
01 Apr La gestione delle emozioni
LA GESTIONE DELLE EMOZIONI
Dott.ssa LINDA FONTI – Pedagogista
LE EMOZIONI: PARTE INTEGRANTE DELLA NATURA UMANA.
Le emozioni non ci possiedono, e non siamo noi a possederle. Possiamo per? imparare a gestirle. Anche se le azioni dettate dalle emozioni possono essere inaccettabili, sono sempre legittime.
Che cosa sono dunque le emozioni? Le possiamo conoscere, controllare e gestire davvero?
Costituiscono una componente importantissima della vita umana e sono parte integrante dellesistenza. Vivono con noi quotidianamente, sono la vita stessa. Senza emozioni saremmo dei calcolatori elettronici, dei computer. Quando il loro apporto ? equilibrato sono fonte di salute e vita, quando vengono a lungo bloccate dietro a dighe pi? o meno improvvisate possono essere distruttive. La loro mancanza porta aridit? e sofferenza.
Etimologicamente, il termine emozione deriva dal latino ex-moveo, ossia rimuovere, allontanare, scacciare; verbi che denotano un movimento da dentro verso fuori.
Lo studio sulle emozioni ha da sempre influenzato le riflessioni filosofiche dei massimi pensatori dellantichit?, dai quali abbiamo ereditato un patrimonio che ci ha aiutato a comprendere meglio le dinamiche emotive.
Le emozioni non sono volontarie: per esempio non possiamo innamorarci o rallegrarci a comando. Non possiamo crearle, inventarle o sopprimerle.
Ciononostante possiamo scegliere se essere succubi o meno, poich? abbiamo la responsabilit? del nostro comportamento, perch?, quello s?, pu? essere controllato.
Imparare a gestire le emozioni, proprie e altrui, aiuta a non averne paura, e a viverle appieno, infatti soffocare le emozioni negative, col tempo, anestetizza anche quelle positive, e allora la vita perde intensit? e senso.
E’ importante per? non giudicare le emozioni che ci attraversano, ma riconoscere loro il diritto di esistere: solo cos? possiamo arrivare a capirle, e a riconoscerle come parte di noi anzich? sentirle aliene e misteriose.
Un’emozione respinta o non accettata si tramuta in azioni che ci allontanano da noi stessi e dalla consapevolezza di ci? che siamo: come quando ci si ritrova a litigare senza un vero motivo, o a comprare cose inutili, o a perdere un treno senza capirne il perch?. Dobbiamo imparare ad attivare la nostra intelligenza emotiva, labilit? di essere consapevoli dei propri sentimenti e di saperli esprimere senza farsi prendere la mano e che ci consente di comprendere i nostri bisogni profondi e di soddisfarli.
L’emotivit? possiamo immaginarla come un cavallo che va capito e rispettato, ma comunque imbrigliato perch? non deve essere lui a decidere la strada, e se gli imponiamo con violenza gli ordini s’imbizzarrisce.
Il rapporto di ognuno di noi con le sue emozioni finisce con lo svilupparsi casualmente, prendendo esempio dalle persone pi? vicine, o da risposte automatiche agli eventi. Spesso diciamo ai bambini di “non piangere”, “non fare il cattivo”, “non avere paura”, ma non gli insegnamo quasi mai un modo alternativo di gestire l’ondata di emozione, di qualsiasi natura essa sia. Cos? non tutti sanno che quando un emozione ci assale prima o poi bisogner? farci i conti, non si potr? fare finta di niente.
Se viene vissuta e scaricata in modo adeguato non far? danni, se invece viene incassata passivamente, “mandata gi?”, ignorata e poi dimenticata, rimarr? dentro come un macigno che non mancher? di causare problemi, a lungo termine, ripercuotendosi sulla salute fisica o sulla tranquillit? d’animo.
Per vivere bene con le nostre emozioni, per poterle gestire e, quando necessario, controllarle dobbiamo prima di tutto imparare a riconoscerle e ad accettarle. Non serve a niente dirsi “non voglio arrabbiarmi” se l’ira ormai ci ha pervaso, e non serve neppure chiudere gli occhi di fronte a una passione se questa ormai ha messo seme in noi e ci sta trascinando dove vuole lei.
E poi l’emozione va vissuta, non c’? via di scampo. Quello che si pu? cambiare ? il ritmo, il tempo e lo spazio che vogliamo dare all’esperienza. Se un’emozione ? piacevole non c’? nessun problema a lasciarsi avvolgere e trasportare anche se durer? poco, perch? le emozioni sono intense ma, se vissute, si dissolvono rapidamente.
Ci sono invece emozioni che se ignorate e represse o, al contrario, espresse senza freno, possono fare male, a se stessi e agli altri. Sono emozioni pi? difficili da gestire, come la rabbia, la paura, l’ansia che richiedono un metodo che permetta di far fronte al loro insorgere.
Il metodo parte dal presupposto che un’emozione va scaricata, sempre e comunque, ma i modi di scaricarla sono tre: diretto, indiretto e sublimato. Un moto di irritazione scaricato direttamente si traduce in un attacco, fisico o verbale, nei confronti di chi ha causato l’irritazione; se, invece, la scarica ? indiretta, l’aggressione sar? rivolta verso terzi, come quando un lavoratore frustrato urla a casa con i figli.
La sublimazione ? la forma che lascia pi? spazio e libert? d’azione, cio? la trasformazione dell’emozione in “forza lavoro” che pu? essere scaricata in tantissimi modi diversi: correndo, urlando, prendendo a pugni un cuscino, camminare all’aria aperta, parlare con un amico, ballare o scrivendo una lettera con tutti gli insulti e improperi che vorremmo dire (senza per? mandarla), e cos? via.
Imparare a costruire un buon rapporto con le proprie emozioni, cio? dare loro dignit? di esistenza e modalit? di espressione, ci eviter? i danni dei due possibili estremi, da una parte la repressione, quindi laridit?”, e dall’altra l’espressione incontrollata, quindi “lalluvione”. le volubili e mutevoli colorazioni del nostro animo si trasformeranno non in una croce da subire, ma in una ricchezza.
Un bambino che affronta le emozioni pi? dolorose e difficili da solo, potr? sviluppare un atteggiamento di impassibilit? e il suo vissuto interiore rimarr? suo: non ammetter? di sentirsi triste, spaventato o arrabbiato, poich? si vergogner? a doversi raccontare, temendo di essere rifiutato o frainteso.
Questa sfiducia pu? persistere per tutta la vita.
LE EMOZIONI PIACEVOLI.
Interesse, eccitamento, felicit?, gioia, curiosit?, amore, hanno un ruolo vivificante, sono cruciali nella lotta per la sopravvivenza e per la crescita personale; collegano lindividuo al mondo e agli altri, sono gratificanti, migliorano la performance e lapprendimento; sono fonte di motivazione e il piacere deriva dal senso pieno e sano di padronanza, dal raggiungimento della competenza e dalla creazione di legami sociali; attivano il comportamento esplorativo, la ricerca di novit? e di stimoli, la trasformazione e sostengono il mantenimento di tutte le relazioni (amicizia, legame di attaccamento coi genitori, relazioni intime).
Linteresse ? lemozione primaria pi? frequente, ? un importante fattore di motivazione, guida la percezione e lattenzione e le sue determinanti sono il cambiamento e la novit?. Unito alleccitamento, implica lattivazione, lorientamento allazione e lintensificazione degli sforzi per conseguire uno scopo. Linteresse ? la forza primaria che mantiene le persone impegnate attivamente nel mettersi in contatto con il mondo. Quando linteresse viene meno, mancano gli input sensoriali e la stimolazione cognitiva e si riducono la capacit? esplorativa e lorganizzazione adattiva per conoscere lambiente e far fronte alle difficolt?, manca il contatto con la propria sorgente creativa e la ricerca di nuove esperienze evolutive non viene messa in atto.
La felicit? ? associata al riso e al sorriso, ? percepita come altamente gradevole, ? uno degli stati emozionali pi? desiderati, in cui ci si rivolge alla vita come a un tutto, si aspira al raggiungimento di ci? che ? profondamente desiderato e ci si sente in armonia con il mondo. Sperimentiamo gioia quando interagiamo con i sorrisi, quando sperimentiamo la nostra efficacia, quando giochiamo coinvolgendo attivamente gli altri e quando attiriamo le cure delle persone che amiamo, aumentando la reciproca responsivit?. Lassenza di gioia spesso provoca la rottura di legami emotivi importanti, con conseguenti appiattimento emozionale e depressione. Il sorriso, negli infanti, favorisce il legame nella relazione di attaccamento e, negli adulti, ? un segnale, universalmente riconoscibile, di disponibilit? ad uninterazione amichevole. Nei bambini, linterscambio fra interesse, eccitamento e gioia con chi si prende cura di lui ? indice di uno sviluppo sano.
Lemozione positiva ? fisiologicamente attivante e consente la liberazione della tensione; la felicit? e la gioia portano allespansivit?. I problemi sorgono quando vi ? in maniacale eccesso di eccitamento indifferenziato e reattivo alle circostanze. Nella dipendenza da sostanze, la persona ? attratta dal senso di beatitudine e dalleccitazione euforica che le droghe procurano. In ogni esperienza in cui la presenza di un oggetto produce unintensa soddisfazione, oppure ? auto-gratificante e la sua assenza risulta frustante, si stabilisce una forma di dipendenza. Poich? la gioia ci mette in grado di superare la paura, la vergogna e lo sconforto, pu? favorire la dipendenza da qualsiasi cosa procuri un sentimento di gioia.
EMOZIONI E CERVELLO: BASI NEUROFISIOLOGICHE.
Allinterno dellorganismo lemozione comporta una serie di cambiamenti, regolati dal sistema nervoso centrale (SNC), dalle sue sezioni simpatico e parasimpatico- del sistema nervoso neurovegetativo (SNA) e dal sistema ormonale ed endocrino.
? il nostro cervello che attiva e regola gli aspetti fisiologici dellemozione, infatti gli studiosi concordano nellidentificare il substrato neurologico dellemozione nel sistema limbico e nei lobi frontali.
La corteccia frontale sinistra svolge un ruolo importante per le emozioni positive, mentre il lobo frontale destro per alcune emozioni negative.
La corteccia pre-frontale svolge compiti di organizzazione comportamentale e di anticipazione.
La capacit? di regolare le emozioni, invece dipende dai lobi frontali le cui connessioni neuronali cambiano in relazione alle esperienze vissute.
Lamigdala e lippocampo sono le parti pi? influenzabili dallambiente emotivo in cui cresciamo. Lamigdala ? il nostro archivio della memoria emozionale e del significato degli eventi che ci accadono. Lesperienza dimostra che danni allamigdala o la sua disconnessione interferiscono nella valutazione di situazioni pericolose o negative. Il SNP mette in collegamento il SNC con tutto lorganismo.
Il SNA fa parte di quello periferico ed ? responsabile delle risposte autonome o vegetative che si attivano in base allo stato emotivo della persona (salivazione, sudorazione, variazioni della pupilla, modificazioni dellapparato gastroenterico e cardiovascolare come aumento della pressione sanguigna e aumento o diminuzione del battito cardiaco).
Il sistema simpatico e parasimpatico del SNA svolgono funzioni antagoniste, poich? il primo ? preposto alla produzione di energia e il secondo, invece ha il compito di risparmiare e conservare le riserve energetiche.
Il sistema endocrino ha il ruolo di mediatore tra SNC e SNA. Anche la tiroide, le gonadi insieme ad ipotalamo e ipofisi controllano il SNC.
LA GESTIONE DELLE EMOZIONI IN AMBITO SCOLASTICO.
Ascoltare le nostre emozioni, seguirle e gestirle a nostro vantaggio ? la conquista per un buon adattamento. Il bambino apprende fin da piccolo come gestirle, infatti la relazione con la madre, figura di attaccamento primario, d? senso alle prime esperienze, gli fornisce un senso di coesione con se stesso, impara a riconoscere e interpretare gli stati danimo suoi e degli altri, a gestirli e a rispondere in modo coerente.
In seguito attinge gli insegnamenti della vita emotiva dal resto dellambiente familiare, impara a percepirsi come individuo e a conoscere le reazioni degli altri ai suoi sentimenti; poi compaiono educatori, insegnanti e compagni di gioco, che rivestendo un ruolo importante nella sua vita ed entrando in contatto con lui, diventano potenziali socializzatori delle sue emozioni.
In genere i bambini in et? prescolare cominciano a rendersi conto e riconoscere lambivalenza delle situazioni emotive e delle reazioni diverse in differenti persone e cominciano a prendere coscienza delle strategie di regolazione delle emozioni.
Le emozioni che portano ad un buon fine o impediscono uno scopo agiscono come regolatori interpersonali delle emozioni, perch? la tendenza a mantenere o raggiungere uno stato apprezzato o ad evitarne uno avverso, deriva dalla capacit? di regolare le proprie emozioni.
Un semplice metodo per poter verificare le strategie adottate dai bambini consiste nel raccontare loro delle storie e chiedergli poi come aiutare il protagonista a cambiare emozione.
I bambini, dai quattro ai nove anni, dimostrano la capacit? di saper trasformare la rabbia del protagonista con uno stato emotivo positivo; mentre i pi? piccoli usano mezzi indiretti che non affrontano la causa.
Indiscussa ? limportanza dellempatia, la capacit? di riconoscere le emozioni altrui, che consente di provare le emozioni di unaltra persona e interessarci agli altri. La sua mancanza nellambito scolastico genera intolleranza e conflitti.
Dal complesso meccanismo delle emozioni, specie quando i bambini entrano nel mondo scolastico, emergono diverse dinamiche, e assumono un certo peso nel processo di apprendimento.
? infatti provato che il successo e linsuccesso scolastico e lo sviluppo dellautostima dipendono dalla gestione da parte nostra e degli altri della nostra intelligenza emotiva composta da quattro livelli di abilit? fondamentali:
1. percepire ed esprimere le emozioni;
2. usare le emozioni per facilitare il pensiero;
3. capire le emozioni;
4. gestire le emozioni.
In pratica, il concetto di intelligenza basato solo sulle capacit? verbale e logico-matematiche ? riduttivo, poich? per un quadro veramente completo ? necessario accludere lintelligenza linguistica, spaziale, musicale e lintelligenza intra e interpersonale ; insomma unintelligenza multipla. Dunque divenire autoconsapevole delle proprie emozioni vuol dire diventare individui autonomi e sicuri dei propri limiti, riuscendo a godere di una buona salute psicologica e vedere la vita in prospettiva positiva.
Lintelligenza emotiva, a differenza del QI, pu? essere acquisita e potenziata in qualsiasi fase della vita, anzi aumenta in proporzione alla consapevolezza degli stati danimo, al contenimento delle emozioni che provocano sofferenza, alla maggiore acquisizione della sensibilizzazione empatica.
Lintelligenza emozionale pu? diventare uno strumento idoneo in ambito scolastico per sviluppare la comunicazione inter e intrapersonale, riuscendo a vedere lalunno da un punto di vista affettivo-motivazionale, operando il tentativo esemplare di educarsi insieme alleducando; compito principale di un insegnante che pu? essere deviato da problematiche personali e conflitti irrisolti. Da insegnante si deve tentare di abbandonare la propria corazza emotiva per potersi accorgere in che modo le emozioni influiscono sulle dinamiche di apprendimento.
Il processo di apprendimento ? notevolmente influenzato dalle emozioni ed ? usuale vedere che bambini cosiddetti intelligenti, non riescano ad avere risultati scolastici soddisfacenti, a causa di scarsi incoraggiamenti. Il processo cognitivo e quello emotivo sono dipendenti luno dallaltro e ci? ? dimostrato dal fatto che la convinzione di essere abile e competente (autoefficacia) pu? incidere negativamente o positivamente, a seconda se la possediamo o meno.
La motivazione a portare avanti un compito ? legata alle nostre aspettative di autoefficacia e quindi allautostima. Uno dei compiti dellinsegnante per comprendere il bambino che ha davanti ? quello di promuovere per primo un percorso di autoconsapevolezza del S? emozionale, poi nel bambino favorendo la motivazione ad apprendere e instaurando un tranquillo clima relazionale.
Se un alunno manifesta irrequietezza, ansia, nervosismo non sar? capace di concentrarsi sul compito da svolgere, rispetto ad uno che invece ? tranquillo. Pertanto sarebbe auspicabile che un bambino per poter apprendere in modo efficace possa sviluppare:
controllo e padronanza sul proprio corpo, sul proprio comportamento e sul proprio mondo (fiducia);
la sensazione che la scoperta sia unattivit? positiva e fonte di piacere (curiosit?);
il desiderio e la capacit? di essere influenti e perseveranti (intenzionalit? e autoefficacia);
la capacit? di modulare e controllare le proprie azioni in rapporto allet? (autocontrollo);
la capacit? di impegnarsi con gli altri, consapevole di essere compreso e comprendere gli altri (sintonia);
desiderio e capacit? di comunicare idee e sentimenti con gli altri.
Labilit? di equilibrare le proprie esigenze con quelle di un gruppo.
La carenza di intelligenza emotiva pu? portare bambini e adolescenti verso una serie di rischi: rabbia, nervosismo, impulsivit?, aggressivit?, depressioni, violenza, droga. Pertanto la scuola non rimanenendo impassibile, pu? maturare atteggiamenti improntati allapertura, al dialogo e alla collaborazione contribuendo alla crescita dellindividuo nella sua totalit?.
Naturalmente qui entra in gioco il ruolo dellinsegnante che porta con s? il suo bagaglio emozionale e i suoi atteggiamenti. Come ogni altro essere umano linsegnante si pu? lasciare trasportare da antipatie o simpatie o peggio da pregiudizi e stereotipi proiettando sullalunno aspettative positive o negative creando un effetto alone, inficiando il processo di apprendimento e la conseguente valutazione. Laltro pericolo ? denominato effetto Pigmalione, linsegnante ha delle aspettative sempre positive sullalunno e lo considera sempre il migliore della classe.
Le emozioni sono parte integrante dellapprendimento e del clima affettivo relazionale che sinstaura in classe, dunque un insegnante che invece, ? in grado di realizzare una comunicazione efficace, che manifesta di comprendere le emozioni e i sentimenti dellalunno, assume il ruolo di facilitatore dellapprendimento, di mediatore sociale e organizzatore.
Essere capaci di instaurare un clima democratico basato sul rispetto e lautorevolezza , d? pi? risultati rispetto ad unimpostazione autoritaria o permissiva; cos? anche sostenere la personale inclinazione dellallievo e le sue capacit?, invece di conformarlo e renderlo passivo.
Lautostima e lautoefficacia rappresentano le due variabili che non possono mancare nellapprendimento. La gioia e il piacere di un successo raggiunto determina un rinforzo emozionale incoraggiante.
Linsegnante avendo il compito di mediare linserimento in classe di soggetti particolari, pu? andare incontro a certe difficolt?.
Esempi di casi:
1. lingresso di un nuovo alunno immigrato con ovvie difficolt? linguistiche e stati danimo conflittuali dovuti, da un lato al senso di colpa verso la propria cultura e, dallaltra la voglia di riuscire ad integrarsi.
2. un alunno a rischio psicosociale e avviato verso la dispersione scolastica.
Nel primo caso il processo dintegrazione pu? avvenire attraverso laccettazione e laccoglienza del nuovo, il decentramento culturale , lempatia.
Nel secondo caso, le strategie da adottare sono di natura pedagogica, tendenti a favorire la motivazione ad apprendere, il reinserimento nel gruppo classe attraverso lavori di cooperazione.
ERRORI EDUCATIVI DA EVITARE
Considerato che lo scopo di una buona educazione emotiva ? quello di far acquisire al bambino una maggiore capacit? di autoregolazione delle emozioni e dei propri comportamenti, ladulto dovr? agire su due dimensioni, quella interiore e quella esteriore, agendo sulle esperienze.
Lobiettivo principale ? diventare capaci di contenere e modificare gli impulsi anche in assenza di un adulto, poich? i bambini devono essere messi in condizione di saper seguire regole e proibizioni. In questo modo interiorizzano le norme di controllo del comportamento, anche inibendo i propri forti impulsi, in modo da acquisire autonomia e indipendenza.
Gli errori educativi per?, in cui gli insegnanti possono incorrere sono:
reagire in modo incoerente ai comportamenti del bambino;
dare troppo peso ai comportamenti indesiderabili, rimproverando o punendo frequentemente, senza valorizzare con complimenti e lodi i comportamenti desiderabili anche se rari;
pretendere che il bambino ubbidisca senza spiegazioni e senza una motivazione;
perdere il controllo;
fare ricorso alle minacce, fa correre il rischio che si abitui senza ottenere risultati, guastando il rapporto col bambino;
cerare di ottenere la collaborazione solo con la promessa di una ricompensa (potrebbe pensare di ottenere gratificazioni facendo opposizione);
punire il bambino senza porre laccento sul comportamento sbagliato;
gratificare o punire in momenti e modi sbagliati (esagerando con lentit? del premio e della punizione o se si lascia passare del tempo. Premi e punizioni sono efficaci solo se utilizzati in modo immediato e contingente al comportamento);
ricorrere a punizioni eccessive (assegnare pi? compiti per esempio potrebbe fare nascere lidea che i compiti sono delle punizioni odiose e non qualcosa di utile per esercitarsi),
non ricorrere ad etichette linguistiche, non metterlo in ridicolo o svalutarlo compromettendo la sua autostima.
Premiare i comportamenti desiderabili ? positivo, poich? diventano pi? frequenti e si pu? evitare di fare continuamente ricorso ai rimproveri.
? bene ricordare che il rinforzo usato per un bambino non ? detto che valga per un altro e ci? che ha funzionato in una situazione, non ? detto che funzioni in altre situazioni. Inoltre un rinforzo usato troppo spesso perde la sua efficacia.
Oltretutto, alcuni stili educativi sbagliati possono agevolare linsorgere di una visione irrazionale del mondo.
Anche se non riguardano direttamente linsegnante, ? bene conoscere questi stili educativi per gestire meglio il rapporto con i genitori.
Lo stile iperansioso genera nel bambino la convinzione che ovunque ci sono pericoli e che potrebbero succedere cose spiacevoli, divenendo dunque un adulto ansioso.
Lo stile iperprotettivo ostacola la capacit? del bambino di tollerare la frustrazione, diventando piuttosto egocentrico e insicuro.
Lo stile ipercritico rende il bambino pieno di paure e con una scarsa autostima, assumendo comportamenti di isolamento sociale e di evitamento.
Lo stile perfezionistico infonde nel bambino la convinzione che riuscir? bene in tutto, ma non riuscir? a tollerare la disapprovazione e il rifiuto.
Lo stile incoerente determina la mancanza di punti di riferimento stabili e da adulto avr? difficolt? a riconoscere comportamenti appropriati o meno.
PROPOSTE DINTERVENTO SULLINTELLIGENZA EMOZIONALE A SCUOLA
Per favorire una crescita affettiva armonica nel bambino ? stata studiata una procedura psicoeducativa dallo psicologo Mario Di Pietro, il quale propone di aiutare il bambino a minimizzare leffetto degli stati danimo spiacevoli, favorendo lesperienza e lespressione di emozioni positive. La procedura denominata RET parte dal presupposto che le nostre emozioni derivano non tanto da ci? che accade, ma soprattutto da come valutiamo ci? che accade intorno a noi e quindi dalle considerazioni che facciamo sugli eventi.
Questa teoria viene definita anche come A-B-C , dove il punto A rappresenta lattivazione di un qualsiasi evento esterno o interno (o anche entrambi), se prevalgono pensieri realistici e oggettivi arriviamo al punto B e la reazione emotiva sar? adeguata. Al contrario, se prevalgono distorsioni o esagerazioni con eccessiva sofferenza emotiva, ne conseguir? una reazione emotiva disturbata (punto C).
Con leducazione razionale-emotiva ? possibile prevenire e superare le diffiolt? emozionali migliorando la capacit? di concentrazione, lattenzione e la memoria.
Il programma di educazione razionale-emotiva ? articolato in tre fasi:
1. il primo obiettivo ? aiutare il bambino a riconoscere e identificare le proprie emozioni, divenendo consapevole del disagio emotivo.
2. il secondo passo ? aiutarlo a capire il rapporto esistente fra come si sente e modo di pensare e perch? ? portato a pensare in un certo modo.
3. il terzo obiettivo ? lintervento sui meccanismi mentali passando a modificare il dialogo interiore.
Il dialogo interiore ? quel commento che facciamo internamente commentando ogni esperienza personale. Parliamo in continuazione a noi stessi, ma spesso non ne siamo consapevoli.
Il programma di educazione razionale-emotiva riesce a stimolare la motivazione dei bambini, poich? si incoraggiano commentando positivamente i tentativi di cambiare il proprio dialogo interiore. In classe, si possono creare esperienze di apprendimento tramite la cooperazione, capacit? che si impara solo mettendola in pratica.
Cooperare vuol dire:
raggiungere obiettivi comuni;
imparare ad ascoltare gli altri;
coordinare con gli altri i propri sforzi;
spartire le cose;
riconoscere quando qualcuno ha bisogno di aiuto e superare le ostilit?.
I contenuti di un programma di educazione razionale-emotiva, in italiano, possono riguardare:
saper riconoscere e dare un nome alle emozioni;
individuare in un testo scritto le parti che connotano lemozione;
saper descrivere episodi emotivi;
arricchimento lessicale attinente alla descrizione di stati emotivi di diversa intensit?;
distinguere la realt? oggettiva da quella soggettiva;
saper mettere alla prova la consistenza logica di unaffermazione;
confutare e trasformare i pensieri irrazionali;
allenamento al pensiero razionale.
Negli studi sociali si dovrebbero sviluppare:
le capacit? di conversare, dialogare con gli altri allinterno di un gruppo;
discutere ed esprimere le proprie opinioni;
dare il proprio contributo nel ricercare e nellorganizzare le risorse necessarie allattuazione di un progetto comunitario.
? altres? importante favorire nei bambini la disponibilit? alla verifica di comportamenti individuali o di gruppo, che ostacolano larmonia della convivenza.
I contenuti delleducazione allimmagine dovrebbero essere orientati:
al saper riconoscere in unimmagine le emozioni;
al saper modificare unimmagine per modificarne il contenuto;
saper cogliere le emozioni partendo dai colori;
saper esprimere in modo creativo e personale emozioni attraverso particolari tecniche di stesura del colore.
Nell educazione musicale insegnare:
a conoscere e riconoscere suoni e rumori della natura e dellambiente che suscitano emozioni;
analizzare le emozioni suscitate dallascolto di brani musicali;
analizzare le emozioni provocate da particolari ritmi, toni, intensit?;
produrre suoni e rumori capaci di suscitare particolari stati danimo.
Le lezioni di scienze potrebbero contenere argomenti che riguardano:
riconoscimento di segnali del corpo che preannunciano linsorgere di una reazione emotiva;
imparare ad individuare i correlati neurovegetativi delle emozioni;
sviluppare abilit? metaemotive .
Alcuni di questi contenuti sono presenti nei libri di testo, quindi il punto sta nello svolgerli aprendo discussioni collettive in classe e non assegnarli come compiti per casa lasciando il bambino da solo.
BIBLIOGRAFIA
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