
26 Mar Gli scopi del dialogo genitori – figli
Conoscenza
Il dialogo dovrebbe portare alla conoscenza.
Attraverso il dialogo il genitore conosce il figlio. Scopre i suoi pensieri e desideri, i bisogni ed i problemi, le necessit? e le paure. Questa conoscenza non pu? essere limitata nel tempo, perch? lessere umano ? in continuo divenire e quindi anche la conoscenza deve essere continua, perenne. Non si pu? pensare di conoscere il figlio in un certo momento del suo sviluppo e basta. Bisogna che questa conoscenza si applichi al suo divenire. Quel figlio di un anno non ha pensieri, caratteristiche, problemi uguali a quando, di anni, ne avr? tre o cinque o dieci. I problemi ed i bisogni di un bambino sono diversi da quelli di un adolescente o di un giovane.
Pertanto discende la necessit? di capire leducando nella sua crescita e nella sua evoluzione; nelle sue gioie, gratificazioni e conquiste, come nei suoi turbamenti; nei suoi momenti pi? esaltanti e gratificanti come nelle sue crisi, tristezze e ansie. Tali conoscenze sono indispensabili per rapportarsi con lui nella maniera pi? giusta e corretta. Sono indispensabili per fornirgli gli strumenti di conoscenza e di cultura adatti alla sua et? ed ai bisogni.
Comunicazione
Il dialogo ? un mezzo per comunicare con i figli.
E un mezzo per scambiare con i figli sentimenti, emozioni, gioie, paure, disappunto; ma anche conquiste, amore, tenerezze.
Ogni genitore ha bisogno di sentire quello che i figli pensano di lui, quello che sentono, vogliono e cercano da lui, e da lui si aspettano. Ma anche un figlio ha bisogno di capire i bisogni dei suoi genitori ed educatori. Sono bisogni di tenerezze, di calore, daffetto. Sono bisogni di ubbidienza e di collaborazione, senza i quali nessun genitore sarebbe in grado di assolvere il ruolo educativo. Sono bisogni di comprensione delle difficolt? che il ruolo di genitore o educatore comporta.
Ci? ? ancora pi? pressante in una societ? come la nostra che sembra aver rinunciato in molte istituzioni, al suo ruolo educante. Una societ? che rifiuta di aiutare, sostenere e salvaguardare il ruolo genitoriale e le valenze educative della famiglia in senso lato, abbandonandola al suo destino come fosse un vecchio residuo daltri tempi.
Una societ? che trascura da decenni la famiglia a favore di servizi pubblici, cosiddetti sostitutivi o alternativi o integrativi, che tutto dovrebbero recepire, tutto dovrebbero saper affrontare e risolvere, ma che in realt? hanno per loro stessa natura e non per carenze di personale o di qualificazione di questi, difficolt? ad affrontare e risolvere anche le esigenze pi? banali, semplici ed immediate, molto lontane dalla complessit? delle esigenze educative di un bambino.
La stessa societ? ?, per?, pronta a scaricare sui genitori stessi e sulle famiglie le conseguenze di tali incapacit? quando la cronaca porta alla ribalta i fallimenti educativi: droga, omicidio, suicidio, malessere giovanile, immaturit? ecc..
Se la comunicazione genitori figli ? fondamentale in un processo educativo, ? vero anche che non sempre si pu? dire tutto, si pu? comunicare di tutto con i figli. Questo perch? non sempre i figli possono capire tutto. Non sempre possono capire i motivi profondi che sottostanno ad un atto, un diniego, un comportamento dei genitori. Non sempre sono in grado di valutarlo in maniera corretta, non sempre sono in grado di viverlo in maniera opportuna.
Ci sono delle cose che sono appannaggio degli adulti e devono rimanere nellambito degli adulti. Ci sono degli argomenti e delle situazioni in cui i figli non dovrebbero essere coinvolti, sia perch? non sarebbero in grado di capire, sia per le impressioni sfavorevoli che potrebbero avere su persone che dovrebbero rispettare e amare. Pensiamo, per esempio, alle avventure sentimentali e sessuali che i genitori separati o le ragazze madri tendono a comunicare ai figli per farli partecipi.
Spesso limpressione che i figli ne ricavano ? quella di non avere accanto a s? dei genitori maturi e responsabili ma dei coetanei che giocano con i sentimenti, con il sesso e con lamore. Il giudizio sui genitori e sugli adulti in genere, diventa inoltre negativo, quando si fanno partecipi i figli delle liti e delle beghe in cui i genitori spesso sono coinvolti. Soprattutto quando si mettono in piazza giudizi che offendono, sviliscono e minano lattendibilit? di persone importanti per il bambino: come gli insegnanti, i parenti, gli zii, i nonni, o i genitori degli amici.
Quindi se c? una mancanza di dialogo, ci pu? essere allopposto, un eccesso dinformazione o unimpropria comunicazione. Il mondo dei bambini ? un mondo che deve essere preservato dalle battaglie o dalle guerre degli adulti, perch? la loro fiducia negli altri e nel mondo ha maggiore valenza che non le nostre beghe, i nostri bisticci, i nostri dissapori.
A volte, come nel bambino piccolo, c? un eccesso di spiegazioni che porta ad una continua sensazione di pericolo imminente. Non fare questo perch? ? pericoloso Non fare questaltro perch? puoi morire o fare morire i tuoi genitori. E un continuo mettere il bambino in una situazione di allarme per un evento luttuoso o disastroso. Molto meglio come dice B. Spock, distrarlo oppure dire di no o dargli delle spiegazioni non catastrofiche.
E bene, inoltre, evitare di ripetere spiegazioni allinfinito. Spiegazioni che gi? si sono date numerose volte. In questo caso limpressione che ne hanno i minori ? che gli adulti hanno la necessit? di giustificarsi: per il rimprovero o castigo dato; per le richieste fatte; per le decisioni prese. In definitiva, limpressione che ne ricavano ? quella di avere dei genitori insicuri, ansiosi, emotivamente fragili.
Scambio
Il dialogo ? scambio.
Si pu? e si deve scambiare, non soltanto con persone della stessa et?, cultura e sesso, ma si pu? e si deve scambiare anche quando let?, il sesso e la cultura sono diverse.
C? sempre qualcosa che un genitore od un educatore pu? dare a un fanciullo, c? sempre qualcosa che questi pu? dare ai suoi genitori e educatori.
Lo scambio pu? riguardare le conoscenze, le idee, i modi di essere, le esperienze, ma pu? e deve riguardare anche il mondo degli affetti e dei sentimenti indispensabili ad entrambi. E attraverso lo scambio che avviene larricchimento reciproco per cui, quando questo viene a mancare, ci impoveriamo ogni giorno di pi?, ogni giorno di pi? moriamo.
Attenzione per? a non utilizzare questo scambio in modo paritario. Un figlio non ? un marito o un amico o un confessore, cui possiamo confidare ogni nostro pensiero e da cui ci possiamo aspettare delle risposte e degli aiuti che solo degli adulti e degli adulti maturi che hanno un ruolo specifico potrebbero dare. Questo caricare leducando di ruoli e compiti non propri ? un errore frequente specialmente nel nostro periodo storico in cui le coppie sono spesso spezzate dalla separazione, dal divorzio o dalle incomprensioni e la solitudine attanaglia gli animi di molti genitori. Si tende a dare ai figli ruoli, compiti e responsabilit? che non sono loro o ai quali non possono far fronte. Figli che dovrebbero sostituire un marito o una moglie che ci ha lasciato o tradito. Figli al posto dellamica del cuore che si ? allontanata da noi. A questi figli spesso riversiamo confidenze intime, insoddisfazioni e bisogni; confidando forse che un miracolo li trasformi, per incanto, da esseri bisognosi daiuto, protezione, assistenza, in adulti capaci di caricarsi e gestire le nostre pene, i nostri bisogni, le nostre frustrazioni.
Dono
Il dialogo ? dono.
Possiamo aiutare i nostri figli in molti modi. Il cibo che compriamo per loro, il tetto sicuro che offriamo, le scuole o le altre attivit? formative che permettiamo loro di frequentare. Ma c? un dono pi? grande e prezioso che noi possiamo dare ad i figli ed ? la nostra presenza dialogante.
Le parole, gli incoraggiamenti, i pensieri, o anche i rimproveri e i biasimi, li possono aiutare a capire e a comportarsi in maniera corretta, responsabile, attenta. Possono contribuire alla maturazione dei figli e allo sviluppo della loro personalit?. Ci? possiamo ottenere dicendo la parola giusta al momento giusto, dando il nostro sostegno, il nostro conforto e soprattutto valorizzandoli. Ognuno di noi ha bisogno che qualcuno valorizzi le nostre qualit? e capacit?. Questo ci fa sentire bene, ci d? sicurezza, forza, coraggio, ci fa affrontare meglio, con pi? grinta, la vita. La disistima da parte dellaltro, soprattutto se di un genitore, porta i figli alla chiusura, alla tristezza, allabbandono, allo sconforto, alla rinuncia. Anche il semplice ascolto, quando si riesce a mettersi nella stessa lunghezza donda, mettendo il nostro cuore accanto al loro, ? capace daiuto, in quanto permette di aprire il cuore dei figli al nostro, di scambiare e trovare nel nostro animo, conforto, sostegno comprensione, amore.
Tratto dal libro “L’educazione negata” di Emidio Tribulato. Per richiedere questo libro clicca qui.
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