ladro della zona. La notizia del ritrovamento di alcune penne stilografiche, orologi, portafogli vuoti e spille, che ci eravamo divisi coscienziosamente, si era gi? diffusa tra i coetanei ed i ragazzi di tutte le et? facendo aumentare notevolmente il prestigio della nostra banda. Questo aumentato prestigio ci spinse a nuove e pi? rischiose avventure fino a farci arrivare nelle grotte di S. Mauro, vicino ai resti dellantica Leontinoi. In una di queste grotte, quasi allingresso, ci imbattemmo in un altro sacco di iuta. Il contenuto ci deluse e sorprese non poco: un pentolino, dei fiammiferi, qualche noce, un pezzo di pane raffermo, una camicia. Stavamo in cerchio noi ragazzi, discutendo animatamente su chi poteva essere il proprietario di quello strano sacco, quando unombra alta e maestosa con una lunga barba brizzolata si erse davanti alla grotta quasi chiudendola con la sua mole. Capimmo subito che il proprietario di quella barba era anche il proprietario del sacco e che avevamo violato, senza saperlo e senza volerlo, una propriet? privata. Non sapendo se tentare la fuga o no, ci guardavamo lun laltro in attesa della tempesta in arrivo. Ci stupimmo non poco quando dalla bocca, che si scorgeva appena in mezzo agli ispidi peli di una barba fluente e brizzolata, una voce calda e serena ci diede il suo saluto ed il benvenuto nella sua dimora. Come ci stup? il racconto di quelluomo che aveva trovato serenit? e gioia nelleremitaggio e nella estrema semplicit? della sua vita! Ma pi? di tutti ci incant? e ci sorprese lo scoprire che in quel sacco vi erano tutti i suoi averi, dei quali, tra laltro, non gli importava proprio nulla, tanto che non ci aveva neanche rimproverato per averli maneggiati. Anche allora, quando ancora il consumismo non aveva invaso la nostra vita e le nostre case, ci sembr? incredibile che un piccolo sacco potesse contenere tutto il necessario per vivere felici!
La casa ? la culla dei sentimenti.
Dai pi? dolci, quando alberga lamore, la comprensione e laccettazione reciproca, ai pi? aspri, quando diventa terreno di violenza e di scontro.
Quando i bambini si recano nella casa di un amichetto avvertono immediatamente queste sensazioni. Spesso noi genitori non capiamo perch? amano recarsi da un amico piuttosto che da un altro, per poi scoprire che non ? tanto il rapporto con lamico che li attira o li spaventa ma latmosfera che si respira nelle varie abitazioni. La casa pi? gradita non ? la pi? ricca di giocattoli ma quella dove non vi sono adulti che gridano, aggrediscono o rimproverano continuamente.
La casa ? il luogo della comunicazione.
Nella casa si dialoga, si prendono le decisioni pi? importanti per la famiglia, essa tuttavia pu? diventare anche luogo di silenzi, di chiusure, di scontri e di lotta.
La casa ? il luogo dellaccoglienza.
Accoglie il forestiero stanco ed affamato. Accoglie i sentimenti damore dei giovani sposi. Accoglie le nuove vite, le protegge e le aiuta a formarsi e svilupparsi. Accoglie gli amici ed i parenti.
Nelle case si consolidano i legami o ci si separa. Nella casa ci si incontra e ci si scontra. Nella casa si generano nuove vite umane ma, se immersi nellodio, si possono anche uccidere delle preziose vite.
La casa ? larena
La casa ? larena nella quale le persone che la abitano, acquisiscono pratica e crescente abilit? nellassolvere una grande quantit? di ruoli sociali. Si impara ad essere madre e padre, figlio e nonno, zio e nipote, fratello e sorella.
Non ? indifferente il tipo di casa.
Nei piccoli paesi cerano, e ci sono ancora, le case dai vicoli stretti, luna accanto allaltra, luna che sostiene laltra, luna che respira e si fronteggia con laltra. Case per parlare con i dirimpettai. Case che odorano di biancheria appena lavata. Case che sembrano vive. Case nelle quali gli odori si mischiano e confondono come le voci e le storie delle persone che le abitano. Case bianche e splendenti come i vestiti delle giovani spose o sporche e cadenti come i visi dei vecchi seduti sui muretti posti accanto alla porta.
Le case dei condom?ni delle grandi citt? affollate, nelle quali spesso siamo costretti ad abitare, sono quelle pi? diffuse, ma sono anche le pi? anonime, tristi e violente.
Queste case fanno sentire al sicuro perch? accanto, sopra e sotto la propria abitazione, vi sono delle persone e la loro presenza d? conforto. Spesso per? queste case diventano i luoghi delle gelosie, delle invidie, delle aggressivit?, delle guerre e delle battaglie tra cond?mini nelle aspre riunioni di condominio. In queste riunioni, i gentili vicini, si trasformano in nemici implacabili che aggrediscono, insultano o approfittano per manifestare senza freni arroganza e aggressivit? nella ricerca del proprio esclusivo tornaconto.
Tra le case di paese ? facile che viva o sopravviva la famiglia allargata. E facile, tra le piccole case dei paesi, che il bambino ritrovi nonni zii, zie e cugini accanto o a pochi passi dalla sua dimora e quindi possa con loro relazionare in ogni momento. Nelle case di citt? questa possibilit? di ben inserirsi nella rete familiare sta diventando sempre pi? rara e difficile. Questo ? uno dei motivi per i quali le citt? sono costruite e strutturate a misura del mondo economico e non del mondo affettivo.
La funzionalit? di una casa nei riguardi della famiglia, della coppia e nellallevamento dei figli ? in rapporto a molte caratteristiche.
Una casa pu? essere piccola e povera ma pulita, decorosa, calda e accogliente, aperta agli altri, perch? le persone che la abitano sono riuscite ad avere un buon dialogo tra loro e con i vicini, con i quali ? possibile il dono, lo scambio, il dialogo, lincontro. Al contrario, labitazione pu? essere grande, lussuosa e ricca di tutti gli elettrodomestici e gli accorgimenti che oggi la tecnica e le industrie propongono a piene mani, ma essere fredda. Fredda perch? gli strumenti, se diminuiscono la fatica, limitano anche il piacere di vivere la casa. Fredda perch? gli strumenti, se facilitano il lavoro della donna, rischiano di renderlo superfluo e quindi non apprezzato sia dal marito sia dai figli. Questi apprezzano di pi? la fatica e limpegno di chi gestisce la casa con le proprie mani, piuttosto che lanonimo lavoro extradomestico che fa aumentare il conto in banca ma rende aridi e difficili i rapporti familiari.
Le case spesso oggi sono vuote, per la mancanza di cure e attenzioni che ogni componente familiare dovrebbe dare agli altri. Vuote di gioia, di idee, di calore e conforto. Ma spesso oggi le case sono proprio vuote di persone. Mamma e pap? al lavoro, i figli sistemati presso scuole, baby-parking, doposcuola. I nonni, o vivono per conto loro, o sono anche loro sistemati in istituti per anziani.
Una casa pu? essere vuota anche quando le persone sono presenti tra le mura domestiche se queste, piuttosto che essere accanto a qualcuno e condividere con qualcuno i momenti di attivit?, di riposo e di divertimento, si isolano ognuno davanti ad uno schermo, che sia un televisore, un video – gioco, un telefonino o un computer.
Nel periodo preindustriale nella casa, o vicino alla casa, si svolgeva buona parte del lavoro sia delluomo che della donna. Nella casa, o vicino ad essa, si tessevano le stoffe, si lavorava la creta per fare i vasellami, si batteva il ferro per costruire strumenti di lavoro o di difesa. Accanto alla casa vi erano i campi da coltivare. Nei magazzini della casa, venivano raccolti e lavorati i frutti della terra.
Mondo economico e mondo affettivo spesso condividevano gli stessi spazi, e gli stessi luoghi.
Oggi i luoghi e gli spazi sono notevolmente diversi.
Intanto sono spesso notevolmente lontani luno dallaltro. Si lavora frequentemente nella parte opposta della citt? o si fa il pendolare in altre citt?, se non in altre regioni.[1] Anche le persone con le quali si lavora sono diverse. Si lavorava con parenti, amici e vicini nel mondo preindustriale, si lavora con estranei, oggi.
Quando i luoghi di lavoro coincidevano, o erano molto prossimi al mondo affettivo, le caratteristiche strutturali delluno e dellaltro erano molto simili. Le stalle degli animali somigliavano alle case dei loro padroni. I due ambienti erano molto vicini e, nelle famiglie pi? povere, persone ed animali spesso condividevano gli stessi luoghi.
Oggi gli ambienti ed i luoghi del mondo delleconomia e del commercio sono notevolmente diversi dalle case di abitazione. Gli uffici spesso si trovano in alti, immensi grattacieli che svettano superbi e lucidi, grazie allacciaio e al vetro con i quali sono costruiti, sopra le abitazioni delle persone normali.
Questi grattacieli mostrano lorgoglioso trionfo del denaro e del potere ma, a volte, mostrano anche il desiderio di volersi allontanare dalla vita delle persone comuni, per scacciare definitivamente e completamente, ogni residuo di sentimenti e di emozioni che potrebbe essere dimpaccio alla produzione ed al commercio.
Le industrie si fronteggiano invece quasi sempre in capannoni immensi e grigi, illuminati solo da grandi scritte al neon. Grigi scatoloni tutti uguali, distesi a coprire per chilometri quelli che una volta erano fertili pianure e campi rigogliosi. Scatoloni freddi come le macchine che le abitano. Freddi come il ferro e la plastica che scorrono nelle loro viscere. Freddi come le mani affrettate a costruire oggetti sempre uguali, sempre pi? asettici, sempre pi? inutili.
In questi ambienti, quando tra persone nascono dei sentimenti e delle emozioni, questi sono spesso compressi e scacciati perch? mal si adattano ai bisogni delleconomia e della produzione.
[1] Il numero dei pendolari cresce a tassi record. In soli sei anni, tra il 2001 ed il 2007, il numero di chi, ogni giorno, deve spostarsi fuori del proprio comune per motivi di studio e di lavoro, ha toccato la quota di tredici milioni. Tra il 2001 ed il 2007 il numero dei pendolari ? cresciuto del 35,8%. In media si impiegano al giorno 42,8 minuti per ciascun tragitto. (Ricerca Censis)
Tratto dal libro: “MONDO AFFETTIVO E MONDO ECONOMICO” DI Emidio Tribulato
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